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Denise Colletta

Denise Colletta

Lunedì, 31 Dicembre 2018 20:39

Cartoline non spedite #58 Unico proposito

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Ho notato che in aeroporto, mentre sono in fila al gate, i ragazzi controllano tinder, e pure mentre l'aereo sta per decollare, nei minuti prima di spegnere il cellulare: sì, no, questa mah, questa si può fare, questa mmh vabé dai sì, tanto chi se ne fotte. Una signora dietro di me, aveva invece la certezza assoluta che i migliori mariti del mondo fossero gli inglesi, o al massimo gli spagnoli. Gli italiani categoricamente no e poi no. Parole sue. E le amiche, cinquantenni, le davano ragione. (Non ho capito perché nessuno abbia menzionato i francesi, o i portoghesi). Di scenari così ne ho visti almeno dodici negli ultimi quattro mesi. Cambiano i luoghi, ma si parla sempre d'amore. I bambini che strillano, io che mi copro ben bene le guance con la sciarpa, per evitare la pioggerellina sulla pista poco prima del decollo. Lì per lì mi sembra un gesto scontato, e anche meccanico, ma ora che ci rifletto, anche quello è un gesto d'amore. Un modo per prendersi cura di sé.
Per questo mi sono detta, per il nuovo anno, unico proposito: fare caso ai gesti d'amore. Ma non a quelli che facciamo per gli altri, che tanto lo sappiamo che la maggior parte sono a fondo perduto. Fare tanti, tantissimi, gesti d'amore per sé, che queste mie gambe più snelle e più scattanti, non ci vanno mica lontano se non mi amo. E dire che può sembrare egoista, ma in realtà è tutto l'opposto, perché solo chi ha cura di sé, può prendersi cura degli altri. Mica è un caso se durante un volo, e la pressione si riduce, è importante far mettere la maschera d'ossigeno prima agli adulti e dopo ai bambini! – sì, lo so che sono cose a cui nessuno fa attenzione, che tutti stanno mandando gli ultimi messaggi di saluto, eppure dicono proprio così: prima agli adulti e dopo ai bambini. Insomma alla fine è questo, amarsi per poter amare. E per assurdo è la cosa più difficile del mondo. Riuscire ad accettare tutti i miei difetti, i passi falsi, smetterla di voler sembrare sempre impeccabile a tutti i costi (chi lo è in fondo?), i colpi di testa che ho rimosso perché me ne vergogno troppo, e quelli che rifarei ancora e ancora, per sempre (grazie); le cicatrici, visibili e interiori, quello che non ho mai raccontato e quello che ho fatto credere, quello per cui mi sento ancora in colpa, e quello per cui non smetterò mai di essere orgogliosa. E se non me lo riconosco io, nessuno lo farà mai. La propria storia, che è la storia di tutti, ma anche infinitamente diversa e comprensibile solo a pochi. A tutti i fortunati coscienti di avermi incontrata, e a tutti i fortunati che non se ne sono mai resi conto. Io quest'anno, forse davvero per la prima volta, mi sono guardata e sono riuscita a non odiarmi, a provare perfino tenerezza. Quella tenerezza con cui si guarda chi pensa di essere molto meno forte di quello che è. E invece. Meno male che ci sono io con me. Dovrebbe essere una frase da ripetersi sempre prima di addormentarsi, che questo è tutto, alla fine.

Sarà un anno difficile per chi non si ama.

Abbi cura di te (altrimenti come si fa a ricominciare ogni volta?)

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Martedì, 25 Dicembre 2018 20:41

