Cultura
24 su 24 Opinioni & Informazione
redazione@sali-ce.it 329.2792189

You have allowed cookies to be placed on your computer. This decision can be reversed.

Messaggio
  • EU e-Privacy Directive

    This website uses cookies to manage authentication, navigation, and other functions. By using our website, you agree that we can place these types of cookies on your device.

    View e-Privacy Directive Documents

    You have declined cookies. This decision can be reversed.
Cultura

Cultura (614)

Salice, sali-ce, salic'è, salicè, salicé, salice salentino, salento, informazioni, lecce, portale, associazione, cultura, sport, attualità, fotografia, ricette, ricette del giorno, ricette antiche, sport, calcio, bocce, torneo, acsi, campionato,

Per ben ventuno innovatori il 2018 si è presentato, con tutto il suo carico di speranze, con circa un mese di anticipo.

Grazie infatti a “Startup University” (il più importante programma di pre-accelerazione per Startup del Sud Italia, organizzato dall’associazione Startup Club), lo scorso 21 dicembre è stato per molti innovatori il giorno in cui il cassetto dei propri sogni si è aperto.

Al termine della maratona selettiva svoltasi presso BaLab, il laboratorio delle idee dell’Università di Bari, i progetti selezionati sono così entrati a far parte della “Startup University”.

Dall’idea del nuovo spazzolino, a come ricavare dal fico d’india una molecola per curare alcune patologie comuni, sino a giungere alle soluzioni per l’ambiente, turismo e usi di tutti i giorni.

Visioni di futuro che, in una società che si evolve a ritmi frenetici, possono diventare in pochi mesi soluzioni pronte per il mercato.

“L’obiettivo finale –dichiara Stefano Narducci presidente dell’associazione Startup Club e coordinatore della Startup University- è quello di trasmettere agli innovatori, attraverso i nostri mentor, gli strumenti per validare la propria idea e il modello di business. Neo imprenditori sempre più preparati, che necessitano però di alcuni strumenti e metodologie anch’essi innovativi per trasformare ottimi progetti in startup di successo”.

Conoscenze tecniche, di business, oltre che legali e finanziarie, consentiranno alle startup di conquistare gli investitori, ottenendo anche un importante sostegno economico.

E così a partire dal prossimo 19 gennaio i team ammessi, in soli 4 mesi (formula week-end), saranno in grado di produrre le prime metriche interessanti e giungere alla realizzazione di un pitch  capace di attrarre gli investitori e imprenditori che saranno presenti all’Investor Day finale, che si terrà a maggio 2018.

Qui di seguito i progettisti selezionati: Luca De Gregorio, Michael Manco, Grazia Neglia e Giovanni Zappatore (area di Lecce);

Massimiliano Arena, Gianpiero Bitetti, Sandro Caputo, Alessandro Carucci,  Graziana Cito, Davide De Fano, Afana B. Dieudonne, Pia Fanelli, Valerio Fumarola, Lino Ignomiriello, Natale Leggiero, Massimiliano Lezzi, Graziano Martire, Nico Masi, Milena Mastropierro, Sabina Sblano e Davide Urbano.

Condividi Questo Articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn

Alcune poesie non sono belle da leggere ad alta voce. Tu rassomigli più ad una poesia da leggere sussurrata. O senza emettere nessun suono, da scorrere le parole nella mente e basta. C’è una bellezza nell’esistere che non vuol per forza affermarsi, una bellezza che rimane inespressa. Tra le ore di veglia e di sonno si susseguono immagini oniriche che fanno a pugni e che vorrebbero diventare reali. Non puoi più inseguirmi se io mi sveglio, in questa ossessione che ti fa mandare messaggi compulsivi in cui non mi dici niente, non mi ascolti, ripeti solo le stesse cose che hai imparato più di quarant’anni fa ed io vorrei non sentirle, come se fossi invisibile, che poi in realtà lo sono perché non parli a me, ma all’idea che hai di me, e allora giro l’angolo per seminarti e quello che vedo dovrebbe farmi rabbrividire e invece sono quasi sollevata da queste bambine per terra con sciarpe colorate, scomposte, sgozzate. C’è sangue dappertutto, sulle pietre, sui muretti  a secco, sui vestiti, anche sulle mie mani, ma io non ho fatto niente, lo giuro, correvo solo a perdifiato, eppure eri sempre lì dietro di me, diamine se ti vedevo, e avrei voluto perdere la vista, diventare cieca, non sentire più niente, non avere più voce, liquefarmi.  
Mi risveglio o forse mi riaddormento e ti vedo, ma non sei più tu, non sei nemmeno quell’altro, per fortuna. Tutto ciò che mi sembra vitale è questa tv immersa in un piatto di brodino di pollo con la pasta a forma di stelline ed io che cerco di toccarti la guancia col dito e mi accorgo di un taglietto fresco proprio tra la falangina e la falangetta. Ma non mi senti e non mi vedi, sono invisibile, nel tempo e nel luogo sbagliato.
Ho sentito gli occhiali cadere giù dal comodino mentre nella mano stringevo un fazzoletto e mi rigiravo tra la federa bagnata del cuscino. Il fattaccio è questo: in casa abbiamo finito le penne rosse e gli evidenziatori arancioni. Fosse almeno rimasto un panettone con i canditi e l’uvetta, ne avrei fatto una torta per riciclare gli avanzi.
Cerco di togliermi di dosso questa consapevolezza nel dire le parole, ed è la cosa più difficile del mondo, come se dovessi fare ogni volta una lezione a qualcuno. Come dei gatti morti e imbalsamati che graffiano sugli specchi dei lamenti di donne. Io non ne voglio più sapere nulla, davvero. Per pochi minuti sei riuscito a privarmi di questa gabbia di lucidità, facendomi urlare in modalità muta. Ho memorizzato delle frasi che racchiudevano tutto il senso del futuro del mondo, che è ovviamente nella mancanza di calendula e nel giallo che si dispera, perché la sua casa è crollata. La mia bocca aperta e contorta in grandezze e smorfie esageratamente innaturali, in un tempo sospeso, lentissimo. Devo farmi capire senza parlare. C’è una musica classica in sottofondo che sembra accompagnare e far crescere la disperazione sul mio volto trasfigurato. Esasperata. Io non so più nulla, non c'è più un senso, finalmente.

