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Letteratura

Letteratura (184)

Venerdì, 15 Giugno 2018 20:10

Cartoline non spedite #46 Occhi

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In vacanza sono davvero spensierata, e di recente mi è capitato anche di sognare degli unicorni. In uno zaino molto vecchio c'era un quadernetto che di solito usavo per appuntarci dei pensieri sconnessi, sconclusionati e assolutamente impellenti, e ci ho ritrovato una frase molto vera ma molto acidula, che diceva così “alzeremo gli occhi al cielo a cercare l’ennesima stella che sfugge e si perde, senza curarci minimante di tutte quelle che restano”. Avrò avuto diciott’anni.  Mi meraviglio di quanti piccoli passettini in avanti, quella ragazzina abbia dovuto compiere, senza all’epoca avere fiducia alcuna, né in se stessa, né tanto meno negli altri. Mi meraviglio di questo contrasto, rileggendomi adesso, e di quante cose ho saputo mettere in fila e costruire come un ragno paziente con la sua tela complicatissima. Vorrei abbracciarla quella ragazzina di diciott’anni, sperduta, incasinata (questo non è cambiato), ma sempre presente a se stessa, o per lo meno ai suoi sogni. Il che fa un po’ effetto, quando solo dopo quattro anni, un professore universitario rivedendoti dice che sei cresciuta e tanto. Mi meraviglio perché al nuovo corso di laurea, ci sono un sacco di ragazze e ragazzi che mi considerano una matricola e si stupiscono quando dico la mia età, e tutto quello che c’è dietro (che non si vede mica in faccia). Ci sono gli errori, ci sono i rimedi, e ci sono sempre sempre sempre i sogni. Solo che questa volta è bello parlarne come se facessero parte della mia vita quotidiana, ed è perché quella ragazzina lì non l’avrebbe mai detto (anche se fin dall’inizio lo sapeva, fin dall’inizio credetemi). Mi meraviglio di come la puntualità del destino sappia ancora sorprendermi (sia in negativo che in positivo), e di quanti ricordi io abbia dovuto liberarmi per permettere questa ricerca accurata e incessante di tutto ciò che è bellezza, della mia capacità di riconoscerla, e di anticiparla. Di quanto le persone con grandi sogni ed idee mi siano simpatiche senza che pronuncino una sola parola, perché è così che si riconoscono le anime affini. Mi meraviglio perché dopo tanti anni riesco ancora a sentirmi una turista nella mia città, senza per questo perdere la curiosità di voler visitare tutte le altre.
Ho comprato un paio di occhiali da sole con le lenti rosa (no, non sono innamorata), ma ho sempre amato Kant a dispetto di tutti quelli che lo odiavano perché troppo difficile. È che, come scriveva Baricco, negli occhi della gente si vede quello che vedranno, non quello che hanno visto, e io voglio continuare a meravigliarmi.  

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Venerdì, 08 Giugno 2018 17:52

Cartoline non spedite #45 Congiunzione

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L’improvvisazione mi è difficilissima sulla scena, e mi riesce benissimo nella vita. È che in uno dei due luoghi non mi perdonerei mai di poter ingannare qualcuno. Allora i pensieri nella mia testa creano un grande garbuglio, e complicano quello che dovrebbe essere semplice, così semplice da diventare complicato. Non dirò mai in quale dei due posti io imponga continuamente a me stessa l’autenticità, perché i misteri sono una tra le miriadi di cose ad affascinarmi, da che ne ho memoria. Funzionano solo nei romanzi, però.
Conto fino a tredici prima di addormentarmi, anche se spero sempre di arrivare fino al diciassette. E a volte mi capita di essere ancora sveglia, ma ricomincio da capo. Volevo nascondere tra le mie frasi degli esempi di ridondanza, di modo che se qualcuno dovesse mai leggerle ne sogghignerebbe.

