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Denise Colletta

Denise Colletta

Venerdì, 31 Agosto 2018 22:23

Cartoline non spedite #56 Ultima

Non so bene come si scrive qualcosa per salutare, e forse sembra assurdo perché in fondo queste dovrebbero essere delle cartoline, ma dopotutto un motivo ci sarà se le ho catalogate come "non spedite". È che io con gli arrivederci e gli addii, non ho mai avuto troppa dimestichezza (forse perché ne ho sempre dovuti dire - e ascoltare - troppi). Non vorrei che niente finisse mai davvero (tranne quello che fa male, ovviamente), ma alcune cose devono fare il loro corso e aprirsi a nuove forme e possibilità, senza per questo interrompersi. La parola "resilienza" così abusata di questi ultimi tempi, forse dovrebbe lasciare il posto a "trasformazione", che si sa, nulla resta mai com'è (e meno male). L'oroscopo di Rob Brezsny, ha previsto l’appassire di una speranza, la scomparsa di un sostegno o la perdita di un’influenza. E ha detto anche che all’inizio questo potrebbe intristirmi, ma scommette che alla fine si rivelerà positivo. Ok, dare credito all'oroscopo non si rivela una mossa intelligentissima, ma per un certo verso è rincuorante. Sto imparando a capire cos'è essenziale, e a lasciare andare senza domandare (anche se è difficile, perché ho sempre avuto bisogno di sapere). Incontrare persone care solo per poterle salutare. Accumulare ricordi, esperienze, attimi di vita, di qui e ora, perché non ci diciamo mai abbastanza quello che conta davvero sentire, e a volte si stringe in gola come un boccone di traverso, e riesci solo a scriverlo, dopo, quando è troppo tardi. O forse no. I chili di più che pesano e stavolta sono quelli delle valigie. Le cene con la salsedine sul viso, e le amicizie che restano intatte anche se sono passati anni e ti chiedi dov'eri? Che poi le risposte giuste non esistono. Sono fotografie scattate di nascosto che hai messo nella tasca interna del portafoglio e speri che ti proteggano. Anche se spesso sei sempre tu a doverlo fare. Due o tre persone le lascerai a continuare la loro vita, e sai cosa significa, perché hai vissuto anche la parte di chi resta mentre qualcuno parte. Altre sapranno che non esistono confini nei quali cercarti (e si spera, venire a trovarti). E le altre, beh, le altre chi?
Ripetere dieci volte "la fine permette l'inizio". E così, agosto lascia spazio a quello che sarà. 

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Venerdì, 24 Agosto 2018 22:22

Cartoline non spedite #55 Golden hour

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Non ho mai riflettuto abbastanza circa la mia posizione rispetto ai temporali estivi. Li amo o no? È come se mi dicessero, lo vedi come può cambiare tutto in un momento? Te la ricordi ancora l’estate, ti pare possibile che fosse lì solo qualche ora fa? E ti piace ancora? Sì, probabilmente amo i temporali estivi. Mi fanno ricordare che le pause e le interruzioni servono a capire quanto sia importante qualcosa per me, e quanto mi piaccia. Credo che l’estate sarà per sempre la mia stagione preferita,e sì, l’attenderò ogni volta con entusiasmo. Anche se passa in fretta (proprio perché passa in fretta). E anche se verso la fine di agosto si inizia già a sentire quella malinconica percezione dei finali (io non sono mai stata brava con i finali), del non essere riuscita a fare tutto quello che c’era da fare (in fondo le liste si compilano per avere dei motivi per andare avanti, mica per depennare tutto, mi dico). Solo una settimana fa ero su un aereo, e quasi rischiavo di perdermi in un aeroporto grande quanto il mio paese (non che ci voglia molto, in effetti), e oggi invece fulmini, tuoni, prelievi e vaccini, forse febbre. Ho rivisto l’elenco dei posti che avrei voluto visitare, che sollievo non essere riuscita a vederli tutti, perché come dice uno dei miei scrittori preferiti, un pretesto per tornare bisogna sempre seminarselo dietro quando si parte. Poi magari non si torna più, ché la vita fa sempre quello che vuole, anche se ci illudiamo di poterla governare, ma intanto rimane l’illusione che ci mantiene accesi. Secondo me assomiglia un po’ alla luce delle sette di sera, quando tutto si avvolge di un’aura particolare (mica a caso la chiamano “golden hour”), poco prima del tramonto, non più di venti, quaranta minuti al massimo. Forse è tutto lì. Forse è davvero tutto lì. Il resto è solo attesa. Così, le altre stagioni, ruotano attorno a qualcosa che sanno di non poter mai raggiungere davvero. L’inverno si mette proprio d'impegno a farsi odiare, come quelle persone sempre musone; la primavera cerca invano di imitarla, e l’autunno vive nel suo ricordo. Ed io che adoro l’estate, amo Ottobre tra tutti i mesi dell’anno, che nella contemplazione della memoria, si sa, ogni cosa ci appare più bella di quella che è.    

