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Domenica, 27 Gennaio 2019 14:43

Cartoline portoghesi #1 Quello che resta e quello che è abbastanza In evidenza

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Gli ultimi giorni di gennaio mi ritrovo a vivere una sorta di purgatorio che non mi sarei mai imposta (preferisco di gran lunga l'inferno, sì, anche per il clima), per via di alcune vicissitudini che ben lungi dal dipendere da me, ormai sono accadute e bisogna farci i conti (bisogna sempre farci i conti, per lo meno con se stessi). Si avvicina la fine di un percorso, non nel modo in cui me lo sarei aspettato. Capisco soprattutto, che l'indipendenza che tanto volevo, non era altro che una ricerca di uno spazio che sarebbe dovuto essere non così soffocante, ma non così altrettanto vuoto. L'equilibrio, insomma, quello che costantemente ricerco da tutta una vita, per via (vuoi o non vuoi) anche di un'influenza astrale che ti condanna probabilmente a non trovarlo mai. Ci sono cose che non mi sarei mai aspettata di poter pensare, e non so se per questo dovrò incolpare le sovrastrutture che necessariamente sono alla base di tutte le vite coinvolte in un determinato contesto culturale, e altre che pensavo ma che adesso non penso più, rendendomi conto di quanto sia stata stupida ad averci creduto per così tanto tempo, che sarebbe stato un notevole risparmio di energie accorgersene prima. Che bisogna smetterla di fare quello che gli altri si aspettano da te, tanto non si vince nessun premio, e alla fine nessuno ti riconosce niente. Se sai il tuo valore, non puoi accontentarti di niente di meno di quello che meriti. Lo vuoi capire, per una buona volta? Lo capirai mai nella tua cazzo di vita? Che anche se tu non hai problemi nel dare, può esserci chi (ossia la maggior parte della gente che hai conosciuto, perché sei proprio una sfigata, questo va detto) riesce solo a prendere e prendere? Le persone dimenticano e fanno sempre quello che conviene per loro (e l'eccezione, mia cara, sei tu, non sono gli altri). È un insegnamento che probabilmente avrei dovuto tenere a mente negli ultimi dieci anni, ma la mia fede smisurata che prima o poi le cose potessero cambiare semplicemente perché io sono disposta a farle funzionare, beh, ecco, non è esattamente l'unica cosa che serve, o che basta. Le prime parole d'allarme riconosciute a livello mondiale dovrebbero essere "sai, non sei tu sono io", oppure “sai, è un momento difficile e tu sei splendida e io ti stimo un sacco” (questo momento difficile durava tipo da quattro anni e guarda caso è finito proprio pochi mesi dopo la mia decisione di non poterlo sopportare oltre). Oppure un'altra frase che mi resterà sempre a cuore, “al momento siamo su due rette parallele, ma chissà prima o poi riusciremo finalmente a trovare il nostro tempo (e poi no, il nostro tempo non è mai arrivato, perché non funziona che tu prendi una vita e la metti in stand-by, di tempo ne esiste solo uno, che è adesso, anche perché domani potresti crepare). Infatti poi quando dopo qualche anno, l'autore della frase è ritornato, avendo comunque vissuto tutte le sue belle storielle anche se diceva di essere emotivamente inaccessibile, insomma poi quando è tornato (sì, perché se c'è una delle certezze della vita, è che tornano tutti), io ero andata così avanti, ma così avanti, che non è che non eravamo più su due rette parallele, non eravamo proprio più sullo stesso foglio. Anche se, ad onor del vero, adesso è insieme a una persona che stimo anch'io, e quindi questo mi rincuora perché la loro felicità mi fa credere che l'amore possa esserci per tutti. (Ok, non sono illusa fino a questo livello, diciamo che l'amore esiste solo per chi ha culo, e lui già aveva dimostrato di averne conoscendomi ehehe, anche se poi la vita ha deciso che, blablabla, le solite cose che si dicono tanto per dire. Non è la vita che decide, in certi casi, siamo noi). Tutto questo comunque mi porta a riflettere di come nella mia vita abbia conosciuto per la maggior parte, persone che erano tristi, che erano problematiche, che erano stanche, che erano provate, che dicevano di non amarsi ma in realtà si amavano troppo per concedere spazio anche a qualcun altro, che non sapevano cosa volevano, che lo sapevano ma a quanto pare non ero io e comunque non riuscivano a dirmelo tenendomi in ballo in un gioco perverso che serviva solo ad appagare il loro ego, che non hanno mai voluto una relazione (che poi dopo l'hanno avuta con gente con cui io non mi ci sarei mai scambiata nemmeno per un secondo), che attraversavano un “momento” difficile, che non avevano tempo, che il tempo l'hanno avuto per raccontarmi i loro problemi e