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Cultura (619)

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Venerdì, 23 Marzo 2018 12:36

Cartoline non spedite #34 Radar

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Solo chiamate di emergenza, sos, zero rete. A volte le pause ci vengono imposte dagli eventi e a volte ce le cerchiamo inconsciamente. Di chiamate d’emergenza ne ho fatte solo due, una mentre ero a Roma, proprio al centro della piazza di Campo de’ fiori. Un ragazzo aveva una birra in mano, si trovava con un amico, ma non parlavano la nostra lingua, probabilmente avevano origini polacche o tedesche. All’improvviso la birra gli è caduta di mano ed ha battuto la testa accasciandosi a terra. Io descrivevo al telefono tutto quello che gli succedeva con minuzia, e ancora lo vedo quel rivolo di bava bianca che cola dalle labbra. Ero circondata da altre venti persone, ma non ho esitato nel chiamare per prima, quando ho chiuso la telefonata ho capito perché. Descrivendo quello che mi accade rimango calma, asettica, quasi apatica; tutto ciò che si svolge intorno è altro da me, ed è lì che deve restare, lontano, senza toccarmi. Quando ho messo il cellulare in tasca ho iniziato a sentire le mie gambe tremare, come se di colpo tutto quello che avessi visto e raccontato nel dettaglio, mi avesse investito della sua carica potente di vita (o di morte). Un’altra volta mi è capitato a Lecce, mentre ero in pausa tra una lezione e l’altra. Stavo andando verso il centro, in piazza Sant’Oronzo  precisamente, e siccome ho questo brutto vizio di guardare ogni cosa come se fosse per la prima volta, e quasi nulla deve sfuggire al mio controllo, mi sono accorta che in un negozio che vendeva cover per cellulari, gestito da due ragazzi pakistani, c’era una signora stesa a terra. Sono entrata chiedendo cosa fosse successo, e uno dei due ragazzi con evidenti problemi nell’usare la lingua italiana, mi ha fatto capire che se avessi chiamato i soccorsi gli avrei fatto un favore. E guarda il caso, poi si scopre che la signora è di Civitavecchia, anche se vive a Lecce da un po’ di anni.
Ma non è questo il punto, colpa mia che come al solito mi perdo tra quello che scrivo e quello che vivo. Ed ecco che invece è proprio questo il punto. Perdermi. Essere sconosciuta nella mia città, non avere identità, essere senza nome, senza età. Tutti si sperticano per farsi riconoscere, per lasciare un segno, e invece io mi concedo questo piccolo piacere quotidiano di sentire le pulsazioni delle mie  vene, respirare, ascoltarmi, o non fare assolutamente nulla. Non m’importa. Un momento (più o meno lungo) in cui far finta di credere di essere l’unica responsabile di quello che mi accade. Guardo la gente che mi passa accanto, i bambini, i turisti che cercano un monumento da visitare, l’uomo che corre per non perdere un autobus, i rampicanti che scendono da un cancello e che mi sfiorano la testa. Ripenso a quella buonanotte che mi hai detto con quella voce falsata, di proposito, e ogni volta mi fa ridere. E rido. E i passanti mi guardano male, che c’avrà da ridere, e io rido perché so che da qualche parte nel mondo esisti, e mi basta. Bevo un tè seduta al tavolino di un bar, senza avere un appuntamento, senza essere in ritardo, senza nessuna ragione in particolare per ritrovarmi proprio in quel luogo. Nessuno può contattarmi, solo chiamate d’emergenza. Questa trasgressione mi eccita e mi permette di reinventare i miei spazi, la mia volontà. Mi fermo a parlare con uno sconosciuto, che non rivedrò mai più e che non saprà mai il mio nome, né quello di mia sorella, e che la mattina faccio sempre una colazione diversa, che una volta ad una verifica di religione copiai e quella fu l’unica volta perché la professoressa mi scoprì e promisi a me stessa di non farlo mai più, che non è vero che non l’ho fatto mai più, solo che non mi hanno mai scoperto da quella volta, e le cassate siciliane mi fanno schifo.
Poi la vita riprende, i messaggi e le telefonate di chi è preoccupato, i silenzi improvvisi e la sparizione. Ma non lo sanno che la noia è il mio giardino segreto, e la solitudine il mio lusso preferito. Il radar ricomincia a funzionare. 

