Cultura
24 su 24 Opinioni & Informazione
redazione@sali-ce.it 329.2792189

You have allowed cookies to be placed on your computer. This decision can be reversed.

Messaggio
  • EU e-Privacy Directive

    This website uses cookies to manage authentication, navigation, and other functions. By using our website, you agree that we can place these types of cookies on your device.

    View e-Privacy Directive Documents

    You have declined cookies. This decision can be reversed.
Cultura

Cultura (614)

Salice, sali-ce, salic'è, salicè, salicé, salice salentino, salento, informazioni, lecce, portale, associazione, cultura, sport, attualità, fotografia, ricette, ricette del giorno, ricette antiche, sport, calcio, bocce, torneo, acsi, campionato,

Venerdì, 09 Marzo 2018 19:00

Cartoline non spedite #32 Tentacoli

Scritto da

Ho pregustato cosa significhi vivere da sola, non è stata una vacanza, era vita. Vita vera. Con la valigia stretta tra le gambe, seduta tra due signori dall’aria stanca, ho riso un po’ quando mi sono accorta del nome di una fermata in metro. Così inusuale, il fatto di ritrovarmelo davanti agli occhi in questo modo, un po’ mi ha fatto sentire in colpa, non ho ancora preso un aereo, sebbene tu sia ovunque, che lo voglia o no. Ovunque tranne che al mio fianco, beninteso. Il cellulare squilla ma lo lascio fare. Non posso dire cosa ne sarà di me da qui a cinque, venti minuti. Non posso darti certezze, mi sto zitta così non mento. Lo so che la tua mente ora vagherà nel panico, in balia di chissà quale atroce pensiero, ma preferisco che tu abbia l’immaginazione a farti compagnia piuttosto che una falsa rassicurazione.
Una donna sulla cinquantina, seduta proprio di fronte a me, mi ha lanciato un’occhiataccia di disapprovazione. Non ho capito molto bene perché, forse la mente è calibrata sullo standard di insulti e terrore, e le risate sono pericolose quanto un coltello che minaccia di sventrarti. Rido anche quando non dovrei, soprattutto quando non dovrei. Ho sempre mal sopportato gli sguardi truci della gente che non sa nulla di te e crede di sapere tutto dall’alto della sua saccenteria, che poi si riscopre essere solo una grande mancanza di empatia. Ohi, vita. Mi tremano le gambe come mai prima d’ora, nulla è stato in grado di darmi quest’effetto adrenalinico al contempo di libertà e panico. È una cosa bellissima a pensarci, hai tutte le possibilità che si dipanano dinanzi a te, ma quella percentuale nella norma di buonsenso ti tiene coi piedi piantati al suolo, come se fossero radici sottoterrene di alberi secolari. Dura cinque secondi, e anche meno, l’atto del mettere un piede davanti all’altro, per consentire a tutto questo insieme di muscoli, ossa, organi, arterie, muco e peluria che siamo, di muoversi. A volte lo do per scontato, ma dietro, almeno per quanto mi riguarda, vi è tutto un lavoro paziente di sradicamento, poiché non ho mai voluto essere un albero, e le radici me le sono sempre immaginate come tentacoli di totano gigante, con i quali avviluppare tutto quello che c’è (e anche quello che non c’è). Da quando sono riuscita a liberare la testa da tutte le persone inutili che ho incontrato, non c’è più la distanza di sicurezza dello Spirito Santo tra gli abbracci che ricevo. Sento meno freddo, anche se sono lontana da tutti. Ho ancora ragione, quasi sempre. Voglio avere torto mentre tu mi baci, cantano alla radio. Con la confusione che ci pervade, terremo l'uno la mano dell'altro; sappiamo benissimo cosa siamo: due semi appartenenti allo stesso soffione, in attesa che un forte vento ci spazzi via. Guardo quella fermata che porta il tuo nome, la direzione del treno è la stessa, ma io vado nel verso opposto. Rido ancora. Il prossimo viaggio che prenoterò sarà un biglietto per un paesaggio sconosciuto, la tua schiena.        

