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Venerdì, 01 Giugno 2018 15:12

Cartoline non spedite #44 Puntini In evidenza

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Prima di iniziare a scrivere disinfetto le mani con un gel che ha il profumo di fragole fresche. Mi sembra il minimo, approcciarmi in modo puro a qualcosa di così sacro. Probabilmente riverso questo mio modo di essere in tutti gli altri aspetti della mia vita, il ché è assolutamente deleterio (per me, s’intende). Alla fine della giornata devo scrollarmi di dosso tutto il sudiciume che gli altri mi hanno riversato addosso, noncuranti di avere un minimo di delicatezza nell’approcciarsi alla vita degli altri. A furia di scrostare e raschiare rimarrà uno strato sottilissimo di me, sarò eterea e impercettibile. Nessuno potrà più rovinarmi.  

Ho seminato i miei puntini di sospensione ovunque, dalla terra più grassa e nera come il caffè a quella sottile e arida come carta velina. Non ci sono mai state mezze misure. Le mezze misure sono per le persone che sanno davvero quel che vogliono, in ogni momento. Ma io che ero più marzolina di qualsiasi lepre al mondo ho banchettato lì dove sembrava essere migliore di qualsiasi posto, e questo meglio fuggiva un po’ di qui e un po’ di là, e questo lo voglio forse che sì, forse che no, magari ripasso e invece addio, perché quando in realtà non ti fermi a rispondere alla semplice domanda “per quanto altro tempo ancora?” perdi la bussola. Poi è il tempo stesso a decidere. Non importa dove tu sia, in quale punto calpesti la vita: hanno già scelto per te.

Mi sono seduta su un sasso e ho aspettato che germogliassero questi miei puntini e mettessero su fiori, ma dovunque mi volti e mi giri, adesso, non vedo niente perché è il niente che c’è. Avrei dovuto prendermene cura. Tutto quello che ho fatto è stato solo stare a guardare, lasciandomi distrarre da qualsiasi cosa inciampata per caso lì dov’ero. Credevo potessero farcela da sé a strisciare fuori dai bulbi. Pensavo che l’amore e la gioia e tante altre cose belle che mi avevano accompagnata nell’aspettare quel miracolo potessero bastare. L’unica cosa che è strisciata via è stato il pugno rattrappito da dove in teoria dovrebbe esserci altro.

Ho dissotterrato con la terra sotto le unghie ciò che era rimasto e ho trovato una serie infinita di pulci morte senza requiem. Ho celebrato funerali in ritardo. Se me ne fossi accorta in tempo avrei almeno evitato il rigor mortis di chi dalle mie mani disperatamente calde non voleva farsi sciogliere.

C’è inoltre questo complicato rapporto con le sveglie: non le sento, le imposto male, mi rifiuto di obbedire al loro richiamo. Ma prima o poi mi sveglio, giuro.

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