Ambiente

I tempi cambiano

La crisi ambientale planetaria è causata dal modello finanziario, politico e militare globale, che insegue imperterrito la crescita economica e la competizione sfrenata [1]

4 miliardi di anni di evoluzione - che rendono possibile la vita per gli umani – possono essere spazzati via in un batter d'occhio. Farlo in nome di profitto, dominio e stili di vita ad alto consumo è decisamente disumano.

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Il modo in cui è strutturata la nostra società è assurdo ed è ora di cambiare rotta, prima di subire conseguenze catastrofiche. Esistono già molte soluzioni reali in tutti i campi della nostra vita, che non coinvolgono investimenti faraonici e tecnologia all’avanguardia. [2]

Trasporto pubblico di massa, accessibile e conveniente. Stili di vita incentrati sul benessere, non sulla schiavitù del debito, o sul volere cose di cui non abbiamo davvero bisogno oppure sul fare lavori che non sono realmente necessari. Manca però la volontà politica di dire la verità, rispetto ad un’emergenza che non ha eguali nella storia dell’uomo.

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Quando si parla di emergenza, non è purtroppo un termine usato per terrorizzare l’opinione pubblica. Se non agiamo subito, entro i prossimi 5/10 anni, possiamo aspettarci questo:

  • Innalzamento del livello marino (quindi salinizzazione delle falde costiere, perdita di habitat costieri, grosse perdite economiche nel settore turistico);
  • Eventi temporaleschi e piogge molto più intense (gravi danni all’agricoltura);
  • Aumento percentuale degli eventi alluvionali;
  • Lunghi periodi di siccità devastanti in primavera-estate-inizio autunno;
  • Impatti negativi sulla qualità dell’acqua (meno risorse idriche per tutti);
  • Impatti negativi sulla pesca
  • Flussi migratori imponenti dai paesi che sono già colpiti da clima estremo (Bangladesh, India, cintura del Sahel in Africa) e da quelli che verranno colpiti nei prossimi anni (Australia, Sud America, Europa meridionale).

Ecc.. ecc..

Fino ad arrivare al collasso, in ampie porzioni del pianeta, del sistema socio-economico in cui ora viviamo e quindi alla probabile estinzione della specie umana e di milioni di altre specie sul Pianeta. [3] [4]

Dobbiamo riorganizzarci ora, in un modello socioeconomico rigenerativo ed inclusivo, per non scomparire.

La magnitudo di questa emergenza è spaventosa, limitando spesso la volontà di agire. Se affrontata come singoli, non abbiamo speranze. Anche pensare di protestare veementemente a livello nazionale e globale, può avere si un effetto, ma non assicura che il posto dove ognuno di noi vive sarà al sicuro. La via migliore è la comunità, il quartiere, il paese che si auto organizza per sostenere questa sfida. Molte comunità anglosassoni hanno dimostrato che è possibile limitare i rifiuti al minimo, coltivare la maggior parte del cibo necessario, creare modelli inclusivi e rigenerativi che non cerchino lo sviluppo economico e l’arricchimento senza fini, ma il benessere di ogni persona che vive nella comunità.

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“Quando scoppierà il caos, nessuno verrà a salvarci, dice Buff. Dobbiamo farlo noi, perché questa è la nostra città, qui noi viviamo e questo è quello che abbiamo”.

Jimmy Buff, cittadino di Kingston, la città americana che si prepara al collasso. [5]

Cosa fare allora?

È necessario dichiare l’emergenza ambientale a livello locale, indire delle assemblee cittadine che coinvolgano democraticamente la comunità nel processo decisionale. Lo scopo è definire, con l’aiuto di esperti nei vari settori

  1. come mettere al sicuro i rifornimenti di cibo e acqua e beni di prima necessità in caso di emergenza nei prossimi anni e
  2. come costruire un nuovo modello economico locale, in equilibrio con le leggi che governano la vita sul Pianeta.

Esempi pratici di cambiamenti del paradigma attuale potrebbero essere:

  • Cambiare le pratiche agricole, passando a metodi di agroforestazione e agroecologia, con riduzione delle lavorazioni, potenziamento della naturalità (siepi, bordure, nuclei forestali), limiti nell’uso di fitofarmaci e fertilizzanti di sintesi;
  • Gestire l’acqua come una risorsa preziosa e limitata, applicando la riduzione di sprechi, il riciclo e la conservazione in campo agricolo, industriale e domestico.
  • Spingere per la riduzione estrema dei rifiuti plastici e disincentivare l’acquisto di monouso e beni superflui.

E tanti altri ancora. Ma ciò che è importante, è prendere l’iniziativa. Parlatene col vicino, con l’amministratore della città, con la famiglia. Preparatevi al peggio, ma non buttatevi giù. Quando scoppierà il caos, nessuno verrà a salvarci, dice Buff. Allora forse è meglio esser pronti. Abbiamo gli strumenti, l’intelligenza e la forza per superare la più grande sfida del nostro tempo. Troviamo però, in fretta, la volontà di agire. [6]

Fonti

[1] SCHOR, Juliet B. Prices and quantities: Unsustainable consumption and the global economy. Ecological Economics, 2005, 55.3: 309-320.

[2] David Biello .10 Solutions for Climate Change (Ten possibilities for staving off catastrophic climate change). Scientific American Online, November 26, 2007

[3] CEBALLOS, Gerardo, et al. Accelerated modern human–induced species losses: Entering the sixth mass extinction. Science advances, 2015, 1.5: e1400253.

[4] UN Environment Programme. Emissions Gap Report 2019

[5] Alexandra Marvar. The US city preparing itself for the collapse of capitalism. The Guardian Online, 31 Oct 2019

[6] EN ROADS Simulator from Climate Interactive and MIT Sloan’s Sustainability Initiative.

Link: https://en-roads.climateinteractive.org/scenario.html?v=2.7.6

Giuseppe SCANDONE
Giuseppe SCANDONEEsperto ambientale, mi occupo di Agroecologia e sono il segretario di QG Enviro.
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19 January 2020

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