Condividi Questo Articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn
Venerdì, 09 Marzo 2018 09:33

La donna oggi: Atena Afrodite Era

Scritto da

Nel corso degli anni il significato che è stato dato alla festa della donna è stato stravolto. Non solo un giorno di commemorazione, non deve essere il giorno in cui ricordarsi delle donne, soprattutto non deve essere un giorno di festa. A nostro avviso deve essere un giorno di riflessione, dove osservare l’evoluzione della donna nel corso del tempo ma soprattutto ricordare quanti traguardi ha raggiunto, da sola!” – Sandro Rizzo, Presidente Salic’è

È da queste parole che l’Associazione Culturale Salic’è vuole partire per raccontare la donna contemporanea, da qui il richiamo alle tre divinità greche Atena, Afrodite ed Era. Perché in fondo la donna di oggi non è nient’altro che la rappresentazione quotidiana di quelle tre divinità. Era sovrana dell’Olimpo e patrona del matrimonio, Afrodite dea della bellezza e dell’amore e infine Atena dea delle arti e della guerra.

Valentina Capoccia e Francesca D'oria sabato 10 Marzo alle 18, nel Convento di Salice Salentino, dialogheranno con la criminologa Diana Papaleo, con la sindacalista della CGIL Fiorella Fischietti, con la giornalista e scrittrice Valentina Perrone e con la regista Dora Solini.

Ad aprire la serata, dopo i saluti del Sindaco Tonino Rosato, un momento di teatro con la Compagnia teatrale "La Roscia".

Condividi Questo Articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn
Donne d'autore. Si chiama così la manifestazione organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Carmiano guidato da Stefania Arnesano, in collaborazione con la Biblioteca Comunale, di scena l’8 marzo alle 17:30 presso il Cine-Teatro F.lli Lumiere. Dodici scrittori delizieranno il pubblico con le pagine tratte dalle proprie opere, mentre la voce di Serena Spedicato e il pianoforte di Andrea Rossetti faranno da suggestiva colonna sonora. Vito Adamo, Lucia Babbo, Paola Bisconti, Luigi Liaci, Rossella Maggio, Lilli Pati, Giuseppe Pellegrino, Valentina Perrone, Pina Petracca, Tina Rizzo De Giovanni, Enrico Romano, Davide Simeone: dodici autori sul palco, introdotti dalle coreografie di danza de L’Ecole de danse di Ninfa Fersini, per rendere omaggio alla donna e alla sua quotidiana bellezza. Poi, al termine dello spettacolo, per tutti caffè Quarta e dolci artigianali presso la Pasticceria Perrone, e per ogni donna un graditissimo regalo. Si accede per invito. Media partner: Radiondagiovane Web.

Condividi Questo Articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn
Venerdì, 02 Marzo 2018 19:03

Cartoline non spedite #31 Libertà

Scritto da

Disinnescati. Disinstallati. Disinformati. Disinibisciti. Disgiungiti. Dividiti. Disintonizzati. Divertiti. D.
Ci ho provato, te lo giuro. Ci ho provato a staccare il cervello, ma il mio problema è sempre lo stesso. Vorrei che tutti capissero quello che penso, e mi premuro di spiegarglielo mentre parlo, a volte sottolineando il tono di una parola. Non ce n’è bisogno – facile per te, mi dico. No, non è facile neanche per un cazzo, mi dici. Chi ti è accanto deve capirlo da sé, o non capirlo affatto. Non star lì a spiegare sempre tutto. Ma da dove deriva questa tua voglia impellente di fare sempre una lezione? Di portare ogni cosa ad un livello cerebrale. Sei completamente fottuta.  E poi diventi anche antipatica.

La verità è che sono un’illusa. Mi dico che le cose possono cambiare, se uno s’impegna e ci crede davvero, e invece mi basta guardarmi intorno per capire che non è così. La meritocrazia è davvero una chimera, e la cattiveria regna, sempre e comunque. Talvolta ci sono dei piccoli paradisi privati, ma quelli non hanno molta rilevanza a livello globale. Sì, certo, si inizia dapprima a coltivare il proprio giardino, ma che succede se uno il giardino da coltivare non ce l’ha? E magari non ha neppure una casa, altro che giardino.