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Venerdì, 10 Agosto 2018 19:35

Cartoline non spedite #54 Sciocchina

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È successo tutto molto in fretta. Senza neanche pensarci stavo lì a firmare due copie di contratto e intorno a me, nella stessa stanza, c’erano altri cinque ragazzi che non avevo mai visto prima d’ora e che probabilmente non rivedrò più. Poco male, non che mi entusiasmassero più di tanto. A dire il vero, ho dovuto tenere a freno il mio spirito polemico, perché alcuni di loro facevano domande davvero molto stupide, ed io in quel momento ero tipo “ma come fanno le persone a vivere nonostante questo grado di intelligenza così basso?”. Per non peccare di presunzione, sorridevo e mi nascondevo il volto con la visiera del cappellino da baseball (che indossavo perché non ero riuscita a fare lo shampoo in tempo, e per la cronaca, gli appuntamenti in estate alle tre del pomeriggio andrebbero banditi per legge). Poi l’insofferenza veniva fuori e allora andavo avanti e indietro camminando come un’ossessa, per scaricare la rabbia che a me fa venire l’incompetenza della gente. E come se non bastasse, fuori dall’edificio, sotto quel sole cocente come poche cose alle tre del pomeriggio, in un angolo remoto della Puglia, c’era qualcuno che mi aspettava e che mi chiamava al telefono ogni dieci minuti, al quale dovevo giustificare il ritardo dicendo “eh, un attimo, ci sono ancora molte cose da fare”. Suvvia, non potevo mica dire in quella stessa stanza “eh, un attimo, per una firma di un secondo ci sono venti domande inutili e altrettante spiegazioni richieste, che non si sa come, c’è chi non capisce un cazzo ma comunque gli riesce di fare le cose”. E vabè. Per farla breve, quando è arrivato il mio turno, mi sono sentita dire “Ah, perfetto, tu hai già fatto tutto come si doveva fare” e nel giro di due minuti sono uscita di lì, con il contratto in mano. Che poi, in fondo, si tratta solo di avere un po’ più di cura e attenzione ai dettagli, cosa che erroneamente mi aspetto di trovare anche negli altri, ma che noto sempre con molto piacere (ehm, certo) di quanto sia davvero poco scontata.  Un quarto d’ora dopo ero a scegliere una valigia quasi più grande di me, di un colore rosa shocking (che mia sorella non avrebbe mai comprato, mi ha detto una volta a casa). Ma io questa cosa dell’intelligenza la vedo un po’ come una condanna e allora da qualche parte devo pur mescolare le carte. Eheheh, che sciocchina.

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Venerdì, 03 Agosto 2018 16:10

