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Letteratura

Letteratura (198)

Lunedì, 24 Settembre 2018 09:49

Memorie di Negroamaro protagonista a Campi Salentina

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Il romanzo della scrittrice e giornalista Valentina Perrone sarà presentato il 27 settembre alle 19 (via San Francesco) nell'ambito di InusualeBook Fest, la rassegna dei libri a casa dei lettori, nata da un’idea di Isabella Picci e resa realtà dal Centro Multiculturale Etnos presieduto da Bledar Torozi, in collaborazione con le associazioni La Coorte, Mad e Cif e con il patrocinio del Comune di Campi.

Per partecipare alla presentazione, con ingresso libero, basta prenotarsi inviando un messaggio alla pagina Facebook della rassegna: www.facebook.com/InusualeBook-fest-891880901002670.

Il romanzo, pubblicato nel 2017 per Edizioni Esperidi, è vincitore del primo posto al Premio Letterario Internazionale Città del Galateo, si è classificato terzo al Premio Presìdi del Libro Alessandro Leogrande e al Premio Letterario Nazionale Città di Taranto, è stato insignito della menzione d’onore al Premio Letterario Nazionale Bari Città Aperta ed è attualmente finalista al Premio Letterario Un libro nel borgo.

Narra la storia di Alessandra, giovane docente di Filosofia che si trasferisce a Milano per insegnare in un liceo. La sua nuova vita, accanto al compagno Paolo, viene interrotta da una telefonata: poche parole del tutto inattese la riporteranno nella sua terra, il Salento, per risvegliare, in una manciata di giorni, un passato da cui credeva di essere guarita e per il quale perderà, forse, pezzi del suo presente. Alessandra compirà un viaggio a ritroso lungo pagine di ricordi indissolubili, in una terra fatta grande dalla sua gente, dai suoi frutti, dai suoi profumi, a cominciare dal Negroamaro, tassello indelebile delle sue memorie. Valentina Perrone, giornalista, è oggi una delle autrici più apprezzate del panorama salentino. Nel 2015 ha pubblicato il suo fortunatissimo libro d'esordio, Un caffè in ghiaccio con latte di mandorla, pure insignito di numerosi riconoscimenti. Il suo sito web: www.valentinaperrone.it

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Venerdì, 31 Agosto 2018 22:23

Cartoline non spedite #56 Ultima

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Non so bene come si scrive qualcosa per salutare, e forse sembra assurdo perché in fondo queste dovrebbero essere delle cartoline, ma dopotutto un motivo ci sarà se le ho catalogate come "non spedite". È che io con gli arrivederci e gli addii, non ho mai avuto troppa dimestichezza (forse perché ne ho sempre dovuti dire - e ascoltare - troppi). Non vorrei che niente finisse mai davvero (tranne quello che fa male, ovviamente), ma alcune cose devono fare il loro corso e aprirsi a nuove forme e possibilità, senza per questo interrompersi. La parola "resilienza" così abusata di questi ultimi tempi, forse dovrebbe lasciare il posto a "trasformazione", che si sa, nulla resta mai com'è (e meno male). L'oroscopo di Rob Brezsny, ha previsto l’appassire di una speranza, la scomparsa di un sostegno o la perdita di un’influenza. E ha detto anche che all’inizio questo potrebbe intristirmi, ma scommette che alla fine si rivelerà positivo. Ok, dare credito all'oroscopo non si rivela una mossa intelligentissima, ma per un certo verso è rincuorante. Sto imparando a capire cos'è essenziale, e a lasciare andare senza domandare (anche se è difficile, perché ho sempre avuto bisogno di sapere). Incontrare persone care solo per poterle salutare. Accumulare ricordi, esperienze, attimi di vita, di qui e ora, perché non ci diciamo mai abbastanza quello che conta davvero sentire, e a volte si stringe in gola come un boccone di traverso, e riesci solo a scriverlo, dopo, quando è troppo tardi. O forse no. I chili di più che pesano e stavolta sono quelli delle valigie. Le cene con la salsedine sul viso, e le amicizie che restano intatte anche se sono passati anni e ti chiedi dov'eri? Che poi le risposte giuste non esistono. Sono fotografie scattate di nascosto che hai messo nella tasca interna del portafoglio e speri che ti proteggano. Anche se spesso sei sempre tu a doverlo fare. Due o tre persone le lascerai a continuare la loro vita, e sai cosa significa, perché hai vissuto anche la parte di chi resta mentre qualcuno parte. Altre sapranno che non esistono confini nei quali cercarti (e si spera, venire a trovarti). E le altre, beh, le altre chi?
Ripetere dieci volte "la fine permette l'inizio". E così, agosto lascia spazio a quello che sarà. 