Ho rincorso una bambina che aveva perso un peluche grigio proprio sulla mia traiettoria, e lei non se n’era neanche accorta. (Metto la virgola prima della congiunzione perché so che si può fare, ma soprattutto perché so che a te dà fastidio, e se non posso più tediarti alzando gli occhi all’insù, permettimi almeno di prendermi questa piccola concessione.) Comunque la mamma della piccola mi ha ringraziato tantissimo, come se avessi salvato il mondo. E magari chissà, l’ho salvato davvero, quantomeno il suo.
Cammino sulle punte, e sono abituata a sopportare tanto e per un lungo periodo di tempo, ma quando decido di smettere, smetto davvero. E per sempre. Con estrema grazia, sia chiaro. Quella grazia che ha permesso ad alcuni di odiarmi, perché non potevano realmente odiarmi. Ed ha permesso ad altri anche di tornare. Più volte. Così come si torna sempre nei posti in cui si è stati bene, tu mi hai mostrato che si torna sempre anche nei posti in cui si è stati male, per capire che tutto è davvero superabile. (Tutto tranne quello che non siamo riusciti a risolvere.) Ma le persone non assomigliano a dei cubi di Rubik, se possibile sono anche più complicate. E io lo ben so. Non posso più perdere il mio tempo appresso a dei crudeli sociopatici pronti a demolire qualsiasi cosa (seppur le loro visioni utopistiche). Meno male che esistono gli occhioni di personcine squisite a ricordarmelo. E quindi ciao, molti baci e cari saluti. Cìbìcìerre.  

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Venerdì, 01 Giugno 2018 15:12

Cartoline non spedite #44 Puntini

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Prima di iniziare a scrivere disinfetto le mani con un gel che ha il profumo di fragole fresche. Mi sembra il minimo, approcciarmi in modo puro a qualcosa di così sacro. Probabilmente riverso questo mio modo di essere in tutti gli altri aspetti della mia vita, il ché è assolutamente deleterio (per me, s’intende). Alla fine della giornata devo scrollarmi di dosso tutto il sudiciume che gli altri mi hanno riversato addosso, noncuranti di avere un minimo di delicatezza nell’approcciarsi alla vita degli altri. A furia di scrostare e raschiare rimarrà uno strato sottilissimo di me, sarò eterea e impercettibile. Nessuno potrà più rovinarmi.  

Ho seminato i miei puntini di sospensione ovunque, dalla terra più grassa e nera come il caffè a quella sottile e arida come carta velina. Non ci sono mai state mezze misure. Le mezze misure sono per le persone che sanno davvero quel che vogliono, in ogni momento. Ma io che ero più marzolina di qualsiasi lepre al mondo ho banchettato lì dove sembrava essere migliore di qualsiasi posto, e questo meglio fuggiva un po’ di qui e un po’ di là, e questo lo voglio forse che sì, forse che no, magari ripasso e invece addio, perché quando in realtà non ti fermi a rispondere alla semplice domanda “per quanto altro tempo ancora?” perdi la bussola. Poi è il tempo stesso a decidere. Non importa dove tu sia, in quale punto calpesti la vita: hanno già scelto per te.

Mi sono seduta su un sasso e ho aspettato che germogliassero questi miei puntini e mettessero su fiori, ma dovunque mi volti e mi giri, adesso, non vedo niente perché è il niente che c’è. Avrei dovuto prendermene cura. Tutto quello che ho fatto è stato solo stare a guardare, lasciandomi distrarre da qualsiasi cosa inciampata per caso lì dov’ero. Credevo potessero farcela da sé a strisciare fuori dai bulbi. Pensavo che l’amore e la gioia e tante altre cose belle che mi avevano accompagnata nell’aspettare quel miracolo potessero bastare. L’unica cosa che è strisciata via è stato il pugno rattrappito da dove in teoria dovrebbe esserci altro.

Ho dissotterrato con la terra sotto le unghie ciò che era rimasto e ho trovato una serie infinita di pulci morte senza requiem. Ho celebrato funerali in ritardo. Se me ne fossi accorta in tempo avrei almeno evitato il rigor mortis di chi dalle mie mani disperatamente calde non voleva farsi sciogliere.

