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Marta scrive a Valerio: ci sono angoli di strade in cui ci siamo incrociati, ci siamo innamorati e poi non ci siamo più visti. Ora è ancora troppo presto per pensare alla primavera, ora che ancora non è neppure vero autunno. Sei sconosciuti si sono appena sposati, e Marta pensa che quel giorno lì non sia tutto bellissimo, perché quel giorno lì non è che l'inizio di una serie di avventure che non si possono catalogare. Allora magari uno si sposa per sentito dire, o perché ha passato troppo tempo da solo, e questo è uno dei motivi peggiori. E poi molti credono che la felicità risieda in quel giorno lì, semplicemente, senza troppe domande. Marta, non lo sa, non è mai stata una bambina che sognava il matrimonio, forse perché a otto anni ha capito che il suo papà era già preso e quindi non c'ha pensato più. E poi non si sposerebbe mai tanto per fare, come vede in giro. È che la società è ancora troppo imperniata su quell'idea ormai stantia che un individuo non sposato dopo un tot di anni, non abbia trovato il suo posto nel mondo. E allora Marta vede questa corsa, questi affanni a trovare non tanto l'uomo/donna/x della vita, quanto quello/a/x da sposare (e da tradire), e ne ride, anzi un po' se ne dispiace. Valerio, dal canto suo, l'amava davvero, solo che la vita è un po' così, quelli che si amano molto raramente alla fine si sposano, perché quelli che si amano, si ameranno a prescindere dal matrimonio. Marta lo sa, e lo amerà per sempre, anche se ormai sono già passati sette anni dall'ultima volta in cui l'ha visto. Dimenticare neanche a parlarne. Le cose si dimenticano quando ce le hai davanti, non quando ti mancano. Eppure in quest'autunno che non è ancora autunno, ed è ancora troppo presto per pensare alla primavera, sei sconosciuti si sono appena sposati. Marta gira un angolo, in questo mondo tondo, e rivede Valerio dopo sette anni. Loro non sono mai stati due sconosciuti. E invece qualcuno in lontananza si commuove per un sì detto tanto per dire.