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Politica Nazionale

Politica Nazionale (30)

 

Care/i concittadine/i

Il 30 aprile si chiuderanno i lavori congressuali del Partito Democratico, avremo la possibilità di scegliere dal basso chi dovrà guidare il più grande partito dell’area riformista d’Italia.

Viviamo un’epoca di profondi cambiamenti, non possiamo farci cogliere impreparati. La frettolosa apertura dei lavori congressuali ha impedito un’analisi attenta della sconfitta in merito al referendum costituzionale. Non ci siamo interrogati lucidamente sui motivi che hanno portato tanti giovani e tante periferie a non sostenere, peggio ad opporsi, alla nostra proposta. Un partito che non si pone delle domande, che si trincera dietro l’autoreferenzialismo e denigra chi si oppone come “accozzaglia”, rischia veramente di andare a sbattere. Dobbiamo ritrovare la forza di confrontarci sui temi che, prima di tutto, ci uniscono, riscoprire il valore dello stare insieme, riportare il PD al fianco dei cittadini. Dobbiamo lottare contro le grandi disparità sociali che quotidianamente allargano il divario tra ricchi e poveri, centri e periferie del nostro Paese.

I mille giorni del Governo Renzi ci pongono, ora, davanti a un bivio: da un lato, un PD che insegue le destre ed i populismi adottandone il linguaggio; dall’altro, la pacatezza del dialogo, sia interno che col Paese, cioè il definitivo abbandono delle posizioni autoreferenziali ed “arroganti” degli ultimi anni.

Per questo vi chiedo di sostenere la candidatura di Andrea Orlando, l’unica in grado di riportare il dibattito politico su temi che sono spariti dai radar della politica e dell’opinione pubblica.

Nella sua mozione, l’attuale Ministro della Giustizia sottolinea  alcune parole-chiave per riaprire un dialogo cittadini-istituzioni che, recentemente, non pare godere di particolare salute.

L’Italia è un Paese dilaniato dalle divisioni, le periferie si sentono sempre più distanti dal centro, il Sud  soffre di un ritardo sociale ed infrastrutturale col Nord acuitosi negli ultimi decenni, gli esclusi aumentano e la forbice, tra la popolazione benestante e quella che continua a soffrire i morsi della crisi, si sta drammaticamente divaricando.

Un disegno di sviluppo- si legge nella mozione- cammina solo se è capace di mobilitare forze, energie, di coinvolgere, di includere, di far partecipare. Abbiamo agito con ritardo e le politiche messe in campo sono state percepite come l’ennesimo patto per distribuire risorse a classi dirigenti e istituzioni che appaiono distanti e inadeguate. Più che altrove, il Partito Democratico del Mezzogiorno è nelle mani degli eletti, di un notabilato locale che prolifera nel disinteresse o, peggio, nell’interesse dei gruppi dirigenti nazionali, e che non riesce ad essere inclusivo. Il difficile processo di formazione di una nuova classe dirigente al Sud, ma non solo, deve essere il nostro assillo.

Andrea Orlando segna la via dell’uguaglianza: un partito che si professa di centro-sinistra non può ignorare questi temi. Per troppo tempo non siamo riusciti a farci sentire accanto alle madri ed ai padri che combattono le difficoltà quotidiane, accanto ai disoccupati, ai giovani, al mondo del lavoro, degli operatori culturali e della scuola in particolare: è ora di invertire la rotta. Dobbiamo porre un argine allo sgretolamento della società, nella quale chi è dietro fatica persino a mantenere quella scomoda posizione! Fornire degli strumenti di inclusione sociale, che non siano bonus a pioggia, ma investimenti mirati alla valorizzazione ed al riscatto dei singoli: ricostruire lo Stato Sociale. L’Italia ha bisogno di uno sviluppo strategico, di un’iniezione di vitalità nei settori produttivi, di scuotersi dal torpore che è stato solo aggravato (seppur drammaticamente) dalla crisi. Non possiamo più permetterci di non sfruttare le grandi risorse del nostro Paese.

Il PD deve, inoltre,  portare l’Europa accanto ai cittadini, facilitare l’integrazione italiana nel sistema istituzionale europeo, non dipingere Bruxelles come sede di cieca ed insensibile burocrazia, ma come simbolo di un’unione di popoli e culture. Abbiamo il dovere di chiedere all’Unione maggiore attenzione verso l’area del Mediterraneo, come una maggiore condivisione degli impegni in materia di immigrazione: non possiamo più affrontare  i flussi di sbarchi come una continua emergenza, dobbiamo renderci conto che si tratta di un problema strutturale e di lunga durata.