C’è inoltre questo complicato rapporto con le sveglie: non le sento, le imposto male, mi rifiuto di obbedire al loro richiamo. Ma prima o poi mi sveglio, giuro.

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Venerdì, 25 Maggio 2018 18:41

Cartoline non spedite #43 Dislocata

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Mi dicono che sono veramente antipatici, e io forse l'ho capito. Ho capito com'è che funziona, che se non sorridi perché dovrebbero sorriderti? Quando ti presenti ad un colloquio di lavoro non puoi essere molto diversa dall'idea che loro hanno di te. Il problema è quando neanche lo sai chi sei. O meglio, il vero problema è quando non ti permettono di essere quello che potresti diventare. Una fermata della metro, per scendere e risalire. E sembra di essere stata lì da sempre. Sembra che non sia cambiato nulla, se si esclude tutto. Un ramo secco in bocca ad un cane, che si avvicina per essere accarezzato. Poi la padrona lo trascina via. Peccato. Scegli il valore che vuoi dare. E scegli cosa. E a chi. Sono dell'idea che un paio di occhiali possano cambiarti la vita. Oh, comunque le mie scarpe si abbinano ai tuoi colori, credo proprio che dovremmo passeggiare accanto. Sai che ti dico? Preferirei perdere tutti gli zuccheri presenti nel mio corpo e prosciugare perfino l'acqua. Ma qui, qui c'è un senso a qualcosa che prima mi sfuggiva. E adesso, adesso riesco ad essere oggettiva. La tua giacca si riscopre versatile, ed è in grado di coprire le macchie, mascherarle, quasi come te. Mi sembra di ascoltare un concerto barocco nella mia testa. E dell'ananas a fette, smentisce i falsi miti. Io vorrei davvero credere a chi dice che tutto è orribile, sarebbe molto più semplice. E senza dubbio il male esiste, ma a volte accade che il bene vince. E in quel momento, credo che sia stata compiuta un'azione di riscatto in uno dei tanti universi paralleli che contemporaneamente convivono con noi. Che tutto torna, e tutto passa. E niente passa e niente torna. C'è sempre spazio, anche se ho solo due ore di sonno. Non sono stanca. Approfittane subito. Tutto quello che hai perso in questi anni. Tutto quello che spero di non perdermi. È sempre spiazzante quando qualcuno supera le aspettative. (Anche nelle delusioni.) Vuoi del vino? Ho due bicchieri vuoti. Non serve altro. Guarda, c'è anche il sole. Ed ogni cosa mi parla di lei.

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Lunedì 28 Maggio alle ore 19.00, presso la Sala Consiliare del Comune di Carmiano, Paolo Cucchiarelli presenta il suo nuovo lavoro “L’ultima notte di Aldo Moro: dove, come, quando, da chi e perché fu ucciso il presidente DC”. 
L'inchiesta giornalistica più innovativa e sconvolgente di questi anni.Cucchiarelli ricostruisce il rapimento,la prigionia e le ultime 24 ore di Aldo Moro, scardinando pezzo per pezzo 40 anni di menzogne. Ne emerge una realtà sconcertante.
L'evento rientra nell'ambito dell'iniziativa "il Maggio dei libri" ed è organizzato dall'assessore alla cultura del Comune di Carmiano Stefania Arnesano.

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Venerdì, 18 Maggio 2018 23:12