Cartoline non spedite #53 Marte

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Un telo nero, nessun sipario, la vita che si disvela e non sai mai cosa ti riserverà di lì a poco. Nel turbinio di gente che ho conosciuto negli ultimi giorni, una donna coi capelli corti, parlando con un'altra ragazza, spiegava come per lei la scrittura sia stata una scelta sofferta e per molti anni messa da parte. Una scelta che avrebbe occupato tutta la sua vita. Una vita che non sarebbe stata più la sua. E paradossalmente è così, perché certe cose non si scelgono, e meno male, ché io sono un'indecisa cronica e solo per decidere cosa mangiare ci metto venti minuti, mentre tutti hanno già ordinato. Allora mi succede che devo correre appresso al cameriere (con i cerotti all'altezza delle caviglie che implorano pietà, mentre si strusciano sulle crosticine non ancora seccate, perché altri luoghi e altri sandali mi hanno vista correre), e dirgli di aggiungere una pizza con mozzarella di bufala, scamorza affumicata e pomodorini ciliegini, per sentirmi rispondere "Ah, pensavo avessi già ordinato". Eh, lo pensavo anch'io. Tra l'altro, appena seduta avevo detto a chi mi era seduto vicino che non avrei assolutamente scelto la pizza, dato che l'avevo già mangiata ieri e pure a pranzo, (quella avanzata dalla sera prima). Quindi ho vagliato l'ipotesi frutti di mare, contorno di patate, insalatona super condita, primo di pasta, secondo di carne, frittini e dessert, e ho consigliato agli altri cosa potesse esser buono. Ed io in tutto questo. Pizza. E neanche la volevo. Per carità, si sa che è buona sempre, ma io in tutto questo, un turbinio come sempre. Probabilmente ero già sazia mentre iniziavo a tagliare la prima fetta, ma alla fine nel piatto sono rimaste solo due o tre croste. Certe cose non si scelgono. Ma fatemi illudere di sì. E sono le dodici meno un quarto, e la luna fa capolino a metà da sopra il campanile, poco prima dallo specchio del bagno ti sei resa conto di avere in testa ancora gli occhiali da sole. E mi dicono: come fai? E penso, non lo so. Rispondo: faccio. Ripenso al titolo dell'ultimo spettacolo visto, Vieni su Marte. (Sorrido). Okay, ci vediamo su Marte. 

 

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Venerdì, 27 Luglio 2018 15:26

Cartoline non spedite #52 Sonno

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Il tempo del racconto è materiale necessario per fruire di una storia. Di una qualsiasi storia. Se davvero vuoi, dieci minuti li trovi, mi sento dire, e rido perché nei cerchi concentrici dell’esistenza sono poi le stesse frasi che mi ritrovo a dire anch’io. Magari fosse così semplice, dico e mi rispondono. E mi confondono. C’è qualcun altro che mi riporta alla realtà, ormai da anni, e benedico il dio di lassù (qualunque esso sia), perché si ha sempre bisogno di chi ci ricorda chi siamo e da dove veniamo, ma soprattutto dove vogliamo andare. Poi ci sono incontri inaspettati, e risate che ti ricordano altri tempi, quando c’erano altri problemi, ma comunque un modo per scherzare  lo si trovava, insieme. Cercare casa è una delle esperienze che mi mancava, ma che in un modo o nell’altro prima o poi sarebbe dovuta arrivare. Solo che accade in un’altra lingua, e non è né la mia né la loro. Il destino è veramente sempre molto curioso, ed io ripenso che fin da quando frequentavo le scuole elementari stavo sempre a dire ai miei genitori, che all’epoca si chiedevano se non fossi pazza, e mi guardavano come una piccola aliena, insomma stavo sempre a dire che avrei voluto andare a vivere in America, “da grande”. Oppure quando stavamo a litigare, io ingenuamente urlavo “va bene, allora me ne vado ora e mi trasferisco a New York”. In realtà poi quel desiderio non è mai passato, è rimasto, ma come rimane qualcosa che chissà se accadrà mai. Quelle tipiche cose che ti sembrano sempre troppo belle per essere vere e invece di rincorrerle va a finire che le lasci andare e le perdi. A me è successo così, tantissime volte. E anche con un sacco di persone. Ma se la responsabilità per le cose strettamente personali è solo mia, con la gente è diverso, perché si deve essere sempre in due a volerlo, e nessuno può fare il doppio del lavoro, perché poi una mattina ti svegli e ti rendi conto che a crederci eri solo tu. E la consapevolezza di ciò non è mai bella, ti lascia solo un vuoto enorme da riempire con quantità abissali di cinismo e disillusione. Lo vedo negli altri, e mi dispiace così tanto. A me invece lascia il ricordo di tutta la forza e la tenacia che sono stata in grado di avere. Ma in fondo sono un po’ stupida, perché voglio solo la bellezza, datemi solo meraviglia e delicatezza. E tre o quattro ore in più di sonno.  