Condividi Questo Articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn
Venerdì, 29 Dicembre 2017 20:54

Cartoline non spedite #22 Senza titoli (di coda)

Scritto da

Non so se questa causa poi la vincerai, ma al momento sono in uno stato di diritto che mi fa sentire euforica ed esagitata. Ho un sorriso ebete su per la faccia, che mi è rimasto dagli ultimi dieci minuti e non credo mi passerà a breve. Per la strada fa un freddo fastidioso, almeno per me, ed i guanti non li ho presi. Vedo questi ragazzini che si baciano, con impudenza e trasporto ed in mano ho un sacchettino con dei profumi artigianali che provengono dalla Provenza. Un'amica che ho appena salutato, mi ha ricordato che la vita può essere altro da quello che si era immaginato o programmato. Io per esempio, potrei raccontarti che ho uno sposo da cui ho divorziato e due figli già cresciuti. Ne arriverà una terza a breve, si chiamerà Sveva. E tornerò insieme al mio caro marito, fino ad arrivare alla pagina 99 del manuale della perfetta storia d'amore. In fondo, sono tutte storie d'amore. O quasi. Mi chiedo come sarebbe la mia vita se fossi alta un metro e novanta, con un due terni vincenti al Lotto. Prenderei un aereo solo per una notte insieme a te, ma dovrebbe essere quella definitiva, l'ultima (dell'anno, s'intende). Poi il giorno dopo andresti via, andrei via. Andrea l'abbiamo trovato per caso e per destino l'abbiamo vestito dei nostri rimpianti. Di sé e ma, di noi e mai.
Intorno a pagina 100 mi chiederò perché a volte ci concentriamo sulle mancanze di più o meno tutto il mondo, meno che le nostre e poi chiuderò il capitolo per non iniziarne un altro, visto che mancano solo pochi minuti a mezzanotte. Gli scaffali in libreria con scritto "ultimi arrivi" sono quelli che si consultano per primi ed io volevo un'edizione limitata che ormai è fuori commercio. Chissà perché mi viene il torcicollo quando ti sto ad ascoltare, anche se mi fai ridere, anche se hai gli occhiali e mi guardi dritto negli occhi. Mi devo spostare perché c'è una signora che sta scattando una foto insieme ad un'altra signora, mi pare francese, e io odio rovinare le foto degli altri. Ho un grande rispetto per chi è scattante, non si lascia sfuggire l'occasione. I fraintendimenti mi lasciano sempre un'aria abbastanza interrogativa, così come lo sguardo di disapprovazione sul tuo volto. Non dire niente, sbagliamo tutto. Non ci resta quasi nulla, solo pochi giorni. Siamo in cerca di una presa elettrica per ricaricare questa batteria morente. Poi si ricomincia. Noi dovevamo ancora iniziare. Un cane fiuta sul parquet e ci scivola sopra. Tienimi per mano. Se solo il mio cuore fosse di pietra, come la tua faccia. Amo gli elenchi dei propositi non rispettati e la scaramanzia, attesa, speranza, dell'oroscopo del nuovo anno. Io osservo le stelle, ma non le capisco. Vorrei altre storie, altri spazi, un altro Natale. Un cappello per uscire con tutti gli uomini della mia vita. I ricci di mare che non ho mai assaggiato, anche se me ne vergogno. Se torno a casa, ti chiamo. Se non ti chiamo è perché ho perso le chiavi. Tornerei indietro nel tempo solo per dirti che ci vediamo l'anno prossimo. Fuori, lungo un boulevard di Parigi, irriducibile, farai un gesto con la mano, come se avessi dato il via ad una corsa. Non ci avviciniamo troppo, fanno tutti abbastanza schifo da vicino. Sarà un pomeriggio lunghissimo, non mangiare pesante. Ridi della tragedia, ci sono così tante vite che non sono la tua. C'è un posto in cui io e tutte le cose che mi appartengono siamo legate strettissimo. Non so dove sia ma so esattamente com'è fatto. Ti è mai capitato? Detta così, non sembra avere molto senso. È un mondo spietato, metti la giacca e le mani in tasca. È raro che qualcuno scriva per noi, ma dove ci sarà carta bianca, io metterò una firma e traslocheremo insieme. Nascerà il quarto figlio, o foglio. Saremo infelici parecchie volte, mi taglierò i capelli e tutte quelle consapevolezze inutili. Chiuderò il libro e tornerò a mettere i piedi nelle pozzanghere. Non drammatizzare, non banalizziamo. Dammi solo ciò che è inessenziale. Sarà abbastanza. Nascondiamoci nelle ultime righe, i titoli non rimangono mai fino alla fine.