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Venerdì, 24 Agosto 2018 22:22

Cartoline non spedite #55 Golden hour

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Non ho mai riflettuto abbastanza circa la mia posizione rispetto ai temporali estivi. Li amo o no? È come se mi dicessero, lo vedi come può cambiare tutto in un momento? Te la ricordi ancora l’estate, ti pare possibile che fosse lì solo qualche ora fa? E ti piace ancora? Sì, probabilmente amo i temporali estivi. Mi fanno ricordare che le pause e le interruzioni servono a capire quanto sia importante qualcosa per me, e quanto mi piaccia. Credo che l’estate sarà per sempre la mia stagione preferita,e sì, l’attenderò ogni volta con entusiasmo. Anche se passa in fretta (proprio perché passa in fretta). E anche se verso la fine di agosto si inizia già a sentire quella malinconica percezione dei finali (io non sono mai stata brava con i finali), del non essere riuscita a fare tutto quello che c’era da fare (in fondo le liste si compilano per avere dei motivi per andare avanti, mica per depennare tutto, mi dico). Solo una settimana fa ero su un aereo, e quasi rischiavo di perdermi in un aeroporto grande quanto il mio paese (non che ci voglia molto, in effetti), e oggi invece fulmini, tuoni, prelievi e vaccini, forse febbre. Ho rivisto l’elenco dei posti che avrei voluto visitare, che sollievo non essere riuscita a vederli tutti, perché come dice uno dei miei scrittori preferiti, un pretesto per tornare bisogna sempre seminarselo dietro quando si parte. Poi magari non si torna più, ché la vita fa sempre quello che vuole, anche se ci illudiamo di poterla governare, ma intanto rimane l’illusione che ci mantiene accesi. Secondo me assomiglia un po’ alla luce delle sette di sera, quando tutto si avvolge di un’aura particolare (mica a caso la chiamano “golden hour”), poco prima del tramonto, non più di venti, quaranta minuti al massimo. Forse è tutto lì. Forse è davvero tutto lì. Il resto è solo attesa. Così, le altre stagioni, ruotano attorno a qualcosa che sanno di non poter mai raggiungere davvero. L’inverno si mette proprio d'impegno a farsi odiare, come quelle persone sempre musone; la primavera cerca invano di imitarla, e l’autunno vive nel suo ricordo. Ed io che adoro l’estate, amo Ottobre tra tutti i mesi dell’anno, che nella contemplazione della memoria, si sa, ogni cosa ci appare più bella di quella che è.    