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Dal 14 marzo e fino alle ore 14,00 del 13 aprile 2018 è possibile utilizzare la procedura telematica del M.I.U.R.(Istanze on line) per poter scegliere le scuole, fino ad un massimo di 30,comprendendo eventualmente anche quella dove è stata, a suo tempo,presentata la domanda cartacea,   nelle cui graduatorie si chiede l’inclusione per il conferimento delle supplenze temporanee, di III fascia, su posti di personale A.T.A. (Amministrativo, Tecnico ed Ausiliario), per il triennio scolastico 2018/2019, 2019/2020 e 2020/2021.

Per tale adempimento va compilato il modello D3 telematicamente.

Sono interessati coloro che, entro il 30 ottobre 2017, hanno inoltrato domanda di inserimento o di aggiornamento nelle graduatorie d’istituto , di terza fascia, per le supplenze a posti di personale non docente delle scuole.

Le graduatorie riguardano i seguenti profili professionali: 

-Assistente Amministrativo 

-Assistente Tecnico 

-Cuoco 

-Guardarobiere 

-Infermiere 

-Addetto alle aziende agrarie 

-Collaboratore scolastico.

Per inoltrare il modello è necessario inserire il codice personale, che è stato acquisito quando è stata effettuata la registrazione al “Portale istanze on line”, operazione propedeutica ed indispensabile(chi non l’ha fatta può ancora provvedervi) per poter produrre il modello D3. 

Qualora si commettesse qualche errore nell’inoltro, è possibile, entro il termine di scadenza, annullare l’inoltro ed effettuarne un altro, sempre indicando il codice personale.

 

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Sabato, 17 Marzo 2018 00:55

Cartoline non spedite #33 Due su tre

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Due desideri su tre. Non si avvicini a me chi non ha residui di poesia agli angoli della bocca, sulla punta delle dita, nelle unghie incarnite. I bottoni che si staccano dai cappotti vecchi e cadono per terra, li vedo per strada, mentre cerco di raggiungere con passo svelto un supermercato in chiusura poco prima dell'ora di pranzo. Mi ricordano che anche il filo e l'ago non bastano per tenerci uniti. Ci vuole una mano sapiente che va su e giù, avanti e dietro, sopra e sotto. Una mano con delle dita che sappiano cucire e rattoppare. Dimmi, cosa hai capito della felicità? Io questi bottoni me li farei cucire al posto degli occhi, forse finalmente riuscirei a vedere meglio. Hai dovuto bendarmi per farmi guardare.
Quante polveri sottili riesce a tollerare il nostro corpo. E quante dosi di ironia non voluta siamo costretti a utilizzare durante la vita, perché ci sono quelli che non sopportano la serietà. Non mi scuserò, non posso fingere e non voglio, ma se mi cammini accanto voglio che tu sappia che dovrai essere in grado di reggere il mio ritmo, e se non ce la fai, non rincorrermi. Lasciami andare. Non ho paura, tu invece non avrai fiato. Non vergognarti, non prenderti sul serio, diventi patetico e lo vuoi far sapere a tutti, meno che a me. Una lampadina fulminata dovrebbe esplodere in ogni cervello. 
Vorrei chiedere alle puttane lungo la stazione come fanno a fidarsi, come fanno a salire in macchina di uno sconosciuto senza indugiare. L'amore mi ha ucciso, forse il sesso mi salverà, mi ha detto una di loro.
Fidati.

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Giovedì, 15 Marzo 2018 14:23

16 Marzo Memorie di Negramaro a Maruggio

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Venerdì 16 Marzo 2018 alle ore 18.30, presso la Biblioteca Comunale di Maruggio, sarà presentato il romanzo di Valentina Perrone: “Memorie di Negroamaro” (Ed. Esperidi).

Introduce Aldo Summa dell’ass. “Play your Place”, interviene Maurizio Schirone delegato alla cultura del comune di Maruggio.

L’iniziativa da il via alla rassegna culturale “Tu non conosci il Sud. Letture Mediterranee” ideata da Paisà Arci Maruggio, promossa dalle associazioni “Lotus”, “Terra dei Cavalieri di Malta”, “Play your Place” e con il patrocinio del Comune di Maruggio.