Condividi Questo Articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn

Dice che devi resistere. Un giorno. Due giorni. Una settimana. Magari l’anno prossimo. Dice che poi migliora. Sì, tu sei un segno cardinale e allora il nuovo anno sarà migliore, come tutti gli anni. E poi domani è un giorno nuovo, come tutti i giorni. Probabilmente questi mesi appena trascorsi, sono serviti a liberarti in modo definitivo da una situazione che ti andava stretta, o hai abbandonato una strada che non era la tua, anche se ci hai messo un bel po’ per capirlo. Dice meglio tardi che mai. No, tardi è tardi (ma è comunque meglio che mai). In verità non c’è nulla di più falso nel dire che ci hai messo un bel po’ per capirlo, perché tu l’avevi capito subito, solo che ammettere la sconfitta è sempre difficile, e poi il coraggio del cambiamento e tutte quelle cose lì. Non c’è bisogno di spiegare. 

Perciò sei già ad un numero non esiguo di anni e ormai ti ritrovi in quel punto in cui hai esaurito quasi tutto quello che vorresti chiedere, perché un po’ ti rendi conto che è una causa persa in partenza pretendere da qualcuno quello che in primis tu non riesci a darti (e a dare). Poi non è mica che non hai più sogni o desideri da realizzare, anzi ne hai miliardi di milioni infiniti, ma sarà mica il caso di voler perseverare la suddetta causa persa in partenza?  Quasi a rimarcare che le cose esistono, ma non sono tutte messe al mondo per te, ecco. Ci sono quelli che se le meritano (no, non è vero, questa cosa del meritarsi le cose è una stronzata bella e buona, altroché) e quelli che non se le meritano (che sono sempre troppi, guarda caso).
Per quel che mi riguarda, credo che il Natale, e il periodo che si trascina fino alla fine dell’anno in generale, mi siano sempre stati molto a cuore fino ad un certo punto, e poi basta. E quel punto può essere identificato nel momento in cui, ingenua undicenne, ma molto curiosa, a due giorni di distanza dal 25 dicembre, scoprii nell’armadio di casa, il regalo che la mia sorellina aveva chiesto al caro Babbo dalla barba bianca (e non al nostro, per l’appunto).  Non dissi nulla, né a lei, né ai miei. Fino alla mattina fatidica dello scarto dei regali, difendevo ancora dentro di me, l’idea e la speranza d’essermi sbagliata. E invece nulla. Mia sorella ricevette proprio il regalo visto pochi giorni prima. Non dissi nulla, neanche quella mattina. Non volevo rovinare la magia. E poi un segreto di quella portata mi rendeva potente.
L’anno dopo, mia sorella, molto più precoce (già si andavano definendo altri tempi), era quasi sul punto di scoprire tutto il macchinoso e dolce inganno natalizio, ed io, non so perché, ero lì che contro ogni logica assecondavo la follia di Babbo Natale, “guarda che ti stai sbagliando, esiste davvero”, da non crederci, ripensandoci.  Chissà da cosa la volevo proteggere. È che non mi sembrava giusto che avesse così pochi anni e già tanta disillusione. Se ci rifletto ora, mi sembra la solita solfa con cui abbiamo a che fare tutti i giorni, mica solo a dicembre, quindi forse meglio saperlo subito.
Babbo Natale è questo mistico uomo che non c’è, che non esiste e che non è mai esistito, e a cui affidiamo la nostra felicità. Un fantasma a cui chiediamo qualcosa che potremmo benissimo andare a comprare noi stessi e dirci, ecco, questo è per te. Sì, okay, non c’è più la magia, ma vuoi mettere l’immediata consapevolezza nei propri mezzi?
L’anno dopo ancora, il Natale era diventato il momento in cui rivedevo in piazza il ragazzetto che mi piaceva tanto, e finalmente le nostre guance potevano sfiorarsi per gli auguri. Magari non ci parlavamo da quella volta in cui l’avevo visto insieme alla mia amica (bell’amica di merda), ma gli auguri sì, ce li davamo sempre. Non chiedetemi perché, ora come ora lo manderei a fanculo.
Mi capirai, quindi, caro Babbo, se sono un po’ in difficoltà nel chiederti qualcosa, perché tanto non ho risposto neanche alle richieste dei miei, che ormai si sono arresi. Forse sono rimasta zitta per la delusione pregressa di quella mattina in cui scoprii che era tutto un imbroglio. E allora a che serve? – mi dico. Vedi com’è cresciuta meglio quella furbacchiona di mia sorella che ha già chiesto e avuto il suo regalo di natale anticipato? (Qui si dovrebbe aprire tutto un capitolo filosofico sulla scelta dei regali che proprio non ho voglia di fare).
Tutto sommato, sarebbe molto bello se la frase “chiedi e ti sarà dato”, fosse vera. E invece si scopre solo dopo che il miglior modo per ottenere qualcosa è non chiederla. Sempre ammesso che l’altro sia abbastanza intelligente da capire, e che ne valga la pena (anzi no, che ne valga la gioia). Insomma non starò qui per l'ennesima volta a pregare qualcuno, e farò finta che questo periodo di ipocrisia, verità occultate e sorrisi tirati mi piaccia tantissimo, come ho sempre fatto. Il regalo, però, non lo aspetto più.
Manterrò il segreto della mia prima delusione, e di tutte quelle che sono venute dopo, in silenzio, gelosamente. Non ne parlerò davvero. Non si parla delle delusioni, di quelle vere. Tranquille mie care, siete al sicuro, non vi tradirò mai. Odio la compassione, preferisco la solitudine.

