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Letteratura

Letteratura (173)

Venerdì, 20 Aprile 2018 19:56

Cartoline non spedite #38 Sviluppi

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Ciao bei capelli.
Mentre camminavo nei vicoli di Lecce per andare a sviluppare una pellicola fotografica, un ragazzo mi ha chiamata così, e a me è sembrato molto buffo, perché nell’elenco delle cose di cui sono soddisfatta e orgogliosa di certo non ci metterei i miei capelli. Anzi, a dire il vero li odio con tutta me stessa. Amore e odio, s’intende. È che proprio non riescono a stare fermi, né in ordine o al posto giusto. Sembra sempre che io sia reduce da un uragano e quando riescono a stare in ordine, l’inganno dura poco. E poi, basta che io mi giri ovunque e ne trovo mille di ragazze con questi capelli perfetti, ma davvero perfetti. Sembra che siano appena uscite dal parrucchiere in qualunque momento della giornata, con qualsiasi clima atmosferico, scirocco, tramontana, ponente, levante, che importa. A volte mi chiedo se siano proprio dei capelli veri, o delle parrucche. Sì, a volte me lo chiedo, e questa così mi fa arrabbiare moltissimo. Perciò questo ragazzo l’ho guardato a metà tra l’incredulo e il “ma dai, ma che sfotti”, gli ho sorriso e ho continuato dritta per la mia strada, con il mio passo da lena, tanto c’era il sole, e alle bugie col sole ci si crede di più.

 Come cambiano le cose. Chi vive e vivrà per sempre nei paesini di provincia non se ne rende conto, abituato com’è a questa concezione della vita che tutto debba rimanere uguale, perenne, nei secoli dei secoli. Chi ogni settimana si divide tra varie nazioni invece sa benissimo che anche un minuto può essere fatale e ogni cosa diversa. Eppure basta anche lo sviluppo di una semplice pellicola fotografica a distanza di due mesi per rendersi conto che non bastano i pranzi condivisi insieme, non basta aver spronato qualcuno a fare qualcosa, non basta neanche pensare che certi legami una volta instaurati non posso che crescere e germogliare sempre di più. A volte non basta neanche impegnarsi per far funzionare le cose, perché senza troppi giri di parole le cose cambiano. Anzi di parole non ce ne stanno più, ormai da mesi. Ritrovo una foto in cui A. fa con le dita il segno di vittoria, abbracciandosi ad F. Solo che noi non ci parliamo più, e io non so neanche bene perché. Doveva andare così. Buffa la vita. Lei sì che veniva fermata sempre per la bellezza dei suoi capelli. Particolarissimi. Ciao bei capelli.

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Venerdì, 13 Aprile 2018 17:20

