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Mercoledì, 16 Dicembre 2015 12:00

Il rugby visto dal basso

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Buongiorno, eh già perché quando ci si presenta non può mancare, sono Giacomo e apro questo blog per scommessa più che per farmi conoscere. Dubito che queste mie parole verranno mai lette e figuriamoci trasposte. Il mio obiettivo è descrivere ,almeno per il momento, come ci si sente ad essere un rugbista italiano che gioca in categorie minori e che di certo non arriverà mai in alto; (Pur avendo militato per due anni nella serie B nazionale). Noto che qui dalle mie parti il movimento fatica molto a crescere, problemi? ovvio, come in tutto il mondo del resto, ma qui al sud è sempre tutto rivestito da un tocco melodrammatico e stucchevolmente indigesto. Il perché va ricercato alle basi del movimento, dove mangi tu devo mangiare anche io, eh già come al solito ci si riduce sempre ad un fattore economico oramai per passione e spirito di sacrificio si fa ben poco. Apro una piccola parentesi : nel mondiale che si sta svolgendo in questi due mesi nel Regno Unito vi è una piccola nazionale l’ URUGUAY che attraverso mille spareggi e mille peripezie è arrivata a disputare il sopracitato mondiale, ma in quella nazionale nessuno di loro si indigna perché vuole uno stipendio più alto o un gettone di presenza esorbitante, loro sono lì per spirito di sacrificio e per dimostrare che il movimento uruguaiano di rugby qualcosa di buono la fa, senza percepire la benché minima ricompensa. Tornando a noi nelle mie zone le società combattono quasi in maniera infantile su chi sia più importante di chi o chi faccia cosa e non si riesce mai a trovare un punto comune per poter organizzare una squadra forte e competitiva. Mentre al nord della mia regione nascono sempre nuove realtà, collaborazioni o franchigie che forse qualcosa di buono la realizzano. Il problema fondamentale è che nelle mie terre la palla ovale si mastica poco o niente, si preferisce un pallone rotondo; qualcosa è nato, qualcos’ altro sta nascendo o nascerà. Il problema è sempre uno I SOLDI. Sono rare, quasi introvabili le persone disposte a darti una mano per questo sport ; si preferisce sovvenzionare squadre di calcio che talvolta non arrivano al fine della stagione. Questo non vale solo per il Rugby, ma per tante altre piccole realtà che faticano a crescere, perché non trovano chi è realmente disposto a sovvenzionare mondi diversi da quelli che il tubo catodico/digitale impone. Almeno qui vi risparmio la pubblicità degradante su chi ha la champions legue e chi no. Quando finalmente si trova qualcuno che crede nel progetto bisogna tenerlo stretto e far in modo che la sua fiducia non vacilli mai. Tutto qui? NOOOOO non siamo mica il Veneto noi, I BAMBINI, eh già la fonte di sostegno per la continuità del club o della società. Purtroppo se si avvicina ad un bambino e si chiede cos’ è il rugby? o non saprà rispondervi o vi risponderà : “DOVE CI SONO QUELLI TUTTI NERI HUKACHAKA HUKACHAKA” successo realmente in una scuola (ndr). Portare a giocare un bambino a rugby da queste parti è molto difficile per diversi motivi, alcuni lo ritengono uno sport molto aggressivo e violento, altri sono più portati per altri sport, ma la categoria peggiore è quella del ” PICCOLO MARADONA“. Intere generazioni di sportivi di ogni genere buttate al vento solo perché un genitore era convinto di avere il nuovo messia del giuoco del calcio (non è un errore è il termine arcaico) nelle mura domestiche. Si tende inoltre a dire che il rugby lo fanno i “ciccioni” non è così  è uno sport per tutti, come tutti gli sport sono per tutti, quindi lasciamo praticare ai bambini ciò che realmente vogliono senza obbligazioni o costrizioni in fondo per loro è tutto un gioco.

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Civino Giacomo

Studente di Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali;

Giocatore di Rugby nella Squadra della Svicat Rugby ASD;

Suona il Basso e Contrabasso;

Creatore del Blog: CIVINSBLOG

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