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Domenica, 08 Ottobre 2017 18:01

Leverano: Una comunità in continua evoluzione

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Intervista a Marcello Rolli, sindaco di Leverano dal 11 giugno. Architetto e docente presso il Liceo Artistico di Lecce, vede nella partecipazione l’arma vincente per una buona politica. Non tralasciando la difesa dell’ambiente e gli interventi a favore delle famiglie, Rolli descrive come nel corso degli ultimi decenni Leverano si sia distinto per la sua capacità di reinventarsi grazie all’agricoltura.

Lei ha vinto con il 50,4%, quindi, circa un terzo degli aventi diritto (considerando l’astensionismo al 28,8). Come giudica il dato sull’astensionismo e come si approccia al suo lavoro sapendo di rappresentare un terzo degli aventi diritto.

Il discorso dell’astensionismo è un dato che rispecchia l’atteggiamento degli elettori a livello nazionale, anzi, a livello locale l’astensionismo è sempre più basso, a differenza del nazionale dove, ad esempio, durante i referendum, si rischia di non arrivare al quorum.

Io rappresento la comunità di Leverano. Queste sono le regole della democrazia: si vince con un voto in più e nel momento in cui lo si fa ci si assume la responsabilità di amministrare tutto il paese, questa è una domanda che non mi sono mai posto. Io so che per questi cinque anni devo fare il bene di tutta la mia comunità, non di una parte.

Spesso Leverano viene visto come un punto di riferimento dai comuni vicini, le posso chiedere perché e se è davvero tutto oro quello che luccica?

Leverano rappresenta una comunità laboriosa, dove il lavoro è la questione centrale per la gran parte di essa. Credo che Leverano si sia conquistata questa immagine, che più di un’immagine è una realtà operosa, perché è una comunità che ha saputo riconvertirsi.

Infatti nel settore agricolo, negli ultimi 40 anni, è riuscita a combattere le crisi. Ci sono state crisi che hanno interessato il settore viti-vinicolo, quello artigianale e il settore oleario (che purtroppo adesso riguarda tutti). Nel mentre, qui è nato il settore florovivaistico. Qui a Leverano, infatti, abbiamo avuto contadini che hanno preso la valige e sono andati via (al nord) per formarsi, al ritorno hanno impiantato delle serre. Quelle serre hanno creato reddito. Il nostro è un paese che è riuscito almeno per due/tre volte negli ultimi decenni a reinventarsi.

Le racconto una storia recente. La gran parte delle cantine cooperative sociali del Salento sono state chiuse. La nostra cantina continua a lavorare e a funzionare perché, a un punto della sua storia, ha avuto l’intuito di riformarsi. Ci sono stati dei giovani che sono andati al nord, dove hanno imparato a vinificare e ora fanno un buonissimo vino. Hanno lavorato d’intuito, lavorando sul giusto rapporto qualità prezzo e oggi la nostra cantina esporta milioni e milioni di bottiglie in tutto il mondo. Vince premi e crea occupazione e reddito. La nostra cantina riesce a pagare bene l’uva. Questo cosa vuol dire in termini occupazionali, economici e d’immagine per il nostro paese? Vuol dire che se un giovane, figlio di un contadino, qualche anno fa non vedeva un futuro nel terreno del padre, adesso invece, lo stesso giovane decide di tenere quel terreno.

La stessa cosa sta accadendo in questi anni per l’ortofrutta. Nel momento in cui il settore floricolo ha avuto cedimenti, allora, questa crisi è stata tamponata dall’ortofrutta. Noi produciamo primizie straordinarie, stiamo consolidando l’aspetto della biodiversità (recuperando tanti prodotti che si stavano perdendo), ne è nata una cooperativa ortofrutticola (la San Rocco) dove la gran parte dei soci sono giovani.

Quali sono le prime criticità che ha affrontato in questi 100 giorni?