Dice che devi resistere. Un giorno. Due giorni. Una settimana. Magari l’anno prossimo. Dice che poi migliora. E migliorerò.

Condividi Questo Articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn

È stato scelto per concorrere alla competizione letteraria più grande della Puglia. Il romanzo della scrittrice e giornalista guagnanese Valentina Perrone dal titolo “Memorie di Negroamaro”, è tra i libri candidati alla seconda edizione del Premio Presìdi del Libro. Il riconoscimento, che vedrà  un’intera regione mobilitarsi per scegliere il libro dell’anno, è dedicato ad Alessandro Leogrande, scrittore e giornalista scomparso prematuramente lo scorso 26 novembre,  “per il suo impegno, la lucidità del suo studio ed il legame con la terra dove operano i presìdi”. È una competizione letteraria finalizzata alla premiazione dei migliori libri di autori italiani e delle migliori motivazioni dei lettori pugliesi, attraverso due premi specifici: “Libro dell’anno” e “Lettore dell’anno”. Hanno aderito quest’anno 50 presìdi da tutta la Puglia e sono stati candidati in tutto 41 titoli italiani. Tra questi anche il fortunato romanzo di Valentina Perrone, pubblicato nel maggio del 2017 per Edizioni Esperidi, che conquista così  un’ulteriore conferma di gradimento che va ad aggiungersi ai numerosissimi consensi di pubblico e critica ricevuti dalla sua uscita ad oggi. Il libro, già vincitore del primo posto assoluto al “Premio Letterario Internazionale Città del Galateo” e insignito della Menzione d’Onore al “Premio Letterario Nazionale Bari Città Aperta”, narra la storia di Alessandra,  giovane insegnante di Filosofia che si trasferisce a Milano per insegnare in un liceo. La sua nuova vita, accanto al compagno Paolo, viene interrotta da una telefonata:Valentina Perrone Foto COPERTINA poche parole del tutto inattese la riporteranno nella sua terra, il Salento, per risvegliare, in una manciata di giorni, un passato da cui credeva di essere guarita e per il quale perderà, forse, pezzi del suo presente. Attraverso la narrazione semplice e al tempo stesso profonda che caratterizza la penna della scrittrice, la protagonista compirà un viaggio a ritroso lungo pagine di ricordi indissolubili, in una terra fatta grande dalla sua gente, dai suoi frutti, dai suoi profumi. A cominciare dal Negroamaro, tassello indelebile delle sue memorie. «È l’unico premio letterario in cui sono i lettori i protagonisti – fanno sapere dall’Associazione Presìdi del Libro – sono stati proprio loro, attraverso i gruppi dei presìdi pugliesi, ad aver scelto a fine novembre il libro da candidare. Ogni presidio ha scelto tra tutti i libri di autori italiani, pubblicati da settembre 2016 a settembre 2017, senza limitazione di genere, dai libri per ragazzi a quelli per adulti, dai romanzi alla saggistica. Tra gli obiettivi del premio c’è quello di riavvicinare i lettori alle librerie e alle biblioteche. Sono circa 100 i seggi che verranno allestiti a marzo in tutta la Puglia e potrà votare chiunque, compilando l’apposita scheda». Il Libro dell’anno sarà promosso nei circuiti della grande rete dei Presìdi del Libro (più di 60 in tutta la Puglia). Il Lettore dell’anno, invece, ossia colui che avrà convinto il consiglio direttivo dell’associazione per la migliore motivazione espressa in occasione del voto, vincerà una valigia con dentro le copie di tutti i libri candidati e un viaggio al Salone del Libro di Torino. La premiazione del Libro dell’anno e del Lettore dell’anno è prevista per il mese di aprile. «Sono felice – ha scritto Valentina Perrone sui suoi canali social rendendo nota la notizia dell’avvenuta candidatura – grazie a chi ha creduto in me, a chi mi sostiene e a chi non ha mai smesso di farlo. E grazie soprattutto ai lettori, veri protagonisti del premio e dei sogni di chi scrive. Avrò bisogno di tutti voi, ora più che mai. Ma qualunque sarà l’esito, questo, per me, è già un grande, immenso, traguardo». Valentina vive tra Guagnano e Salice Salentino (Le), è giornalista pubblicista, scrive per Nuovo Quotidiano di Puglia e Affaritaliani.it. Nel 2015 ha ricevuto la Menzione Speciale al “Premio Giornalistico Terre del Negroamaro”, mentre nel 2016 ha conquistato il primo posto al “Concorso Letterario Terre Neure”. Sempre nel 2016 ha ricevuto un premio speciale nell’ambito dell’ottava edizione del “Premio Terre del Negroamaro” per aver contribuito alla divulgazione, su testate locali e nazionali, dell’immagine bella delle Terre del Negroamaro. Svolge inoltre attività di volontariato per la promozione e la valorizzazione del territorio locale. È sbarcata sulla scena autoriale salentina nel novembre del 2015 con il suo libro d’esordio “Un caffè in ghiaccio con latte di mandorla”, un vero e proprio caso editoriale, pubblicato sempre per Edizioni Esperidi, di cui sono state realizzate ben tre edizioni in meno di un anno e che l’ha resa protagonista di innumerevoli eventi culturali, dentro e fuori la terra salentina, conquistando diversi riconoscimenti (I classificato al Concorso Letterario Nazionale “Versi Tra Due Mari” 2016, III classificato al Premio Letterario Nazionale “Il Tombolo” 2016, finalista al Premio Letterario Internazionale “Nabokov” 2016), e a cui ha fatto seguito, nel 2017, il romanzo “Memorie di Negroamaro”. Grazie ai suoi libri, è oggi una delle autrici salentine più apprezzate. Il suo sito web: www.valentinaperrone.it.

