Cartoline non spedite

Cartoline non spedite #70 Polpetta

 

Abbracciami!

Accidenti-a-te! 

Abbracciami o lo farà qualcun altro!

Ma questo era il duemilaedodici, adesso siamo diventati tutti molto algidi (o nordici).

Che c’era tanto da dire io l’ho capito subito, ma che la maggior parte delle persone non sapeva come dirlo era un’altra questione. Ce n’era un’altra più stringente, che mi dispiaceva osservare, e io sono una che osserva tanto (forse troppo).

Un colpo di tosse e la ragazza seduta davanti a me ha sgranato gli occhi, io ho alzato la mano destra per rassicurarla o forse in segno di resa, e poi abbiamo riso, anzi sorriso, per contenere gli entusiasmi ingiustificati di questi tempi. Ci muoviamo a 180km/h ma è come stare fermi, perfettamente immobili, in questo vagone deserto. Un treno ad alta velocità che potrebbe arrivare ai 300km/h ma che non ha mai superato neanche i 190. E intanto abbiamo anche accumulato venti minuti di ritardo, ma sono sciocchezzuole. L’altro ragazzo è seduto nei posti a quattro speculari, indossa una felpa bianca con scritto Nasa, molto grande e in rosso. Mi domando se sia solo per moda. Vorrei chiederlo ma la diffidenza ci ha reso tutti molto taciturni, e poi avevo scelto il posto nell’area “silenzio” quindi nessuno che parla al cellulare o che chiacchiera. Perfetto per limitare i contatti umani. Quindi ho dormito la maggior parte delle ore, probabilmente con la bocca aperta, e ogni volta che aprivo gli occhi trovavo la ragazza di fronte che mi fissava come ipnotizzata. In questi casi mi viene sempre da pensare che io abbia qualcosa fuoriposto in faccia o che la mia espressione sia imbarazzante oltre ogni misura, ma questa volta richiudevo semplicemente gli occhi dopo aver controllato lo schermo in alto, con le varie fermate, ed essermi accertata che l’arrivo fosse ancora lontano. Le poche volte che riuscivo a tenere gli occhi aperti, lei riprendeva i suoi appunti (probabilmente studiava diritto, perché ho letto frasi come “società di persone” e volevo dirle “Ah, ma sai che anch’io ho avuto un passato oscuro?” e poi sempre per via di quella regola del silenzio blablabla, mi son stata zitta). Lei faceva finta di studiare e di darsi un tono, mentre io ascoltavo la mia playlist guardando il mare fuori dal finestrino. Gli stabilimenti balneari deserti davano un’idea apocalittica, ma è solo il periodo che è sbagliato. Torneremo a bagnarci allegramente sotto il sole (di Riccione, di Riccione). Ho messo la mano nella tasca destra del cappotto e ci ho trovato il cioccolatino che il cameriere, ieri, a fine serata, mi aveva regalato mentre ero in attesa del conto. L’avevo fatto ridere, ma non di proposito. È che avevo chiesto una modifica alla pizza del giorno, una pizza chiamata “Polpetta” senza polpette. E lo avevo pregato di non ridere e dire al pizzaiolo di non sputarmi nel piatto, perché le polpette le adoro, ma a pranzo avevo mangiato troppo e mi sentivo proprio piena. “Vabbè, facciamo che te le porto a parte in un piatto. Io pensavo che scherzassi!” Risate. Perfetto. Ed erano veramente buonissime (su cinque ne ho mangiate tre), ma io avevo scelto quella pizza perché era l’unica che avesse la stracciatella. L’unica. Ma è possibile? Mi ha chiesto. E infatti, me lo chiedo anch’io. E c’amma fa’ ̶ che, tra l’altro, era anche il nome della pizzeria.

E c’amma fa’. Niente. Dormiamo che è meglio.

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10 April 2020

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