Diciamo che l’aspetto dei 100 giorni è un fatto molto giornalistico. In 100 giorni non si può fare niente, si può fare pochissimo, sfatiamo questo discorso dei 100 giorni. Bisogna lavorare un anno per iniziare a seminare qualcosa, si possono fare bilanci ai due anni, ai tre anni e ai cinque anni.

In questi primi mesi abbiamo riscontrato problemi di carattere sociale: perché siamo al sud, in contesti dove, nonostante ciò che le ho detto, le percentuali di disoccupazione sono molto alte. C’è un bisogno abitativo che riguarda prevalentemente le fasce più deboli. Le difficoltà che abbiamo avuto sono state in merito alle domande di carattere sociale, quindi, lavoro e casa.

La questione della casa non l’affronta l’amministrazione comunale in solitudine, c’è Arca Sud che gestisce l’aspetto dell’edilizia popolare. Nonostante ciò qualche anno fa il nostro Comune, tramite i PIRP (Programma Integrato di Riqualificazione delle Periferie) ha colto l’occasione per farsi finanziare la realizzazione di alcuni alloggi. A questo si aggiunge che una palazzina che era rimasta in costruzione di proprietà di Arca Sud, attraverso un atto deliberativo e dell’impegno della precedente amministrazione, si sta completando. Quegli alloggi saranno assegnati quanto prima alle persone che ne hanno bisogno. Inoltre, stiamo partecipando a un bando di rigenerazione urbana della Regione Puglia, all’interno di questo progetto stiamo inserendo il recupero di un immobile comunale per alloggi di emergenza e alloggi sociali.

Sulle pagine Facebook, in tanti lamentano dei focolai di plastica nelle campagne leveranesi. Cosa pensa di questo fenomeno e come vi state attrezzando?

Io le ho raccontato un aspetto positivo della nostra comunità, ma nello stesso c’è anche un aspetto negativo. Leverano ha conosciuto uno sviluppo straordinario, unico forse nel Salento, crescendo in un settore, quello florovivaistico, che ha consumato territorio e che non ha tenuto conto del costo ambientale. Quindi, è stato uno sviluppo miope rispetto alla tutela dell’ambiente. La nostra campagna ne ha risentito, la nostra falda acquifera ne ha risentito, l’aria ne ha risentito e ci sono dei problemi di carattere ambientale e di salute pubblica, strettamente legati a questo sviluppo.

Naturalmente Leverano essendo un luogo di attività agricole che prevede l’uso della plastica (quella delle serra, dell’irrigazione, per la pacciamatura nei campi di pomodori e di angurie) è epicentro ma non è un fenomeno che riguarda solo Leverano, infatti, il nostro feudo è limitato. Quindi, questi fuochi da dove arrivano? Arrivano da, mi faccia dire, delinquenti che: per far prima, per non smaltire la plastica, per non prendersi la briga di portarla nell’isola ecologica, a volte è spazzatura che accumulano, hanno questa bruttissima abitudine di mettere fuoco. Non è un piromane della plastica ma è un’abitudine sbagliata, purtroppo consolidata, di alcuni contadini (non tutti!) che all’imbrunire o all’alba risolvono il problema dello smaltimento bruciando.

C’è da dire che ci sono molti imprenditori agricoli o florovivaisti che la conferiscono la plastica e la smaltiscono. Quest’anno c’è più attenzione e sensibilità e giustamente viene sollevato dai social.

Questo, come dicevo riguarda non solo Leverano ma più comuni. Non accade, infatti, solo a Leverano ma anche a Nardò o a Veglie. Soprattutto Nardò. Perché il feudo di Leverano è limitato. Molti contadini, imprenditori agricoli o floricultori hanno le loro serre o attività nel territorio di Nardò. Il problema non è solo di Leverano.