Condividi Questo Articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn
Venerdì, 15 Dicembre 2017 22:33

Cartoline non spedite #20 ~ G.

Scritto da

C'è questo signore che stava uscendo con lo scooterone, fuori dal suo cancello e ha gridato improvvisamente "Noooo!", facendomi sussultare, ed ero già lì quasi pronta a chiamare l'ambulanza, che negli ultimi giorni ci ho preso una certa dimestichezza. Poi un gatto nero mi si struscia sulla gamba sinistra e allora capisco. E continuo dritta. Ripenso che ancora non ti ho fatto gli auguri, anche se il tuo compleanno l'ho segnato in agenda, sia quella cartacea, che quella digitale. Sei una delle poche persone che ha tolto la data di nascita dei social network e allora io che ho una memoria alquanto anarchica e ballerina, ho pensato che in fondo sarebbe stato meglio appuntarlo da qualche parte. Da più di qualche parte. Non si sa mai. Infatti sono quasi le cinque del pomeriggio e ancora non ti ho fatto gli auguri e magari starai pensando pure a quanto sono stronza. I tuoi sono arrivati sempre puntuali, ma io sono in ritardo costante e tu lo sai bene anche se non ci vediamo da quanto non lo so, non me lo ricordo più. Le tue parole e il tuo affetto mai sono mancati e spero che in qualche modo, quell'anno, sì, proprio quello lì, sia stato indimenticabile anche per te. E lo so che è così. Sarebbe sciocco non rendersene conto.
In un certo qual modo sono anche arrabbiata, perché non sono mai riuscita a trovare un giorno per dirti sì, vediamoci, c'hai ragione, è già troppo. Troppo. Anche se non abbastanza per far scolorire i ricordi vividi di quelle giornate. L'alba, le foto (anche quelle che mi hai regalato e che io per non perderle, ho nascosto chissà dove e adesso saranno quattro anni che le cerco e non le trovo più), il mare, la festa. Persino mia nonna si ricorda di te e mi chiede come stai, ogni tanto. Poi quel periodo fu un po' l'inizio di tutto lo sfascio che ci sarebbe stato dopo. E sai bene a chi mi riferisco e a cosa, ma in un certo qual modo penso che sia stato meglio così. Io ti aiutato a capire come eri davvero (come ti guardavano) anche se tu non ci credevi, probabilmente. Conoscendoti non ci credi ancora oggi. Tu mi hai aiutato a capire che sono sempre io quella che rimane, anche se va via per prima.
Forse siamo ancora lì, in quella piazza desolata, sotto il sole di mezzagiorno, a digiuno, a ridere di Dio solo sa cosa.
Il gatto nero di prima mi ha fatto pensare a te, sono convinta che ti sarebbe piaciuto. A noi piacevano tutte le cose più inusuali e un po' bistrattate, quelle con tanti difetti e debolezze. Quelle che non erano amate. Come noi.
Ma oggi auguri, ovunque tu sia, G.