In questi anni, purtroppo, il PD è stato un “comitato elettorale permanente”, per riportare le parole dell’ ex premier Enrico Letta, un partito che ha vissuto la politica con l’impeto frettoloso di chi deve accumulare consensi. I “pacchetti di voti” hanno contato più delle proposte, dell’opportunità di certe candidature alquanto discutibili. Per questo vi scrivo: la mozione Orlando ha come solo motore l’entusiasmo delle idee, del rinnovamento. Ci siamo apertamente schierati contro eventualità poco trasparenti, abbiamo lasciato agli altri i giochetti sulle tessere e sui numeri. Non abbiamo sindaci che si vantano di rapporti preferenziali con noi. Il cambiamento passa soprattutto dal rifiuto della vecchia politica clientelare, che attanaglia soprattutto le periferie.

Le sfide che affronteremo, quindi, saranno tantissime. La globalizzazione pone sulle spalle dei partiti, e della politica tutta, l’enorme responsabilità di far godere a tutti delle opportunità che ci vengono offerte.

Le vie per un nuovo PD, per un nuovo centrosinistra (che auspico coeso e non attento solo alle sottili differenze che lo percorrono) e per un nuovo Paese passano tutte per Andrea Orlando.

Condivido con voi uno dei passaggi conclusivi del documento di Orlando: “È giunto il momento di riaffermare la distinzione tra partito e governo, che non è una questione organizzativa, è una scelta politica. Non solo per senso del limite. È una condizione per tornare a vincere, in un contesto politico e istituzionale mutato rispetto a quello bipolare e maggioritario in cui immaginammo le nostre regole. È il segno di aver colto la lezione della sconfitta del 4 dicembre: un partito nei fatti "assorbito" nel governo non è stato in grado di coinvolgere la società e nemmeno di comunicare. Da tutto questo deriva la necessità di distinzione delle figure del candidato premier e del segretario del partito per testimoniare un modo di concepire la politica e un impegno nei confronti della nostra comunità. Il partito non è un comitato elettorale permanente. La distinzione tra partito e governo servirà a mantenere le promesse mancate: formare gruppi dirigenti nuovi e plurali e rilanciare la partecipazione attiva. Occorre dedicarsi a tempo pieno a questo Partito che ha bisogno di aprirsi, perché oggi respinge le forze civiche e sociali che pure vorrebbero o potrebbero avvicinarsi. Un partito che ha bisogno di ricostruire le sue alleanze sociali, ha bisogno di ricostruire quel centrosinistra largo, che è stato il motore di cambiamento reale in tutti i passaggi più importanti della vita della Repubblica. La stagione che viviamo è uno di questi momenti. E non possiamo più sottrarci alla sfida.”

Il 30 aprile, quindi, auspico che sia la festa che permetterà alla “base” di riappropriarsi dei propri simboli e delle proprie battaglie, la festa del dialogo costruttivo con tutto il centro sinistra (è indubbio che l’interlocutore del PD sarà importante per qualsiasi strategia futura), la festa di una rinnovata area politica progressista, democratica, socialista,laica e liberale in Italia.

 

Gabriele Cagnazzo

Comitato “Il Salento per Andrea Orlando”.

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Mercoledì, 29 Marzo 2017 13:03

ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2017, SI VOTA L'11 GIUGNO

Scritto da

Salice chiamato a votare l'11 Giugno. Da poche ore il ministro dell'Interno, Marco Minniti, ha fissato con proprio decreto, per domenica 11 Giugno, lo svolgimento delle consultazioni per l'elezione diretta dei sindaci e dei consigli comunali, nonché per l'elezione dei consigli circoscrizionali nelle regioni a statuto ordinario. Sono 1021 i comuni interessati e poco più di nove milioni le persone chiamate alle urne. Nel decreto si precisa che l’eventuale turno di ballottaggio per l’elezione diretta dei sindaci avrà luogo domenica 25 giugno. Al voto 25 capoluoghi di provinciae e 4 capoluoghi di regione: Palermo, Genova, Catanzaro e L’Aquila. Sul sito www.interno.gov.it è consultabile l’elenco completo dei comuni interessati. 

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Questo il comunicato integrale della Corte Costituzionale dopo l'esame

dell'Italicum:

Oggi, 25 gennaio 2017, la Corte costituzionale si è pronunciata sulle questioni di

legittimita' costituzionale della legge elettorale n. 52 del 2015 (c.d. Italicum),

sollevate da cinque diversi Tribunali ordinari.

