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Sabato, 24 Marzo 2018 11:04

Lecce, crisi di governabilità. Intervista a Federica De Benedetto (FI)

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Quello che sta accadendo a Lecce è fatto risaputo. Tutti i quotidiani locali ne parlano da settimane.

A Lecce c’è l’anatra zoppa. Che non è un volatile da aiutare chiamando il WWF o le Guardie Zoofile, ma è quel meccanismo, per certi versi contorto, che vede un Consiglio Comunale con una maggioranza che di fatto è la minoranza.

Per i comuni in cui è previsto il ballottaggio può succedere, infatti, che ci si ritrovi con un sindaco di uno schieramento politico e con un consiglio comunale composto per la maggior parte da esponenti dello schieramento politico avverso, questo per via dei risultati del primo turno.

Dopo la sentenza del Consiglio di Stato, Lecce era davanti a un bivio. O meglio, i consiglieri comunali di Lecce e il sindaco erano davanti a un bivio. Si doveva scegliere tra: le dimissione dei consiglieri (la maggioranza dei consiglieri, in termini numerici) per andare a elezioni in primavera, oppure, le dimissioni del neosindaco Carlo Salvemini che avrebbero portato al commissariamento dell’ente e a elezioni non prima del 2019.

Sei ai piedi di un burrone con accanto il tuo peggior nemico. L’unico modo per uscirne e che uno dei due decida di buttarsi giù. Ora, chi salta?

Al di là del romanzesco c’è poco da ridere. Sono molti gli esperti che indicano questa situazione come complessa e di difficile lettura. Per cercare di capire meglio quali siano state e quali saranno le dinamiche di questa faccenda, Salic’è ha deciso di intervistare una delle protagoniste di questa storia, la leccese Federica De Benedetto, consigliere comunale di Forza Italia (entrata in forza della sentenza del Consiglio di Stato). Stacanovista e social, De Benedetto da anni segue la politica locale con interesse, la si ricorda tra l’altro per il suo blog viVendolaPuglia dove si parlava non solo di politica ma anche di altre tematiche legate al territorio.

Lei è tra gli esponenti politici giovani più conosciuti del centro destra. Ci racconti del suo percorso e della gavetta necessaria per passare dalla politica di sezione alla candidatura per la Camera dei Deputati.

Spessissimo mi chiedono come sia nata la mia passione politica, ma la verità è che è nata con me.

Al liceo per la prima volta mi sono avvicinata ad Azione Giovani, che era il gruppo giovanile di Alleanza Nazionale e mi sono candidata come rappresentante della consulta del mio liceo (il Liceo Banzi di Lecce). Dopo essere stata rappresentante, da allora non mi sono più fermata. Ho scelto di studiare a Roma, dove mi sono laureata in Economia alla Luiss e anche lì sono stata eletta rappresentante degli studenti. Poi ho voluto fortemente tornare a Lecce per aprire una mia piccola attività imprenditoriale, infatti, la politica è la passione della mia vita ma non è mai stata la mia professione, che è separata e indipendente da qualsiasi attività politica.

Dallo scorso anno sono consigliere comunale a Lecce, inoltre, sono stata candidata alle Elezioni Europee del 2014 per Forza Italia (dove ero la candidata più giovane d’Italia) e nell’ultima tornata elettorale sono stata candidata, sempre per Forza Italia, alla Camera dei Deputati.

La politica, si sa, è anche questione di compromessi. Il Comune di Lecce a seguito delle elezioni amministrative del 2017 si ritrova in una situazione di ingovernabilità. Perché?

Il Comune di Lecce vive il caso della cosiddetta “anatra zoppa”, in cui si ha un Consiglio Comunale con consiglieri di maggioranza di un colore politico (nel nostro caso di centro destra) ma poi al ballottaggio gli elettori leccesi hanno scelto un sindaco di centro sinistra.

Quindi, abbiamo una maggioranza di governo, una giunta, gli assessori e il sindaco di una parte politica e invece un Consiglio Comunale di centro destra in maggioranza. Questo naturalmente crea delle difficoltà maggiori nel portare avanti l’attività amministrativa, perché ovviamente è più complesso trovare delle forme di equilibrio e coerenza tra chi ha portato avanti dei programmi diversi in campagna elettorale e ha delle idee differenti di visione della città.

