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 Un bicchiere di vin brulé tra i mercatini natalizi, l'entusiasmo di una ragazzina in cui ti rivedi da piccola, l'abbraccio di un'amica che non vedevi da tempo per raccontarsi la vita degli ultimi mesi. No, questo Natale non è stato proprio così. Mentirei se dicessi che uscire non mi manca. In realtà, a essere sincera, quello che mi manca è andare in giro a osservare la gente. Io sono sempre stata un tipo un po' così, chi mi conosce lo sa, non mi è mai importato molto di spendere per degli abiti, per delle borse o scarpe firmate, sinceramente chi basa la propria vita esclusivamente su questo per sentirsi affermato e soddisfatto mi mette molta tristezza. Lo shopping è una parola che non rientra nelle abitudini del mio vocabolario. Ogni mia uscita era sempre legata al vedere un'amica o un amico, o al perdere tempo (che poi perdere tempo non è, ma per chi non capisce quello che voglio dire, sì). È che io sono sempre stata una flâneur, andavo in giro per le librerie, a volte solo per sfogliare i libri all'interno (ne ho letti due di romanzi così, hanno delle poltrone molto comode), oppure mi piaceva esplorare gli angolini nascosti della città alla ricerca di qualcosa che mi era sfuggito. Qualche volta, per esempio (molte volte) mi sono finta una turista e ho chiesto indicazioni per una stradina, e capitava perfino che parlassi in francese. È così divertente. Uscivo per incontrarmi, per cercarmi nei riflessi di qualche finestra sgangherata da cui si poteva osservare l'interno di una casa, in cui di solito c'era una televisione accesa e una poltrona occupata. Spesso iniziava a piovere improvvisamente e io che non porto quasi mai l'ombrello, ero costretta a rifugiarmi nei negozi, però in fondo era una costrizione piacevole, perché i negozi sono sempre pieni di gente e la gente parla e parla. Ascoltare i loro discorsi mi faceva pensare ad altre storie, provavo a indovinare chi fossero davvero queste persone, cercavo di capire la loro relazione, i loro interessi e la loro professione. Probabilmente è una cosa che fanno tutti, o forse no. Il problema è che adesso con le mascherine è molto difficile leggere il labiale, non si sa chi è che sta dicendo cosa, e poi per noi portatori di occhiali è un vero inferno perché col respiro si appannano e non si riesce a vedere proprio niente. Ci sono certi momenti dell'anno in cui è inevitabile provare nostalgia, magari fare bilanci. Specialmente adesso che mancano due giorni alla fine di questo anno funesto, che però qualcosa da salvare ha avuto anche lui. Finiamo sempre per considerare la vita come una fonte inesauribile, e invece ogni cosa avviene solo un determinato numero di volte, e se ci riflettiamo, non è neanche grandissimo questo numero. Quanti tramonti puoi dire di aver effettivamente osservato? Hai tenuto il conto? E quante altre volte ti fermerai a osservare il momento in cui il sole sorgerà? Diciamo pure trenta, se ti andrà bene. Eppure tutto ci sembra sempre senza fine.