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Cartoline non spedite #97 Diario di Francesca

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La protagonista di oggi è Francesca Romana Cillo, 42 anni, insegnante precaria di storia e filosofia, sebbene già abilitata e con un concorso alle spalle. Vive a Lecce, ma l'unica cosa che ama di questa città è la squadra di calcio, di cui è un'appassionata tifosa (dopo aver passato 12 anni a Bologna e 2 mesi a Napoli - città in cui si trasferirebbe seduta stante). Di recente è stata a vari matrimoni (sì, la gente continua a sposarsi!), e ce ne racconta uno in cui ha scoperto, tra le altre cose, di aver sbagliato tutto nella vita. Il futuro è il make-up, tipo quando Churchill disse che i rossetti servono in tempi di crisi (ma non aveva fatto i conti con le mascherine). Buona lettura!

by Denise Colletta

Ne usciremo migliori, dicevano. E invece no: disillusione anche in questo ambito, le usanze barbare restano e si moltiplicano. Mi correggo: si moltiplicano anche le cerimonie perché quelle fissate in date in cui ancora non erano consentite, si sono svolte in modalità ristretta con rito civile nella data prefissata (bisogna pur portare a casa il risultato, non sia mai che uno dei due in preda all'euforia post lockdown combini qualche danno) mentre la cerimonia in chiesa con tanto di abito bianco accecante e il ricevimento rimandati a settembre, tipo esami di riparazione ma senza la didattica a distanza, senza poter partecipare online, no, bisogna andarci davvero. Le due cerimonie intervallate dalla pratica dell'addio al nubilato che tecnicamente non ha senso (cioè non ha senso in generale, ma, sarà un mio limite), non riesco a coglierne il senso dopo che il matrimonio civile si è già celebrato e la coppia già convive, ma, si sa, se il prete non suggella l'unione in una chiesa, possibilmente la più barocca che ci sia, quell'unione non vale. Moriremo tutti cattocomunisti.

Bisogna andarci davvero, dicevamo. Usanze barbare invariate con aggiunta di obbligo di mascherina in chiesa e qui, se una è insegnante e ha appreso dagli alunni l'arte di giustificare le assenze in modo credibile con nonchalance, riesce a dribblare questo step con maestria. Ore in piedi sui tacchi e con la mascherina che distrugge il trucco? No, grazie! Non è che perché una non è la sposa può avere il trucco che si sgretola, tutte abbiamo il diritto di essere gnocche, quindi ci si vede direttamente alla festa.

Può anche capitare che l'insegnante brava a dribblare il passaggio nella chiesa più barocca che ci sia in certi momenti abbia la consapevolezza amarissima di avere sbagliato tutto, che è talmente brava a truccare, che i soldi spesi per abilitarsi all'insegnamento sarebbero stati investiti molto meglio per frequentare un'accademia di trucco, e in quel momento realizza che sarebbe potuta essere a Venezia a truccare le star e non a truccare sé stessa, nella consapevolezza della propria precarietà e scarsa possibilità di lavorare nei mesi successivi. Se accade ciò, capirete bene che quel trucco non deve essere rovinato per nessun motivo al mondo, perché dovrà reggere fino alla fine meglio del trucco della sposa, come è successo, ergo no church, no mask.

Arriva l' inevitabile: il ricevimento. L' usanza barbara delle borsette della pupa persiste con annesse bestemmie per farci entrare chiavi, della macchina e di casa, telefono, tabacco, macchinetta per confezionare le sigarette, specchietto e rossetto per i ritocchi e assorbenti, roba che nemmeno il mago Oronzo riesce a fare ste magie per farci entrare tutto.

Controllo della temperatura all'ingresso: dopo che mi sono truccata, voi mi fate entrare anche se dovessi avere 40 di febbre, chiaro? (Oddio, con 40 di febbre sul tacco 12 non riuscirei a fare nemmeno un passo).

Ne usciremo migliori, dicevano. Macchè. Se sei single, ai matrimoni ci devi andare da sola. Non importa che non ti sia mai presentata con un fidanzato, marito, amante, trombamico, no, sola ci devi andare e se tra gli invitati non ci sono tuoi amici stretti ti arrangi, non ti puoi portare l'amica brava a fare le foto, ti devi rassegnare: trucco da red carpet, vestito da red carpet, i gioielli buoni e non c'è nessuno che ti faccia delle foto per bene, con pazienza, con passione. Il fotografo ufficiale non è tuo amico, nonostante il tuo amico fotografo sia uno dei più richiesti in provincia. Bestemmie. 

Eh sì, perché in queste occasioni la leccesità si mostra in tutto il suo barocco fulgore: i gruppi di amici sono chiusi, tipo loggia massonica. E non si parla mica dei gruppi su facebook, no, i gruppi umani proprio. Puoi anche conoscere le persone con cui sei al tavolo e magari ci sei anche uscita insieme qualche volta, vista l'amicizia in comune della sposa ma no, non fai parte del loro gruppo e quindi non sei coinvolta nei loro discorsi. Quelle due foto te le fanno malamente per grazia ricevuta, non puoi nemmeno bere troppo perché devi guidare, essendoci andata, ovviamente, da sola. La leccesità ai matrimoni, poi chiedono perché una esca sempre nei paesi limitrofi e vada spesso a Napoli (ma questa è un'altra storia).

Non è bastato neanche restare senza lievito durante il lockdown per capire che l'importante è la sostanza: si deve avere da mangiare roba di sostanza. Persistono i menù composti da piatti con nomi che sembrano poesie ad uso scolastico per insegnare le figure retoriche (nella lasagnetta di orata ci vedo almeno un ossimoro e un'allitterazione, oltre al tripudio di spine), dalla sostanza inconsistente, persistono le tavolate di dolci che sembra di stare in una pasticceria di Bologna: forme diverse e sapore uguale. Si salvano i vini ma... vedi sopra. Non è bastato il lockdown per capire che anche ai matrimoni vogliamo mangiare polpette: se il Dio che ha suggellato la vostra coppia ha creato le polpette di carne, di tonno e di melanzane, fritte, al forno, bianche e al sugo, per tutti i gusti, perché dovete contraddirlo? La prossima volta mi preparo un pippone filosofico su forma e sostanza, materia e forma, vediamo se così si capisce.

Non è bastato neanche il distanziamento sociale per evitare il trenino tra i tavoli e i balli lenti ma credo che gli sposi siano convinti di un altro imminente lockdown, visto che ancora si scelgono bomboniere che sono inutili soprammobili da spolverare per passare il tempo quando si starà chiusi in casa tra un balletto sul balcone e l'altro.

La lasagnetta di orata è finita, andate in pace.
Cartoline non spedite #98 Diario di chissà
Cartoline non spedite #92 Diario di Eduarda

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