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Venerdì, 09 Marzo 2018 19:00

Cartoline non spedite #32 Tentacoli In evidenza

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Cartoline non spedite #32 Tentacoli Foto di Rick Shih

Ho pregustato cosa significhi vivere da sola, non è stata una vacanza, era vita. Vita vera. Con la valigia stretta tra le gambe, seduta tra due signori dall’aria stanca, ho riso un po’ quando mi sono accorta del nome di una fermata in metro. Così inusuale, il fatto di ritrovarmelo davanti agli occhi in questo modo, un po’ mi ha fatto sentire in colpa, non ho ancora preso un aereo, sebbene tu sia ovunque, che lo voglia o no. Ovunque tranne che al mio fianco, beninteso. Il cellulare squilla ma lo lascio fare. Non posso dire cosa ne sarà di me da qui a cinque, venti minuti. Non posso darti certezze, mi sto zitta così non mento. Lo so che la tua mente ora vagherà nel panico, in balia di chissà quale atroce pensiero, ma preferisco che tu abbia l’immaginazione a farti compagnia piuttosto che una falsa rassicurazione.
Una donna sulla cinquantina, seduta proprio di fronte a me, mi ha lanciato un’occhiataccia di disapprovazione. Non ho capito molto bene perché, forse la mente è calibrata sullo standard di insulti e terrore, e le risate sono pericolose quanto un coltello che minaccia di sventrarti. Rido anche quando non dovrei, soprattutto quando non dovrei. Ho sempre mal sopportato gli sguardi truci della gente che non sa nulla di te e crede di sapere tutto dall’alto della sua saccenteria, che poi si riscopre essere solo una grande mancanza di empatia. Ohi, vita. Mi tremano le gambe come mai prima d’ora, nulla è stato in grado di darmi quest’effetto adrenalinico al contempo di libertà e panico. È una cosa bellissima a pensarci, hai tutte le possibilità che si dipanano dinanzi a te, ma quella percentuale nella norma di buonsenso ti tiene coi piedi piantati al suolo, come se fossero radici sottoterrene di alberi secolari. Dura cinque secondi, e anche meno, l’atto del mettere un piede davanti all’altro, per consentire a tutto questo insieme di muscoli, ossa, organi, arterie, muco e peluria che siamo, di muoversi. A volte lo do per scontato, ma dietro, almeno per quanto mi riguarda, vi è tutto un lavoro paziente di sradicamento, poiché non ho mai voluto essere un albero, e le radici me le sono sempre immaginate come tentacoli di totano gigante, con i quali avviluppare tutto quello che c’è (e anche quello che non c’è). Da quando sono riuscita a liberare la testa da tutte le persone inutili che ho incontrato, non c’è più la distanza di sicurezza dello Spirito Santo tra gli abbracci che ricevo. Sento meno freddo, anche se sono lontana da tutti. Ho ancora ragione, quasi sempre. Voglio avere torto mentre tu mi baci, cantano alla radio. Con la confusione che ci pervade, terremo l'uno la mano dell'altro; sappiamo benissimo cosa siamo: due semi appartenenti allo stesso soffione, in attesa che un forte vento ci spazzi via. Guardo quella fermata che porta il tuo nome, la direzione del treno è la stessa, ma io vado nel verso opposto. Rido ancora. Il prossimo viaggio che prenoterò sarà un biglietto per un paesaggio sconosciuto, la tua schiena.        

Letto 454 volte Ultima modifica il Venerdì, 09 Marzo 2018 19:25

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