La Corte ha respinto le eccezioni di inammissibilita' proposte dall'Avvocatura generale dello Stato. Ha inoltre ritenuto inammissibile la richiesta delle parti di sollevare di fronte a se stessa la questione sulla costituzionalita' del procedimento di formazione della legge elettorale, ed e' quindi passata all'esame delle singole questioni sollevate dai giudici.
Nel merito, ha rigettato la questione di costituzionalita' relativa alla previsione del premio di maggioranza al primo turno, sollevata dal Tribunale di Genova, e ha invece accolto le questioni, sollevate dai Tribunali di Torino, Perugia, Trieste e Genova, relative al turno di ballottaggio, dichiarando l'illegittimita' costituzionale delle disposizioni che lo prevedono.
Ha inoltre accolto la questione, sollevata dagli stessi Tribunali, relativa alla disposizione che consentiva al capolista eletto in piu' collegi di scegliere a sua discrezione il proprio collegio d'elezione. A seguito di questa dichiarazione di incostituzionalita', sopravvive comunque, allo stato, il criterio residuale del sorteggio previsto dall'ultimo periodo, non censurato nelle ordinanze di rimessione, dell'art.
85 del d.p.r n. 361 del 1957.
Ha dichiarato inammissibili o non fondate tutte le altre questioni.
All'esito della sentenza, la legge elettorale e' suscettibile di immediata applicazione.

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Gli italiani hanno disapprovato la riforma costituzionale. Era già lampante dai primi exit poll, ma lo scrutinio non ha lasciato più dubbi: è trionfo del No. Con il voto si è chiusa una lunghissima e forte campagna referendaria tempestata di attacchioffese e allarmismo. Terminata con le reciproche accuse dei comitati del Sì e del No, di violazione del silenzio elettorale.
C’è stata un’affluenza altissima alle urne, ben il 65,4 per cento degli aventi diritto, per la precisione 33.243.845 elettori. Il no ha ottenuto 19.419.507 voti, mentre il sì ha raccolto 13.432.208 voti. Nell’ultimo referendum costituzionale del 2006 l’affluenza era stata del 52,4 per cento.
 

Oggi il popolo italiano ha parlato, ha parlato in modo inequivocabile. Ha scelto in modo chiaro e netto e credo che sia stata una grande festa per la democrazia. Le percentuali di affluenza sono state superiori a tutte le attese. È stata una festa che si è svolta in un contesto segnato da qualche polemica in campagna elettorale, ma in cui tanti cittadini si sono riavvicinati alla Carta costituzionale ha detto Renzi durante la conferenza stampa convocata a palazzo Chigi, nella mezzanotte tra il 4 e il 5 dicembre.
L’esultanza dei leader del fronte del No, a cui il premier, nel suo discorso, ha affidato "oneri e onori" del risultato elettorale. In primis Matteo Salvini che pensa già alle prossime elezioni: "Attendiamo rispettosamente la sentenza della Consulta, che speriamo arrivi presto. Ma al di là di qualunque scelta della Consulta siamo pronti a votare il prima possibile con qualunque legge elettorale". Anche Beppe Grillo, esulta dal suo blog: "Evviva, ha vinto la democrazia. Questo voto ha due conseguenze: addio Renzi, e gli italiani devono essere chiamati al voto al più presto". Mentre dalla minoranza del Pd si fa sentire Roberto Speranza: "Oggi si è scritta una bellissima pagina di partecipazione democratica. L'Italia ha dimostrato ancora una volta di essere un grande Paese. Nel campo del No c'è stato un pezzo irrinunciabile del centrosinistra. Noi lo abbiamo rappresentato dentro il Pd. Il risultato che si preannuncia dimostra che eravamo nel giusto a difendere le convinzioni nostre e di molti militanti e cittadini del centrosinistra".
Che succederà adesso? Nel pomeriggio del 5 dicembre, Matteo Renzi riunirà per l’ultima volta il consiglio dei ministri e si recherà al Quirinale per rimettere nelle mani del presidente della repubblica Sergio Mattarella l’incarico di presidente del consiglio. Toccherà a lui gestire l’ennesimo passaggio traumatico, a partire dal nome del nuovo premier che potrebbe uscire da una terna di nomi capaci come Pier Carlo Padoan, Piero Grasso e Graziano Delrio.