peccato, visto che avrebbero potuto usarlo per conoscermi, che non sapevano distinguere le cose brutte dalle cose belle, che non ci hanno tenuto abbastanza, che fondamentalmente hanno deciso di mostrarmi tutto il loro lato peggiore, e che io come una scema pensavo che l'amore fosse quello, mentre chirurgicamente rimuovevo tutti i miei problemi, semplicemente perché sceglievo di portare nella vita degli altri prevalentemente quello che di buono c'era in me, perché sì, credo che una relazione serva a portare alla luce la parte migliore di noi stessi. E ancora, sì, le persone hanno sempre un vissuto complesso, io stessa sono così complessa che ci riesco a malapena a decifrarmi, ma non ho mai chiesto che lo facesse nessun altro, perché non ce ne sarebbe stato bisogno. Ci sono dolori così interiori che non possiamo raccontare a nessuno, ma non è quello che voglio fare nella mia vita, l'unica cosa che conta è che non mi sono arresa, e che ho riservato alle persone che ho amato i miei sorrisi migliori, nonostante tutto. O ci ho provato almeno, anche se non è stato abbastanza, visto che non c'è un'altra mano che tiene la mia. Mi taglio i capelli, cammino sotto la pioggia con un ombrello rotto, perché quando presti qualcosa a qualcuno, non la custodisce mai con la stessa cura che useresti tu, e ti ritorna indietro sempre sconquassata (soprattutto il cuore). Imparo anche questo, ma non smetto di voler dare, altrimenti sarei una persona triste, altrimenti non sarei io. Sono tristi le persone che non riescono a dare, a darsi. Ho gli occhi di terra e cerco il mare. Ho una coda di pesce, per scivolare via quando non posso restare. Penso che sia meglio andare, andare senza scappare. Semplicemente andare. Con le scarpe strette su una strada d'inchiostro. Non voglio più essere una clandestina nella vita degli altri. Non voglio che mi nascondano, non voglio che mi lascino annegare nelle mie lacrime mute. Non voglio perdermi nei silenzi degli altri. Ho sempre dato un peso alle parole che ho pronunciato, ci ho costruito la mia casa, quella vera, non quella in cui dormo per far passare un altro giorno. Quella che mi serve per uscire fuori e andare a incontrare il mondo. Mi piacciono le cose semplici, ma non quelle facili, le più complesse da trovare. Le sole cose per cui valga la pena continuare a fare questo viaggio che è la vita. Tutti mi hanno sempre detto cos'è che non volevano loro, nessuno si è mai fermato a chiedermi cos'è che volessi io, per questo ora lo so, che è più importante di tutto il resto. Continuo a sorprendermi, se ci sono 19 gradi a gennaio, purtroppo mi avevano fatto credere che esiste solo la pioggia, e il temporale, e la grandine, e poi vediamo, e poi chissà, e poi magari col tempo, e poi domani, e poi tra un anno, e poi ci penserà la vita. E invece no, un'altra stagione è possibile, anche adesso, in questo momento. In Brasile è estate. Cerco ancora, ora so cosa voglio. Ho trovato coraggio. Faccio scendere dal piedistallo tutte le persone che ci avevo messo, e mi ci tolgo anch'io. Non voglio consumare i miei giorni ad aspettare il momento giusto, perché pensa che bella fregatura se quel momento giusto non arrivasse mai. Sulla carta igienica che ho comprato qui, ci sono impressi tanti piccoli fantasmini. Forse è davvero quello il posto giusto per le persone assenti, per quelle che non hanno saputo esserci, per quelle che non c'erano neanche quando ci sono state, per quelle che mi hanno fatto credere che avrebbero voluto esserci ma che poi sai, chissà, eh vediamo, eh ma, eh però, eh boh, e non si sono fatte sentire più; per le paure che ho anch'io e che non racconto a nessuno, le tengo per me, anche se mi tengono sveglia la notte e mi fanno realizzare che io in una casa vuota non ci voglio stare. Che la libertà è bellissima ed inviolabile, e in alcuni momenti necessaria, ma condividere è molto più divertente e ti arricchisce su un livello proprio superiore. A volte la vita ha un modo molto pratico per illuminarmi, pensa tu, un rotolo di carta igienica con dei fantasmini. 
Esco, è uscito il sole. La vita mi passa accanto, proprio qui, ora. Forse ci sarà qualcuno che saprà sorridere insieme a me, che non avrà vergogna a tenermi per mano, a cui non dovrò mai chiedere di esserci, perché sarà una cosa naturale, chissà, chissà, non importa. Le coppiette innamorate, si baciano nel parco, e mi fanno credere che per alcuni è una cosa possibile. Magari non esiste per tutti, però ecco, l'amore esiste. Questa è una cosa bella, rincuorante. Chissà, chissà, però intanto che bello questo sole. 

Letto 225 volte Ultima modifica il Domenica, 27 Gennaio 2019 15:52

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