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Ci sono delle persone che scatenano nell'anima emozioni, che regalano sentimenti e che, ogni volta che pensiamo a loro ci fanno spuntare un dolce sorriso sul volto.Ci sono delle persone che scatenano nell'anima emozioni, che regalano sentimenti e che, ogni volta che pensiamo a loro ci fanno spuntare un dolce sorriso sul volto.In questa nuvolosa giornata di fine d'estate voglio parlarvi di una ragazza che suscita, negli animi di molte persone, tutte le reazioni predette attraverso i suoi scritti, le sue parole o semplicemente l'espressione della suo cuore. Il suo nome è Valentina Perrone.Molti la conoscono come giornalista altri come scrittrice, alcuni come componente propositiva della Pro Loco di Guagnano, insomma è una giovane attiva nel diffondere cultura e informazione e lo fa, a mio parere, nel migliore dei modi.Un percorso personale degno di nota che vede da un lato il lavoro come giornalista pubblicista per il Nuovo Quotidiano di Puglia e AffariItaliani.it e dall'altro il successo come scrittrice arrivato nel 2015 con la pubblicazione del suo romanzo di esordio "Un caffè in ghiaccio con latte di mandorla".Ed è da allora che per la giovane salicese che si susseguono i premi ed i riconoscimenti, un terzo posto al Premio Letterario Nazionale Il Tombolo 2016, la finale al Premio Letterario Internazionale Nabokov 2016, il primo posto al Concorso Letterario Nazionale Versi tra due mari. Per continuare ad emozionare i suoi lettori, nel 2017, viene pubblicato "Memorie di Negramaro", una storia carica di affetto per la propria terra, di paure, di speranze, di amore, di Emozioni, quelle che ogni lettore può fare proprie.Poco tempo ed anche il suo secondo lavoro viene riconosciuto come uno dei migliori romanzi in tutto il panorama salentino.Arrivano così diversi premi: il primo posto al Premio Letterario Internazionale Città del Galateo 2017, il terzo posto al Premio Presìdi del Libro Alessandro Leogrande 2018, e al Premio Letterario nazionale Città di Taranto 2018, la menzione d’onore al Premio Letterario Nazionale Bari Città Aperta 2017A riconoscere la validità degli scritti di Valentina è anche il gruppo Mondadori, che nel marzo 2018 inserisce tra le letture consigliate della Rivista Icon “Un caffè in ghiaccio con latte di mandorla”, la Mumac Library (seconda più grande biblioteca al mondo dedicata al caffè) e il Museo della Macchina per Caffè del Gruppo Cimbali a BinascoL'ultimo premio ricevuto dalla scrittrice, a Torre dell’Orso, è stato "SalentoDonna 2018", riconoscimento ottenuto per il suo importante impegno sul territorio in ambito culturale.L'estate non è ancora finita, nonostante qualche acquazzone, per cui in spiaggia, sotto il vostro ombrellone, portate Valentina, coccolatevi con un buon libro, lasciatevi emozionare e diventate protagonisti dei profumi, dei suoni e dei colori del nostro amato Salento raccontato attraverso gli occhi di un animo profondo.

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Venerdì, 10 Agosto 2018 19:35

Cartoline non spedite #54 Sciocchina

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È successo tutto molto in fretta. Senza neanche pensarci stavo lì a firmare due copie di contratto e intorno a me, nella stessa stanza, c’erano altri cinque ragazzi che non avevo mai visto prima d’ora e che probabilmente non rivedrò più. Poco male, non che mi entusiasmassero più di tanto. A dire il vero, ho dovuto tenere a freno il mio spirito polemico, perché alcuni di loro facevano domande davvero molto stupide, ed io in quel momento ero tipo “ma come fanno le persone a vivere nonostante questo grado di intelligenza così basso?”. Per non peccare di presunzione, sorridevo e mi nascondevo il volto con la visiera del cappellino da baseball (che indossavo perché non ero riuscita a fare lo shampoo in tempo, e per la cronaca, gli appuntamenti in estate alle tre del pomeriggio andrebbero banditi per legge). Poi l’insofferenza veniva fuori e allora andavo avanti e indietro camminando come un’ossessa, per scaricare la rabbia che a me fa venire l’incompetenza della gente. E come se non bastasse, fuori dall’edificio, sotto quel sole cocente come poche cose alle tre del pomeriggio, in un angolo remoto della Puglia, c’era qualcuno che mi aspettava e che mi chiamava al telefono ogni dieci minuti, al quale dovevo giustificare il ritardo dicendo “eh, un attimo, ci sono ancora molte cose da fare”. Suvvia, non potevo mica dire in quella stessa stanza “eh, un attimo, per una firma di un secondo ci sono venti domande inutili e altrettante spiegazioni richieste, che non si sa come, c’è chi non capisce un cazzo ma comunque gli riesce di fare le cose”. E vabè. Per farla breve, quando è arrivato il mio turno, mi sono sentita dire “Ah, perfetto, tu hai già fatto tutto come si doveva fare” e nel giro di due minuti sono uscita di lì, con il contratto in mano. Che poi, in fondo, si tratta solo di avere un po’ più di cura e attenzione ai dettagli, cosa che erroneamente mi aspetto di trovare anche negli altri, ma che noto sempre con molto piacere (ehm, certo) di quanto sia davvero poco scontata.  Un quarto d’ora dopo ero a scegliere una valigia quasi più grande di me, di un colore rosa shocking (che mia sorella non avrebbe mai comprato, mi ha detto una volta a casa). Ma io questa cosa dell’intelligenza la vedo un po’ come una condanna e allora da qualche parte devo pur mescolare le carte. Eheheh, che sciocchina.