Cartoline non spedite #42 Silenzi

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Inizia a piovere. Il tempo di un caffè e ha smesso già. Nessuno può decidere quando fermare la pioggia. Nessuno. Non è cosa mi dici, è cosa non mi dici, perché lo so che si perde (o si nasconde) tutto nel non detto. E io ne sono una specialista. Di solito funziona così, chi parla tanto, dice poco e niente di sé. Ricomincia a piovere. Le tendine blu dell'autobus ondeggiano come una ballerina hawaiana sul cruscotto di un'auto. Quanti silenzi mi riserverai? Probabilmente sarà il male minore. Il ragazzo seduto sul sedile accanto, ascolta della musica rap. Sono bravissima a scombussolarmi la vita compiendo scelte azzardate, forse in un universo parallelo mi manifesto come vento e tempesta. Qualcosa di rabbioso ma comunque passeggero. Quanti silenzi mi riserverai? Le gocce sul finestrino scivolano via veloci. Assomigliano ad alcuni spermatozoi impazziti che cercano di fecondare l’ovulo per primi. Scusa, puoi un attimo spostarti dai miei pensieri? Fatti più in là. Anzi levati dal cazzo. E sappi che dei diritti d'autore non ti spetterà nulla. Te lo puoi sognare. "Eh no, no Lucy ti stavo chiamando per dirti che purtroppo non possiamo fare niente. Non ti preoccupare sarà per la prossima. Buon fine settimana", così il signore seduto in prima fila interrompe la chiamata. Quanti silenzi mi riserverai? "Un caffè normale e uno macchiato, Massimo. Come dove devo andare a prenderlo? In farmacia. Ma ti pare? Manco t'avessi chiesto di costruire una piramide. Ehi, lascia stare. Facciamo finta che non t’ho chiesto niente. Anzi preparati che la prossima fermata è la tua, stiamo per passare.” sempre lui, il signore seduto in prima fila. Pare abbia una predilezione per le chiamate. E tu, quanti silenzi mi riserverai? Ti piacciono le costruzioni? Quelle fatte con i lego, i mattoncini colorati. E le costrizioni? L’aria condizionata non dovrebbe essere in funzione nei giorni di pioggia. Come si spegne? Quest’autista guida così male che mi sta venendo anche la nausea. Il mal di testa ce l’avevo già da prima di salire. Com’è divertente cercare il limite delle situazioni, delle persone, di me stessa. Tremila chilometri e lo scoprirò. Forse. Otto canzoni in riproduzione casuale, e tu quanti silenzi mi riserverai?  

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Domenica, 13 Maggio 2018 20:37

Cartoline non spedite #41 Dimensioni

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Forse il problema fondamentale della comunicazione è che non ascoltiamo per capire l’altro, ma per rispondergli. È che noi siamo al tempo stesso la porta dove vorremmo entrare e il suo guardiano. Capisci quant’è difficile? Quando feriamo qualcuno senza neanche rendercene conto, quando veniamo feriti e l’altro neanche se ne rende conto. Dove finiscono i sorrisi? E la gratitudine? Non voglio che restino solo le lacrime. Io non ne posso più. Certo, le parole mi feriscono, ma non a morte, altrimenti non starei qui a scriverne. Il tuo passo è difficile da reggere, è quello che penso ma non ti dico, perché “il tuo passo è difficile da reggere” è quello che mi dicono. Poi tornano tutti, certo, ma a volte è davvero tardi. Sono andata troppo avanti, troppo lontana, uno scatto che ha distanziato tutti. È accaduto proprio questo, tantissime volte. Ma così non era successo mai. Non sono né lieta né infelice, è una somma di sensazioni indefinite. A volte capita. Allora ci dirai, verso la fine, poco prima di concludere l’anno, intensifichiamo i rapporti da due a tre, perché l’odio sia odio vero oppure niente. Dobbiamo spostarci verso il grottesco, nella finzione come nella vita probabilmente. Ci costruiremo delle antenne e delle ali, saremo zanzare tigre, le più stronze. Ma la vita è già grottesca di suo, e ti concede solo sette giorni di tempo per recuperare dal passato tutto quello che potrà servirti nel futuro, e mi raccomando, ti dice, non dimenticare di comprare una marca da bollo da sedici euro. Ogni cosa ha un prezzo, inevitabilmente. Do ut des. Non era così per me, non lo è mai stato, eppure ho avuto degli insegnanti appassionati, e ora tutto quello che so lo devo a loro. Grazie, gentilissimi. In punta di piedi, se necessario, saprò sparire, trasportarmi in un’altra dimensione. Rimarrà di me solo una visione, la percezione di un’idea. Così, anche se per strada dovessero esserci dei vetri rotti riuscirò a non ferirmi. Ci guardiamo negli occhi ma chissà cos’è che vedi. Sulle gambe ho dei lividi, questo posso dirtelo. Saranno gli unici visibili, te lo giuro. Gli altri li tengo per me. Se hai permesso al dolore di renderti cattivo allora è stato tutto sprecato. Arriva al punto in cui non puoi scegliere più, il punto in cui tutto è inevitabile. Qualunque cosa tu farai, abbi cura di farla con delicatezza.

