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Cartoline non spedite #92 Diario di Eduarda

cartolina92

La protagonista di oggi è Eduarda Ferreira, una studentessa di giurisprudenza, 21 anni, brasiliana, che ci racconta com'è la situazione nello stato di San Paolo, dopo quasi cinque mesi di quarantena. Buona lettura! 

by Denise Colletta

Il Brasile è il quinto Paese più grande del mondo, quindi la gestione dell'attuale situazione di Covid-19 non è stata condotta in modo uniforme; ci sono state alcune raccomandazioni nazionali, ma ogni Stato è responsabile della creazione del proprio protocollo.

Nello stato di San Paolo siamo divisi in regioni, tali regioni sono classificate in fasi e colori, dove la fase 1 è di massima allerta, rappresentata dal colore rosso, il che significa che in quella posizione possono essere aperti solo i servizi essenziali, la fase 2 con il colore l'arancione, in cui esiste la possibilità di aprire alcuni negozi a orari limitati, nella fase 3 in giallo, vi è flessibilità, con la possibilità di frequentare ristoranti e bar, la fase 4 in verde consiste nell'apertura parziale e infine la fase 5 in blu, in cui hanno riaperto teatri, cinema ed eventi.

Sono sempre stata una persona ossessionata dalla pianificazione, gli elenchi sono essenziali per mantenere la mia sanità mentale, ma in questo momento mi sono resa conto che anche volendo controllare tutto, specialmente il mio futuro, non ho quel potere. Quindi, sto cercando di provare a sfruttare il momento presente, perché domani è troppo distante e imprevedibile. Dopotutto, 10 minuti possono cambiare ogni cosa (eheh, qualcuno lo sa bene).

Attualmente vivo nella XVII regione dello stato di San Paolo e siamo ancora nella fase 2, ossia bisogna avere controllo, anche se non siamo in lockdown, ma non è molto diverso dalla situazione in cui eravamo 3 mesi fa. Ristoranti e bar hanno solo l'opzione di consegna a domicilio o di drive-in, i centri commerciali sono aperti in orari limitati, senza l'area ristorante attiva, nè con scopi ricreativi, i negozi sono aperti solo per acquistare ciò di cui hai bisogno e tornare a casa immediatamente; incontrarsi con gli amici è fuori discussione, quindi continuiamo semplicemente con la routine di "iostoacasa".

La mia città natale, Aparecida, è una città turistica, quindi la maggior parte dell'economia passa attraverso hotel, negozi e ristoranti, ma nel giro di poche settimane la folla di fedeli che viene a visitare la Basilica di Nostra Signora Aparecida, pregare per la Madonna e visitare la città, si è estinta , le strade sono diventate deserte e quindi il lavoro di diverse persone non è stato più fondamentale. Con ciò è stato necessario reinventarsi, agire e provare a procedere.

La mia giornata però continua ad essere così: studio, lavoro, lettura, esercizi e cibo, cambiando solo l'ambiente tra il soggiorno, la camera da letto e il balcone (per avere una vista differente).

Tuttavia, la domenica mi permetto di cambiare un po' la routine, senza violare troppo le misure di sicurezza, quindi mi vesto, metto le scarpe per la prima volta durante l'intera settimana, prendo l'oggetto più essenziale (mascherina chirurgica) e mi dirigo con mia madre verso la casa della mia madrina e cugina, a soli 10 minuti di distanza.

Arrivando lì, prima dei saluti, c'è la pulizia delle scarpe e fiumi di alcool in gel, (il che è diventato un'abitudine e non mi pare più molto strano), dopo continuiamo con la scelta del pranzo e la preparazione del dessert.

Domenica scorsa abbiamo fatto "Charuto de repolho", una ricetta araba che include carne, spezie e riso avvolti in una foglia di cavolo, una ricetta molto buona, che mia nonna era solita preparare.

Per il momento del dessert, io e mia cugina abbiamo preso il controllo e abbiamo scelto una torta di mousse al limone con cioccolato fondente. Dopo che i biscotti sono volati giù per il frullatore e sono diventati briciole, incorporando tutto il latte condensato, è tempo di sistemare tutto e mangiare.

La giornata continua con molti racconti, risate e giochi di carte (finisco per vincere quasi ogni partita, il che potrebbe spiegare la mia sfortuna in amore). Quindi, il giorno più normale della settimana volge al termine.

Ovviamente mi manca stare con i miei amici, andare in un bar, o alle feste, cenare fuori, seguire le lezioni all'università (e non solo online), lavorare, ma capisco che al momento ci sono cose molto più importanti, quindi non vedo l'ora (e spero) che la situazione si evolva favorevolmente per arrivare alle fasi 4 e 5.

Oggi, 4 agosto 2020, dopo quasi 5 mesi di quarantena, l'ondata di incertezze e preoccupazioni non è ancora passata, al contrario, con più di mille morti giornaliere, polarizzazioni politiche, incredulità, banalizzazione della gravità della situazione, non so se posso dire di essere ancora in quarantena, poiché è strano sia vedere tutti indossare una mascherina (come se vivessi quasi una realtà alternativa), ma è ancora più strano vedere gruppi di persone senza mascherina che non si rendono conto dello scenario in cui viviamo, strade piene, città con barriere aperte e centinaia di migliaia di persone a cui non importa niente di tutto ciò.

D'altra parte, ci sono persone che fanno tutto il possibile e aiutano coloro che ne hanno più bisogno. Viviamo in tempi difficili, ma è necessario avere speranza nella scienza, nelle persone e nella fede, perché come dice João Doederlein: "la fede è quella voce che ti abbraccia e ti dice che tutto passerà, è ciò che annaffia la pace per raccogliere il bene, è quella verità che vive nel cuore, è ciò che non può essere spiegato, è ciò che muove un corpo quando è debole, è ciò che ti permette di credere".

Cartoline non spedite #97 Diario di Francesca
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