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Venerdì, 20 Luglio 2018 20:36

Cartoline non spedite #51 Cerchio

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Succede qualche volta di non voler dire più niente, tutte le parole ti sembrano superflue. Hai un biglietto in mano e una partenza sempre più vicina, e d’improvviso pensi che a volte le cose che desideri succedono, raro ma non impossibile. Difficile, così come la vita, con gli sbalzi necessari e irrimediabili (anche se non per questo fanno meno male).
Le sfumature del cielo abbracciano colori di ogni tipo, un po’ come quando sei in cerchio con persone di nazionalità più disparate e non riesci a pensare ad altro se non a quanto è bella la vita quando ti dà la possibilità di una rinascita. A saperla cogliere. Questo è il momento in cui dovrei essere spaventata dall’incognita, ma una buona dose di me è più spaventata dall’eccitazione che ne deriva. Ecco perché credo che un’oretta di meditazione al giorno sia fondamentale per tutti, e probabilmente non ci sarebbe così tanto stress in giro. La gente si affanna per i motivi più futili, a volte, ma ci sono cose che non si possono controllare, e prima lo si capisce, prima si impara a gestire l’ansia che ne deriva. Ci sto lavorando anch’io, non è semplice, siamo pur sempre umani. Ma la consapevolezza è già qualcosa. Penso che si dovrebbero sempre avere una o due consapevolezze. E anche sfortune, e poi gioie, e poi insegnamenti, e poi ancora stupore. Lasciare andare, perché le cose che sono veramente destinate ad essere nella nostra vita non ci abbandonano mai. E sarò un’ingenua forse a crederci, ma so esserci, quando serve e so dimostrare che le mie parole non sono solo lettere messe in fila. In questo cerchio passiamo dalle risate al pianto, dalla resistenza all’abbandono in meno di cinque secondi, ma la vera conquista è accorgersi che non siamo soli, a dispetto di tutto quello che il mondo vuole farci credere. E anche quando lo siamo per contingenza di circostanze, abbiamo dentro di noi tutto quello che può salvarci, e se non vogliamo salvarci, possiamo sempre provare a salvare gli altri. Non è buonismo. E' un modo di essere, di costruire qualcosa. Se vuoi fare la differenza, guardati allo specchio e inizia da te, hanno cantato. Non è un caso che senza la musica la vita sarebbe un errore. 

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Venerdì, 13 Luglio 2018 18:23

Cartoline non spedite #50 Parole

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Tanto va la gatta al lardo che ci lascia il testamento. La notte porta doveri. Rosso di sera, vorrei indietro la primavera. Se son rose, pungeranno. Ho un fiocco nella manica, per voi che m’avete piantato in denari. Non gridare al gatto, al gatto. Guarda in maialesco, piuttosto. Stai lì a reggere il pendolo, senza rigare a zig-zag e a rigirare la cotoletta. Le pesche nel paniere si sono rotte, a occhio e testa, direi. Stavo correndo a perdifemore, e sono inciampata, inutile ridere sull’aranciata versata. Hai mandato a vergini tutti i miei piani, e lì c’è qualcuno che riesce sempre a cadere a gambe incrociate. Tutte le strade portano al mare. Non dire vino finché non ce l’hai nel bicchiere. So I start a revolution from my kitchen. Se non ora, dove? Hai mancato il computer, mentre mi tenevi sotto una campana di plastica. La risposta che cerchi è dentro il frigorifero. Cos’è una regina senza il suo re? Beh, storicamente è migliore. A caval donato, gli si mette una buona sella. Dio dà il pane a chi è celiaco. La volpe che non arriva all’uva, ci si siede sotto e ne scrive una poesia. Fuori dal letto, scusa ma chi sei? Cielo a pecorelle, che Dio fortunato. Campa cavallo, che poi alla fine muori comunque. Cento di questi calci. Chi ben comincia, può finire malissimo. Chi la fa, se la scordi. Can che abbaia, ha un padrone che non ha saputo addomesticarlo. E comunque meglio una gallina oggi che un brodo domani. Si sa che chi va con lo zoppo, arriva in ritardo. Patti chiari, e allora mettiti gli occhiali perché come fai a vederli altrimenti? Non tutte le ciambelle sono anche intelligenti. Beati gli stupidi, che hanno capito tutto.
Vuoi salire a vedere la mia collezione di parole? Non c’è due senza uno (dei due). Se non posso scrivere di te, allora non voglio scrivere di nessun altro.  