Cartoline non spedite #37 Come pioggia

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Che progetti fai su di me? Non me lo dire, non lo voglio sapere. I progetti hanno sempre una scadenza. Io non voglio sapere come sarà quando finirà. Ho sempre avuto un problema con i finali. O forse erano loro ad avere un problema con me. Il sole mi accarezza i capelli, e le mani si sfiorano. Non ho mai creduto che potesse esistere qualcosa di semplice e gratificante. Di solito poi si trasforma in lacrime calde e salate, che sgorgano dagli occhi prepotenti, anche se non vorresti. Nella vita la generosità è tutto. Ci ho creduto da sempre e ci continuo a credere anche se non dovrei. Poi i sorrisi sono come dei fucili e neanche il tempo di rendertene conto e ti ritrovi stesa lì a terra, morta ammazzata. E dire che un secondo prima l'avevi chiesto proprio tu a Dio, di essere colpita in quell’istante. Ad ogni modo, le situazioni facili non mi sono mai piaciute. Ora ho capito che esiste una enorme differenza tra le cose facili e quelle semplici. Probabilmente ricercavo la semplicità sin dall'inizio ma è strano ritrovarla proprio dove non l'avresti mai cercata. Non come te la saresti aspettata, insomma. I miei gusti di gelato preferiti sono il cioccolato fondente e il pistacchio, ma il pistacchio deve essere davvero fatto bene altrimenti si nota subito la differenza. Poi arrivo in gelateria ed è molto raro che io chieda davvero i miei gusti preferiti perché credo che davanti ad una serie di possibilità così vaste sarebbe uno spreco non provarle tutte. O almeno così mi dico per alleviare i sensi di colpa.
Tu parli inglese? Sì, e anche il francese e ci azzardo pure un pochino di tedesco. Ogni lasciata è persa. E gli esami non finiscono mai. Si dovrebbe essere pronti a tutto, sempre. Mal che vada, ben che venga. E verrà. Astenersi i giudicanti, che di solito hanno così poco da giudicare, a parte tutte le vite degli altri che non vivranno mai. E poi ci sei anche tu, tra gli altri. Allora mi chiedo se sarà mai possibile quanto avevo visto in sogno, e poi provato sulla pelle. Chiamami solo nelle ore dispari, dei giorni feriali. Poi rimani ancora almeno dieci secondi a ragionare di quello che è stato prima che effettivamente fosse. Lo so, a volte non mi capisci. Succede. Avviene quando vorrei dirti così tanto ma so che non sei pronto ad ascoltarlo. Intanto i turisti con lo zainetto in spalla ci scambiano per una coppia, ma noi siamo solo uno e una. Chissà. La Russia me l'aspettavo come una terra veramente fredda e poi va a finire che l'umidità del Sud è dieci volte più fastidiosa. Ti bagna come niente. E ti rimane sull'epidermide e non sai come liberartene. Rimetti gli occhiali da sole, magari ti confondi con gli altri. Magari ti confondo con un altro. Magari. Hai lo stesso colore del cielo, però qui mi piove addosso.

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“La vita contadina: ieri e oggi”.

Al via la prima edizione del Concorso Letterario e Fotografico Nazionale

indetto dalla Pro Loco Guagnano ’93

 

Un concorso per valorizzare il mondo rurale, a cui è possibile partecipare attraverso

poesie, racconti brevi e fotografie a tema. C’è tempo fino al 15 giugno.

Al via la prima edizione del Concorso Letterario e Fotografico Nazionale “La vita contadina: ieri e oggi”, ideato e promosso dalla Pro Loco di Guagnano con il fine esplicito di valorizzare il mondo rurale di un tempo e dei nostri giorni.

È possibile partecipare attraverso poesie, racconti brevi e fotografie, purché aderenti al tema scelto,  «un tema – spiega il presidente della Pro Loco Antonio Congedo – che  è un chiaro riferimento alla mission della nostra associazione, da sempre impegnata, a più livelli, nella valorizzazione e promozione del territorio e delle sue peculiarità, e che attraverso occasioni come questa punta a riconoscere il valore fondante della ruralità di tutte quelle comunità che, al pari della nostra, attorno ad essa hanno costruito la propria identità e la propria storia». 

Gli autori, locali e non, possono partecipare compilando l’apposita scheda di adesione e allegandola al plico che dovrà contenere, altresì, il materiale candidato (testo o fotografia). Il tutto dovrà essere inviato entro e non oltre il 15 giugno.

I vincitori, scelti da apposite giurie tecniche (una per i testi e una per le fotografie) saranno premiati nel corso della 38ᵃ Sagra dell’Uva Cardinal e del Vino, storico evento di promozione locale a firma della Pro Loco, di scena a Guagnano nell’ultimo week-end di luglio. Riceveranno targhe e premi del territorio.

Regolamento e scheda di adesione sono disponibili sul sito web www.concorsiletterari.it  e sulla pagina Facebook della Pro Loco Guagnano ’93 www.facebook.com/prolocoguagnano93.