Ci preoccupiamo sempre di rispondere alla domanda “cosa vorresti per il mondo?” una di quelle belle risposte pronte e confezionate tipo “la pace”, il problema è che nessuno ci è mai stato in guerra. Chi è che pensa mai a degli obiettivi concreti, vicini alle nostre possibilità? È sempre molto facile crogiolarsi nell’attesa di un’utopia inattuabile. Ma quello che abbiamo intorno è peggio di una guerra, anche se non ci sono feriti, anche se non ci sono morti. L’ignoranza dilagante e le espressioni qualunquiste mi fanno venire voglia di espatriare a chilometri di distanza. Che bella la libertà, anni e anni di sacrifici per poterla ottenere. Anche se poi mi ricordo che tra tutte le libertà c’è anche quella di essere dei coglioni. Dei completi e giganteschi coglioni. E guarda caso, tra tutte questa è proprio la libertà più abusata. La cosa che mi fa sorridere è che non c’è una differenza di sesso, assolutamente il sesso non c’entra nulla. Puoi essere una donna cogliona e puoi essere un uomo coglione, non fa differenza. Allora sì, magari rivendichiamo questo diritto asessuato. Tutte quelle battaglie – per carità, ammirevoli in certi casi – a favore di un sesso piuttosto che di un altro, e poi arriva una deficiente (o un deficiente) a farti capire che proprio no, il sesso non c’entra niente. È tutta una questione di mente. Di ogni singola mente. Così come la morte è parte integrante della vita, anche l’essere coglioni è parte integrante della libertà. Lo scopro tardi. Che bella la libertà, ho potuto scrivere “coglione” per cinque volte in meno di dieci righe, e non sto neanche a preoccuparmi se questo possa essere considerato volgare o meno. Dopotutto anche Leopardi lo usava nei suoi scritti: “Amami, caro Brighenti, e ridiamo insieme alle spalle di questi coglioni che possiedono l'orbe terracqueo. Il mondo è fatto al rovescio come quei dannati di Dante che avevano il culo dinanzi ed il petto di dietro”.  Ti avverto, non sfidarmi al gioco degli sguardi, io so reggere, ne usciresti perdente.

Condividi Questo Articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn
Venerdì, 23 Febbraio 2018 20:29

Cartoline non spedite #30 Rosa

Scritto da

PD8125928 Reuters Film Closer Oscar Nominations trans NvBQzQNjv4Bq yinDx4FRR66WmBAJxdJbCHVGs0wfvVLPTBfDYTUZx4

Abbiamo trovato il giusto equilibrio. Ci manchiamo, ma non ci manchiamo. Sappiamo esserci quando è necessario. E quotidianamente non è necessario, ma un’abitudine. Fino a qualche anno fa giravo con una parrucca rosa nella borsa, e mi fermavo nelle librerie a leggere libri che per principio non avrei mai comprato. Ora la parrucca ce l’ho nel cassetto della scrivania e sfoglio qualche pagina svogliatamente dei libri che non comprerò mai.
Il tempo che passa, ti rende capace di selezionare quello per cui vale la pena, ma non sempre. Proprio due giorni fa, infatti, mi sono seduta in una di quelle poltrone ampie che si trovano tra gli scaffali, e permettono ai visitatori di una libreria, possibili acquirenti, di rendersi conto se la spesa varrà la lettura. C’è questo romanzo che mi perseguita da mesi, dal titolo molto ambiguo e intrigante, e allora mi sono messa comoda a leggerne almeno una ventina di pagine. Avevo un impegno improrogabile subito dopo, altrimenti mi sarei fermata e avrei continuato la lettura a oltranza. La corrispondenza di emozioni e l’empatia sono due delle cause che mi porteranno alla rovina. Alla completa rovina. Mi sono ricordata del senso, quello che mi avevi chiesto, mi dicevi che a te sfuggiva, e che a tutti i costi avresti voluto sapere. Che t’importa?, t’ho detto. Certi affreschi uno se li deve godere sul momento, che siano fatti di colori dipinti o di parole messe in fila. Ora mi rendo conto di quanto in realtà io sia la prima a ricercare sempre il significato delle cose, nell’estrema razionalità che mi caratterizza, anche se invano cerco di perdermi tra ballate di frivolezze ed estraniamenti. Fuori da te, mi ripete qualcuno, lascia andare tutta la voce che trattieni e che torna indietro; ti si vede in faccia quando non lo fai per bene. Si raggrinzano le rughe della fronte, e il naso s’arriccia, ma non a comando, in modo naturale e ineluttabile. Tu vorresti sfondare il muro invisibile che ti separa da tutto, che ti separa dal resto, e c’è quest’arma potentissima che è la voce, solo che ancora stai cercando di capire come funziona, per non sembrare ridicola. Sì, ridicola, perché non riesci proprio a non giudicarti. Quanto più non te ne frega niente di catalogare le azioni degli altri, tanto più passi in rassegna le tue, e le analizzi, e ci fai un quadro clinico poco rassicurante. Ho pianto guardando un film. Vorrei rimproverare le mie aspettative, con un tono dapprima greve e poi suadente. Pour moi, tu es très important, mon cher, mais tu ne parles pas français. Sorridi comunque, per non apparire scortese. Anche se ti senti come una virgola collocata nel posto sbagliato all'interno di una frase bellissima. Ed io odio le virgole che si trovano nel posto sbagliato. Forse dovrei rimettere la parrucca rosa nella borsa.