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Venerdì, 06 Luglio 2018 23:50

Cartoline non spedite #49 Mongolfiera

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Una mongolfiera non vola se non lascia andare vie le zavorre. Zavorra, questa parola ha un suono fantastico. Sembra quasi che già a dirlo se ne riesca a percepire tutta la sua pesantezza. Sulla mensola del bagno, tra le varie creme, ce n’è una per i talloni screpolati, solo che io non la uso mai. La guardo ogni mattina, ma non avendo i talloni screpolati, la sua utilità per me è uguale a zero. Poi di colpo accade che mentre sei seduta, inizi a sentire un formicolio improvviso alle mani, alle braccia, alle gambe e poi ai piedi. Proprio quei piedi che esistono anche se non metti mai la crema, perché i talloni non sono screpolati. E inizi a riconsiderare tutte le piccole cose a cui non fai mai attenzione. Quelle che si danno per scontate. Quelle che si mettono da parte perché ce ne sono altre di più importanti. E poi invece capisci che. Capisci che avresti dovuto fare quello che fanno gli altri. Quelli che vivono meglio. Una cartolina nata contro il panico. Il caldo, i dieci giorni di ritardo, le mail con gli errori da correggere, le partenze vicinissime che potrebbero non essere poi così sicure. (Cosa lo è?) Sai salvarti e annientarti nello stesso istante. Come una partita persa negli ultimi dieci secondi del secondo tempo supplementare. (Da non crederci, eppure è così.) Il profumo dei gelsomini che è forte e pungente, acre e dolce allo stesso tempo. La corriera che non passa quando tra meno di un'ora hai un esame e allora devi risolvere il problema al più presto possibile per non mandare a puttane una sessione. Fare rete aiuta sempre. Questa estate me ne ricorderò. Andrò a pescare. Respira. Non lasciarti travolgere dalle emozioni, lo sai che è solo un passaggio e passerà. (Quante cose bisogna raccontarsi per andare avanti). Respira. Hai letto da qualche parte che dipende tutto dal respiro. Dieci gocce e finalmente riesci a lasciare andare le mani. Quelle mani che stringevano il vuoto e non riuscivano a ritornare nella loro posizione normale. I piedi che possono dimenarsi. La mandibola che trema e gli occhi che pulsano. La pressione bassa. Chi sa calmarti. Uno, due, tre. 

Ci sono poche cose da dire quando è il corpo a parlare. Perché il corpo sa sempre cosa dire. Scriveva Hermann Hesse nel Siddharta: ... « Le parole non colgono il significato segreto, tutto appare un po' diverso quando lo si esprime, un po' falsato, un po' sciocco, sì, e anche questo è bene e mi piace moltissimo, anche con questo sono perfettamente d'accordo, che ciò che è tesoro e saggezza d'un uomo suoni sempre un po' sciocco alle orecchie degli altri. »

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Venerdì, 29 Giugno 2018 16:37