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Venerdì, 06 Aprile 2018 15:12

Cartoline non spedite #36 Mamihlapinatapai

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Te le puoi sognare le mie parole. E i miei baci, le mie carezze. Un biglietto di sola andata, comprato negli ultimi cinque minuti utili, in biglietteria e non online. Non ti ho insegnato nulla, mi sentirò dire, finalmente a due passi da me. Non ci sono schermi luminosi, a parte i tuoi occhi, neanche una nota vocale, nessun video, solo una foto scattata poco prima di andare via. Non scriverò nient’altro su di te, su quello che è stato, su quello che chi lo sa se sarà. Le frasi da sempre mie compagne fedeli, da oggi mi sembrano un po’ meno vivide, a tratti smorte. Non potranno mai reggere il tuo confronto senza sembrare banali. Riflessi pallidi di un sole che, anche se nascosto dietro le nuvole, c’era, ed io volevo a tutti i costi vederlo tramontare sul lungomare. Nella via principale troviamo dei lavori in corso, come in tutte le strade che mi capita di percorrere, e infatti quando succede ci scherziamo su. Mai che ne vada una liscia per noi, mi dice sempre come un mantra il mio migliore amico, e chi è che lo vuole davvero, forse penso io. E per una volta accade che io mi sbagli. Provo questa sensazione meravigliosa dell’errore madornale. Che mi sia stato concesso per un momento avere accanto i dubbi in carne ed ossa, a morsi sulle cosce, e la certezza del non voler essere altrove. Per una sola volta, scorre tutto fuori, e non mi tocca. Lontano e inaccessibile. E non m’importa. Vuoi sentire proprio male te, eh. Voglio sentire solo te, e al mattino bere solo tè. Anche se poi al bar chiedo un caffè al ginseng. Stupido che sei, te le puoi sognare le mie parole. E i miei baci, le mie carezze. Cerco di non uscire dalle righe del tuo ordine mentale, di pesare meno che posso, e infatti salto la colazione e il pranzo, senza rendermene conto. Sono sazia. Un giorno nella vita in cui sono sazia. Domani ne vorrò ancora, forse già tra qualche ora, ma per adesso mi sento piena e inondata all’inverosimile. E non sono mai stata così leggera. Colpa della fantasia. Sei davvero fantasiosa, decisamente. Eppure chi fa il verso del tricheco mentre cerca qualcosa nel borsone, sei tu.

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Venerdì, 30 Marzo 2018 17:13

Cartoline non spedite #35 Spigoli

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Mi piacerebbe poter lanciare tutti i miei pensieri in pasto alle spigole. Ne farei poi dei sashimi di branzino con citronette al limone e arancia, ovviamente accompagnandoli con zenzero a sfoglie. Per me è arrivato Natale. Provo la classica emozione di quando sono in giro e mi imbatto nella gente pazza che riempie negozi e centri commerciali, solo che è meglio perché c’è il sole. Le lucette a intermittenza si sono trasferite in un unico fascio di luce sulla mia testa. Per le viuzze ci sono turisti che parlano lingue che anch’io vorrei parlare insieme a loro, e ragazzi che usano dialetti che non conosco ma che provo a collocare nello spazio geografico poco appreso. Hanno zaini pieni di caramelle, patatine e brioche.  Pensano a cosa visitare nelle ore di libera uscita che i professori concederanno, com’è giusto che sia in ogni gita che si rispetti. Sguardi che sanno di chewing-gum al miele e limone. Occhiali da sole che nascondono la stanchezza e donano più carisma e sintomatico mistero, dice Battiato. I tramonti alle sette, quei cinque minuti in cui tutto cambia e diventa sfuggente. Qualcuno è già andato al mare, ma senza fare il bagno, perché purtroppo le temperature sono ancora piuttosto proibitive. I raffreddori e il naso che cola, i mille fazzoletti gettati nella borsa in attesa di trovare una pattumiera accogliente. Lingue che leccano i primi gelati della stagione, quando si ha ancora tutto il tempo per consumare il cono senza rendere la mano un campo di battaglia fangoso e appiccicaticcio, con scolature variegate. I saldi di metà stagione (che non avevo idea esistessero e invece sì). I tulipani in ogni vaso e le ortensie, mio fiore eletto. I festival del cinema, del giornalismo, e della disperazione (esiste davvero ad Andria, dal 4 al 6 maggio).