Condividi Questo Articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn

"Tessere la crescita: dal Convento alla Community Library" è uno dei primi investimenti sulla cultura e la valorizzazione della storia che l'Amministrazione Rosato ha voluto intraprendere.

Stasera, alle ore 18.30, presso il Centro Polifuzionale "Padre Benigno Perrone" si terrà un incontro indirizzato alla presentazione del progetto di recupero del Convento Madonna della Visitazione. Interverranno durante l'incontro il Sindaco di Salice, Tonino Rosato, l'assessore ai lavori pubblici, Mimino Leuzzi, la Responsabile del Procedimento, Alessandra Napoletano, il responsabile del modello gestionale, Roberto Serra e l'Assessore all'industria turistica e culturale della Regione Puglia, Loredana Capone. Obiettivo del progetto è quello di "valorizzare la propria identità culturale rappresentata dal Convento dei Frati Minori restituendolo alla comunità perché possa fungere, per tutti, luogo del sapere" dice il Sindaco Tonino Rosato sottolineando che "tra l’Amministrazione comunale che mi onoro di rappresentare e l’Ordine dei Frati Minori vi è una comunanza di visione e idee e, in particolare, con Fra Sebastiano Sabato, vi è una fattiva e proficua collaborazione".

In merito a quelli che sono i beni mobili di pregio storico presenti nel Convento, racchiudente anche testi molto antichi, è concorde il pensiero dell'Amministrazione Comunale e dell'Ordine dei Frati "Il patrimonio mobiliare del Convento, racchiudente testi che risalgono al '500/'600, sia di esclusiva  proprietà dell’Ordine dei Frati Minori perché, in virtù del particolare rilievo storico - culturale, costituisce una fonte di ricchezza per i nostri Frati del Salento.Alcuna ingerenza verrà posta in essere dalla mia Amministrazione comunale e tutte le decisioni attinenti al Convento verranno intraprese nella comunione d’intenti con l’Ordine provinciale dei Frati Minori anche per il tramite di Fra Sebastiano così come è stato sino ad ora con la massima trasparenza avendo come unico fine il bene e l’interesse dei miei concittadini." sostiene Rosato che si trova unanime negli intenti con Frate Sebastiano "Tengo a precisare e a ribadire, infatti, che come noi salicesi siamo legati e custodiamo tutto ciò che ultimamente sta riprendendo vigore e luce all'interno del Convento (pensiamo ai reliquiari del '700 e a tante altre opere restaurate per il bene della comunità), allo stesso modo anche noi frati desideriamo senz'altro custodire gelosamente il patrimonio storico della nostra "biblioteca di comunità", a cui ogni frate può attingere per un suo "arricchimento" personale. Facciamo in modo, dunque, che la storia e la cultura restino protette nel luogo in cui possono davvero rivestire un ruolo importante e conservare inalterato nel tempo il loro vero valore!"

Un progetto ambizioso e che darà sicuramente lustro al Convento dei Frati Minori di Salice Salentino, luogo di culto e di bellezza del paese che ha da sempre rappresentato un punto di aggregazione nell'ambito sociale e di fede.