Certamente il fallimento di Renzi è stato clamoroso, impossibile ignorarlo. Tuttavia però, per Mattarella, ogni ragionamento non può prescindere da una considerazione che deriva dal suo ruolo di garante: un referendum non può considerarsi alle stregua di elezioni politiche. Se Renzi volesse tentare la carta del reincarico, magari dopo giorni di tensioni sui mercati, non troverebbe nessun ostacolo. Il problema è che proprio il leader ha deciso di trarre le conseguenze politiche di quest’esito negativo della riforma.
Tutto sarà più chiaro al termine delle consultazioni al Quirinale, con un'unica certezza: nessun governo potrà nascere contro Renzi e contro il Pd, che resta comunque la forza di maggioranza relativa in Parlamento.

Se non vi sarà nessun nome a conquistare una maggioranza, non si può escludere un ritorno veloce al voto con l'attuale premier ancora a Palazzo Chigi. Per il Colle sarebbe stata Renzi la prima scelta, ma è lo stesso premier ad essere passato al "piano B", che non potrà comunque prescindere dal Pd.

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Anche presso il Tribunale di Bari, il prossimo 4 marzo, si celebrerà l’udienza per discutere il ricorso teso a far dichiarare la incostituzionalità dell’ITALIKUM, la Legge elettorale nazionale approvata lo scorso 4 maggio.


Il collegio difensivo è di assoluto rilievo in quanto composto dagli Avvocati Felice Carlo Besostri, Nicola Colaianni, Luigi Volpe, Enrico Colazzo e Marco Ligori.


Il coordinatore del pool difensivo pugliese, l’Avv. Marco Ligori è ottimista: “Il nostro auspicio è che anche il Tribunale di Bari, come quello di Messina, accolga i nostri rilievi e rinvii la legge dinanzi alla Corte Costituzionale. Le eccezioni sollevate, tra le altre, riguardano: il vulnus al principio di rappresentanza territoriale; il vulnus al principio di rappresentanza democratica, punto connesso col premio maggioranza; la mancanza di soglia minima per accedere al ballottaggio; la impossibilità di scegliere direttamente e liberamente i deputati, questione legata ai capilista bloccati e quindi nominati dalle segreterie dei partiti; le irragionevoli soglie di accesso al Senato residuate dal Porcellum; la irragionevole applicazione della nuova normativa limitata solo alla Camera dei Deputati, a Costituzione invariata, e non al Senato. Siamo fiduciosi e speriamo che tanto a Bari quanto a Lecce i giudici accolgano le nostre eccezioni”.


Tra i ricorrenti spiccano diversi docenti universitari e costituzionalisti come Marina Specchia Calamo, Monica McBritton, Laura Marchetto, Vittorio Delfino Pesce, Nicola Perrone, Alessandro Torre, Laura Marcheti, Mario Sechi, Mario Spagnoletti, Pasquale Voza, Ferdinando Pappalardo, l’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, il sindaco di Modugno ed ex magistrato, Nicola Magrone, il deputato del M5S Giuseppe D’Ambrosio, l’ex assessore regionale alla sanità, Tommaso Fiore oltre a Nicola Colainni, docente di diritto ecclesiastico presso l’Università di Bari che qui è nella doppia veste di ricorrente ed Avvocato. A Lecce l'udienza è fissata per il 30 ottobre ma i ricorrenti (tra gli altri la senatrice del M5S Barbara Lezzi, il Consigliere Provincialedi Sel Danilo Scorrano, il sindaco di Melendugno Marco Potì, il consigliere comunale di Salice-Primavera Salicese, Mimino Leuzzi e tanti altri ex parlamentari salentini e cittadini elettori salentini) hanno chiesto, per il tramite dei legali, una anticipazione d'udienza.

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Lunedì, 30 Giugno 2014 20:24

Precisazioni amministrazione comunale

Scritto da

Sulla base di quanto dichiarato dal Consigliere Rosato, sulla paternità dell'intervento di bonifica eseguito dalla ditta AXA s.r.l. in riferimento al canale costeggiante la Statale 17, si precisa quanto segue:

  • In tempi precedenti all'informativa della Provincia con raccomandata del 7/4/2014 avente oggetto "Servizio di vigilanza sui fenomeni di abbandono incontrollato di rifiuti lungo le strade ... ecc. l'Amministrazione Comunale, insieme agli Uffici competenti, dopo aver avuto segnalazioni da parte dei cittadini interessati, si è subito attivata effettuando vari sopralluoghi.