Cartoline non spedite #57 Speciale Natale

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Se mi chiedessero: ora che sei tornata per Natale, come ci si sente ad essere sempre tu quella che prende e va via? Come ci si sente a vedere da lontano i luoghi in cui sei vissuta per ventisette anni e che ti rassicuravano, immutati nel tempo, ma orfani della tua presenza? Come ci si sente ad osservare intorno a te, i rapporti degli altri che si solidificano, che creano una famiglia e mettono le basi per un futuro, mentre i tuoi svaniscono nei “ci sentiremo” e i “ti vengo a trovare”? Sinceramente non lo so. Ho sempre creduto che ogni scelta avesse un prezzo da pagare, e non c'è differenza nell'atto di scegliere e quello di rinunciare (cit.), sì insomma, non si può avere tutto nella vita. Il costo per riempirmi ogni volta gli occhi di cose nuove – e bellissime, il prezzo per la vita che al momento ho scelto, è quello di non avere una casa, ma di essere la propria casa. Nell'ultimo mese ho dormito in quattro letti diversi e ne sto già cercando un altro per il nuovo anno. Mi sono fermata un attimo a pensare su quale potesse essere il senso di tutto questo, ma le cose si possono capire solo con tanta distanza nel mezzo, guardandole con quel distacco che permette l'obiettività. Non è questo il momento per farsi delle domande, soprattutto se è il tempo delle risposte. Così mi capita per caso di rivedere un'amica dell'adolescenza che mi racconta di come poco tempo fa, rispolverando tra i ricordi, abbia trovato dei temi scritti durante la scuola elementare, a dieci anni o poco più, e che alla domanda “se potessi fare un viaggio dove vorresti andare?” io avessi risposto in Portogallo, senza probabilmente avere neanche idea di dove si trovasse, all'epoca. E guarda le risposte della vita, quando ormai abbiamo dimenticato anche le domande. Che poi in realtà, questa sarebbe dovuta essere una cartolina speciale, a tema natalizio, ma se devo essere sincera a me il periodo natalizio non è che abbia mai fatto impazzire. Nel senso che un po' di ipocrisia c'è sempre, diciamolo. Fare gli auguri a gente che per tutto l'anno non hai minimamente sentito, cercare il buono ad ogni costo solo in questo periodo e poi dimenticarsene il giorno dopo. In effetti il Natale non fa per me, che ho sempre cercato il buono giorno dopo giorno, e che vorrei sentire chi ho sentito tutto l'anno, e che invece, proprio adesso non può esserci.

Quindi per ritornare alla domanda iniziale, se mi chiedessero, come ci si sente e blablabla, io direi: ma non puoi fare come tutte le persone normali, e dirmi “Auguri di buon Natale”? Così potrei rispondere – anche a te e in famiglia e stop. Ecco.
(Naah, probabilmente direi suppergiù le cose che ho scritto qui, l'unico problema è che nessuno fa mai le domande giuste. Cioè, sì, ci sono le persone che le fanno, ma non a Natale, perché bisogna finire il giro dei numeri di tutta la rubrica, mica hanno tempo da perdere. E auguri!)

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Venerdì, 31 Agosto 2018 22:23

Cartoline non spedite #56 Ultima

Non so bene come si scrive qualcosa per salutare, e forse sembra assurdo perché in fondo queste dovrebbero essere delle cartoline, ma dopotutto un motivo ci sarà se le ho catalogate come "non spedite". È che io con gli arrivederci e gli addii, non ho mai avuto troppa dimestichezza (forse perché ne ho sempre dovuti dire - e ascoltare - troppi). Non vorrei che niente finisse mai davvero (tranne quello che fa male, ovviamente), ma alcune cose devono fare il loro corso e aprirsi a nuove forme e possibilità, senza per questo interrompersi. La parola "resilienza" così abusata di questi ultimi tempi, forse dovrebbe lasciare il posto a "trasformazione", che si sa, nulla resta mai com'è (e meno male). L'oroscopo di Rob Brezsny, ha previsto l’appassire di una speranza, la scomparsa di un sostegno o la perdita di un’influenza. E ha detto anche che all’inizio questo potrebbe intristirmi, ma scommette che alla fine si rivelerà positivo. Ok, dare credito all'oroscopo non si rivela una mossa intelligentissima, ma per un certo verso è rincuorante. Sto imparando a capire cos'è essenziale, e a lasciare andare senza domandare (anche se è difficile, perché ho sempre avuto bisogno di sapere). Incontrare persone care solo per poterle salutare. Accumulare ricordi, esperienze, attimi di vita, di qui e ora, perché non ci diciamo mai abbastanza quello che conta davvero sentire, e a volte si stringe in gola come un boccone di traverso, e riesci solo a scriverlo, dopo, quando è troppo tardi. O forse no. I chili di più che pesano e stavolta sono quelli delle valigie. Le cene con la salsedine sul viso, e le amicizie che restano intatte anche se sono passati anni e ti chiedi dov'eri? Che poi le risposte giuste non esistono. Sono fotografie scattate di nascosto che hai messo nella tasca interna del portafoglio e speri che ti proteggano. Anche se spesso sei sempre tu a doverlo fare. Due o tre persone le lascerai a continuare la loro vita, e sai cosa significa, perché hai vissuto anche la parte di chi resta mentre qualcuno parte. Altre sapranno che non esistono confini nei quali cercarti (e si spera, venire a trovarti). E le altre, beh, le altre chi?
Ripetere dieci volte "la fine permette l'inizio". E così, agosto lascia spazio a quello che sarà. 

