Cartoline non spedite #96 Diario di Edoardo

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Il protagonista di oggi è Edoardo Liverani, un ragazzo torinese di 31 anni, cofondatore della startup Olivelab (design e produzione di lampade d'arredo), che si occupa di progettazione tecnica ed elettronica. Durante il lockdown aveva fatto a se stesso una promessa: non rinunciare più ad occasioni di socialità. Così, con solo una settimana di preavviso ha accettato l'invito di un suo amico in Sicilia, e ci racconta com'è andata. Buona lettura!
 

by Denise Colletta

Una promessa è una promessa. Sì, perché per me il lockdown non è stato molto diverso da prima, se si parla di routine quotidiana: lavoravo già da casa da più di un anno, da prima che lo smartworking andasse di moda, e tra il lavoro, l'ansia per la situazione e la continua procrastinazione, non ho nemmeno avuto il tempo o l'umore di fare grosse riflessioni sulla mia vita o su eventuali cambiamenti, come invece sembrava accadere di continuo a tutti i miei contatti sui social. Le uniche cose che mi sono veramente mancate mentre stavo chiuso in casa da solo a non far niente sono state il contatto con gli amici e con la natura. E le foto: mi sono accorto riguardando i vecchi scatti di avere un sacco di foto più o meno artistiche di cose, ma pochissime di momenti o di persone.

Così ho promesso a me stesso che, finito il lockdown, ogni occasione di stare a contatto con la natura e/o in compagnia degli amici più cari, l'avrei presa al volo. E l'avrei documentata accuratamente.

Dopo un paio di mesi durante i quali questa promessa è stata talvolta mantenuta con magnifiche camminate in montagna o semplici giri in bici e talvolta ignorata come se non fosse mai successo niente, arriva del tutto inaspettato un invito. Il mio caro amico M. mi chiede con solo una settimana di anticipo, di raggiungerlo in Sicilia, per stare a casa sua qualche giorno, se ciò mi avesse fatto piacere. Una settimana di preavviso è poca, per un viaggio non proprio dietro l'angolo (io vivo a Torino), ma lui stesso, fino a poco prima, non aveva idea se causa epidemia sarebbe riuscito a scendere quest'anno. Ho colto al volo quest'occasione e per qualche strana congiunzione astrale sono riuscito a prenotare i posti sui treni di andata e di ritorno. Mi piace viaggiare in treno e da quest'anno pare che esistano collegamenti diretti senza fare nessun cambio, e in poco più di 10 ore sei già sulla punta della Calabria, pronto per traghettare sull'Isola. Fino ad ora questo tipo di viaggio lo definivo, per esperienze pregresse di ritardi e coincidenze mancate, il viaggio della speranza. Ma ora non più, sembrava quasi una passeggiata.

La sera prima della partenza però mi arriva una comunicazione: causa disposizioni ministeriali in merito al distanziamento interpersonale a bordo dei convogli, la compagnia si è trovata costretta a sopprimere il treno. Panico. Come ho potuto pensare che data la situazione in cui siamo sarebbe andato liscio? Come ho potuto lasciarmi trascinare dalla dolce idea di poter fare almeno un po' di vacanze al mare, nonostante tutto? Per fortuna, dopo qualche pensiero catastrofico e qualche imprecazione mentale, sono riuscito a reagire prontamente e razionalmente, e probabilmente più per un caso fortuito che per altro, ho potuto modificare il biglietto spostandolo ad un giorno e mezzo più tardi. Si parte! (davvero, stavolta).

La Sicilia sembra un posto semplice, tutto avviene con più calma e serenità rispetto al nord, tutti sono più cordiali e accoglienti. Probabilmente ho quest'idea perché ci sono sempre stato in vacanza, ma mi piace pensare che per gli autoctoni sia così anche durante tutto l'anno. Più pace, meno frenesia.

Il mio primo contatto appena sceso dal traghetto, dopo dieci ore di viaggio con la mascherina rigorosamente indossata, è stato con un amico del mio amico che non vedevo da quasi dieci anni: io mi aspettavo un saluto con il gomito, mentre lui è arrivato senza indugio con il classico doppio bacio sulle guance, usanza tipica di giù, che evidentemente nemmeno un'epidemia globale è riuscita ad eradicare. All'inizio di Agosto, per i siciliani sembra che il virus non sia mai arrivato: probabilmente si pensa che non sia in grado di nuotare o di prendere il traghetto. La mascherina viene usata come accessorio di abbigliamento per far vedere che si è alla moda coi tempi. Nel frattempo pare che il sindaco di Messina faccia di tutto per "scassare i cabbasisi", probabilmente più per farsi vedere forte e coraggioso sui social che per vero spirito di protezione verso gli abitanti della sua città.

Nel paesino in cui stavamo, a sud di Messina, c'erano poco più di un centinaio di case. Gli amici con cui trascorrevamo i momenti di socialità erano più qualcosa di simile ad una famiglia, e si sa, tra congiunti non è necessario indossare la mascherina. Soprattutto nelle serate al circolo, nel quale, dopo una giornata passata generalmente al mare a fare bagni o prendere il sole, ci si rilassa bevendo qualcosa e facendo due chiacchiere.

Nei locali, invece, l'obbligo viene rispettato. Una sera che abbiamo deciso di andare al panificio per comprare i piparelli e i sesamini (due tipi di ottimi biscotti dolci locali), ma nel locale ci sono entrato solo io, perché ero l'unico ad avere la mascherina appresso. Il panettiere ha cominciato a parlarmi in dialetto ed io lo capivo solo in parte, un po' a causa della sua mascherina e un po' perché non sono ferratissimo. Probabilmente in situazioni normali il linguaggio del corpo riesce a trasmettere perplessità o incomprensione, ma non con la mascherina! Penso che sia una cosa a cui farò molta fatica ad abituarmi: se indossi la mascherina non si vede che stai sorridendo. Mi chiedo se le persone a cui sorrido quando ho la mascherina pensino che le stia guardando male, tutte le volte ci penso, ma ovviamente solo qualche secondo dopo averlo fatto. A volte penso che persino l'ironia faccia fatica a trasparire da questi strumenti di protezione.

Insomma, anche se ho avuto la fortuna di fare una vacanza quasi normale, stiamo passando un periodo tutt'altro che normale, e ci sono tante cose a cui bisogna abituarsi, a cui fare attenzione, e che ci ricordano continuamente che anche se qualche volta decidiamo deliberatamente di prenderlo sotto gamba, perché non bisogna lasciare che la prevenzione si trasformi in paranoia, conviviamo con un nuovo rischio che prima non c'era. È meno problematico di quanto avessi pensato inizialmente, ma bisogna adattarsi a questo nuovo mondo. 

Cartoline non spedite #92 Diario di Eduarda
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