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Sabato, 23 Marzo 2013 10:27

Addio a Mennea Re della velocità.

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Pietro Paolo Mennea se n’è andato. L’ultimo viaggio lo ha fatto da solo, rapito da un male incurabile che se l’è portato via per sempre . Pietro, che avrebbe compiuto 61 anni il prossimo 28 giugno, si è spento ieri mattina a Roma. Sembra impossibile che la freccia del sud, l’uomo che ha messo in fila e stordito gli americani imbattibili dello sprint, rimanendo al vertice del mondo per ben diciassette anni con il suo 19”72 nei 200 metri, dal 1979 al 1996, non ci sia più.

Aveva ancora tante cose da fare e da dire, Mennea, aveva voglia di stupire lui che, in pista lo aveva fatto sempre. Era stato il più bravo alle Olimpiadi di Mosca 1980 rimontando l’impossibile contro Allan Wells, aveva ottenuto il record del mondo a Città del Messico l’anno prima. Aveva, soprattutto, già illuminato il pianeta sprint duellando alla pari con Valery Borzov ma anche con Steve Williams riuscendo a correre i 100 in 10”0 e prendersi il bronzo ai Giochi di Monaco ’72 prima della delusione - solo quarto - a Montreal ’76 perché era arrivato in superallenamento.

Dopo Mosca ’80 un mattino di marzo dell’anno successivo, il 5, ha deciso di fermarsi. “Ho fatto un errore - ha detto anni dopo - Era la decisione di un uomo stanco. Avrei dovuto essere gestito diversamente, magari andare negli Usa per sei mesi. Sarei tornato con altre motivazioni”.

 

Non voleva correre più, Mennea, che pure era il più bravo di tutti e lassù, a Città del Messico quel 12 settembre del ’79, era solo il ragazzo dei sogni e non ancora l’onorevole ed europarlamentare dottor Mennea. Dottore, sì, perché ha collezionato quattro lauree, la prima in scienze politiche. É tornato in pista un anno abbondante dopo il primo ritiro - il primo perché poi si è fermato ancora a fine ’84 per rientrare nell’87 - presentandosi agli Europei di Atene. Si sentiva motivato e un giorno di fine aprile 1982 è andato a trovare il professor Vittori (suo allenatore). Riscaldati, gli ha detto Vittori, e corri un 300. E lui in pista lo ha fatto andando forte. Il professore ha impiegato qualche mese per convincerlo a riprendere. E che ripresa. Le sue Olimpiadi sono state cinque, da Monaco ’72 a Seul ’88 dove si è arreso (ed è stato anche alfiere), a 36 anni, nei quarti di finale dei 200.

È stato un missionario che ha trascorso ore sulla pista di Formia con il professor Vittori, l’uomo che ha saputo domarlo. Tra loro c’è stata qualche incomprensione; poi è tornata la pace in un connubio unico e speciale. Erano i tempi in cui Mennea amava parlare in terza persona.

I primi passi il piccolo Pietro Mennea li ha mossi nella sua Barletta seguito dal professor Autorino che poi lo ha affidato a Mascolo. Erano i tempi in cui il ragazzo correva per strada sfidando le macchine per guadagnarsi qualche lira. Da Mascolo, che lo ha fatto convocare a un raduno a Formia, Mennea è passato nella mani di Vittori. Alla scuola di Formia, dove viveva e si allenava, ha costruito la sua carriera, i suoi record, la sua grandezza. E le sue infinite sfide. “Mi piace vivere nella sfida - diceva - nello sport e nella vita”. Il suo male, scoperto pochi mesi fa, lo ha tenuto nascosto. Avrebbe voluto batterlo e poi raccontare la battaglia. Ha esplorato tutto, Mennea, anche il doping andando, dopo le Olimpiadi di Los Angeles ’84, dal professor Kerr.

“ Il 70 per cento degli atleti si dopavano - ha detto Mennea - Se vieni da me ti faccio vincere a Seul. Non mi vide più».

Addio grande campione, rimarrai negli occhi e nel cuore di chi, come chi scrive, ti ha visto volare e vincere, rimandandoti nell’olimpo dei miti.

Addio “Freccia del Sud”.

 

Pasquale Cicchelli

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