Il libro

La giovane Alessandra si trasferisce a Milano per insegnare in un liceo. La sua nuova vita, accanto al compagno Paolo, viene interrotta da una telefonata: poche parole del tutto inattese la riportano nella sua terra, il Salento, per risvegliare, in una manciata di giorni, un passato da cui credeva di essere guarita e per il quale perderà, forse, pezzi del suo presente. Dopo il successo di “Un caffè in ghiaccio con latte di mandorla”, la penna di Valentina Perrone si conferma ancora una volta profonda e significativa pur nello stile semplice che la caratterizza, narrando vite comuni segnate da destini per nulla banali. Linfa del suo inchiostro è sempre il coraggio, espresso lungo un viaggio che ripercorre a ritroso pagine che racchiudono memorie indissolubili. Tutto questo accade nel Salento, fatto grande dalla sua gente, dai suoi profumi, dai suoi frutti, da ogni frammento che lo rende punto fermo nel cuore di chi, in esso, vede le sue radici. Scrive Valentina: “Ci sono memorie che restano per sempre dentro noi stessi e che mai leveranno l’ancora per partire verso porti nuovi, perché il nostro è l’unico cuore dove vogliono rimanere, immensamente lontane dall’oblio e da ogni sua forma”. (Foto di copertina di Cristian Scarciglia).

L’autrice

Valentina Perrone (1980) vive e lavora in Salento. Laureata in Pedagogia dell’Infanzia e in Scienze Pedagogiche, titoli conseguiti entrambi con il massimo dei voti e la lode presso l’Università del Salento, ha collaborato con la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Ateneo salentino svolgendo studi e ricerche nell’ambito dei processi formativi e dell’educazione degli adulti, partecipando alla stesura di testi specialistici. Attualmente lavora nel settore delle telecomunicazioni. È inoltre giornalista pubblicista, scrive per Nuovo Quotidiano di Puglia e Affaritaliani.it. Nel 2015 ha ricevuto la Menzione Speciale al “Premio Giornalistico Terre del Negroamaro” indetto dal GAL Terra d’Arneo, mentre nel 2016 ha conquistato il primo posto al “Concorso Letterario Terre Neure” indetto dalla Cantina Cooperativa di Salice Salentino. Sempre nel 2016 ha ricevuto un premio speciale nell’ambito dell’ottava edizione del “Premio Terre del Negroamaro” organizzato dal Comune di Guagnano, per aver contribuito alla divulgazione, su testate locali e nazionali, dell’immagine bella delle Terre del Negroamaro. Da alcuni anni si occupa di uffici stampa e comunicazione social. Valentina adora i cani ed opera attivamente con associazioni a sostegno degli animali, suo il blog #LoveAndDogs su Affaritaliani.it. Svolge inoltre attività di volontariato per la promozione e valorizzazione del territorio locale. Nel 2015, sempre per Edizioni Esperidi, ha pubblicato il suo libro d’esordio “Un caffè in ghiaccio con latte di mandorla” (I classificato al Concorso Letterario Nazionale “Versi Tra Due Mari” 2016, III classificato al Premio Letterario Nazionale “Il Tombolo” 2016, finalista al Premio Letterario Internazionale “Nabokov” 2016). Nel settembre del 2017 l’autrice vince il primo premio per la sezione “Romanzo” al Premio Letterario Internazionale "Città del Galateo" con il libro “Memorie di Negroamaro”, sempre con il suo romanzo, a novembre 2017, riceve la menzione d’onore al Premio Letterario Nazionale “Bari Città Aperta”.

Nel dicembre 2017, il Presidio del Libro di Castellaneta (Ta) propone la candidatura del romanzo al Premio Presidi del Libro.

Il suo sito web: www.valentinaperrone.it

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Un altro importante evento a cura della Compagnia Mura di Flamenco Andaluso, oggi 14 marzo, ore 18.30 a Lecce presso il Museo archeologico Faggiano, in via Ascanio Grandi.  
Ricordando nell’imminenza del suo anniversario, il grande autore, regista e attore salentino Carmelo Bene, fra i più grandi del teatro italiano e internazionale. Professori universitari, scrittori ed amici di gioventù: “A sud del Sud: le apparizioni salentine di Carmelo Bene”, con la proiezione esclusiva del trailer del documentario sulla vita dell’artista, girato nel salento da Rete Zero di Rieti, diretto dal regista Fulvio Iampieri.