Lecce, fino al 24 febbraio, ha avuto la possibilità di “sciogliere” il consiglio comunale mediante le dimissioni della maggioranza dei consiglieri e tornare alle urne nel giro di pochi mesi. Successivamente, in alternativa, un’altra strada alla soluzione dell’ingovernabilità è quella delle dimissioni del Sindaco Salvemini, che porterebbero al commissariamento del Comune di Lecce. Perché avete scelto di non dimettervi?

Per rispondere alla vostra domanda, dobbiamo necessariamente, però, ricordare quello che è successo nell’ultimo anno. Infatti quando a giungo, dopo il ballottaggio, si è avuta una maggioranza di centro destra e un sindaco di centro sinistra, si sarebbe anche potuto aprire un dialogo su dei punti comuni e condivisi per il bene della città. Ma questo dialogo non si è mai potuto aprire, perché il centro destra ha dovuto per ben nove mesi (prima al TAR e poi al Consiglio di Stato) difendere il voto dei cittadini leccesi in quanto la Commissione Elettorale aveva deciso di togliere sei consiglieri eletti del centro destra per darne sei al centro sinistra, questo per garantire la governabilità. Ma questo non è un principio applicato nella fattispecie dell’anatra zoppa (che è un’eventualità prevista dalla legge) e che ha visto per ben nove mesi togliere la rappresentatività ai cittadini di centro destra che avevano scelto dei consiglieri. I quali, me compresa, non hanno potuto sedere per ben nove mesi in Consiglio Comunale e rappresentare quei cittadini e portare avanti le loro battaglie.

Quindi, adesso è complesso aprire un momento di dialogo. Personalmente, posso dire qual è la mia opinione. Io mi sarei dimessa il giorno dopo per tornare al voto e confermo che nel prossimo Consiglio Comunale, in cui ci sarà il bilancio, voterò no al bilancio del centro sinistra coerentemente con il mandato dei miei elettori.

E se le chiedessi se tale scelta, in realtà, sia stata dettata dalla concomitanza della campagna elettorale per le elezioni politiche e quindi all’assenza di tempo, necessario alla realizzazione di una nuova campagna elettorale per le amministrative. Cosa mi risponderebbe?

La mancanza delle dimissioni dei consiglieri di centro destra non è collegata alle elezioni politiche, io stessa ero in campagna elettorale e tra l’altro non a Lecce bensì a Bari. Sono tornata tutte le volte che c’erano da fare riunioni o consigli comunali e sono venuta a Lecce appositamente anche il giorno in cui, dal segretario comunale, dovevamo depositare le firme.

La verità è che in quei giorni non c’era la volontà unanime dei consiglieri di centro destra a rassegnare le dimissioni. Dobbiamo essere, quindi, schietti e sinceri con chi ci legge e per questo motivo dobbiamo vedere anche cosa succederà la prossima settimana.

A me non piacciono i pettegolezzi, politici o privati non fa differenza. Pertanto non posso commentare nulla se non i numeri e i voti che avremo il giorno dopo del Consiglio Comunale, in cui si vedrà effettivamente chi ha votato il bilancio e chi no. Ecco, il giorno dopo sarò felice di commentarli, oggi sono soltanto dei pettegolezzi politici che non mi appassionano.

Criticherebbe il Sindaco qualora scegliesse di dimettersi? Se lei fosse al posto di Carlo Salvemini, cosa farebbe?

Secondo me, la coerenza vorrebbe che Salvemini si fosse già dimesso. Come esattamente ha fatto il sindaco di Avezzano, che lo stesso giorno del Comune di Lecce ha avuto la sentenza di conferma dell’anatra zoppa dimettendosi il giorno stesso.

Sono dell’opinione che si doveva e si deve tornare presto al voto, per dare una maggioranza coerente e che dia la possibilità di portare avanti una visione di Lecce coerentemente con il voto dei cittadini. Quindi, secondo me sì! Salvemini si sarebbe dovuto dimettere prima, ma si potrebbe dimettere ancora oggi.

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