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Lunedì, 31 Dicembre 2018 20:39

Cartoline non spedite #58 Unico proposito In evidenza

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Ho notato che in aeroporto, mentre sono in fila al gate, i ragazzi controllano tinder, e pure mentre l'aereo sta per decollare, nei minuti prima di spegnere il cellulare: sì, no, questa mah, questa si può fare, questa mmh vabé dai sì, tanto chi se ne fotte. Una signora dietro di me, aveva invece la certezza assoluta che i migliori mariti del mondo fossero gli inglesi, o al massimo gli spagnoli. Gli italiani categoricamente no e poi no. Parole sue. E le amiche, cinquantenni, le davano ragione. (Non ho capito perché nessuno abbia menzionato i francesi, o i portoghesi). Di scenari così ne ho visti almeno dodici negli ultimi quattro mesi. Cambiano i luoghi, ma si parla sempre d'amore. I bambini che strillano, io che mi copro ben bene le guance con la sciarpa, per evitare la pioggerellina sulla pista poco prima del decollo. Lì per lì mi sembra un gesto scontato, e anche meccanico, ma ora che ci rifletto, anche quello è un gesto d'amore. Un modo per prendersi cura di sé.
Per questo mi sono detta, per il nuovo anno, unico proposito: fare caso ai gesti d'amore. Ma non a quelli che facciamo per gli altri, che tanto lo sappiamo che la maggior parte sono a fondo perduto. Fare tanti, tantissimi, gesti d'amore per sé, che queste mie gambe più snelle e più scattanti, non ci vanno mica lontano se non mi amo. E dire che può sembrare egoista, ma in realtà è tutto l'opposto, perché solo chi ha cura di sé, può prendersi cura degli altri. Mica è un caso se durante un volo, e la pressione si riduce, è importante far mettere la maschera d'ossigeno prima agli adulti e dopo ai bambini! – sì, lo so che sono cose a cui nessuno fa attenzione, che tutti stanno mandando gli ultimi messaggi di saluto, eppure dicono proprio così: prima agli adulti e dopo ai bambini. Insomma alla fine è questo, amarsi per poter amare. E per assurdo è la cosa più difficile del mondo. Riuscire ad accettare tutti i miei difetti, i passi falsi, smetterla di voler sembrare sempre impeccabile a tutti i costi (chi lo è in fondo?), i colpi di testa che ho rimosso perché me ne vergogno troppo, e quelli che rifarei ancora e ancora, per sempre (grazie); le cicatrici, visibili e interiori, quello che non ho mai raccontato e quello che ho fatto credere, quello per cui mi sento ancora in colpa, e quello per cui non smetterò mai di essere orgogliosa. E se non me lo riconosco io, nessuno lo farà mai. La propria storia, che è la storia di tutti, ma anche infinitamente diversa e comprensibile solo a pochi. A tutti i fortunati coscienti di avermi incontrata, e a tutti i fortunati che non se ne sono mai resi conto. Io quest'anno, forse davvero per la prima volta, mi sono guardata e sono riuscita a non odiarmi, a provare perfino tenerezza. Quella tenerezza con cui si guarda chi pensa di essere molto meno forte di quello che è. E invece. Meno male che ci sono io con me. Dovrebbe essere una frase da ripetersi sempre prima di addormentarsi, che questo è tutto, alla fine.

Sarà un anno difficile per chi non si ama.

Abbi cura di te (altrimenti come si fa a ricominciare ogni volta?)

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