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Venerdì, 09 Marzo 2018 19:00

Cartoline non spedite #32 Tentacoli

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Ho pregustato cosa significhi vivere da sola, non è stata una vacanza, era vita. Vita vera. Con la valigia stretta tra le gambe, seduta tra due signori dall’aria stanca, ho riso un po’ quando mi sono accorta del nome di una fermata in metro. Così inusuale, il fatto di ritrovarmelo davanti agli occhi in questo modo, un po’ mi ha fatto sentire in colpa, non ho ancora preso un aereo, sebbene tu sia ovunque, che lo voglia o no. Ovunque tranne che al mio fianco, beninteso. Il cellulare squilla ma lo lascio fare. Non posso dire cosa ne sarà di me da qui a cinque, venti minuti. Non posso darti certezze, mi sto zitta così non mento. Lo so che la tua mente ora vagherà nel panico, in balia di chissà quale atroce pensiero, ma preferisco che tu abbia l’immaginazione a farti compagnia piuttosto che una falsa rassicurazione.
Una donna sulla cinquantina, seduta proprio di fronte a me, mi ha lanciato un’occhiataccia di disapprovazione. Non ho capito molto bene perché, forse la mente è calibrata sullo standard di insulti e terrore, e le risate sono pericolose quanto un coltello che minaccia di sventrarti. Rido anche quando non dovrei, soprattutto quando non dovrei. Ho sempre mal sopportato gli sguardi truci della gente che non sa nulla di te e crede di sapere tutto dall’alto della sua saccenteria, che poi si riscopre essere solo una grande mancanza di empatia. Ohi, vita. Mi tremano le gambe come mai prima d’ora, nulla è stato in grado di darmi quest’effetto adrenalinico al contempo di libertà e panico. È una cosa bellissima a pensarci, hai tutte le possibilità che si dipanano dinanzi a te, ma quella percentuale nella norma di buonsenso ti tiene coi piedi piantati al suolo, come se fossero radici sottoterrene di alberi secolari. Dura cinque secondi, e anche meno, l’atto del mettere un piede davanti all’altro, per consentire a tutto questo insieme di muscoli, ossa, organi, arterie, muco e peluria che siamo, di muoversi. A volte lo do per scontato, ma dietro, almeno per quanto mi riguarda, vi è tutto un lavoro paziente di sradicamento, poiché non ho mai voluto essere un albero, e le radici me le sono sempre immaginate come tentacoli di totano gigante, con i quali avviluppare tutto quello che c’è (e anche quello che non c’è). Da quando sono riuscita a liberare la testa da tutte le persone inutili che ho incontrato, non c’è più la distanza di sicurezza dello Spirito Santo tra gli abbracci che ricevo. Sento meno freddo, anche se sono lontana da tutti. Ho ancora ragione, quasi sempre. Voglio avere torto mentre tu mi baci, cantano alla radio. Con la confusione che ci pervade, terremo l'uno la mano dell'altro; sappiamo benissimo cosa siamo: due semi appartenenti allo stesso soffione, in attesa che un forte vento ci spazzi via. Guardo quella fermata che porta il tuo nome, la direzione del treno è la stessa, ma io vado nel verso opposto. Rido ancora. Il prossimo viaggio che prenoterò sarà un biglietto per un paesaggio sconosciuto, la tua schiena.        

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Venerdì, 09 Marzo 2018 09:33

La donna oggi: Atena Afrodite Era

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Nel corso degli anni il significato che è stato dato alla festa della donna è stato stravolto. Non solo un giorno di commemorazione, non deve essere il giorno in cui ricordarsi delle donne, soprattutto non deve essere un giorno di festa. A nostro avviso deve essere un giorno di riflessione, dove osservare l’evoluzione della donna nel corso del tempo ma soprattutto ricordare quanti traguardi ha raggiunto, da sola!” – Sandro Rizzo, Presidente Salic’è

È da queste parole che l’Associazione Culturale Salic’è vuole partire per raccontare la donna contemporanea, da qui il richiamo alle tre divinità greche Atena, Afrodite ed Era. Perché in fondo la donna di oggi non è nient’altro che la rappresentazione quotidiana di quelle tre divinità. Era sovrana dell’Olimpo e patrona del matrimonio, Afrodite dea della bellezza e dell’amore e infine Atena dea delle arti e della guerra.

