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Giovedì, 01 Dicembre 2016 10:06

Mental coaching: la marcia in più dello sport

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Negli occhi ma soprattutto nella mente una sola "visualizzazione": l'obiettivo da raggiungere. Non bisogna avere grandi doti tecniche o tattiche, il mental coaching sfrutta risorse di ogni persona che si approcci a questa disciplina e fa in modo che ognuno trovi in se stesso sicurezza e concentrazione.

Determinazione, pensieri positivi, "amare se stessi": sono questi i principali aspetti che sono emersi durante il convegno tenuto e organizzato ieri sera presso l'associazione culturale Salic'è relativo al Coatching sportivo e che ognuno di noi può fare propri.

Dopo i primi saluti e le presentazioni il giornalista Francesco Buja, moderatore della serata, è entrato subito nel dibattito dando la parola ai presenti affinché ognuno di loro potesse raccontarci le proprie esperienze.

Ad aprire l'argomento la business e performance mental coatch Antonella Santi la quale, attraverso un excursus sulla sua vita, ha spiegato come ha scelto la sua professione.

La paura di viaggiare ha portato Antonella ad andare da uno psicologo: è proprio quest'ultimo che ha visto in lei tutte le potenzialità per essere una coach.

Antonella ha superato la sua paura quando, dopo aver studiato per diventare coach, ha dovuto prendere l'aereo per andare a sostenere l'esame.

"Il mental coaching, in particolare quello sportivo, non è una cosa semplice ma dopo 3 incontri si iniziano a vedere già i primi risultati" ha dichiarato Santi.

A testimoniare la validità di questa attività il maestro di tennis Vincenzo Vergallo e la campionessa ucraina Irina Buryachok.

Per Vincenzo il mental coaching sportivo è utile nell'attività di insegnamento al fine di migliorare le prestazioni dei giovani tennisti sin da bambini mentre ad Irina ha permesso di mantenere calma e sangue freddo durante le partite decisive, focalizzando l'attenzione sull'obiettivo da raggiungere, la meditazione e la concentrazione le hanno consentito di tenere i piedi per terra pensando al presente e a non avere pensieri negativi.

"Bisogna sognare in grande e credere di far parte di questo sogno" ha dichiarato la campionessa ucraina.

Durante la serata ci sono state anche dei momenti molto emozionanti per i presenti che hanno ascoltato, con attenzione e religioso silenzio, la testimonianza di Rocco Antonio Bortone.

L'autostrada con direzione Germania, una speranza di lavoro, un camion che perde il controllo, un tragico incidente e per Rocco 3 mesi di coma, 11 di ospedale e la carrozzina per tutta la vita. E' questa la sintesi della vita dell'atleta della Lupiae team Salento basket che ha trovato in sé stesso la forza di andare avanti, accettare la tragedia accaduta e formare una squadra di basket in carrozzina. Non c'è persona in carrozzina nella provincia di Lecce che lui non abbia contattato per stanarla da casa, dare un'occasione, un nuovo modo di vivere e di fare sport.

Il mental coaching sportivo è stato utile nei casi come quello di Bortone più che in tanti altri perchè ha aiutato le vittime di tragedie come quelle dei giocatori della sua squadra ad avere una nuova speranza.

Per concludere Antonella Santi ha poi chiarito "Il mental coaching non è una dipendenza. Aiuta a trovare delle risorse interiori non ancora affiorate e una volta fatto ciò il coach termina il suo lavoro."

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Valentina Capoccia

Ingegnere Informatico, Valentina ha da sempre avuto predilezione per tutto ciò che riguarda il sociale, la cultura e lo sport.

Vicepresidente dell'Associazione Culturale fino a settembre del 2016.

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