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Sabato, 05 Aprile 2014 11:07

EURO: DENTRO O FUORI?

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Sono diversi anni che i palcoscenici politici,le tv,i giornali,sono pieni di notizie e creano un  dibattito acceso sull'eventualità di abbandonare o meno, la moneta unica. Sin dai primi mesi dell'entrata in vigore dell'euro - 1° gennaio 2002-  si è percepito che la stessa, avrebbe portato non pochi problemi all'economia del nostro Paese. Il cambio euro-lira fissato a 1/1936.27, ha penalizzato oltre modo tutti i lavoratori dipendenti del settore pubblico,privato,pensionati (che hanno assistito ad un vero e proprio dimezzamento del loro potere d'acquisto) e alla lunga ha colpito anche i commercianti. La crisi economica che dall'Europa, ha poi investito in maniera drammatica l'Italia, partita tra la fine del 2008 ed intensificatasi nel 2011,contemporaneamente alla caduta del Governo Berlusconi,non ha aiutato in alcun modo i sostenitori dell'unione monetaria,considerata da tutti, la principale artefice della crisi Italiana.

Diverse sono le tesi sviluppatesi in merito all'euro,c'è chi sostiene che un eventuale abbandono della moneta unica porterebbe una catastrofe economica  ancor peggiore di questa che stiamo vivendo; c'è chi intravede invece, nel ritorno alla lira,l'unica ancora di salvezza per l'Italia,che con il riappropriarsi della sovranità monetaria potrebbe uscire definitivamente da questa spirale negativa. L’euro  e’ un progetto politico. Ha fissato I tassi di scambio delle diverse monete, ma in cambio non ha previsto nessun altro meccanismo di aggiustamento in caso di crisi economica, a parte quello ovvio di ridurre i salari dei lavoratori. L’euro ha creato la crisi dei debiti sovrani, in quanto per questi l’euro e' una moneta straniera. Per esempio dopo la crisi finanziaria del 2008, gli USA hanno stampato tutti i dollari che sono serviti a coprire i debiti delle banche rilanciando l’economia, mentre l’Italia questo non lo puo’ fare, appunto perche’ non puo’ stampare euro. Deve chiederlo alla Banca Centrale Europea (BCE).

 

" Il problema e’ l’euro - sostiene l'ing. Luca Boscolo,membro del movimento per l'uscita dall'Euro - che non essendo un progetto economico ha messo assieme economie diverse tramite rapporti di PIL, Debito e Deficit con l’unico scopo di tenere bassa l’inflazione senza preoccuparsi di avere una politica di sviluppo, lavoro e stabilita’ finanziaria. I Paesi della periferia come conseguenza hanno perso competitivita’ e non potendo stampare moneta per avviare un loro piano di sviluppo industriale, diventano deboli, gli investitori portano i loro soldi nel paese piu’ forte, la Germania, e diventano sempre piu’ depressi, senza che ci sia qualcosa di sbagliato con le loro economie.

Con il piano di austerita’, imposto dalla Germania, i paesi della periferia non hanno piu’ nessuna possibilita’ di riprendersi, se non diventare una colonia Tedesca. Abbiamo visto in Grecia nel 2010, il piano di austerita’ imposto dalla Merkel, ha fatto ridurre il PIL della Grecia del 25% e non sono diventati piu’ competitivi, le esportazioni non sono aumentate.
Nel 2011, l’euro ha fatto dimettere il premier Berlusconi, perche’ si diceva che essendo il suo governo non stabile, lo spread sali’ a 500 punti, insostenibile per l’Italia. Notare che quando il governo era in bilico, dovuto allo scontro tra Letta e Renzi, lo spread era sotto 200, ai minimi dal 2006. Rimanere nell’euro significa essere schiavi di queste logiche, rinunciando definitivamente alla propria sovranità".

 Alla precedente tesi si contrappone quella  di Paolo Borrello,esperto di economia e finanza, il quale nel suo blog afferma : "Sempre più spesso, nel nostro Paese, si diffonde un’avversione totale nei confronti dell’euro, come se l’unione monetaria europea,con l’introduzione della valuta unica, appunto l’euro, fosse la causa di tutta una serie di problemi economici che hanno contraddistinto e contraddistinguono l’Italia. C’è chi sostiene, addirittura, che la causa principale dell’attuale crisi economica sia individuabile nell’adozione dell’euro. E pertanto molti ritengono che, con l’abbandono dell’euro, e il conseguente ritorno al passato, potrebbe migliorare sensibilmente la situazione economica italiana. Io ritengo invece che tali valutazioni siano completamente sbagliate. E’ vero che l’introduzione dell’euro comportò, “una tantum”, un certo aumento dei prezzi, causato dagli insufficienti controlli volti ad evitare che si realizzassero manovre speculative. Ma, con l’introduzione dell’euro, l’Italia ha goduto di una stabilità valutaria che in precedenza non aveva mai avuto. In passato, frequentemente, la lira fu soggetta a forti riduzioni del proprio valore che, sì, favorirono le esportazioni, e quindi le imprese esportatrici, ma che determinarono altresì il verificarsi di tassi di inflazione anche molto elevati, con conseguente forte diminuzione del valore reale del reddito, del potere d’acquisto del reddito, di ampie componenti della società italiana, soprattutto di coloro che non erano in grado di accrescere rapidamente le proprie remunerazioni all’aumentare dei prezzi. Con l’uscita dall’euro pertanto si ritornerebbe ad un’inflazione a doppia cifra, ma non solo: si verificherebbe l’immediato disallineamento degli spread, il default almeno parziale del nostro debito pubblico, il congelamento dei crediti alle aziende più indebitate ed internazionalizzate, l’esplosione dei costi energetici. Quindi l’eventuale abbandono dell’euro non solo non provocherebbe un miglioramento della situazione economica italiana, ma determinerebbe, invece, un suo considerevole peggioramento".

Ora,sulla base delle tesi  sopracitate resta a noi farci un idea su questa spinosa questione; tuttavia al di là dei vantaggi o degli svantaggi economici e prettamente tecnici, che potrebbe comportare un'eventuale uscita dall'euro, ci piace sottolineare come la valuta unica  e soprattutto il sistema Europa nel suo complesso, presentino non poche lacune e necessitano di urgenti aggiustamenti, magari iniziando ad essere più elastici sui patti di bilancio, garantendo in alcuni casi deroghe o la rinegoziazione dei patti,al fine di garantire ad uno Stato e ai suoi cittadini, di far parte di un grande ed unico progetto chiamato "Europa",e non di essere succubi di un solo "Paese" capofila.

 

Pierpaolo Verdesca.

 

Letto 1656 volte Ultima modifica il Giovedì, 10 Aprile 2014 08:52

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