Cartoline non spedite

Cartoline non spedite #57 Speciale Natale

Se mi chiedessero: ora che sei tornata per Natale, come ci si sente ad essere sempre tu quella che prende e va via? Come ci si sente a vedere da lontano i luoghi in cui sei vissuta per ventisette anni e che ti rassicuravano, immutati nel tempo, ma orfani della tua presenza?

Come ci si sente ad osservare intorno a te, i rapporti degli altri che si solidificano, che creano una famiglia e mettono le basi per un futuro, mentre i tuoi svaniscono nei “ci sentiremo” e i “ti vengo a trovare”? Sinceramente non lo so. Ho sempre creduto che ogni scelta avesse un prezzo da pagare, e non c'è differenza nell'atto di scegliere e quello di rinunciare (cit.), sì insomma, non si può avere tutto nella vita.

Il costo per riempirmi ogni volta gli occhi di cose nuove – e bellissime, il prezzo per la vita che al momento ho scelto, è quello di non avere una casa, ma di essere la propria casa. Nell'ultimo mese ho dormito in quattro letti diversi e ne sto già cercando un altro per il nuovo anno.

Mi sono fermata un attimo a pensare su quale potesse essere il senso di tutto questo, ma le cose si possono capire solo con tanta distanza nel mezzo, guardandole con quel distacco che permette l'obiettività. Non è questo il momento per farsi delle domande, soprattutto se è il tempo delle risposte. Così mi capita per caso di rivedere un'amica dell'adolescenza che mi racconta di come poco tempo fa, rispolverando tra i ricordi, abbia trovato dei temi scritti durante la scuola elementare, a dieci anni o poco più, e che alla domanda “se potessi fare un viaggio dove vorresti andare?” io avessi risposto in Portogallo, senza probabilmente avere neanche idea di dove si trovasse, all'epoca.

E guarda le risposte della vita, quando ormai abbiamo dimenticato anche le domande.

Che poi in realtà, questa sarebbe dovuta essere una cartolina speciale, a tema natalizio, ma se devo essere sincera a me il periodo natalizio non è che abbia mai fatto impazzire. Nel senso che un po' di ipocrisia c'è sempre, diciamolo. Fare gli auguri a gente che per tutto l'anno non hai minimamente sentito, cercare il buono ad ogni costo solo in questo periodo e poi dimenticarsene il giorno dopo. In effetti il Natale non fa per me, che ho sempre cercato il buono giorno dopo giorno, e che vorrei sentire chi ho sentito tutto l'anno, e che invece, proprio adesso non può esserci.

Quindi per ritornare alla domanda iniziale, se mi chiedessero, come ci si sente e blablabla, io direi: ma non puoi fare come tutte le persone normali, e dirmi “Auguri di buon Natale”? Così potrei rispondere – anche a te e in famiglia e stop. Ecco.
(Naah, probabilmente direi suppergiù le cose che ho scritto qui, l'unico problema è che nessuno fa mai le domande giuste. Cioè, sì, ci sono le persone che le fanno, ma non a Natale, perché bisogna finire il giro dei numeri di tutta la rubrica, mica hanno tempo da perdere. E auguri!)

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