Ho un ombrello sempre pronto all’uso nella borsa, così pronto che a volte quel marchingegno automatico si apre da solo. Per fortuna pioveva due sere fa e l’ho diviso con una ragazza che aveva un giubbino di pelle rosso e neanche un cappuccio. Mi ha dato ventidue anni, e io ho detto che pensavo che lei ne avesse venti (poi erano ventotto). Stavo riflettendo su un avvenimento che ancora non mi spiego, e cioè: a sedici anni il mio numero di scarpe era il quarantuno, ora che di anni ne ho quasi ventisette porto il trentotto. Durante le lezioni di educazione fisica fingevo sempre di avere il ciclo, chissà che colpo al cuore deve essere stato per il mio professore delle scuole superiori avermi incrociata per caso dopo otto anni, proprio mentre indossavo una felpa sportiva e le scarpette da ginnastica. Infatti non ci siamo mica salutati, però un’incurvatura del labbro superiore reciproca può essere considerata quasi un sorriso. Meno male che nel mondo esistono gli autisti di Porsche Cayenne S che si fermano subito per farti passare anche se non ci sono strisce pedonali, e nell’aria disegnano addirittura una riverenza con la mano.  

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Ennesimo riconoscimento per la scrittrice Valentina Perrone, giovane salentina che si è aggiudicata il terzo posto nella competizione pugliese organizzata e promossa dalla rete dei Presìdi del Libro.
MemoriediNegroamaro Copertina Valentina Perrone667 voti hanno portato il romanzo "Memorie di Negramaro", edito da Edizione Esperidi, sul podio con un terzo posto del tutto meritato.
42 i libri partecipanti alla competizione e 100 i seggi dove esprimere il voto distribuiti fra scuole librerie pugliesi e biblioteche nei giorni del 23 e 24 febbraio, unici protagonisti i lettori.
La candidatura del romanzo di Valentina è avvenuta ad opera del Presìdio del Libro di Castellaneta (Ta) "Ogni Presidio ha compiuto la sua scelta tra tutti i libri di autori italiani, pubblicati da settembre 2016 a settembre 2017, senza limitazione di genere, dai libri per ragazzi a quelli per adulti, dai romanzi alla saggistica" dicono gli organizzatori.
"Memorie di Negramano", secondo romanzo della scrittrice e giornalista il cui esordio era avvenuto con "Un caffè in ghiaccio con latte di mandorla", non è nuovo a riconoscimenti pubblici: ha conquistato il primo posto al Premio Letterario Internazionale "Città del Galateo" 2017 e insignito della menzione d’onore al Premio Letterario Nazionale “Bari Città Aperta” 2017.
Un turbinio di emozioni, di legame profondo col proprio territorio fatto di ricordi e di profumi per Alassandra, giovane docente di Filosofia che si trasferisce a Milano per insegnare in un liceo. La sua nuova vita, accanto al compagno Paolo, viene interrotta da una telefonata: poche parole del tutto inattese la riportano nella sua terra, il Salento, per risvegliare, in una manciata di giorni, un passato da cui credeva di essere guarita e per il quale perderà, forse, pezzi del suo presente. Alessandra compirà un viaggio a ritroso lungo pagine di ricordi indissolubili, in una terra fatta grande dalla sua gente, dai suoi frutti, dai suoi profumi, a cominciare dal Negroamaro, tassello indelebile delle sue memorie.
Primo e secondo posto sono andati a  “Mesoamerica. Sulle tracce del serpente piumato” di Gaetano Appeso (Antonio Dellisanti Editore, 2017) e “Le sorelle Sblendorio” di Franca Cicirielli (Il Grillo, 2017)
La premiazione si terrà nei prossimi mesi in occasione del Convegno Nazionale dei Presìdi del libro, durante cui si premierà, altresì, il Lettore dell’anno, ossia colui o colei che avrà convinto il Consiglio Direttivo dell’Associazione dei Presìdi per la migliore motivazione espressa, aggiudicandosi i 42 titoli in gara e un viaggio al Salone del libro di Torino.
Valentina Perrone, laureata in Pedagogia dell’Infanzia e in Scienze Pedagogiche, vive tra Guagnano e Salice Salentino. Giornalista pubblicista, scrive per Nuovo Quotidiano di Puglia e Affaritaliani.it. Ha ricevuto diversi riconoscimenti per la sua attività giornalistica. Nel 2015, sempre per Edizioni Esperidi, ha pubblicato il suo fortunatissimo libro d’esordio “Un caffè in ghiaccio con latte di mandorla” (I classificato al Concorso Letterario Nazionale “Versi Tra Due Mari” 2016, III classificato al Premio Letterario Nazionale “Il Tombolo” 2016, finalista al Premio Letterario Internazionale “Nabokov” 2016). Grazie alle sue pubblicazioni, oggi la Perrone è tra le scrittrici più apprezzate del panorama salentino. Il suo sito web: www.valentinaperrone.it

