Cartoline non spedite #102 Tesi

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In questo periodo lo siamo tutti: tesi. Non sappiamo bene come muoverci eppure ci muoviamo. Io faccio una fatica enorme a sentirmi a mio agio quando sono in mezzo alla folla perché non so mai se sono al sicuro oppure no. Certo, vivere in questo clima di terrore, in cui non si sa mai se ci si può fidare dell'altro è deleterio psicologicamente, ma purtroppo l'alternativa sarebbe restare chiusi in casa e dimenticarsi del mondo fino a data da destinarsi, cosa che ovviamente non si può fare (a meno che non si voglia diventare un hikikomori). E soprattutto, il fatto che la gente si sia dimenticata del mondo non rispecchia la realtà: le vite degli altri sono andate avanti, esattamente come la nostra, e continuano a farlo, solo con un'aggiunta d'incertezza colossale, alla quale già noi figli dei boomers eravamo abituati, del tipo, posso ancora sentirlo il dottore in sala parto: "Benvenuto piccolo esserino pieno di liquido amniotico, il mondo può essere bello ma può essere anche crudele. Ricordati soprattutto di non ambire mai al posto fisso, yeah, resilienza, è nato, creatività, è due chili e trecento grammi, problem-solving, reinventati ogni giorno, auguriii!". Neanche un anno gli avete fatto compiere al quel povero corpicino indifeso, che già ha dovuto introiettare il fatto che i sogni se li deve scordare, sono cose per ricchi, non sia mai che un bambino avesse un sogno! Via per favore, queste banalità, queste sciocchezze. Crescendo poi è stato peggio, devi fare così, devi fare questo, devi fare quello, fino al periodo "ma fai un po' che cazzo ti pare che non abbiamo tempo da perdere con te". Destabilizzante. Uno passa tutta la vita a credere di dover soddisfare le esigenze che ti impongono gli altri e poi alla fine ti viene detto che hai sbagliato tutto, che avresti dovuto pensarci prima se avessi voluto fare le cose che ti piacevano, che potevi farlo, nessuno te l'avrebbe impedito per davvero, erano cose dette tanto per dire, così, per scoraggiarti un po'. Tipo la porta della legge di Kafka, quella in cui nessuno può entrare tranne noi. Quindi sì, in questo periodo tesi lo siamo tutti, ma ancora di più lo è quella che ho portato a stampare, finalmente. Nella prima pagina, quella per le dediche, ho scritto: "A chi crede ancora nei sogni, e a chi li fa avverare". Ed è per loro che io continuo, nonostante tutto. 

Cartoline non spedite #103 Piantiamola
Cartoline non spedite #101 Tè caldo

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