Condividi Questo Articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn
Venerdì, 16 Febbraio 2018 19:45

Cartoline non spedite #29 Mani fredde

Scritto da

 yaoyao

Le mie mani fredde, le metto in tasca e riesco a sudare nonostante le mie mani fredde. Ho percorso a piedi chilometri, senza mai chiedermi quando sarei arrivata. Avrei voluto trovarti a metà strada. Qui la gente è cattiva, fa solo finta di essere buona che è il tipo di cattiveria peggiore, secondo me. È sempre meglio sapere subito con chi hai a che fare. E tu hai fatto benissimo a dirmi tutto, o quasi. Io non volevo sapere, solo perché avrei voluto raccontarti di me, ma non come quando si racconta una favola. Con una punta di egoismo. Avrei voluto raccontarti i giorni che passano e che segno sull’agenda, e i particolari che per gli altri non sono importanti. Come si fa ad essere liberi? A non aver paura di dire la verità? Cammino accanto alle persone e mi domando a cosa pensano, cosa sognano e se combattono almeno un poco per realizzarli questi sogni. A volte mi capita di invidiare le statue di marmo fredde e immobili, senza pensieri, senza ardori, senza pulsioni. Poi mi redimo, il problema è che le mani restano fredde anche se di sogni ne ho fin troppi e a volte è così difficile scegliere, dar priorità a uno piuttosto che all’altro. E poi i sogni sono un grande guaio, perché a volte ti capita di incontrare persone che non ne hanno (e se li hanno non te li dicono) ed è complicato scontrarsi con la realtà. A me la realtà non piace per niente, ad esclusione della mia. E poi “piacere” è sempre un modo di dire e quasi  mai di provare.
Odio chi specula sulla vita degli altri, sui sogni degli altri. All’inizio cerco di non darlo a vedere, mi faccio piccola e indifesa, ho capito che è il modo migliore per far uscire la vera natura di chi ti sta accanto. Gli approfittatori non hanno scrupoli, e non perdono tempo a mostrarsi per quello che sono. Cercano di schiacciarti, di far prevalere la loro grandezza (piccolezza, per me), pensano di essere migliori e più furbi. Migliori di chi? Migliori per chi? C’è una palestra come luogo fisico e una palestra come luogo metafisico. Riconoscerle e stabilire la differenza è difficile, anima e corpo hanno bisogno di allenarsi allo stesso modo. La debolezza va bene solo quando è privata, e gli occhi rossi danno adito a troppe domande e a poche risposte sincere. Se ti ricorderai di quel giorno, senza dirmelo, io ti ricorderò ogni giorno e saprai di poter essere immortale, come tutte le cose alle quali permettiamo di continuare a vivere e torturarci. Abbiamo ballato un tango e domani non ricorderai neppure il mio nome, perché non te l’ho mai detto, perché ne ho tanti, perché non è importante. Il mio profumo però, quello sì, lo avrai addosso, nell’incrocio dei passi, nel tormento della mente, io ti guardo a testa in giù e non vedo niente, mi rincorro e mi spavento, mi rifletti e ti perdo. L’aria che non respiri diventa supplica. E fatica. E ritmo.     

Condividi Questo Articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn
Sarà presentato il 15 febbraio alle 18:30 nella sala consiliare di vico Ceino a Guagnano, il libro "Di tempo veloce, di flebile voce, d'amore fugace",  silloge poetica di Piero Tafuro edita da Edizioni Esperidi. L'intero ricavato derivante dalla vendita del libro verrà devoluto alla LILT di Lecce per la realizzazione del Centro Ilma, alle porte di Gallipoli, per la ricerca sull'oncologia ambientale. Dialogherà con l'autore Valentina Perrone, giornalista e scrittrice. L'evento è organizzato dalla Pro Loco di Guagnano, in collaborazione con il Comune. Porgeranno il loro saluto il sindaco Dino Sorrento e l'Assessore alla Cultura Antonio Rizzo. Interverrà Anna Lucia Rapanà, esperta in psiconcologia e responsabile della consulta femminile Lilt sez. prov. di Lecce. Letture a cura di Marco Parato.
 
Ingresso libero.
 
Il libro. Dopo la silloge poetica “I treni che volano passano sempre all’alba” (Esperidi 2014) Piero Tafuro ritorna con nuove poesie, nuovi versi in cui prosegue il suo viaggio all’interno di se stesso ma anche per le vie del mondo. Il tema principe di questa raccolta è sicuramente l’amore, visto e descritto nelle sue tante sfaccettature. Una poesia matura, quella di Tafuro, che ama sempre ripiegarsi su se stessa per poi dipanarsi, svolgersi e aprirsi ai temi sempiterni quali il tempo, l’inizio, la fine. Di ogni cosa. (Immagine di copertina di Annalisa Macagnino).
L’autore. Piero Tafuro vive a San Pancrazio Saletino (Br); è istruttore tecnico dell’Ufficio Ecologico presso la Provincia di Brindisi. Ha pubblicato Storie di uomini, sogni e... polvere (s.e. 2003), Con gli occhi di un apprendista barbiere (s.e. 2005), Tracce (s.e. 2010), I Treni che volano passano sempre all’alba (Ed. Esperidi 2014). Con le sue poesie ha vinto numerosi premi e riconoscimenti.