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Giovedì, 10 Maggio 2018 10:51

LEI CHI? Ti presento una scrittrice

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LEI CHI?  Ti presento una scrittrice

Dal 26 maggio al 17 giugno

Per il secondo anno consecutivo torna a Lecce la rassegna letteraria itinerante LEI CHI? con dieci diversi appuntamenti volti a diffondere la conoscenza di scritture femminili e, più in generale, di identità artistiche forti, nazionali e internazionali. Saranno dieci donne, scrittrici e non, a raccontare altre dieci donne, scrittrici più o meno note, attraverso un avvicinamento confidenziale, appassionato e personale, alla loro vita e alle loro opere. La parola /definizione scrittrice all’interno della rassegna resta, quindi, fluida, legata a una libertà di produzione anche meta letteraria. Qui tutto è da scoprire. Sarà come prendere un caffè tra amici, la giusta occasione per condividere una rivelazione personale, una passione, un segreto. Verranno rivelati dettagli di vita privata di grandi donne, del passato e del presente, aneddoti, stralci brevissimi di lettura delle opere o di critiche/cronache/commenti integrati a volte da foto, brani musicali, proiezioni. L’atmosfera sarà intima, coinvolgente, diretta, volta alla scoperta della normalità che sempre si nasconde nell’eccezione. I luoghi scelti per i diversi incontri saranno ugualmente intimi e/o inusuali, distinti per fasce orarie e per tipologia di fruizione: librerie, caffè, giardini segreti, parchi, case private. Luoghi in cui sia bello scoprirsi o ritrovarsi, ad un ritmo diverso da quello quotidiano. Luoghi in qualche modo legati allo stile di ciascuna presentazione, alla poetica della scrittrice amata. Luoghi capaci di accogliere parole, ricordi, immagini, suoni e custodirli. Quest’anno, inoltre, si è pensato anche ad una sezione Kids, in cui le chiacchiere tra amici avranno ancor più il sapere della prima volta. Il progetto, organizzato dall’associazione culturale Flusso, riceve questo anno anche il patrocinio del Comune di Lecce e rientra tra gli eventi previsti nel maggio dei libri.