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“Quella volta che ho imparato a nuotare”: il 6 agosto a Guagnano si presenta il romanzo di Davide Simeone. 

Nuovo appuntamento letterario a Guagnano. Si terrà lunedì 6 agosto alle 20:30 in Largo Ceino (nei pressi della chiesa madre) la presentazione del romanzo “Quella volta che ho imparato a nuotare” di Davide Simeone (Manni Editore). L’appuntamento, curato dalla Pro Loco del posto, rientra nella rassegna “Estate 2018”, il cartellone di eventi organizzati da Pro Loco di Guagnano e Pro Loco di Villa Baldassarri, con il patrocinio del Comune e la collaborazione di Amici della Casa della Bontà. Dopo i saluti del presidente della Pro Loco Antonio Congedo, dialogherà con l’autore Valentina Perrone, giornalista e scrittrice. Ingresso libero. 

Il libro. Stefano scrive libri per bambini. Mollando, seppur per pochi giorni, una vita convulsa e confusa, si ritrova in una piccola comunità del Salento, all'inizio con diffidenza e poi, pian piano, abbandonando ansie e timori. Incontra Chicca, amica d'infanzia, con la figlia Camilla, e poi conosce Al e Giuliana, e un prete e una suora e il loro gruppo di volontari, il tenero Matteo e la saggia incantevole Alice. E tutti gli insegnano a guardarsi di nuovo attorno, e dentro, e gli insegnano di nuovo a nuotare. 

L’autore. Davide Simeone (1984) scrive e fa l’avvocato, vive e lavora a Lecce. Ha pubblicato il suo primo romanzo “Come dico io” nel 2003, a soli 19 anni,  presentato l’anno successivo alla 5ᵃ biennale del premio “La Lama”. Nel 2005 si ripresenta con la sua seconda esperienza narrativa, “Quattro”, con la quale ottiene il premio “Ignazio Ciaia – Nunzio Schena”. Nel 2008 pubblica il romanzo “L’alba di domani” e nel 2013 vince il premio “Asterisco” con il suo nuovo lavoro,  l’antologia di racconti dal titolo “Rewind”. Nel 2014 ha pubblicato il racconto breve “Caterina va a Martina” per il blog letterario “Inchiostro di Puglia”.

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Venerdì, 03 Agosto 2018 16:10

Cartoline non spedite #53 Marte

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marte

Un telo nero, nessun sipario, la vita che si disvela e non sai mai cosa ti riserverà di lì a poco. Nel turbinio di gente che ho conosciuto negli ultimi giorni, una donna coi capelli corti, parlando con un'altra ragazza, spiegava come per lei la scrittura sia stata una scelta sofferta e per molti anni messa da parte. Una scelta che avrebbe occupato tutta la sua vita. Una vita che non sarebbe stata più la sua. E paradossalmente è così, perché certe cose non si scelgono, e meno male, ché io sono un'indecisa cronica e solo per decidere cosa mangiare ci metto venti minuti, mentre tutti hanno già ordinato. Allora mi succede che devo correre appresso al cameriere (con i cerotti all'altezza delle caviglie che implorano pietà, mentre si strusciano sulle crosticine non ancora seccate, perché altri luoghi e altri sandali mi hanno vista correre), e dirgli di aggiungere una pizza con mozzarella di bufala, scamorza affumicata e pomodorini ciliegini, per sentirmi rispondere "Ah, pensavo avessi già ordinato". Eh, lo pensavo anch'io. Tra l'altro, appena seduta avevo detto a chi mi era seduto vicino che non avrei assolutamente scelto la pizza, dato che l'avevo già mangiata ieri e pure a pranzo, (quella avanzata dalla sera prima). Quindi ho vagliato l'ipotesi frutti di mare, contorno di patate, insalatona super condita, primo di pasta, secondo di carne, frittini e dessert, e ho consigliato agli altri cosa potesse esser buono. Ed io in tutto questo. Pizza. E neanche la volevo. Per carità, si sa che è buona sempre, ma io in tutto questo, un turbinio come sempre. Probabilmente ero già sazia mentre iniziavo a tagliare la prima fetta, ma alla fine nel piatto sono rimaste solo due o tre croste. Certe cose non si scelgono. Ma fatemi illudere di sì. E sono le dodici meno un quarto, e la luna fa capolino a metà da sopra il campanile, poco prima dallo specchio del bagno ti sei resa conto di avere in testa ancora gli occhiali da sole. E mi dicono: come fai? E penso, non lo so. Rispondo: faccio. Ripenso al titolo dell'ultimo spettacolo visto, Vieni su Marte. (Sorrido). Okay, ci vediamo su Marte. 