Condividi Questo Articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn
Venerdì, 09 Febbraio 2018 19:35

Cartoline non spedite #28 Al buio

Scritto da

piccccc

Illustrazione di Yaoyao Ma Van As

Non molto tempo fa, mi capitava di seguire un programma su Sky, in cui si combinavano degli appuntamenti al buio. Mi divertono (e incuriosiscono) molto i programmi di blind date, nello specifico questo qui in cui c'era un ragazzo e/o ragazza a scegliere tre proposte di menù differenti senza sapere da chi fossero cucinati. In base al menù il tipo (o la tipa) in questione andava a fare queste tre cene separate in tre sere diverse, assieme alla persona che aveva ideato il menù per la serata. Dopo ne sceglieva solo uno/a di loro per andare ad un altro appuntamento, però questa volta in modo consapevole. 
Mi divertiva molto perché in base ai commenti a caldo che davano questi ragazzi, si poteva notare come tutto è relativo e mi incuriosiva constatare ogni volta quanto sia diversa la percezione di una serata definita “piacevole” rispetto che ne parli un uomo oppure una donna, tant'è che si verifica sempre un comportamento standard, del tipo: lei pensa che l'appuntamento sia andato benissimo perché lui rideva e faceva complimenti, mentre lui quando va via commenta in modo sempre critico e demolitore sebbene si sia divertito (o almeno così aveva fatto vedere) e abbia fatto complimenti per tutta la serata.  Comunque saranno problemi loro, mica miei.

L’orario del mio cellulare ha sempre sette minuti di scarto, in avanti, s’intende, ed io riesco comunque ad arrivare in ritardo, in un modo ostinato e quasi irreale. L’altro ieri c’era troppo vento, ed è stato come riconoscermi. L'aria, quest’elemento effimero, se la gioca benissimo con tutti gli altri tre, e quando s'unisce all'acqua, creando danze e controllando il moto di questa pioggia che crea scompiglio tra le tende da sole e getta giù i vasi di fiori dai balconi, nessuna paura o sgomento, solo calma e meraviglia; la vedi? Mamma è venuta a farmi visita, caos e distruzione casuale, sposta a destra e poi sinistra. La corrente ti spinge dove sa, dove può, dove vuole. Decide lei e non si lascia governare, da quanto ti aspettavo mamma, che bella questa calma, finalmente. Mi sei mancata. 
La vera calma è sempre in mezzo al caos dico, allora: perché, perché, perché mi sta venendo una voglia improponibile di cracker con la nutella spalmata sopra e con arachidi salati? Ma anche di spaghetti integrali saltati in padella con zenzero e salsa di soia.
Questo pomeriggio, in un discorso, ho avuto un lapsus, ho detto che nonostante si sudi parecchio, preferirò sempre l’estate all’inferno. Volevo dire inverno, volevo dire.
Rispondo con le frasi a metà perché mi convinco che ci sarà tempo per completarle, in realtà ho paura dei finali, delle cose che sono altrove quando quelle cose non sono io, non vorrei sentire la mancanza di nessuno e sono solo un puzzle di addii.

Non farmi essere la tua musa

non sono un'auto

anche se creo code,

ti porto ovunque

mi lascio guidare e

consumo.


Poi un giorno hai deciso di ristabilire i ritmi circadiani tenendomi sveglia la notte a tempo modulato. Forse sei un'idea impalpabile, eterea, che si insinua lenta e spinge a fondo dove niente conta eppure tutto tace e fa rumore. Così assorbi a tutto tondo gli spigoli appuntiti e colorati.
Quando tutto diventa improvvisamente reale, lo scongelamento dei ghiacciai, il mandorlo in fiore, la fine dell'ibernazione di qualcuno o qualcosa, la luce che è sempre più chiara e accecante, mi capita di voler tornare indietro al crepuscolo freddo e piovoso.