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Venerdì, 23 Marzo 2018 12:36

Cartoline non spedite #34 Radar

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Solo chiamate di emergenza, sos, zero rete. A volte le pause ci vengono imposte dagli eventi e a volte ce le cerchiamo inconsciamente. Di chiamate d’emergenza ne ho fatte solo due, una mentre ero a Roma, proprio al centro della piazza di Campo de’ fiori. Un ragazzo aveva una birra in mano, si trovava con un amico, ma non parlavano la nostra lingua, probabilmente avevano origini polacche o tedesche. All’improvviso la birra gli è caduta di mano ed ha battuto la testa accasciandosi a terra. Io descrivevo al telefono tutto quello che gli succedeva con minuzia, e ancora lo vedo quel rivolo di bava bianca che cola dalle labbra. Ero circondata da altre venti persone, ma non ho esitato nel chiamare per prima, quando ho chiuso la telefonata ho capito perché. Descrivendo quello che mi accade rimango calma, asettica, quasi apatica; tutto ciò che si svolge intorno è altro da me, ed è lì che deve restare, lontano, senza toccarmi. Quando ho messo il cellulare in tasca ho iniziato a sentire le mie gambe tremare, come se di colpo tutto quello che avessi visto e raccontato nel dettaglio, mi avesse investito della sua carica potente di vita (o di morte). Un’altra volta mi è capitato a Lecce, mentre ero in pausa tra una lezione e l’altra. Stavo andando verso il centro, in piazza Sant’Oronzo  precisamente, e siccome ho questo brutto vizio di guardare ogni cosa come se fosse per la prima volta, e quasi nulla deve sfuggire al mio controllo, mi sono accorta che in un negozio che vendeva cover per cellulari, gestito da due ragazzi pakistani, c’era una signora stesa a terra. Sono entrata chiedendo cosa fosse successo, e uno dei due ragazzi con evidenti problemi nell’usare la lingua italiana, mi ha fatto capire che se avessi chiamato i soccorsi gli avrei fatto un favore. E guarda il caso, poi si scopre che la signora è di Civitavecchia, anche se vive a Lecce da un po’ di anni.
Ma non è questo il punto, colpa mia che come al solito mi perdo tra quello che scrivo e quello che vivo. Ed ecco che invece è proprio questo il punto. Perdermi. Essere sconosciuta nella mia città, non avere identità, essere senza nome, senza età. Tutti si sperticano per farsi riconoscere, per lasciare un segno, e invece io mi concedo questo piccolo piacere quotidiano di sentire le pulsazioni delle mie  vene, respirare, ascoltarmi, o non fare assolutamente nulla. Non m’importa. Un momento (più o meno lungo) in cui far finta di credere di essere l’unica responsabile di quello che mi accade. Guardo la gente che mi passa accanto, i bambini, i turisti che cercano un monumento da visitare, l’uomo che corre per non perdere un autobus, i rampicanti che scendono da un cancello e che mi sfiorano la testa. Ripenso a quella buonanotte che mi hai detto con quella voce falsata, di proposito, e ogni volta mi fa ridere. E rido. E i passanti mi guardano male, che c’avrà da ridere, e io rido perché so che da qualche parte nel mondo esisti, e mi basta. Bevo un tè seduta al tavolino di un bar, senza avere un appuntamento, senza essere in ritardo, senza nessuna ragione in particolare per ritrovarmi proprio in quel luogo. Nessuno può contattarmi, solo chiamate d’emergenza. Questa trasgressione mi eccita e mi permette di reinventare i miei spazi, la mia volontà. Mi fermo a parlare con uno sconosciuto, che non rivedrò mai più e che non saprà mai il mio nome, né quello di mia sorella, e che la mattina faccio sempre una colazione diversa, che una volta ad una verifica di religione copiai e quella fu l’unica volta perché la professoressa mi scoprì e promisi a me stessa di non farlo mai più, che non è vero che non l’ho fatto mai più, solo che non mi hanno mai scoperto da quella volta, e le cassate siciliane mi fanno schifo.
Poi la vita riprende, i messaggi e le telefonate di chi è preoccupato, i silenzi improvvisi e la sparizione. Ma non lo sanno che la noia è il mio giardino segreto, e la solitudine il mio lusso preferito. Il radar ricomincia a funzionare. 