Cartoline non spedite #48 Interruzione

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Non può piovere per semp‒. Ecco che la fronte di Paloma era appena stata raggiunta da una gocciolina dispettosa e scongiurava ora tutti i piani fatti insieme a Jean. Avevano raggiunto il mare insieme ai loro sedici anni, con la fede e la scarsa lungimiranza di quell’età. Nessuno di loro considerava il potenziale destino avverso, cullandosi soltanto sulle loro sensazioni e su di un raggio di sole flebile che ogni tanto tagliava le nuvole. Non pioverà, si erano detti. Credendoci davvero, perché le bugie migliori sono quelle a cui uno s’aggrappa come se fossero verità. La strada principale era stata imboccata grazie a uno scooter nero malridotto, ma abbastanza sicuro da rischiarsela per i soli quattro chilometri che li separavano dalla spiaggia. Lei aveva un vestitino leggero a fiori, di un azzurrino carta da zucchero. E il costume da bagno che si intravedeva sulle spalle scoperte prometteva l’accensione di voglie sopite. Le converse bianche, usurate dal tempo, ai piedi di lui, avevano accompagnato con grazia magistrale le salite e le discese sul pedale. Quella gocciolina dispettosa interrompeva ora non solo la frase a mezz’aria sulla bocca di Paloma, ma anche le labbra di Jean, che complici di una sincronia perfetta, avevano appena schioccato un bacio. E quello schiocco pareva avere lo stesso fragore di un tuono (che vi giuro, proprio in quel momento si era schiantato). La scena si interrompe così, in preda alla curiosità di chi, morboso vorrà saperne gli sviluppi, e gli imprevisti.
Cari voi, che vi siete apprestati ad arrivare fin qui, mi pare il caso di mettere in chiaro e illuminarvi, con molta stima, che la letteratura, quella che non rassicura, quella che ha molta fiducia in chi la legge, non offre soluzioni, né verità assolute, ma solo tanti dubbi. È un gioco, in cui voi siete complici, nel bene e nel male. E non basta possedere gli indizi per ricostruire la verità. Occorre affidarsi anche all’immaginazione, e fare i conti con i limiti del possibile, del reale; considerare le verità parziali, demistificare; esercitare la propria responsabilità individuale in quella ricerca profonda e mai finita.

 

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Venerdì, 22 Giugno 2018 16:43

Cartoline non spedite #47 Bene

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Ho sentito dire che parlare troppo non va bene. Dire tutto, non va bene. Scrivere senza censura, non va bene. Masticare con la bocca aperta, non va bene. Leggere direttamente il finale di un libro, non va bene. Guardare un film a spizzichi e bocconi, non va bene. Uscire di casa quando è notte inoltrata, non va bene. Tornare a casa quando è quasi mattina, non va bene. Aprire i cassetti nei bagni degli altri, non va bene. Guardare nelle borse delle donne, non va bene. Mangiare l'ultimo pezzo di torta, non va bene. Non lavare i denti prima di andare a dormire, non va bene. Bere poca acqua durante il giorno, non va bene. Non ascoltare i consigli, non va bene. Dare dei consigli non richiesti, non va bene. Interrompere l'interlocutore mentre sta parlando, non va bene. Saltare il pranzo, non va bene. Dormire meno di otto ore al giorno, non va bene. Arrivare in ritardo e fare aspettare gli altri, non va bene. Compilare delle liste molto lunghe stanca il lettore, non va bene. Essere estenuanti, non va bene. Ripetere un concetto per più di due volte, non va bene. Ripetere un concetto per più di due volte, non va bene. Ripetere un concetto per più di due volte, non va bene. Ripetere un concetto per più di due volte, non va bene. Ripetere un concetto per più di due volte, non va bene. Ripetere un concetto per più di due volte, non va bene. Ripetere un concetto per più di due volte, non va bene. Se pensi troppo al futuro ti perdi il presente, non va bene. Se pensi troppo al presente ti perdi il futuro, non va bene. Se pensi troppo al passato ti perdi il presente, non va bene. Se pensi troppo a quello che potrebbe essere, perdi di vista quello che è, non va bene. Se pensi troppo a quello che è, perdi di vista quello che potrebbe essere, non va bene. Se pensi troppo, non va bene.
 La mediocrità non ti porterà da nessuna parte, non va bene. L’originalità è per un pubblico ristretto, non va bene. Lamentarsi, non va bene. Stare in silenzio, non va bene.
Scusi, mi sono un attimo distratta, tipo diciassette righe fa. C’era la necessità urgentissima di strapparmi un pelo nerissimo di dieci millimetri che cresceva sopra un neo. Che goduria. Dicevamo? Ah sì, forse non saprò benissimo quello che è giusto, ma sono sempre stata più interessata a quello che è vero.

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