 

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Venerdì, 27 Luglio 2018 15:26

Cartoline non spedite #52 Sonno

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Il tempo del racconto è materiale necessario per fruire di una storia. Di una qualsiasi storia. Se davvero vuoi, dieci minuti li trovi, mi sento dire, e rido perché nei cerchi concentrici dell’esistenza sono poi le stesse frasi che mi ritrovo a dire anch’io. Magari fosse così semplice, dico e mi rispondono. E mi confondono. C’è qualcun altro che mi riporta alla realtà, ormai da anni, e benedico il dio di lassù (qualunque esso sia), perché si ha sempre bisogno di chi ci ricorda chi siamo e da dove veniamo, ma soprattutto dove vogliamo andare. Poi ci sono incontri inaspettati, e risate che ti ricordano altri tempi, quando c’erano altri problemi, ma comunque un modo per scherzare  lo si trovava, insieme. Cercare casa è una delle esperienze che mi mancava, ma che in un modo o nell’altro prima o poi sarebbe dovuta arrivare. Solo che accade in un’altra lingua, e non è né la mia né la loro. Il destino è veramente sempre molto curioso, ed io ripenso che fin da quando frequentavo le scuole elementari stavo sempre a dire ai miei genitori, che all’epoca si chiedevano se non fossi pazza, e mi guardavano come una piccola aliena, insomma stavo sempre a dire che avrei voluto andare a vivere in America, “da grande”. Oppure quando stavamo a litigare, io ingenuamente urlavo “va bene, allora me ne vado ora e mi trasferisco a New York”. In realtà poi quel desiderio non è mai passato, è rimasto, ma come rimane qualcosa che chissà se accadrà mai. Quelle tipiche cose che ti sembrano sempre troppo belle per essere vere e invece di rincorrerle va a finire che le lasci andare e le perdi. A me è successo così, tantissime volte. E anche con un sacco di persone. Ma se la responsabilità per le cose strettamente personali è solo mia, con la gente è diverso, perché si deve essere sempre in due a volerlo, e nessuno può fare il doppio del lavoro, perché poi una mattina ti svegli e ti rendi conto che a crederci eri solo tu. E la consapevolezza di ciò non è mai bella, ti lascia solo un vuoto enorme da riempire con quantità abissali di cinismo e disillusione. Lo vedo negli altri, e mi dispiace così tanto. A me invece lascia il ricordo di tutta la forza e la tenacia che sono stata in grado di avere. Ma in fondo sono un po’ stupida, perché voglio solo la bellezza, datemi solo meraviglia e delicatezza. E tre o quattro ore in più di sonno.  