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Sabato, 17 Marzo 2018 00:55

Cartoline non spedite #33 Due su tre

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Due desideri su tre. Non si avvicini a me chi non ha residui di poesia agli angoli della bocca, sulla punta delle dita, nelle unghie incarnite. I bottoni che si staccano dai cappotti vecchi e cadono per terra, li vedo per strada, mentre cerco di raggiungere con passo svelto un supermercato in chiusura poco prima dell'ora di pranzo. Mi ricordano che anche il filo e l'ago non bastano per tenerci uniti. Ci vuole una mano sapiente che va su e giù, avanti e dietro, sopra e sotto. Una mano con delle dita che sappiano cucire e rattoppare. Dimmi, cosa hai capito della felicità? Io questi bottoni me li farei cucire al posto degli occhi, forse finalmente riuscirei a vedere meglio. Hai dovuto bendarmi per farmi guardare.
Quante polveri sottili riesce a tollerare il nostro corpo. E quante dosi di ironia non voluta siamo costretti a utilizzare durante la vita, perché ci sono quelli che non sopportano la serietà. Non mi scuserò, non posso fingere e non voglio, ma se mi cammini accanto voglio che tu sappia che dovrai essere in grado di reggere il mio ritmo, e se non ce la fai, non rincorrermi. Lasciami andare. Non ho paura, tu invece non avrai fiato. Non vergognarti, non prenderti sul serio, diventi patetico e lo vuoi far sapere a tutti, meno che a me. Una lampadina fulminata dovrebbe esplodere in ogni cervello. 
Vorrei chiedere alle puttane lungo la stazione come fanno a fidarsi, come fanno a salire in macchina di uno sconosciuto senza indugiare. L'amore mi ha ucciso, forse il sesso mi salverà, mi ha detto una di loro.
Fidati.