Tale sensibilizzazione ha portato a una pronta risposta, alla richiesta pervenuta dalla Provincia, con lettera del 12/5/2014 avente stesso oggetto.

  • L'utilizzo continuo di termini quali "strumentale e artificioso" fanno parte di una personale, pretestuosa e falsa modalitá di fare politica a Salice da parte del Consigliere Rosato.

L'Amministrazione Comunale sempre attenta alle problematiche della comunità chiede al Consigliere Rosato, che non perde occasione per voler dimostrare la sua presenza sul territorio, di illustrarci il suo operato ed il suo interessamento verso i cittadini di Salice sia da Consigliere Comunale che, purtroppo, da Consigliere Provinciale che tanto decanta di essere.

5 anni di totale assenza ed irresponsabilità che dimostrano il suo totale disinteresse alle problematiche locali se non per attaccare l'operato di qualche amministratore che lavora quotidianamente per il bene del paese.

Si ricorda inoltre al Consigliere Rosato che la soluzione dei problemi, purtroppo presenti nel nostro paese, non viene dal continuo attacco con ricerca di visibilità ma da un impegno comune e costante nei confronti dei nostri cittadini.

 

L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE

SALICE SALENTINO

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Lunedì, 26 Maggio 2014 02:20

Elezioni Europee 2014: a Salice vince il PD

Scritto da

Sono giunti da poco gli ultimi risultati delle votazioni per il rinnovo del Parlamento Europeo. 

Il 49,86 % circa degli aventi diritto al voto (3552 votanti) si è spostato oggi presso l'Istituto comprensivo di via Roselli per esprimere la propria preferenza. 

Il podio è oramai ben definito e vede al terzo posto Movimento 5 stelle con 719 voti, salendo troviamo il partito Forza Italia con 857 voti e dunque il primo posto conquistato dal Partito democratico che, nella nostra Salice, ha preso ben 1186 voti.

Fratelli d'Italia raggiunge il 4,9% circa di voti di partito con 149 voti.

Risultati differenti rispetto a quelli nazionali che vedono al secondo posto Movimento 5 Stelle con una percentuale ari al 21.5% e il 16.5% raggiunto dal partito Forza Italia. Primo posto per il Partito Democratico. 

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Riportiamo l'invito del Responsabile Economia e Lavoro dei Giovani Democratici del Salento, Emanuele Fina, all'adesione alla manifestazione indetta dal Nuovo Quotidiano di Puglia per la lotta alla criminalità.

 

Salice Salentino,

06 maggio 2014

 

Al Segretario del Partito Democratico di Salice Salentino,

Enzo Marinaci

 

 

Caro Segretario,

 

è notizia di ieri che il Nuovo Quotidiano di Puglia ha lanciato un appello alle Istituzioni e alla società salentina tutta per unirsi nella lotta contro la ripresa della criminalità organizzata sul nostro territorio.

 

Non è passato molto tempo da quandole bombe e gli agguati dei clan della Scu hanno terrorizzato il nostro Salento;allora la risposta delle Istituzioni, delle forze dell’ordine, della magistratura e della società salentina fu forte e tale da garantire un periodo di relativa serenità.

 

Tuttavia, i fatti di cronaca che negli ultimi mesi  hanno sfiorato anche la nostra comunità, testimoniano che sotto la cenere cova ancora un fuoco pronto a riprendere forza, alimentato anche da una crisi economica che morde in maniera sempre più forte e che crea un clima fertile su cui più facilmente possono radicarsi fenomeni criminali. Le parole del procuratore antimafia Cataldo Motta non lasciano dubbi a riguardo.

 

Il Salento e, con esso, la nostra Salice rappresentano un territorio con straordinarie opportunità di crescita.

 

E’ importante, quindi, intervenire tempestivamente per stroncare sul nascere i tentativi delle cosche criminali di occupare pezzi del nostro territorio e di infiltrarsi nella nostra economia.

 

E’ urgente rafforzare il muro della legalità per impedire il diffondersi di un clima di sfiducia, paura e pericolosa rassegnazione.

 

La risposta, pur forte, delle forze dell’ordine e della magistratura non è sufficiente.

 

La politica è chiamata a riscoprire il senso più profondo del suo essere: esempio ed educazione, soprattutto versoi più giovani. E’ anche per questi motivi che appaiono ancor più gravi gli attacchi del nostro consigliere provinciale allo scrittore Roberto Saviano, simbolo nazionale della lotta alla criminalità organizzata ed esempio per i giovani del nostro Paese. Attacchi che è necessario condannare con forza, senza timori ed esitazioni.