Condividi Questo Articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn
Venerdì, 02 Febbraio 2018 19:42

Cartoline non spedite #27 Sforzati

Scritto da

Ho una concezione troppo alta dell’umanità per potermi accontentare di quella presunta che vedo intorno. Non ha niente a che fare con lo snobismo o con l’avere la puzza sotto al naso. Se in un momento scomparissero tutte le immagini, se in un solo momento scomparisse qualsiasi fotografia o figura.
Ho bisogno di bere un bicchiere d’acqua perché il reflusso gastrico mi ha lasciato un sapore in bocca troppo amaro, così all’improvviso, eppure avevo da poco mangiato un quadratino di cioccolato fondente.

Un giro di valzer, di polca, di mazurca, di mattonella, inventa una parola solo per me, ma che sia delicata. Morbida e aggraziata. Arriveranno dolci sogni, anche se prima hai dovuto vedertela con quattro incubi, dico quattro, e tutti reali, e infatti non capivo come tutto questo fosse accaduto solo in mezz’ora e non invece in almeno una decade.
Quando in cielo ci sarà la luna piena, e i cardellini torneranno a parlottare tra di loro, lasciami andare, sarò io a cercarti. Anche se molte parole si dicono tanto per dire, e io ne ho le prove. Non perché le ho dette, ma perché le ho sentite pronunciare e minuziosamente le ho raccolte e archiviate in ordine alfabetico, per poterle trovare subito all’occorrenza. Mi è costato un po’ di fatica, ma lo sforzo ne è valsa la pena. Solo che adesso c’è la lettera zeta che mi punta una pistola continuamente. Da quel momento, in ogni azione che svolgo, sono costretta a sentire su di me quest’arma carica e non so quando premerà il grilletto, se lo premerà. Magari è la giusta condanna per aver voluto incasellare e ordinare, in questo museo letterario. Perché le parole si dicono, e a volte si scrivono, ma una volta che si sono dette e si sono scritte diventano altro da noi, e io me ne rendo conto sempre più spesso. Le parole che scrivo diventano degli altri, e non c’è più possesso, non c’è più ordine, sono solo una somma di lettere, che cambiando l’ordine divengono altro e diventano di tutti. Per fortuna però che quello che vivo, lo vivo soltanto per me, perché bisogna essere molto egoisti per poter diventare altruisti. Io a volte sono distratta, poi mi ricordo che i doni non si rinfacciano mai, soprattutto quando non ce li danno, specialmente quando non ce li fanno. E allora mi ricordo di respirare, che tutto esiste anche nella mancanza. Se in un momento scomparissero tutte le immagini, se in un solo momento scomparisse qualsiasi fotografia o figura. Almeno avrei voluto saper disegnare, ho sempre avuto questo desiderio che resterà incompiuto. Sapessi almeno disegnare, farei il ritratto del ricordo, nonostante quella dispettosa lettera zeta che mi continua a puntare la pistola, e non spara. Forse con questa tensione si disegna meglio, forse mi ricorda che bisogna sempre vivere, qualsiasi cosa significhi. Non lo saprò mai, in realtà, perché la risposta ce l’avevo in una foto, ma non in una foto reale, ancora peggio, in una foto della mente, e non riesco più a leggerla, perché gli occhi mi si sono riempiti d’acqua, ché sono andata a vedere un laghetto pieno di oche e queste mi hanno infradiciato. Se solo ti sforzassi almeno un po’, io non so più come non dirtelo. Non volevo saperlo. C’è una quantità immensa di conoscenza e tutto ciò non fa che aumentare la mia ignoranza. Io guardo il laghetto e tu mi parli di anatre, rinoceronti, fenicotteri, pterodattili. Alzo gli occhi al cielo e mi chiedo quando la lettera zeta, costantemente al mio fianco, sparerà. Non ti ascolto più, mi chiedo solo se la sua mano sarà abbastanza ardimentosa. Ma la zeta non spara mai, è solo molto sadica e si diverte così. Sforzati mentre mi sforzi, lasciami dormire almeno un giorno intero.  

yaoyao

 

Condividi Questo Articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn
Pagina 5 di 44

Importante

Il presente sito non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicita'. Non puo' pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della Legge n.62 del 07/03/01. Costituzione Italiana - Art. 21: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Oggi79
Ieri142
Questa Sett.632
Questo Mese2425
Totale1498135

Venerdì, 18 Gennaio 2019 16:57

Chi è on line

Abbiamo 335 visitatori e nessun utente online