Condividi Questo Articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn
Martedì, 12 Dicembre 2017 07:20

Guagnano: Premi di Studio A.S. 2016 / 2017

Scritto da

Giovedì 14 Dicembre alle ore 18.30 presso la Sala Consiliare "Aldo Moro" si terrà la cerimonia di consegna dei Premi di Studio agli alunni che hanno frequentato le classi 5^ della Scuola Primaria e le classi 3^ della Scuola Secondaria di I° grado nell'Anno Scolastico 2016-17 che hanno terminato il ciclo con il massimo dei voti.

La cerimonia è organizzata dagli Assessorati all'Istruzione ed alla Cultura.

Gli alunni della Scuola Primaria: Brunetti Edoardo, Caputo Antonio, Carbone Melania, Carrafa Sofia, Carulli Simone, De Gaetanis Elena, Malerba Clarissa, Miglietta Veronica, Rizzo Mariachiara, Sirsi Lorenzo, Totaro Nicola, Turi Matteo.

Gli alunni della Scuola Secondaria di I° grado: Andrioli Valentina, Catarozzolo Nicola, De Luca Marta, Di Potenza Benedetta, Manca Silvia, Musco Irene, Nesci Gabriele, Perrone Francesco, Ricciato Elisa, Rizzo Alessandro, Rodio Giuseppe, Spagnolo Filippo, Suffianò Matteo Isaia, Tafuro Noemi Maria.

I ragazzi riceveranno un attestato di merito ed un premio simbolico in denaro di Euro 50,00.

Alla cerimonia oltre al Sindaco Claudio Maria Sorrento ed ai Delegati all'Istruzione - Salvatore Cremis e Manuela Cremis - e alla Cultura - Antonio Rizzo - parteciperà tutto il Consiglio Comunale, il Dirigente Scolastico Paolo Marcello Tarantini, il Presidente del Consiglio di Istituto Angelo Totaro, i parroci don Giovanni Prete e don Antonio Forte, il Consiglio Comunale dei Ragazzi e le insegnanti di riferimento degli alunni premiati.

Alla cerimonia prenderà parte anche il Prof. Antonio Calcagni il quale ha scritto due poesie rispettivamente una per ogni ciclo di studi.

Si rinnova anche con questa Amministrazione, una particolare attenzione verso il mondo della scuola, premiando coloro che hanno raggiunto un traguardo i quali siano di esempio per tutti gli altri invogliandoli a prodigarsi maggiormente nello studio.

Condividi Questo Articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn
Venerdì, 08 Dicembre 2017 19:37

Cartoline non spedite #19 In due

Scritto da

Non avevo mai contato i secondi che passano dal momento in cui l’ascensore si eleva dal piano terra fino al terzo piano. Non ci avevo neanche mai pensato che in quella scatola di ferro ed elettricità, il tempo scorresse comunque. Me l’ha fatto notare una ragazza proprio ieri sera. Diceva che nel suo ascensore passano esattamente 40 secondi (o forse erano 70, non ricordo bene) dal pianterreno al suo appartamento. E poi aveva allegato anche un aneddoto abbastanza spiacevole in cui non vedeva l’ora di uscir fuori da lì dentro e di quanto quei 40 (o 70) secondi fossero infiniti.

Mentre lei parlava ho ripensato a come non sia possibile fare una seconda prima impressione e che magari una persona che all’inizio non ti andava a genio per niente (che poi adesso che l’ho scritto – andare a genio – è un’espressione che non mi piace affatto, ma poi ho deciso di lasciarla, proprio per ricreare quell’effetto di ineluttabilità che è poi la vita, di non poter tornare indietro, di non poter cancellare con un tasto e riscrivere un’altra frase, rifare un altro gesto, comprare un biglietto e partire in tempo), insomma dicevo, che magari una persona che all’inizio non ti andava a genio per niente (ecco, avevo un’opportunità di cambiare e ho riscritto comunque la stessa espressione che odio), poi capita che dopo un po’, quella persona ti va bene. Ti va più che bene. Anche se non è mica un paio di scarpe o un cappotto, del tipo “oh sì, questa persona mi va bene, quest’altra non mi calza affatto, questa qui mi fa un difetto sulla spalla, dovrei stringerla”.

