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Lunedì, 07 Aprile 2014 13:41

CALCIO E FAIR PLAY FINANZIARIO

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Il fair play finanziario è stato introdotto dal Comitato Esecutivo UEFA nel settembre 2009, mira a far estinguere i debiti contratti dalle società calcistiche e a indurle, nel lungo periodo, a un auto-sostentamento finanziario. Il fair play finanziario nasce con l'obiettivo di creare una situazione paritaria tra i club europei, garantendo agli stessi, la possibilità di competere ad alti livelli nei rispettivi campionati e nelle massime competizioni europee, Champions League ed Europa League.

La volontà di Platini è quella di evitare, inoltre, che investitori stranieri possano appropriarsi e gestire le società di calcio come un loro “giocattolino” imbottendole di debiti verso se stessi – come succede da qualche anno in Inghilterra – per poi, una volta stufi, lasciarle sull’orlo del precipizio senza alcuna possibilità di essere rivendute. Fino al 2009 erano presenti diverse squadre che potendo "spendere" in ragione del "diritto all'indebitamento", primeggiavo nelle competizioni e riempivano le proprie bacheche di titoli e trofei. Questa situazione insostenibile dal punto di vista dei bilanci, ha portato il massimo organo calcistico continentale a porre un freno ai debiti contratti dalle società di calcio, stabilendo i seguenti punti:

-le società sportive potranno avere una perdita di esercizio massima di 45 milioni di euro per gli anni 2012-2013-2014 (Esempio: se una società dovesse subire una perdita nel 2012 di 80 milioni di euro, nel 2013 un utile di 30 milioni e nel 2014 un utile di 15 milioni di euro si farà il seguente calcolo: – 80 + 30 + 15 = – 35: parametro rispettato)

- le società sportive potranno avere una perdita di esercizio massima di 30 milioni di euro per gli anni 2015-2016-2017 (Esempio: se una società dovesse subire una perdita nel 2015 di 50 milioni di euro, nel 2016 un utile di 20 milioni e nel 2017 un utile di 5 milioni di euro si farà il seguente calcolo: – 50 + 20 + 5 = – 25: parametro rispettato)

 

-pareggio di bilancio per il 2018 (salvo il deficit fisiologico e non da ripianare individuato in 5 milioni di euro).

-le entrate saranno rappresentate da: vendita dei biglietti, abbonamenti, diritti televisivi, sponsorizzazioni, pubblicità, attività commerciali e donazioni.

Il ragionamento di fondo è uno solo: i club dovranno arrivare a spendere solamente quanto, in parte, guadagnano. Quando leggiamo o sentiamo dire che il budget di calciomercato sarà pari al fatturato è vero in parte, in quanto i club devono sostenere diverse voci di spesa oltre agli acquisti dei giocatori, come ad esempio il costo del lavoro (salari, stipendi, premi di risultato, ecc...), che in Serie A è del 68%. La conclusione di fondo è che a maggiori ricavi, e pertanto a fatturati più elevati, potranno essere associati investimenti più onerosi sul calciomercato per acquisire e stipendiare giocatori e, quindi, la maggiore possibilità di acquistare campioni e vincere in Europa. Un altro fattore da non trascurare, che riguarda soprattutto i nostri club, è il fattore Stadio. I club italiani, devono tenere presente, non essendo proprietari degli stadi, che oltre a non poter godere di ricavi derivanti dalla gestione dell’impianto sportivo, devono sostenere addirittura dei costi per utilizzarlo. L’esempio più chiaro è rappresentato da Milan ed Inter, costrette a versare un affitto di 7,5 milioni di euro annui al comune di Milano per usufruire di San Siro. L'unica società in Italia ad essere all'avanguardia da questo punto di vista è la Juventus, che ha costruito in breve tempo un grande impianto che le consente di avere introiti impensabili rispetto al passato.

  

                     

Bisogna ora capire come il Presidente della UEFA Micheal Platini, si comporterà e che provvedimenti prenderà contro le super potenze calcistiche Europee, visto che Real Madrid, Barcellona, Bayern Monaco, Psg, Manchester Utd, ecc... hanno tutte i conti in rosso, nonostante il loro fatturato sia di gran lunga maggiore delle nostre squadre italiane. I parametri imposti dal fair play finanziario dicono, ad oggi, che queste grandi squadre sarebbero tutte fuori dalle competizioni europee, ma è pensabile una Champions League senza le squadre sopracitate? E se le facessero partecipare, è giusto che il fair play finanziario valga per alcune squadre e per altre no? Lasciamo risolvere questi due quesiti rilevanti a chi viene pagato per questo.

 

 

Pierpaolo Verdesca

 

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