Cartoline non spedite

Cartoline non spedite #61 Un giro intorno al sole

Far fare i bilanci ad una bilancia come me è una cosa terribile, perché sta sempre a pendere prima da una parte e poi dall’altra, prima su poi giù, ora qui dopo lì. E in effetti, il mio anno è stato così.

È che io non ci penso veramente mentre vivo, mi ricordo di tutte le cose che ho fatto solo quando mi fermo un attimo a pensare (cosa rara ma accade).
Allora mi sono detta, al giorno d’oggi esistono dei supporti tecnologici digitali (leggi: archivio delle storie di instagram) per fare un recap di tutte le cose che ho vissuto, non per fare un bilancio dell’anno appena trascorso, ma proprio per rendermi conto di quanta vita c’è stata, per ricordarmi di questa vita che continua, sempre piena, sempre avanti come un treno con una destinazione ben precisa (che spesso dimentichiamo, ma è la stessa per tutti), anche con tutti i lamenti connessi e connaturati all’essere umano. Ed è vero.
Mi sono resa conto che non posso fare un bilancio del mio anno, perché ho vissuto almeno tremila vite. Ne parlavamo ieri con il mio migliore amico, il tempo non esiste, è un inganno di cui ci si è dimenticati, si è dato per scontato che sia vero.
Gennaio, la neve al Sud, ritorno a mangiare in un’osteria italiana almeno per qualche giorno, un taglio netto ai miei capelli, l’ultima pizza prima di ripartire per Coimbra. La mia amata Coimbra, mangiare direttamente dalla padella perché sono in ritardo, sperare in giorni di sole e invece avere pioggia ininterrotta per settimane, la mia prima coinquilina brasiliana che si prende un febbrone ed io che alle due di notte mi ritrovo a fare bagnoli in fronte come se fossi una mamma, perché certi linguaggi sono universali. Portoghesi, brasiliani, italiani, prendersi cura dell’altro non ha nazionalità. Le passeggiate da sola per respirare, per esplorare, per ritrovare la bellezza che mi salva, sempre.
Febbraio, cambiare casa perché non ha senso farsi fare del male da chi è troppo cattivo per migliorare, certe persone son fatte così, ad alcuni regalano la luna, ad altri non riescono nemmeno a rivolgere la parola. Non importa quante energie tu spenda per cambiare la situazione, non si può avere il controllo su tutto, tanto meno se si tratta di esseri umani. Bisogna spostarsi altrove. Cercare il proprio posto, perché da qualche parte c’è, magari in una casa con altre sette persone. E infatti. La mia Eduarda, e un po’ dopo la mia Mariana. Ma anche Roberto, Ilaria, Giuseppe, Benedetta, Camilla, Fabio, Luis, Pascal, e altri nomi che non sto qui a dire, perché sono veramente tanti, ma tanti.
E allora che senso ha fare un bilancio? La vite che ci hanno toccato e che abbiamo toccato (più o meno intensamente) rimarranno sempre con noi, in un modo o nell’altro, perché nulla finisce davvero. Si tratta solo di sapere a cosa continuare a dare attenzione e a cosa no. E le esperienze che abbiamo vissuto, i film che abbiamo visto, i sorrisi che abbiamo elargito a sconosciuti, i libri da cui abbiamo preso ispirazione, la musica che abbiamo ascoltato, sono lì da qualche parte a farci venire nostalgia e gratitudine allo stesso tempo. Ogni tanto però è d’obbligo fermarsi a dire grazie, che sia a un tramonto, a qualcuno di speciale, o alla terra che ha completato un altro giro intorno al Sole.

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22 February 2020

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