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Venerdì, 24 Agosto 2018 22:22

Cartoline non spedite #55 Golden hour

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Non ho mai riflettuto abbastanza circa la mia posizione rispetto ai temporali estivi. Li amo o no? È come se mi dicessero, lo vedi come può cambiare tutto in un momento? Te la ricordi ancora l’estate, ti pare possibile che fosse lì solo qualche ora fa? E ti piace ancora? Sì, probabilmente amo i temporali estivi. Mi fanno ricordare che le pause e le interruzioni servono a capire quanto sia importante qualcosa per me, e quanto mi piaccia. Credo che l’estate sarà per sempre la mia stagione preferita,e sì, l’attenderò ogni volta con entusiasmo. Anche se passa in fretta (proprio perché passa in fretta). E anche se verso la fine di agosto si inizia già a sentire quella malinconica percezione dei finali (io non sono mai stata brava con i finali), del non essere riuscita a fare tutto quello che c’era da fare (in fondo le liste si compilano per avere dei motivi per andare avanti, mica per depennare tutto, mi dico). Solo una settimana fa ero su un aereo, e quasi rischiavo di perdermi in un aeroporto grande quanto il mio paese (non che ci voglia molto, in effetti), e oggi invece fulmini, tuoni, prelievi e vaccini, forse febbre. Ho rivisto l’elenco dei posti che avrei voluto visitare, che sollievo non essere riuscita a vederli tutti, perché come dice uno dei miei scrittori preferiti, un pretesto per tornare bisogna sempre seminarselo dietro quando si parte. Poi magari non si torna più, ché la vita fa sempre quello che vuole, anche se ci illudiamo di poterla governare, ma intanto rimane l’illusione che ci mantiene accesi. Secondo me assomiglia un po’ alla luce delle sette di sera, quando tutto si avvolge di un’aura particolare (mica a caso la chiamano “golden hour”), poco prima del tramonto, non più di venti, quaranta minuti al massimo. Forse è tutto lì. Forse è davvero tutto lì. Il resto è solo attesa. Così, le altre stagioni, ruotano attorno a qualcosa che sanno di non poter mai raggiungere davvero. L’inverno si mette proprio d'impegno a farsi odiare, come quelle persone sempre musone; la primavera cerca invano di imitarla, e l’autunno vive nel suo ricordo. Ed io che adoro l’estate, amo Ottobre tra tutti i mesi dell’anno, che nella contemplazione della memoria, si sa, ogni cosa ci appare più bella di quella che è.    

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Venerdì, 10 Agosto 2018 19:35

Cartoline non spedite #54 Sciocchina

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È successo tutto molto in fretta. Senza neanche pensarci stavo lì a firmare due copie di contratto e intorno a me, nella stessa stanza, c’erano altri cinque ragazzi che non avevo mai visto prima d’ora e che probabilmente non rivedrò più. Poco male, non che mi entusiasmassero più di tanto. A dire il vero, ho dovuto tenere a freno il mio spirito polemico, perché alcuni di loro facevano domande davvero molto stupide, ed io in quel momento ero tipo “ma come fanno le persone a vivere nonostante questo grado di intelligenza così basso?”. Per non peccare di presunzione, sorridevo e mi nascondevo il volto con la visiera del cappellino da baseball (che indossavo perché non ero riuscita a fare lo shampoo in tempo, e per la cronaca, gli appuntamenti in estate alle tre del pomeriggio andrebbero banditi per legge). Poi l’insofferenza veniva fuori e allora andavo avanti e indietro camminando come un’ossessa, per scaricare la rabbia che a me fa venire l’incompetenza della gente. E come se non bastasse, fuori dall’edificio, sotto quel sole cocente come poche cose alle tre del pomeriggio, in un angolo remoto della Puglia, c’era qualcuno che mi aspettava e che mi chiamava al telefono ogni dieci minuti, al quale dovevo giustificare il ritardo dicendo “eh, un attimo, ci sono ancora molte cose da fare”. Suvvia, non potevo mica dire in quella stessa stanza “eh, un attimo, per una firma di un secondo ci sono venti domande inutili e altrettante spiegazioni richieste, che non si sa come, c’è chi non capisce un cazzo ma comunque gli riesce di fare le cose”. E vabè. Per farla breve, quando è arrivato il mio turno, mi sono sentita dire “Ah, perfetto, tu hai già fatto tutto come si doveva fare” e nel giro di due minuti sono uscita di lì, con il contratto in mano. Che poi, in fondo, si tratta solo di avere un po’ più di cura e attenzione ai dettagli, cosa che erroneamente mi aspetto di trovare anche negli altri, ma che noto sempre con molto piacere (ehm, certo) di quanto sia davvero poco scontata.  Un quarto d’ora dopo ero a scegliere una valigia quasi più grande di me, di un colore rosa shocking (che mia sorella non avrebbe mai comprato, mi ha detto una volta a casa). Ma io questa cosa dell’intelligenza la vedo un po’ come una condanna e allora da qualche parte devo pur mescolare le carte. Eheheh, che sciocchina.

