Cartoline non spedite #105 Sipario

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Qualche anno fa andai a teatro a vedere lo spettacolo "Le relazioni pericolose", conto aperto tra la marchesa di Merteuil e il visconte di Valmont, dall'omonimo romanzo di Choderlos de Laclos. Una Elena Bucci così superba che mi fece venire voglia di leggere il libro per sottolineare tutte le frasi di cui mi ero innamorata (ma anche gli altri due attori non furono da meno). Ad ogni battuta ricordo ancora il gomito che urtava il braccio del mio migliore amico per dirgli "ehi senti, senti qua" e le risatine che ci scambiavamo. Il cinema è più intimo, mentre il teatro è un'esperienza collettiva. Quasi a stringerti l'occhio e a dirti, capisci? Ma ti ricordi di quella volta? Poi ti guardi intorno e vedi che comunque non sei così speciale come pensavi di essere, sì insomma, quello che pensavi di aver vissuto solo tu l'avevano già vissuto in cento prima di te. Non si tratta di sminuire, si tratta di amplificare. La tua emozione è l'emozione di chi recita sul palco, ma è anche l'emozione di chi ti è accanto, seduto qualche fila più avanti o alle spalle, che nella sua testa sta pensando "mio dio, è proprio così". All'inizio ero un po' diffidente quando mi mettevo a parlare con gli attori e a chiedergli domande banali. La verità è che nessuno può darti più di quello che ha, e se uno sul palco ha speso tutte le sue energie poi non è che dopo può dialogare sui massimi sistemi. Devi essere grato per quello che ha fatto e basta, va bene così. È che il pretendere troppo ci ha sempre rovinato, amori, amici, amanti, soldi, successo.
Mi sono resa conto che è più di un anno che non vado a teatro, e mi manca sia assistere agli spettacoli, ma anche quando ero dietro le quinte ad aiutare, fiondarsi con un sacco di juta in mano mentre le luci sul palco sono spente e posizionarlo velocemente per poi correre via e aspettare che l'attore si posizioni esattamente lì. Mi mancano i camerini, quelli veri e quelli improvvisati. Gli abiti di scena, l'ansia di sbagliare le parole, le tende rosse, le scale ricoperte di velluto. È che proprio mi fa ridere che questa cosa viene definita non essenziale eppure è l'unica cosa vera che permane nella vita di tutti i giorni, di chi dice che sta bene, che va tutto bene, e invece non fa altro che recitare.  

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