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Giovedì, 15 Marzo 2018 14:23

16 Marzo Memorie di Negramaro a Maruggio

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Venerdì 16 Marzo 2018 alle ore 18.30, presso la Biblioteca Comunale di Maruggio, sarà presentato il romanzo di Valentina Perrone: “Memorie di Negroamaro” (Ed. Esperidi).

Introduce Aldo Summa dell’ass. “Play your Place”, interviene Maurizio Schirone delegato alla cultura del comune di Maruggio.

L’iniziativa da il via alla rassegna culturale “Tu non conosci il Sud. Letture Mediterranee” ideata da Paisà Arci Maruggio, promossa dalle associazioni “Lotus”, “Terra dei Cavalieri di Malta”, “Play your Place” e con il patrocinio del Comune di Maruggio.

Il libro

La giovane Alessandra si trasferisce a Milano per insegnare in un liceo. La sua nuova vita, accanto al compagno Paolo, viene interrotta da una telefonata: poche parole del tutto inattese la riportano nella sua terra, il Salento, per risvegliare, in una manciata di giorni, un passato da cui credeva di essere guarita e per il quale perderà, forse, pezzi del suo presente. Dopo il successo di “Un caffè in ghiaccio con latte di mandorla”, la penna di Valentina Perrone si conferma ancora una volta profonda e significativa pur nello stile semplice che la caratterizza, narrando vite comuni segnate da destini per nulla banali. Linfa del suo inchiostro è sempre il coraggio, espresso lungo un viaggio che ripercorre a ritroso pagine che racchiudono memorie indissolubili. Tutto questo accade nel Salento, fatto grande dalla sua gente, dai suoi profumi, dai suoi frutti, da ogni frammento che lo rende punto fermo nel cuore di chi, in esso, vede le sue radici. Scrive Valentina: “Ci sono memorie che restano per sempre dentro noi stessi e che mai leveranno l’ancora per partire verso porti nuovi, perché il nostro è l’unico cuore dove vogliono rimanere, immensamente lontane dall’oblio e da ogni sua forma”. (Foto di copertina di Cristian Scarciglia).

L’autrice

Valentina Perrone (1980) vive e lavora in Salento. Laureata in Pedagogia dell’Infanzia e in Scienze Pedagogiche, titoli conseguiti entrambi con il massimo dei voti e la lode presso l’Università del Salento, ha collaborato con la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Ateneo salentino svolgendo studi e ricerche nell’ambito dei processi formativi e dell’educazione degli adulti, partecipando alla stesura di testi specialistici. Attualmente lavora nel settore delle telecomunicazioni. È inoltre giornalista pubblicista, scrive per Nuovo Quotidiano di Puglia e Affaritaliani.it. Nel 2015 ha ricevuto la Menzione Speciale al “Premio Giornalistico Terre del Negroamaro” indetto dal GAL Terra d’Arneo, mentre nel 2016 ha conquistato il primo posto al “Concorso Letterario Terre Neure” indetto dalla Cantina Cooperativa di Salice Salentino. Sempre nel 2016 ha ricevuto un premio speciale nell’ambito dell’ottava edizione del “Premio Terre del Negroamaro” organizzato dal Comune di Guagnano, per aver contribuito alla divulgazione, su testate locali e nazionali, dell’immagine bella delle Terre del Negroamaro. Da alcuni anni si occupa di uffici stampa e comunicazione social. Valentina adora i cani ed opera attivamente con associazioni a sostegno degli animali, suo il blog #LoveAndDogs su Affaritaliani.it. Svolge inoltre attività di volontariato per la promozione e valorizzazione del territorio locale. Nel 2015, sempre per Edizioni Esperidi, ha pubblicato il suo libro d’esordio “Un caffè in ghiaccio con latte di mandorla” (I classificato al Concorso Letterario Nazionale “Versi Tra Due Mari” 2016, III classificato al Premio Letterario Nazionale “Il Tombolo” 2016, finalista al Premio Letterario Internazionale “Nabokov” 2016). Nel settembre del 2017 l’autrice vince il primo premio per la sezione “Romanzo” al Premio Letterario Internazionale "Città del Galateo" con il libro “Memorie di Negroamaro”, sempre con il suo romanzo, a novembre 2017, riceve la menzione d’onore al Premio Letterario Nazionale “Bari Città Aperta”.