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Venerdì, 03 Agosto 2018 16:10

Cartoline non spedite #53 Marte

marte

Un telo nero, nessun sipario, la vita che si disvela e non sai mai cosa ti riserverà di lì a poco. Nel turbinio di gente che ho conosciuto negli ultimi giorni, una donna coi capelli corti, parlando con un'altra ragazza, spiegava come per lei la scrittura sia stata una scelta sofferta e per molti anni messa da parte. Una scelta che avrebbe occupato tutta la sua vita. Una vita che non sarebbe stata più la sua. E paradossalmente è così, perché certe cose non si scelgono, e meno male, ché io sono un'indecisa cronica e solo per decidere cosa mangiare ci metto venti minuti, mentre tutti hanno già ordinato. Allora mi succede che devo correre appresso al cameriere (con i cerotti all'altezza delle caviglie che implorano pietà, mentre si strusciano sulle crosticine non ancora seccate, perché altri luoghi e altri sandali mi hanno vista correre), e dirgli di aggiungere una pizza con mozzarella di bufala, scamorza affumicata e pomodorini ciliegini, per sentirmi rispondere "Ah, pensavo avessi già ordinato". Eh, lo pensavo anch'io. Tra l'altro, appena seduta avevo detto a chi mi era seduto vicino che non avrei assolutamente scelto la pizza, dato che l'avevo già mangiata ieri e pure a pranzo, (quella avanzata dalla sera prima). Quindi ho vagliato l'ipotesi frutti di mare, contorno di patate, insalatona super condita, primo di pasta, secondo di carne, frittini e dessert, e ho consigliato agli altri cosa potesse esser buono. Ed io in tutto questo. Pizza. E neanche la volevo. Per carità, si sa che è buona sempre, ma io in tutto questo, un turbinio come sempre. Probabilmente ero già sazia mentre iniziavo a tagliare la prima fetta, ma alla fine nel piatto sono rimaste solo due o tre croste. Certe cose non si scelgono. Ma fatemi illudere di sì. E sono le dodici meno un quarto, e la luna fa capolino a metà da sopra il campanile, poco prima dallo specchio del bagno ti sei resa conto di avere in testa ancora gli occhiali da sole. E mi dicono: come fai? E penso, non lo so. Rispondo: faccio. Ripenso al titolo dell'ultimo spettacolo visto, Vieni su Marte. (Sorrido). Okay, ci vediamo su Marte. 

 

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Venerdì, 27 Luglio 2018 15:26

