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Venerdì, 17 Novembre 2017 19:19

Cartoline non spedite #16 Hanno tutti un death note In evidenza

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Ho un po’ paura della gente che parla di cose ad alto contenuto sociale, quegli argomenti condivisi da tutti per intenderci, o per la stragrande maggioranza. Ad esempio, potrebbe mai esserci qualcuno in disaccordo con l’idea che nel mondo ci sia bisogno di pace? No, in teoria no, però se vai a chiedere, magari anche a queste persone stesse, un modo semplice per spiegare questa pace, com’è, cos’è, se si potrebbe raggiungere mai davvero, poi non ti sanno quasi mai rispondere. È più l’idea astratta, il concetto di valore universale che l’idea concreta e attuabile quella che propagandano; non che ci sia nulla di male, ovviamente, ben venga che si parli di concetti positivi. Però, sai com’è. Ecco.
Ho un po’ paura perché son le stesse persone che poi cancellano i post che non hanno ottenuto un numero sufficiente di like su fb per essere considerati delle persone con un’opinione che conta, e immagino che potrebbero essere i genitori del domani, quelli capaci di abbandonare un figlio solo perché deformato o problematico.
Ho un po’ paura delle persone che vogliono proclamarsi giuste in ogni caso per essere amate e celebrate, perché di solito son quelle che in primis non amano nessuno e ci ho pensato perché non ne conosco quasi più di diverse, e probabilmente hanno tutti un death note segreto. 
Io non so se sarei in grado di avere un death note perché sono quel tipo di persona che quando sta scrivendo una cosa e si accorge di aver sbagliato, anziché correggere e starsi zitta e finire tutto là, pensa che è troppo pigra per correggere la prima frase, quindi ne scrive una seconda per dire che non ha corretto perché è troppo pigra per correggere, ed infine sì, ne scrive anche una terza (che è effettivamente quella corretta). Perciò il mio death note sarebbe in realtà pieno di correzioni su correzioni, e rimarrebbe poco e niente di concreto. Sarebbe tutto un chiedersi il perché e il per come, e il quando e il dove, e infatti mi sono ricordata di un episodio (tra gli altri) accaduto qualche tempo fa.
Stavo passeggiando con i miei amici, e tutti i negozi erano aperti, anche un fruttivendolo, che aveva fuori gli ortaggi in esposizione. Io, che mentre cammino mi guardo sempre intorno, anche quando mi parlano, ho riconosciuto le patate zuccherine, ho interrotto tutti (probabilmente era un discorso noioso), e ho catalizzato l’attenzione dicendo “Wooah, ma cosa sono quelle?”, cosicché due amici hanno risposto “Patate dolci!”, aggiungendoci altre cose, come ad esempio, che sono buonissime e non molto caloriche ed anche le ricette che prepara la loro mamma, ed ancora dei ricordi legati a quei piatti. Ho detto di non averle mai assaggiate, anche se per finta, quindi ho dovuto accettare di ascoltare anche tantissime frasi come “Non è possibile! Devi per forza” e altre cose così. Era bello vedere le loro reazioni da spettatrice cosciente e consapevole.
Mi diverto a raccontare le cose, ma si verificano alcuni periodi in cui preferisco far parlare gli altri, perché sono troppo pigra. Mi va bene essere al centro dell’attenzione, ma solo quando è funzionale a un qualcosa. Ultimamente ricerco delle storie che non siano mie, magari migliori. Voglio riuscire sempre a stupirmi, che altrimenti dicono che faccio la maestrina e ogni cosa la so già, gnegnegne.
Non mi ricordo come sono arrivata a questo punto, ma sono sicura che probabilmente qualcun altro abbia già detto quello che volevo esprimere ed anche meglio. Per l’appunto, proprio adesso mi viene in mente la scena di un film, in cui il protagonista dice così:

“Questa era lei, sembrava più pigra che saggia, ma era saggia, era più avanti, verso la fine di questa storia mentre stavo per perderla. Le dirò una cosa importante, le dirò “d’ora in poi di tutto quello che dirai, ti chiederò perché?” vedrete come mi risponderà, quando ci arriverete, e capirete cosa intendo.

Era la A di Atlantide, la A dell’Africa e dell’Australia, degli Atolli, degli Aviatori, dell’Amazzonia, dell’Argento; era la A lenta e oscillante dell’Amaca, era tutte le A più emozionanti del mondo, tranne una.

[…] e di colpo senza che c’avessi mai pensato prima, mi venne in mente una buona cosa da dirle, la migliore, mi parve, per cercare di raggiungerla, o almeno di avvicinarla un po’, così avanti com’era, “d’ora in poile dissi, “di tutto quello che dirai, ti chiederò perché” ma lei era avanti e sorrise, e rispose “perché?”    

Letto 284 volte Ultima modifica il Venerdì, 17 Novembre 2017 19:41

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