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Un altro appuntamento letterario in cui cultura e solidarietà s'incontrano, organizzato e promosso dalla Pro Loco Guagnano '93. Sarà presentato giovedì 17 maggio alle 19.30 presso la sede dell'azienda Cagnazzo Macchine, in via C. Colombo 19 a Guagnano, il libro “Sulle orme della sclerosi multipla” di Maria De Giovanni (Graus Editore). Dopo il saluti del presidente della Pro Loco Antonio Congedo e di Paola Pier Cagnazzo per l’azienda Cagnazzo Macchine, interverrà il sindaco di Guagnano Dino Sorrento. Dialogherà con l'autrice Valentina Perrone, giornalista e scrittrice. L'evento rientra nel calendario nazionale de "Il Maggio dei Libri 2018". Ingresso libero. «In questo libro ho messo a nudo la mia dignità di donna e di mamma. Questo libro è un viaggio di speranza, un viaggio di spiritualità. Un viaggio metaforico con le persone che mi sono state accanto nei momenti in cui sono caduta e in quelli in cui mi sono rialzata». Con queste toccanti parole la scrittrice e giornalista salentina Maria De Giovanni presenta il suo libro autobiografico “Sulle orme della sclerosi multipla”. Il libro ha riscosso un grande successo a livello nazionale e internazionale, più di 300 presentazioni, tutti i fondi vengono devoluti all’Associazione Sunrise Sclerosi Multipla, per il sostegno ai malati affetti da tale patologia. Dalla pubblicazione del volume, Maria De Giovanni ha ricevuto 22 premi, tra cui: il Premio Eccellenza del Territorio per il valore umano e scientifico, il titolo di Ambasciatrice di Arte e Medicina, conferito per il valore sociale, scientifico, etico e morale della sua opera, 8 premi alla cultura conferiti a Pistoia, Pisa, Verona, Padova, Isernia, Roma, Foggia, Vicenza; dieci premi nel Salento per la cultura e la comunicazione sociale. Definita Donna Coraggio, punto di riferimento per medici e psicologi, Maria De Giovanni, è una giovane donna, madre e moglie, affetta dal male oscuro della sclerosi multipla, una malattia gravissima che può solo peggiorare. Si trasferisce dalla Svizzera in Italia, nel Salento, dove le viene diagnosticata la malattia. Purtroppo lo stadio in cui si trova è abbastanza avanzato e le cure in un primo momento non sono efficaci, per questo e per la sua non accettazione della malattia si lascia morire a piccole dosi. Col tempo si riscopre attraverso un percorso introspettivo e trova la forza di combattere. Parte da qui la sua rinascita, la sua indole di guerriera prevale e convive con quella che definisce la sua amica- nemica. La malattia le apre uno squarcio di visione che le permette di approfondire la sua spiritualità da cui trae grande forza e decide di utilizzare l’unico format vivente che la fa stare meglio, ossia essere utile agli altri. Lei si considera una donna semplice e pronta ad aiutare gli altri. Le sue cicatrici sono diventate il suo tatuaggio non voluto, ma accettato, e come dice in un passo del suo libro: “Non vivo la vita per essere felice ma sono felice di vivere la vita”.

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Venerdì, 04 Maggio 2018 23:59

Cartoline non spedite #40 Adesso

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Esiste la vita vera, la vita immaginata, e poi quella voluta. A volte (è raro ma accade), queste tre vite si incontrano e allora viene da chiedersi e adesso? Già, e adesso? Perché nella galassia del pessimismo cosmico e del treno dei desideri che all’incontrario va, un’ipotesi del genere non solo non è possibile, ma non è proprio immaginabile, perciò siamo del tutto impreparati a un evento del genere. Ovviamente il primo ostacolo da superare è l’autosabotaggio, stupido e inarrestabile senso di inadeguatezza che si trascina fin dall’infanzia, quando chi doveva esserci e darti quell’amore gratuito che ognuno merita senza riserve, chissà dietro quali farfalle (si fa per dire) si perdeva. E allora hai dovuto fare da te, come sempre. Perché a un certo punto, prima che sia troppo tardi, e il processo di demolizione sia ormai concluso, occorre aprire quello spiraglio di amore unico per se stessi e farsi da madre e da padre da sé. E questo non ha nulla a che fare con quanto tu possa volere bene ai tuoi genitori, ma dipende esclusivamente da quanto bene tu possa volere a te stesso. A quanto credi di meritarne, a quanto sei disposto ad accettarne. Non si tratta di egoismo, davvero non c’entra niente.
Un tavolo, dei piatti apparecchiati, una tovaglia a quadretti bianchi e rossi (ma nessuna cesta da picnic), dei silenzi che vengono spezzati dal tintinnio di una forchetta, o di un coltello. Per fortuna che esiste la televisione, a riempire i momenti in cui non sapresti davvero che dire. Eppure ovunque non fanno che dirti di stare zitta. Per una volta la faccio finita con gli sgambettamenti e le fughe (di gas), io mi siedo lì, e continuo la mia vita, e voglio che anche tu continui la tua (non ti siederai perché non c’è tempo). E invece poi accade che quel tempo c’è, e mi chiedi di recuperare e fai domande e io non so bene se e quali risposte darti. Nell’attesa dell’attesa ti ho atteso attendendoti attendente. Avrei voluto regalarti una conchiglia, ma che assurdità regalare una conchiglia a chi è sabbia bagnata. E adesso?  

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