Dovrei decisamente smetterla di puntare sveglie agli albori della civiltà per poi rimanere in contemplazione di massimi sistemi per un'ora intera al caldo sotto le coperte. Inaspettatamente, davvero molto inaspettatamente, oggi non c’è tragedia nell’aria, anche se ho gli occhi rossi da un bel po’ di giorni perché non riesco a dormire. Diciamo così. Non c’è bisogno che tu sappia che io ho sempre voluto i difetti della gente per primi, e poi i pregi dopo, quelli col tempo, magari.
Alle volte succede che uno non ci arriva nemmeno ai pregi. Però quando mi hai visto per la prima volta chissà che hai pensato, io che ho sempre l’aria stanca,  i capelli fuori posto e la matita nera sbavata sotto gli occhi, tant’è che vorrei di continuo dire “aspetta, posso essere migliore di così, possiamo riprovare un attimo questa scena?” e invece improvviso sempre con quello che ho, e mi chiedo se andrà bene prima o poi.

Io che vorrei sempre una scusa per scappare via, una stacanovista senza impegno, ti direi che ho delle cose importantissime da fare, ad esempio mangiucchiare il cuoricino di una caramella gommosa, oppure ubriacarmi nelle bollicine frizzanti del nulla cosmico, e masturbarmi i pensieri, vedi che bel daffare?

Comunque ripensavo che 40 (o 70) secondi non sono poi così tanti. Anche se a me ne basterebbero due. Sì, in due secondi ti direi che mi manchi. In tre secondi magari ci ripenso. E poi io ho quasi sempre sceso le scale.

Condividi Questo Articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn
Venerdì, 01 Dicembre 2017 15:51

Cartoline non spedite #18 Sospensioni

Scritto da

Tutte le promesse che non abbiamo mantenuto e che tornano all'improvviso, quando per caso, ti guarda un ragazzo con gli occhi neri. Un ragazzo in divisa che fa da guardia all'altare della patria. Qual è la nostra casa? Qual è la nostra patria? Quella per cui abbiamo combattuto, profonda, intima e personalissima patria, sempre pronta a risorgere e ad essere difesa. Tra le mille interruzioni che ci vengono imposte, le distanze, le pause non richieste e quelle volute e necessarie, c'è l' adattarsi ad un passo che non è il nostro.
Ho sempre pensato che ci voglia una fiducia spropositata per essere al mondo e che su questa fiducia non abbiamo nessun controllo diretto; non può essere controllata o decisa a tavolino, solo incanalata nel verso giusto, quando c'è. Così alcune pause ti fanno ricordare il motivo per cui avevi iniziato a dire quello che stavi dicendo e a fare quello che stavi facendo.
La vicinanza e la costanza sono due caratteristiche che probabilmente non saranno mai del tutto incondizionate, nè mi apparterranno totalmente, in quella volontà di essere sempre altrove. Eppure nella mia enorme sfiducia verso il genere umano ci ho sempre visto una grande voglia di abbandono. Un il desiderio di essere smentita almeno una volta. Almeno una.
Ci vuole un gran coraggio a credere che tutto sia ingiusto e spento, e che il nostro corso sia già scritto. Ogni volta che mi sono fidata non è mai stato semplice e poi i fatti, ma soprattutto le persone, mi hanno dato ragione, e Dio solo sa (e alcuni altri pochi veri amici) quanto avrei voluto sbagliarmi.
Per questo ho sviluppato una sorta di passo svelto, un passo che è mio e personale, e quindi tu che mi sei accanto o ti adegui, se sei più lento, oppure mi tieni testa e mi dimostri che in fondo non sono l'unica a credere in quello che credo. Che poi mica lo so davvero quello in cui credo, o meglio io lo so ma poi ogni giorno le persone mi convincono che le cose vanno totalmente in direzioni diverse e che tutto è fallace e fragile come la pioggia che è caduta in questa mattina autunnale, all'improvviso, durante un passeggiata col sole ( e per fortuna avevo l'ombrello nello zaino).
Le foglie che cadono sull'acqua sono più fortunate rispetto a quelle che cadono per terra, almeno possono galleggiare. Però chi l'ha deciso che alcune foglie debbano cadere sull'acqua e altre debbano cadere per terra. Io non lo so e non posso pensare che non ci sia un ordine naturale delle cose. Un ordine che rende bello quello che è bello senza bisogno di sforzarsi, senza che ci sia bisogno di violentare gli equilibri.
Ho sempre pensato che ci voglia un gran coraggio per credere che tutte le persone agiscano sempre e soltanto prima per un proprio interesse. A voler credere ciò, occorre un grande dispendio di energie nel cercare di migliorare se stessi.
A volte sei costretto a ritrovare un'armonia che ti viene imposta dall'alto o dal basso (dipende sempre da come si vogliono vedere le cose), ma in questa interruzione involontaria o meno ci si rende conto di quanto sia difficile adeguarsi e di come ogni giorno sia una grande prova d'amore e di coraggio verso l'altro, che in fondo potrebbe anche non esserci e che in molti casi non c'è.
In un mercatino vintage ho trovato un libro dal titolo "una moglie" e l'ho preso perché dovevo fare un regalo ad una persona speciale anche se ci siamo viste solo per due giorni. Non penso che siamo destinati a dedicare tutto il nostro tempo a qualcuno ma penso che possiamo dedicare una buona parte solo a pochissimi, senza nulla togliere agli altri. Si tratta sempre di una tacita relazione reciproca e sì che nelle cose importanti non c'è mai davvero troppo bisogno delle parole (nonostante io le ami e le tema con la stessa riverenza).
In questo parco pieno di foglie autunnali, in cui mi ritrovo adesso, ci sta una vecchietta con un cappotto rosso che ha lasciato delle buste sotto un albero e si è messa al centro. Adesso fa un monologo per degli spettatori invisibili e conta con le dita numeri senza ordine e probabilmente dice cose che se potessi sentire non avrebbero molto senso.
Ha scelto questa vita lei, ma non tutte le vite sono per tutti ed è inutile prendersi in giro con questa stronzata da sognatori poco realistici. Credo che ci voglia un grande coraggio a credere nel male del mondo perché è lì che si diventa sognatori concreti, quelli che poi il mondo cercano di cambiarlo per davvero quando possono.
Per esempio, anche adesso il mio flusso di pensieri è stato interrotto, mi son detta 'c'è un tempo per tutto' e va bene così. Niente è mai abbastanza, ma a volte quello di cui si ha bisogno è necessario e può bastare.

