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"Distanziamento sociale" sarà parola dell'anno, o meglio, una delle parole dell'anno, anche se poi, a voler essere precisi questo termine è composto da un sostantivo e un aggettivo, quindi non è del tutto appropriato riferirsi a esso come parola e di per sé costituisce un paradosso: è un assembramento di due termini. Sia chiaro non voglio in questa sede disquisire sulle caratteristiche di queste parole, anzi se devo essere sincera è la prima volta che noto questa peculiarità e per essere ancora più precisa me ne sono resa conto mentre la mettevo nero su bianco, all'improvviso, come spesso accadono le cose. Un minuto prima stai facendo jogging all'interno del comune di Milano, e un minuto dopo senza rendertene neanche conto hai attraversato il confine. Ed eccoti qua. Sovrappensiero. O ancora, il tempo di una litigata che ti spinge ad andare fino a Fano. Fino a Fano, capito? Che belle le allitterazioni. Così nella speranza di riuscire a tirare fuori qualcosa di sensato, in quello che sembra non avere senso fino alla fine, ecco il coup de theatre sulla parola "distanziamento sociale". Giunta a questo punto non ricordo nemmeno più perché ho deciso d'iniziare proprio con quel termine e chissà cosa stavo cercando di dire, ma poco importa, abbiamo capito che non è importante saper fare qualcosa, bisogna solo iniziare a farla e vedere fino a che punto possiamo spingerci prima della fine. Non ha più senso chiedersi "E se non ne sono capace?", "E se invece forse capace non lo sono mai stata? Magari, meglio lasciar perdere e continuare a fare altro". No, probabilmente osservandomi un po' intorno non ha più senso. Tutti fanno anche quello che non sanno fare. La verità è che siamo in molti a essere sovrappensiero, e non vediamo l'ora di allontanarci da questo spazio che da protetto è diventato soffocante. Forse si è spenta anche la nostra creatività, vittima anch'essa del distanziamento sociale. Aria, aria, ho bisogno di aria.