Cartoline non spedite #52 Sonno

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Il tempo del racconto è materiale necessario per fruire di una storia. Di una qualsiasi storia. Se davvero vuoi, dieci minuti li trovi, mi sento dire, e rido perché nei cerchi concentrici dell’esistenza sono poi le stesse frasi che mi ritrovo a dire anch’io. Magari fosse così semplice, dico e mi rispondono. E mi confondono. C’è qualcun altro che mi riporta alla realtà, ormai da anni, e benedico il dio di lassù (qualunque esso sia), perché si ha sempre bisogno di chi ci ricorda chi siamo e da dove veniamo, ma soprattutto dove vogliamo andare. Poi ci sono incontri inaspettati, e risate che ti ricordano altri tempi, quando c’erano altri problemi, ma comunque un modo per scherzare  lo si trovava, insieme. Cercare casa è una delle esperienze che mi mancava, ma che in un modo o nell’altro prima o poi sarebbe dovuta arrivare. Solo che accade in un’altra lingua, e non è né la mia né la loro. Il destino è veramente sempre molto curioso, ed io ripenso che fin da quando frequentavo le scuole elementari stavo sempre a dire ai miei genitori, che all’epoca si chiedevano se non fossi pazza, e mi guardavano come una piccola aliena, insomma stavo sempre a dire che avrei voluto andare a vivere in America, “da grande”. Oppure quando stavamo a litigare, io ingenuamente urlavo “va bene, allora me ne vado ora e mi trasferisco a New York”. In realtà poi quel desiderio non è mai passato, è rimasto, ma come rimane qualcosa che chissà se accadrà mai. Quelle tipiche cose che ti sembrano sempre troppo belle per essere vere e invece di rincorrerle va a finire che le lasci andare e le perdi. A me è successo così, tantissime volte. E anche con un sacco di persone. Ma se la responsabilità per le cose strettamente personali è solo mia, con la gente è diverso, perché si deve essere sempre in due a volerlo, e nessuno può fare il doppio del lavoro, perché poi una mattina ti svegli e ti rendi conto che a crederci eri solo tu. E la consapevolezza di ciò non è mai bella, ti lascia solo un vuoto enorme da riempire con quantità abissali di cinismo e disillusione. Lo vedo negli altri, e mi dispiace così tanto. A me invece lascia il ricordo di tutta la forza e la tenacia che sono stata in grado di avere. Ma in fondo sono un po’ stupida, perché voglio solo la bellezza, datemi solo meraviglia e delicatezza. E tre o quattro ore in più di sonno.  

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Venerdì, 20 Luglio 2018 20:36

Cartoline non spedite #51 Cerchio

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Succede qualche volta di non voler dire più niente, tutte le parole ti sembrano superflue. Hai un biglietto in mano e una partenza sempre più vicina, e d’improvviso pensi che a volte le cose che desideri succedono, raro ma non impossibile. Difficile, così come la vita, con gli sbalzi necessari e irrimediabili (anche se non per questo fanno meno male).
Le sfumature del cielo abbracciano colori di ogni tipo, un po’ come quando sei in cerchio con persone di nazionalità più disparate e non riesci a pensare ad altro se non a quanto è bella la vita quando ti dà la possibilità di una rinascita. A saperla cogliere. Questo è il momento in cui dovrei essere spaventata dall’incognita, ma una buona dose di me è più spaventata dall’eccitazione che ne deriva. Ecco perché credo che un’oretta di meditazione al giorno sia fondamentale per tutti, e probabilmente non ci sarebbe così tanto stress in giro. La gente si affanna per i motivi più futili, a volte, ma ci sono cose che non si possono controllare, e prima lo si capisce, prima si impara a gestire l’ansia che ne deriva. Ci sto lavorando anch’io, non è semplice, siamo pur sempre umani. Ma la consapevolezza è già qualcosa. Penso che si dovrebbero sempre avere una o due consapevolezze. E anche sfortune, e poi gioie, e poi insegnamenti, e poi ancora stupore. Lasciare andare, perché le cose che sono veramente destinate ad essere nella nostra vita non ci abbandonano mai. E sarò un’ingenua forse a crederci, ma so esserci, quando serve e so dimostrare che le mie parole non sono solo lettere messe in fila. In questo cerchio passiamo dalle risate al pianto, dalla resistenza all’abbandono in meno di cinque secondi, ma la vera conquista è accorgersi che non siamo soli, a dispetto di tutto quello che il mondo vuole farci credere. E anche quando lo siamo per contingenza di circostanze, abbiamo dentro di noi tutto quello che può salvarci, e se non vogliamo salvarci, possiamo sempre provare a salvare gli altri. Non è buonismo. E' un modo di essere, di costruire qualcosa. Se vuoi fare la differenza, guardati allo specchio e inizia da te, hanno cantato. Non è un caso che senza la musica la vita sarebbe un errore. 

