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Domenica, 04 Maggio 2014 11:15

L’energia dei giovani in Europa: il candidato al Parlamento: Europeo Stefano Minerva si racconta.

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Riportiamo quanto espresso dal candidato Stefano Minerva 

 

L’energia dei giovani in Europa: il candidato al Parlamento Europeo Stefano Minerva si racconta.

 

L’entusiasmo della giovanissima età è il motore della sua candidatura e il riscatto di tutta una generazione è il fulcro della sua proposta: si può sintetizzare così il messaggio lanciato da Stefano Minerva, candidato del Partito Democratico alle elezioni europee del 25 Maggio prossimo.

In un incontro, il candidato ha esposto ad amici e simpatizzanti i motivi che lo hanno spinto ad accettare la candidatura.

Cinque anni fa ero un ragazzino che faceva la campagna elettorale per passione, alla tornata successiva mi ritrovo candidato e accettare non è stato semplice.- spiega Minerva- Uno dei motivi che mi hanno spinto ad accettare, che CI hanno spinto a farlo, è stata proprio la forte volontà di una generazione ad avere un rappresentante all’interno delle liste democratiche.

Il riferimento è all’imbarazzante vicenda che ha visto il suo nome “sparire” dalle liste del suo partito, salvo poi essere inserito definitivamente grazie a 10mila firme raccolte (in sole 24 ore) da giovani meridionali che, tramite il passaparola e i social network, hanno a gran voce chiesto la sua presenza tra i candidati del Partito Democratico.

A “soli” 28 anni, Stefano Minerva si presenta come candidato alle elezioni europee da responsabile dei Giovani Democratici per il Meridione, dopo una lunga esperienza nella rappresentanza studentesca, connotata sempre dal dialogo e dall’attenzione verso i problemi sociali dei giovani del Sud, italiano come europeo.

Noi abbiamo deciso di candidarci perché la nostra generazione è la più sfortunata di tutte- prosegue, sottolineando che tiene al “noi” in quanto umilmente si fa portavoce di tutti i ragazzi che lo sostengono- ci diplomiamo e non troviamo un posto di lavoro, siamo costretti ad andare a studiare fuori e le nostre famiglie fanno un sacco di sacrifici, chi lavora trova spesso un impiego distante dal percorso di studi che ha svolto o lontano dalle proprie attitudini.

Minerva, che va fiero della sua formazione politica avvenuta “per strada, nelle piazze, grazie alla rappresentanza studentesca”, “senza un euro in tasca, facendomi ospitare dai compagni e dagli amici”, evidenzia come un’intera classe dirigente abbia fallito e abbia costretto la sua generazione a faticare ed annaspare nel tentativo di trovare la visibilità che merita.

Spesso la politica ha parlato dei giovani ma mai con i giovani.- rimarca- La mia candidatura è la sfida che tutta una generazione ha voluto lanciare alla classe dirigente.  Noi siamo i primi e veri nativi europei veri, noi siamo i primi che hanno usufruito delle lotte e delle conquiste dell’Europa Unita; siamo quelli che hanno viaggiato coi voli “low cost”, siamo quelli che vanno a fare l’Erasmus all’estero: siamo i primi ad usufruire di quella solidarietà sociale che in Europa ci dovrebbe essere e per la quale lottiamo. Ma, siccome quest’Europa non ci piace, ci candidiamo per cambiarla: noi all’Europa dell’austerity, del “fiscal compact” proponiamo un’Europa di solidarietà tra i popoli, che non dia una rappresentazione di se stessa solo come unione monetaria, ma che sia un’unione sociale vera.

Minerva si dimostra critico nei confronti del suo stesso partito (scelta tuttavia inevitabile per chi crede negli ideali di “libertà e giustizia sociale”), come toni aspri riserva anche ad una società che ha perso di vista la crescita collettiva, a discapito degli ultimi e dei giovani.

L’utopia (“non mi vergogno di dire che sono un sognatore”) viene contrapposta alle candidature “per contarsi i voti o avere un posto assicurato”, si affronta la sfida “a mani nude” per cambiare e lottare per porre rimedio ai fallimenti della vecchia politica, la quale ha posto i giovani nelle condizioni di essere costretti a tornare a migrare, col computer al posto della valigia di cartone.

Una delle proposte del più giovane candidato d’Italia, per ricominciare ad investire sulle nuove generazioni, soprattutto quelle del meridione, è chiedere che dal rapporto “deficit/PIL” (la fatidica soglia del 3%) vengano scomputati gli investimenti nell’istruzione universitaria e nella formazione professionale delle nuove generazioni, perché il sapere deve essere accessibile per tutti e deve passare il messaggio che è l’investimento economico più produttivo.

L’euroscetticismo, inoltre, è il risultato di un utilizzo dello strumento Euro completamente sbagliato, ma lo sviluppo passa dai fondi strutturali europei: bisogna però cambiare l’Europa, “andare lì con l’autorevolezza di una classe politica che sappia sfruttare le opportunità”. “Agli euroscettici e alle destre che criticano l’Europa chiederei di assumersi le responsabilità delle scelte sbagliate che negli ultimi anni sono state fatte”.

Minerva, quindi, si presenta come il megafono di migliaia di voci, di ragazzi che chiedono vengano restituite loro la speranza di un futuro, le opportunità di crescita formativa e lavorativa offuscate, se non addirittura negate, da scelte quantomeno discutibili della classe dirigente Europea.

 

 

Letto 1390 volte Ultima modifica il Domenica, 04 Maggio 2014 13:38

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Gabriele Cagnazzo

Studente di Giurisprudenza presso l'Università del Salento. Si diletta nella recitazione. Appassionato di politica e di satira politica, curioso osservatore di tutto ciò che lo circonda. Ha un debole per la poesia e per la bellezza. Avverso a paletti e confini, soprattutto culturali. Per descriversi, non potrebbe non fare riferimento a due citazioni che lo guidano quotidianamente: "Restiamo Umani" di Vittorio Arrigoni; "Non chiederti cosa il tuo paese può fare per te, ma cosa tu puoi fare per il tuo paese" di John Fitzgerald Kennedy.

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