Bisogna sensibilizzare e informare. Abbiamo fatto un manifesto dove ricordiamo a tutti la gravità di questi episodi, la delicatezza del nostro ambiente, la sensibilità che in questi casi sta mancando e quanto sia grave smaltire la plastica che si sta bruciando (con la diossina che viene rilasciata nell’aria). Dobbiamo dotarci di guardie ambientali volontarie, perché la comunità si deve rendere conto che non è un problema comunale ma è un problema di tutti. Se sono un cittadino e sto vedendo un fuoco, devo capire che devo essere il primo a fare una foto e a denunciare. Non posso dire “riguarda il comune” o “riguarda il sindaco”. Tutti ci dobbiamo sentire responsabili, perché tutti dobbiamo avere occhi per vedere. Non bisogna far finta che non esiste il problema, esiste per tutti. Poi bisogna avere gli strumenti. Quest’estate, io assieme agli assessori, uscivamo in macchina alla ricerca dei focolai e a volte li abbiamo individuati e segnalati agli organi preposti. Poi ci sono misure di cui dobbiamo dotarci come rilevatori di fumo o rilevatori di incendi, per fare questo bisogna aderire o sfruttare bandi pubblici. La nostra attenzione è altissima, perché sappiamo riguarda la salute dei cittadini.

Quali sono gli strumenti che i piccoli amministratori hanno a disposizione per favorire il commercio?

Si può agevolare con un buon piano commerciale, con una buona gestione del territorio e con la promozione di esso. Un territorio come quello di Leverano è un territorio che produce e se funziona un settore, l’economia gira e anche gli altri settori funzionano. Se mai dovesse crollare il sistema agricolo di Leverano, crollerebbe tutto il sistema (ricezione turistica, commercio, abbigliamento). L’amministrazione comunale deve promuove il territorio, promuovere il nome di Leverano, far sì che Leverano cresca dal punto di vista economico. Ma soprattutto, un capitolo per noi importante, è quello dello sviluppo turistico. Il nostro comune, come tutti i comuni del Salento, ha un patrimonio straordinario ancora inespresso. Ogni comune del Salento ha un centro storico, ha una chiesa del cinquecento, ha una cripta, ha la vigna, ha una territorio bellissimo a due passi dal mare. Credo che tutto il Salento si possa riconvertire, con uno sviluppo sostenibile e meglio distribuito e non concentrato solo su Porto Cesareo, Gallipoli e altre poche località. Un territorio che deve offrire accoglienza, enogastronomia e comunità. Nella nostra campagna estiva abbiamo usato questo slogan: siamo comunità! Essere comunità, a nostro avviso ma non solo, è la più interessante carta di identità che si possa offrire per promuove il turismo. Perché il turista se accolto bene, con disponibilità e accoglienza, può scoprire un entroterra che ancora non è stato valorizzato.

Progetti futuri?

Ci siamo appena insediati e abbiamo un programma amministrativo da applicare. Questo si fonda su una modalità semplice ma per noi di forte novità che è quella della partecipazione. Non come parola vuota ma come fatto operativo. Noi vogliamo amministrare attraverso il coinvolgimento della comunità nelle grandi scelte. Ad esempio stiamo lavorando su un bando per la rigenerazione urbana, che vuol dire risorse economiche importati, per farlo abbiamo deciso di coinvolgere associazioni culturali, sociali, ambientaliste e singoli cittadini. Ho fatto un percorso di progettazione partecipata, proprio nell’ambito di questo bando, dove hanno partecipato 120 persone che hanno alzato la mano, hanno fatto interventi, hanno ascoltato e hanno elaborato un progetto che presenteremo alla Regione Puglia. Tale progetto è portato avanti con i comuni di Nardò e Porto Cesareo e i fondi saranno divisi in proporzione al numero degli abitanti.

Questo è il nostro impegno, più che di contenuti è un impegno di modalità. Vogliamo ribaltare il concetto della politica. Vogliamo che la politica si assuma delle responsabilità ma che le decisioni importanti vengano prese insieme alla comunità.

Come altri progetti abbiamo un’area di 83000 metri quadri, Padula Cupa, che noi vogliamo recuperare per farne uno spazio verde e attrezzato, con percorsi ciclabili e dove portare anche gli animali domestici.

Letto 546 volte Ultima modifica il Lunedì, 09 Ottobre 2017 09:37

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