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Venerdì, 13 Luglio 2018 18:23

Cartoline non spedite #50 Parole

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Tanto va la gatta al lardo che ci lascia il testamento. La notte porta doveri. Rosso di sera, vorrei indietro la primavera. Se son rose, pungeranno. Ho un fiocco nella manica, per voi che m’avete piantato in denari. Non gridare al gatto, al gatto. Guarda in maialesco, piuttosto. Stai lì a reggere il pendolo, senza rigare a zig-zag e a rigirare la cotoletta. Le pesche nel paniere si sono rotte, a occhio e testa, direi. Stavo correndo a perdifemore, e sono inciampata, inutile ridere sull’aranciata versata. Hai mandato a vergini tutti i miei piani, e lì c’è qualcuno che riesce sempre a cadere a gambe incrociate. Tutte le strade portano al mare. Non dire vino finché non ce l’hai nel bicchiere. So I start a revolution from my kitchen. Se non ora, dove? Hai mancato il computer, mentre mi tenevi sotto una campana di plastica. La risposta che cerchi è dentro il frigorifero. Cos’è una regina senza il suo re? Beh, storicamente è migliore. A caval donato, gli si mette una buona sella. Dio dà il pane a chi è celiaco. La volpe che non arriva all’uva, ci si siede sotto e ne scrive una poesia. Fuori dal letto, scusa ma chi sei? Cielo a pecorelle, che Dio fortunato. Campa cavallo, che poi alla fine muori comunque. Cento di questi calci. Chi ben comincia, può finire malissimo. Chi la fa, se la scordi. Can che abbaia, ha un padrone che non ha saputo addomesticarlo. E comunque meglio una gallina oggi che un brodo domani. Si sa che chi va con lo zoppo, arriva in ritardo. Patti chiari, e allora mettiti gli occhiali perché come fai a vederli altrimenti? Non tutte le ciambelle sono anche intelligenti. Beati gli stupidi, che hanno capito tutto.
Vuoi salire a vedere la mia collezione di parole? Non c’è due senza uno (dei due). Se non posso scrivere di te, allora non voglio scrivere di nessun altro.  

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Venerdì, 06 Luglio 2018 23:50

Cartoline non spedite #49 Mongolfiera

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Una mongolfiera non vola se non lascia andare vie le zavorre. Zavorra, questa parola ha un suono fantastico. Sembra quasi che già a dirlo se ne riesca a percepire tutta la sua pesantezza. Sulla mensola del bagno, tra le varie creme, ce n’è una per i talloni screpolati, solo che io non la uso mai. La guardo ogni mattina, ma non avendo i talloni screpolati, la sua utilità per me è uguale a zero. Poi di colpo accade che mentre sei seduta, inizi a sentire un formicolio improvviso alle mani, alle braccia, alle gambe e poi ai piedi. Proprio quei piedi che esistono anche se non metti mai la crema, perché i talloni non sono screpolati. E inizi a riconsiderare tutte le piccole cose a cui non fai mai attenzione. Quelle che si danno per scontate. Quelle che si mettono da parte perché ce ne sono altre di più importanti. E poi invece capisci che. Capisci che avresti dovuto fare quello che fanno gli altri. Quelli che vivono meglio. Una cartolina nata contro il panico. Il caldo, i dieci giorni di ritardo, le mail con gli errori da correggere, le partenze vicinissime che potrebbero non essere poi così sicure. (Cosa lo è?) Sai salvarti e annientarti nello stesso istante. Come una partita persa negli ultimi dieci secondi del secondo tempo supplementare. (Da non crederci, eppure è così.) Il profumo dei gelsomini che è forte e pungente, acre e dolce allo stesso tempo. La corriera che non passa quando tra meno di un'ora hai un esame e allora devi risolvere il problema al più presto possibile per non mandare a puttane una sessione. Fare rete aiuta sempre. Questa estate me ne ricorderò. Andrò a pescare. Respira. Non lasciarti travolgere dalle emozioni, lo sai che è solo un passaggio e passerà. (Quante cose bisogna raccontarsi per andare avanti). Respira. Hai letto da qualche parte che dipende tutto dal respiro. Dieci gocce e finalmente riesci a lasciare andare le mani. Quelle mani che stringevano il vuoto e non riuscivano a ritornare nella loro posizione normale. I piedi che possono dimenarsi. La mandibola che trema e gli occhi che pulsano. La pressione bassa. Chi sa calmarti. Uno, due, tre. 

Ci sono poche cose da dire quando è il corpo a parlare. Perché il corpo sa sempre cosa dire. Scriveva Hermann Hesse nel Siddharta: ... « Le parole non colgono il significato segreto, tutto appare un po' diverso quando lo si esprime, un po' falsato, un po' sciocco, sì, e anche questo è bene e mi piace moltissimo, anche con questo sono perfettamente d'accordo, che ciò che è tesoro e saggezza d'un uomo suoni sempre un po' sciocco alle orecchie degli altri. »

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