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Venerdì, 20 Luglio 2018 20:36

Cartoline non spedite #51 Cerchio

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Succede qualche volta di non voler dire più niente, tutte le parole ti sembrano superflue. Hai un biglietto in mano e una partenza sempre più vicina, e d’improvviso pensi che a volte le cose che desideri succedono, raro ma non impossibile. Difficile, così come la vita, con gli sbalzi necessari e irrimediabili (anche se non per questo fanno meno male).
Le sfumature del cielo abbracciano colori di ogni tipo, un po’ come quando sei in cerchio con persone di nazionalità più disparate e non riesci a pensare ad altro se non a quanto è bella la vita quando ti dà la possibilità di una rinascita. A saperla cogliere. Questo è il momento in cui dovrei essere spaventata dall’incognita, ma una buona dose di me è più spaventata dall’eccitazione che ne deriva. Ecco perché credo che un’oretta di meditazione al giorno sia fondamentale per tutti, e probabilmente non ci sarebbe così tanto stress in giro. La gente si affanna per i motivi più futili, a volte, ma ci sono cose che non si possono controllare, e prima lo si capisce, prima si impara a gestire l’ansia che ne deriva. Ci sto lavorando anch’io, non è semplice, siamo pur sempre umani. Ma la consapevolezza è già qualcosa. Penso che si dovrebbero sempre avere una o due consapevolezze. E anche sfortune, e poi gioie, e poi insegnamenti, e poi ancora stupore. Lasciare andare, perché le cose che sono veramente destinate ad essere nella nostra vita non ci abbandonano mai. E sarò un’ingenua forse a crederci, ma so esserci, quando serve e so dimostrare che le mie parole non sono solo lettere messe in fila. In questo cerchio passiamo dalle risate al pianto, dalla resistenza all’abbandono in meno di cinque secondi, ma la vera conquista è accorgersi che non siamo soli, a dispetto di tutto quello che il mondo vuole farci credere. E anche quando lo siamo per contingenza di circostanze, abbiamo dentro di noi tutto quello che può salvarci, e se non vogliamo salvarci, possiamo sempre provare a salvare gli altri. Non è buonismo. E' un modo di essere, di costruire qualcosa. Se vuoi fare la differenza, guardati allo specchio e inizia da te, hanno cantato. Non è un caso che senza la musica la vita sarebbe un errore. 

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Venerdì, 13 Luglio 2018 18:23

Cartoline non spedite #50 Parole

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Tanto va la gatta al lardo che ci lascia il testamento. La notte porta doveri. Rosso di sera, vorrei indietro la primavera. Se son rose, pungeranno. Ho un fiocco nella manica, per voi che m’avete piantato in denari. Non gridare al gatto, al gatto. Guarda in maialesco, piuttosto. Stai lì a reggere il pendolo, senza rigare a zig-zag e a rigirare la cotoletta. Le pesche nel paniere si sono rotte, a occhio e testa, direi. Stavo correndo a perdifemore, e sono inciampata, inutile ridere sull’aranciata versata. Hai mandato a vergini tutti i miei piani, e lì c’è qualcuno che riesce sempre a cadere a gambe incrociate. Tutte le strade portano al mare. Non dire vino finché non ce l’hai nel bicchiere. So I start a revolution from my kitchen. Se non ora, dove? Hai mancato il computer, mentre mi tenevi sotto una campana di plastica. La risposta che cerchi è dentro il frigorifero. Cos’è una regina senza il suo re? Beh, storicamente è migliore. A caval donato, gli si mette una buona sella. Dio dà il pane a chi è celiaco. La volpe che non arriva all’uva, ci si siede sotto e ne scrive una poesia. Fuori dal letto, scusa ma chi sei? Cielo a pecorelle, che Dio fortunato. Campa cavallo, che poi alla fine muori comunque. Cento di questi calci. Chi ben comincia, può finire malissimo. Chi la fa, se la scordi. Can che abbaia, ha un padrone che non ha saputo addomesticarlo. E comunque meglio una gallina oggi che un brodo domani. Si sa che chi va con lo zoppo, arriva in ritardo. Patti chiari, e allora mettiti gli occhiali perché come fai a vederli altrimenti? Non tutte le ciambelle sono anche intelligenti. Beati gli stupidi, che hanno capito tutto.
Vuoi salire a vedere la mia collezione di parole? Non c’è due senza uno (dei due). Se non posso scrivere di te, allora non voglio scrivere di nessun altro.  

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