Condividi Questo Articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn

Sarà presentato sabato 2 dicembre presso il Convento Madonna della Visitazione a  Salice Salentino (Via Umberto I) il romanzo “Incantesimo Salentino” di Antonio Di Muzio (Ed. Ricerche&Redazioni). Dialogherà con l’autore Valentina Perrone, giornalista e scrittrice, interverrà Cosimo Faggiano, docente di Lettere. Porgeranno il loro saluto il sindaco di Salice Tonino Rosato e il Rettore del Convento  Madonna della Visitazione Frà Sebastiano Sabato.

Evento organizzato dal Comune di Salice Salentino.

Start ore 18, ingresso libero.

Il libro.

Davide Tommasi, giornalista, parte per le ferie in Salento, ma la sua sarà una vacanza di lavoro: il terribile caporedattore Tony Gaslini lo incarica di preparare una serie di servizi giornalistici sulla parte più meridionale della Puglia, terra di bellezze e di magie. Il viaggio di Davide si trasformerà ben presto in un viaggio nel mistero dove realtà e immaginazione si alterneranno con un ritmo serrato. Il ritrovamento di un busto della Dea Minerva a Castro Marina e l’incontro con Daria, vecchia compagna di studi di cui aveva perso le tracce, saranno le chiavi di volta di un mondo sconosciuto e affascinante. Minerva, Daria e il Salento lo trascineranno in un incantesimo che cambierà per sempre la sua vita.

Antonio Di Muzio (L’Aquila, 1964), sposato con la leccese Elisabetta Desirée  Bezzi, vive e lavora a Pescara. Giornalista del quotidiano “Il Messaggero” dal 1986, si laurea in Storia delle Arti e dello Spettacolo presso l’Università degli studi dell’Aquila. Nel 1995 la Provincia dell’Aquila gli attribuisce il riconoscimento come “Giornalista più vicino ai temi della cultura”. Nel 2002 è tra i fondatori – con l’Università dell’Aquila, il  Cgs Arcobaleno e l’associazione Il Brucaliffo – della “Casa del teatro”, laboratorio di ricerca teatrale. Dal 2003 al 2009 ha collaborato con la cattedra di Studi teatrali dell’Università dell’Aquila, partecipando all’organizzazione degli eventi teatrali e cinematografici curati dal professor Ferdinando Taviani e dalla professoressa Mirella Schino. Tra le sue pubblicazioni: Crederci piano piano… - Il quinto scudetto dell’Aquila Rugby (con Roberto Grillo, Paolo Pacitti, Roberto Castri), L’Aquila, Gte Edizioni, 1994; Dario Argento – Autore Cahiers, (a cura di Gabrielle Lucantonio), L’Aquila,  Ed. Textus, 1999; Teatro come terra degli incontri (autore del dialogo introduttivo), Scilla, Università degli studi dell’Aquila, 2003; Il teatro all’Aquila e in Abruzzo – Tsa, cronaca e storia, Teramo, Ricerche&Redazioni, 2015. Incantesimo Salentino,  Teramo, Ricerche&Redazioni, 2017.

Condividi Questo Articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn
Pagina 6 di 44

Importante

Il presente sito non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicita'. Non puo' pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della Legge n.62 del 07/03/01. Costituzione Italiana - Art. 21: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Oggi74
Ieri142
Questa Sett.627
Questo Mese2420
Totale1498130

Venerdì, 18 Gennaio 2019 16:40

Chi è on line

Abbiamo 317 visitatori e nessun utente online