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Venerdì, 22 Dicembre 2017 04:23

Cartoline non spedite #21 Caro Babbo Natale che sei nei cieli In evidenza

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Dice che devi resistere. Un giorno. Due giorni. Una settimana. Magari l’anno prossimo. Dice che poi migliora. Sì, tu sei un segno cardinale e allora il nuovo anno sarà migliore, come tutti gli anni. E poi domani è un giorno nuovo, come tutti i giorni. Probabilmente questi mesi appena trascorsi, sono serviti a liberarti in modo definitivo da una situazione che ti andava stretta, o hai abbandonato una strada che non era la tua, anche se ci hai messo un bel po’ per capirlo. Dice meglio tardi che mai. No, tardi è tardi (ma è comunque meglio che mai). In verità non c’è nulla di più falso nel dire che ci hai messo un bel po’ per capirlo, perché tu l’avevi capito subito, solo che ammettere la sconfitta è sempre difficile, e poi il coraggio del cambiamento e tutte quelle cose lì. Non c’è bisogno di spiegare. 

Perciò sei già ad un numero non esiguo di anni e ormai ti ritrovi in quel punto in cui hai esaurito quasi tutto quello che vorresti chiedere, perché un po’ ti rendi conto che è una causa persa in partenza pretendere da qualcuno quello che in primis tu non riesci a darti (e a dare). Poi non è mica che non hai più sogni o desideri da realizzare, anzi ne hai miliardi di milioni infiniti, ma sarà mica il caso di voler perseverare la suddetta causa persa in partenza?  Quasi a rimarcare che le cose esistono, ma non sono tutte messe al mondo per te, ecco. Ci sono quelli che se le meritano (no, non è vero, questa cosa del meritarsi le cose è una stronzata bella e buona, altroché) e quelli che non se le meritano (che sono sempre troppi, guarda caso).
Per quel che mi riguarda, credo che il Natale, e il periodo che si trascina fino alla fine dell’anno in generale, mi siano sempre stati molto a cuore fino ad un certo punto, e poi basta. E quel punto può essere identificato nel momento in cui, ingenua undicenne, ma molto curiosa, a due giorni di distanza dal 25 dicembre, scoprii nell’armadio di casa, il regalo che la mia sorellina aveva chiesto al caro Babbo dalla barba bianca (e non al nostro, per l’appunto).  Non dissi nulla, né a lei, né ai miei. Fino alla mattina fatidica dello scarto dei regali, difendevo ancora dentro di me, l’idea e la speranza d’essermi sbagliata. E invece nulla. Mia sorella ricevette proprio il regalo visto pochi giorni prima. Non dissi nulla, neanche quella mattina. Non volevo rovinare la magia. E poi un segreto di quella portata mi rendeva potente.
L’anno dopo, mia sorella, molto più precoce (già si andavano definendo altri tempi), era quasi sul punto di scoprire tutto il macchinoso e dolce inganno natalizio, ed io, non so perché, ero lì che contro ogni logica assecondavo la follia di Babbo Natale, “guarda che ti stai sbagliando, esiste davvero”, da non crederci, ripensandoci.  Chissà da cosa la volevo proteggere. È che non mi sembrava giusto che avesse così pochi anni e già tanta disillusione. Se ci rifletto ora, mi sembra la solita solfa con cui abbiamo a che fare tutti i giorni, mica solo a dicembre, quindi forse meglio saperlo subito.
Babbo Natale è questo mistico uomo che non c’è, che non esiste e che non è mai esistito, e a cui affidiamo la nostra felicità. Un fantasma a cui chiediamo qualcosa che potremmo benissimo andare a comprare noi stessi e dirci, ecco, questo è per te. Sì, okay, non c’è più la magia, ma vuoi mettere l’immediata consapevolezza nei propri mezzi?
L’anno dopo ancora, il Natale era diventato il momento in cui rivedevo in piazza il ragazzetto che mi piaceva tanto, e finalmente le nostre guance potevano sfiorarsi per gli auguri. Magari non ci parlavamo da quella volta in cui l’avevo visto insieme alla mia amica (bell’amica di merda), ma gli auguri sì, ce li davamo sempre. Non chiedetemi perché, ora come ora lo manderei a fanculo.
Mi capirai, quindi, caro Babbo, se sono un po’ in difficoltà nel chiederti qualcosa, perché tanto non ho risposto neanche alle richieste dei miei, che ormai si sono arresi. Forse sono rimasta zitta per la delusione pregressa di quella mattina in cui scoprii che era tutto un imbroglio. E allora a che serve? – mi dico. Vedi com’è cresciuta meglio quella furbacchiona di mia sorella che ha già chiesto e avuto il suo regalo di natale anticipato? (Qui si dovrebbe aprire tutto un capitolo filosofico sulla scelta dei regali che proprio non ho voglia di fare).
Tutto sommato, sarebbe molto bello se la frase “chiedi e ti sarà dato”, fosse vera. E invece si scopre solo dopo che il miglior modo per ottenere qualcosa è non chiederla. Sempre ammesso che l’altro sia abbastanza intelligente da capire, e che ne valga la pena (anzi no, che ne valga la gioia). Insomma non starò qui per l'ennesima volta a pregare qualcuno, e farò finta che questo periodo di ipocrisia, verità occultate e sorrisi tirati mi piaccia tantissimo, come ho sempre fatto. Il regalo, però, non lo aspetto più.
Manterrò il segreto della mia prima delusione, e di tutte quelle che sono venute dopo, in silenzio, gelosamente. Non ne parlerò davvero. Non si parla delle delusioni, di quelle vere. Tranquille mie care, siete al sicuro, non vi tradirò mai. Odio la compassione, preferisco la solitudine.

Dice che devi resistere. Un giorno. Due giorni. Una settimana. Magari l’anno prossimo. Dice che poi migliora. E migliorerò.

Letto 458 volte Ultima modifica il Venerdì, 22 Dicembre 2017 05:49

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