Nel dicembre 2017, il Presidio del Libro di Castellaneta (Ta) propone la candidatura del romanzo al Premio Presidi del Libro.

Il suo sito web: www.valentinaperrone.it

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Venerdì, 09 Marzo 2018 19:00

Cartoline non spedite #32 Tentacoli

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Ho pregustato cosa significhi vivere da sola, non è stata una vacanza, era vita. Vita vera. Con la valigia stretta tra le gambe, seduta tra due signori dall’aria stanca, ho riso un po’ quando mi sono accorta del nome di una fermata in metro. Così inusuale, il fatto di ritrovarmelo davanti agli occhi in questo modo, un po’ mi ha fatto sentire in colpa, non ho ancora preso un aereo, sebbene tu sia ovunque, che lo voglia o no. Ovunque tranne che al mio fianco, beninteso. Il cellulare squilla ma lo lascio fare. Non posso dire cosa ne sarà di me da qui a cinque, venti minuti. Non posso darti certezze, mi sto zitta così non mento. Lo so che la tua mente ora vagherà nel panico, in balia di chissà quale atroce pensiero, ma preferisco che tu abbia l’immaginazione a farti compagnia piuttosto che una falsa rassicurazione.
Una donna sulla cinquantina, seduta proprio di fronte a me, mi ha lanciato un’occhiataccia di disapprovazione. Non ho capito molto bene perché, forse la mente è calibrata sullo standard di insulti e terrore, e le risate sono pericolose quanto un coltello che minaccia di sventrarti. Rido anche quando non dovrei, soprattutto quando non dovrei. Ho sempre mal sopportato gli sguardi truci della gente che non sa nulla di te e crede di sapere tutto dall’alto della sua saccenteria, che poi si riscopre essere solo una grande mancanza di empatia. Ohi, vita. Mi tremano le gambe come mai prima d’ora, nulla è stato in grado di darmi quest’effetto adrenalinico al contempo di libertà e panico. È una cosa bellissima a pensarci, hai tutte le possibilità che si dipanano dinanzi a te, ma quella percentuale nella norma di buonsenso ti tiene coi piedi piantati al suolo, come se fossero radici sottoterrene di alberi secolari. Dura cinque secondi, e anche meno, l’atto del mettere un piede davanti all’altro, per consentire a tutto questo insieme di muscoli, ossa, organi, arterie, muco e peluria che siamo, di muoversi. A volte lo do per scontato, ma dietro, almeno per quanto mi riguarda, vi è tutto un lavoro paziente di sradicamento, poiché non ho mai voluto essere un albero, e le radici me le sono sempre immaginate come tentacoli di totano gigante, con i quali avviluppare tutto quello che c’è (e anche quello che non c’è). Da quando sono riuscita a liberare la testa da tutte le persone inutili che ho incontrato, non c’è più la distanza di sicurezza dello Spirito Santo tra gli abbracci che ricevo. Sento meno freddo, anche se sono lontana da tutti. Ho ancora ragione, quasi sempre. Voglio avere torto mentre tu mi baci, cantano alla radio. Con la confusione che ci pervade, terremo l'uno la mano dell'altro; sappiamo benissimo cosa siamo: due semi appartenenti allo stesso soffione, in attesa che un forte vento ci spazzi via. Guardo quella fermata che porta il tuo nome, la direzione del treno è la stessa, ma io vado nel verso opposto. Rido ancora. Il prossimo viaggio che prenoterò sarà un biglietto per un paesaggio sconosciuto, la tua schiena.        

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