 

L’appello che Ti rivolgo, quindi, è quello di farti interprete di questa mia con le forze politiche presenti nell’Assise comunale affinché l’Amministrazione comunale di Salice sottoscriva l’appello lanciato dal Nuovo Quotidiano di Puglia e, coinvolgendo il Consiglio Comunale dei Ragazzi, partecipi con il proprio gonfalone, in rappresentanza di tutta la comunità salicese, alla manifestazione indetta per i prossimi giorni nella città capoluogo.

 

In fine, auspico che l’Assessorato alla cultura, politiche giovanili e istruzione del nostro Comune si faccia promotore dell’organizzazione di un momento di riflessione sul tema all’interno delle nostre scuole e di ogni luogo che vede la presenza dei nostri ragazzi,coinvolgendo le organizzazioni sociali, politiche e le tante associazioni del nostro territorio.

 

E’ in gioco la qualità della nostra democrazia, della nostra civiltà e il nostro futuro.

 

Sono certo che la Tua sensibilità sul tema e la responsabilità con cui svolgi il ruolo di segretario del nostro Partito e di consigliere comunale, sapranno guidarti anche in questo impegno che vedrà il sostegno mio e, ne sono certo, dell’intero circolo del Partito Democratico che rappresenti.


Un caro saluto,

 

Emanuele Fina

Responsabile Economia e lavoro dei Giovani Democratici del Salento

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Riportiamo quanto espresso dal candidato Stefano Minerva 

 

L’energia dei giovani in Europa: il candidato al Parlamento Europeo Stefano Minerva si racconta.

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Le elezioni europee 2014 sembrano davvero poter avere dei risvolti “storici”. Alla luce della crisi che ha colpito l’Eurozona, della spada di Damocle del default che pende su molti Paesi membri, delle politiche di austerity, i cittadini verranno chiamati a dare il loro contributo e a scegliere i loro rappresentanti. La risposta che l’Europa riuscirà a dare alla sempre maggiore necessità di misure che favoriscano la crescita, passa dalle urne. La stessa Unione è messa sotto esame da questa tornata elettorale.

La novità, che sottolinea la sempre maggiore attenzione delle istituzioni europee nel rapporto coi cittadini, è stata introdotta con il Trattato di Lisbona: il presidente della Commissione Europea verrà eletto dal Parlamento Europeo, invece che essere nominato dal Consiglio.

Purtroppo, i media non facilitano il percorso di conoscenza delle istituzioni europee da parte del cittadino e la politica del Bel Paese, col ridondante “ce lo chiede l’Europa”, ha spesso accresciuto la confusione, e l’astio, nei confronti di Bruxelles.

Il Parlamento Europeo è l’unica istituzione eletta direttamente dai cittadini. Dei 751 deputati, 73 saranno espressione del voto italiano del 25 maggio: il sistema è quello proporzionale, sulla base di 5 circoscrizioni (Nord-ovest, Nord-est, Centro, Sud, Isole).

Principalmente, il Parlamento assolve a tre funzioni: discussione ed approvazione delle normative europee, controllo sulle altre istituzioni europee ed approvazione del bilancio.

La Commissione Europea è l’organo esecutivo dell’UE, ad essa è demandato il compito di promuovere atti legislativi al Parlamento ed al Consiglio, di gestire del bilancio, di vigilare sulle altre istituzioni e di rappresentare l’UE stessa.

L’importanza di queste elezioni, dunque, è subito evidente: per la prima volta, i cittadini influenzeranno direttamente l’indirizzo politico-economico dell’Unione.

I candidati alla presidenza della Commissione sono: per l’EPP Jean-Claude Junker, ex primo ministro del Lussemburgo; per il PES Martin Schulz, attuale presidente del Parlamento Europeo; Guy Verhofstadt, ex premier belga, è stato scelto da Liberali e Democratici; per i Verdi saranno candidati José Bové e Ska Keller; mentre Tsipras, leader del gruppo greco Syriza, è stato proposto da Sinistra Europea.

Il sogno degli Stati Uniti d’Europa non ha mai conosciuto momenti più difficili di questo. Le sfide che attendono l’Eurozona sono molte e di non facile soluzione; i cittadini, esasperati da una lunga crisi, hanno bisogno di guardare al futuro con fiducia: partendo dal mercato del lavoro fino allo sviluppo economico, dai diritti civili all’ambiente, il voto del 25 maggio e la partecipazione democratica segneranno la storia del Vecchio Continente.

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