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Venerdì, 12 Gennaio 2018 18:27

Cartoline non spedite #24 Di quello che scrivo In evidenza

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Quando ti penso mi fischia un orecchio, non ricordo mai se il destro o il sinistro, maledizione. Di recente mi è stato chiesto se le cose che scrivo siano realmente accadute o abbiano dei riferimenti a persone che esistono davvero, e cose così. Ma io non racconterò mai di te, anche se ho avuto sempre la curiosità di sapere se leggi quello che scrivo. Non te lo chiederò mai, ovviamente, né me lo dirai, ovviamente.


Se c’è una cosa che ho imparato è che non ha senso chiedere quando si sa benissimo la risposta, è solo male gratuito che continuiamo a farci imperterriti, pensando che prima o poi qualcosa cambierà.
No, di te non racconterò mai. Neanche di quella volta che dovetti prendere un treno e litigare con i miei per giorni e adesso non mi sembra vero, sono passati quattro anni di vuoto e due di silenzio.  Non racconterò mai di quella volta che mi hai fatto dormire nella tua stanza infrangendo tutte le regole del dormitorio e poi al mattino, il portiere mi guardò e mi diede indietro la carta d’identità, dicendomi che era stata solo un’eccezione. E io ho sempre adorato le eccezioni, specialmente quelle fatte appositamente per me. Non racconterò neanche di quando ti addormentavi accanto a me ed io non dicevo nulla, ero lì che continuavo a vedere il film (quello che ti avevo consigliato) e me ne accorgevo solo dopo. Non racconterò neanche di quell’alba a Roma, quando ho temuto davvero, avevo paura di essere inseguita da qualcuno di non definito, e tu eri con me nella notte, con una lucidità pazzesca come se per tutta la vita non avessi fatto altro che questo, e intorno a noi c’era il deserto. Qualche barbone in metro, appena aperta, noi sulla prima corsa, e il Colosseo, così imponente e così secondario. Non racconterò di quel tavolino improvvisato, con una candela accesa per festeggiare finalmente nella tua stanza, dopo delle ore intensissime per te, ed io che mi ero volutamente annullata, messa da parte, perché non voglio mai rovinare la felicità di nessuno. Doveva essere tutto perfetto e per un momento, sono sicura che lo sia stato davvero. La grazia magistrale con cui sistemavi nei piatti quel cibo giapponese preso d’asporto da un locale che aveva appena aperto, e faceva il 20% di sconto sul takeaway, figurati, a Roma ne aprono davvero uno al giorno. C’eri tu davanti a me, quasi come se fosse una liturgia privata, ed io potevo prendere parte a questa messa. Non racconterò mai di quando mi piangevi di fronte e non sapevo che dire, ti sembravo impassibile. E toccarti mi dava l’impressione di farti crollare in mille pezzi, anche abbracciarti sarebbe stato un azzardo che non potevo compiere. No, non metterò mai in fila queste strade di lettere composte che formano un labirinto nei pensieri, perché scrivere è un mestiere veramente meschino, trasfigurare i ricordi, prendere in prestito, rubare dei momenti, dei gesti, dei nomi, delle frasi, delle emozioni che non sono mie e che non ho nessun diritto di usare e plasmare a mio piacimento. E se sai farlo bene nessuno può riconoscersi più in niente. Ma ho già detto che di te non parlerò mai, né tantomeno plasmando la verità. Quando mi dicesti e mi scrivesti che su quell’autobus avresti voluto tenere la mia mano per sempre, e poi guardaci oggi. Il monologo infinito è continuato, il mio. E il dialogo senza punteggiatura, il tuo, probabilmente avrà trovato qualcun altro a dosargli i punti e le virgole.
Se ci penso in modo razionale credo che per te io sia morta. Sai benissimo che è così. Ma i morti per me sono altro, a volte ci esco e ci mangio insieme. A volte. Sai, quest'anno, te l'avrei raccontato, mi è capitato un addio al nubilato assurdo, ne ho anche scritto, chissà se l’hai letto. Sì, okay, l’ho detto a tutti e non solo a te. Non è la stessa cosa, infatti un po' mi odio. E un po' mi odiano. Ma che vuoi farci, almeno c'è un riscatto, e me lo prendo.
Però sai, io non volevo raccontare davvero nulla di questi nostri momenti privati che non leggerai e infatti siccome ero a corto d'argomenti, a chi mi chiederà dirò che mi sono inventata questa storia qui un po' strappalacrime e non so se andrà bene o no. Vedremo. Vedrai.

Letto 264 volte Ultima modifica il Venerdì, 12 Gennaio 2018 18:40

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