Valentina Capoccia e Francesca D'oria sabato 10 Marzo alle 18, nel Convento di Salice Salentino, dialogheranno con la criminologa Diana Papaleo, con la sindacalista della CGIL Fiorella Fischietti, con la giornalista e scrittrice Valentina Perrone e con la regista Dora Solini.

Ad aprire la serata, dopo i saluti del Sindaco Tonino Rosato, un momento di teatro con la Compagnia teatrale "La Roscia".

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Donne d'autore. Si chiama così la manifestazione organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Carmiano guidato da Stefania Arnesano, in collaborazione con la Biblioteca Comunale, di scena l’8 marzo alle 17:30 presso il Cine-Teatro F.lli Lumiere. Dodici scrittori delizieranno il pubblico con le pagine tratte dalle proprie opere, mentre la voce di Serena Spedicato e il pianoforte di Andrea Rossetti faranno da suggestiva colonna sonora. Vito Adamo, Lucia Babbo, Paola Bisconti, Luigi Liaci, Rossella Maggio, Lilli Pati, Giuseppe Pellegrino, Valentina Perrone, Pina Petracca, Tina Rizzo De Giovanni, Enrico Romano, Davide Simeone: dodici autori sul palco, introdotti dalle coreografie di danza de L’Ecole de danse di Ninfa Fersini, per rendere omaggio alla donna e alla sua quotidiana bellezza. Poi, al termine dello spettacolo, per tutti caffè Quarta e dolci artigianali presso la Pasticceria Perrone, e per ogni donna un graditissimo regalo. Si accede per invito. Media partner: Radiondagiovane Web.

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Venerdì, 02 Marzo 2018 19:03

Cartoline non spedite #31 Libertà

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Disinnescati. Disinstallati. Disinformati. Disinibisciti. Disgiungiti. Dividiti. Disintonizzati. Divertiti. D.
Ci ho provato, te lo giuro. Ci ho provato a staccare il cervello, ma il mio problema è sempre lo stesso. Vorrei che tutti capissero quello che penso, e mi premuro di spiegarglielo mentre parlo, a volte sottolineando il tono di una parola. Non ce n’è bisogno – facile per te, mi dico. No, non è facile neanche per un cazzo, mi dici. Chi ti è accanto deve capirlo da sé, o non capirlo affatto. Non star lì a spiegare sempre tutto. Ma da dove deriva questa tua voglia impellente di fare sempre una lezione? Di portare ogni cosa ad un livello cerebrale. Sei completamente fottuta.  E poi diventi anche antipatica.

La verità è che sono un’illusa. Mi dico che le cose possono cambiare, se uno s’impegna e ci crede davvero, e invece mi basta guardarmi intorno per capire che non è così. La meritocrazia è davvero una chimera, e la cattiveria regna, sempre e comunque. Talvolta ci sono dei piccoli paradisi privati, ma quelli non hanno molta rilevanza a livello globale. Sì, certo, si inizia dapprima a coltivare il proprio giardino, ma che succede se uno il giardino da coltivare non ce l’ha? E magari non ha neppure una casa, altro che giardino.

Ci preoccupiamo sempre di rispondere alla domanda “cosa vorresti per il mondo?” una di quelle belle risposte pronte e confezionate tipo “la pace”, il problema è che nessuno ci è mai stato in guerra. Chi è che pensa mai a degli obiettivi concreti, vicini alle nostre possibilità? È sempre molto facile crogiolarsi nell’attesa di un’utopia inattuabile. Ma quello che abbiamo intorno è peggio di una guerra, anche se non ci sono feriti, anche se non ci sono morti. L’ignoranza dilagante e le espressioni qualunquiste mi fanno venire voglia di espatriare a chilometri di distanza. Che bella la libertà, anni e anni di sacrifici per poterla ottenere. Anche se poi mi ricordo che tra tutte le libertà c’è anche quella di essere dei coglioni. Dei completi e giganteschi coglioni. E guarda caso, tra tutte questa è proprio la libertà più abusata. La cosa che mi fa sorridere è che non c’è una differenza di sesso, assolutamente il sesso non c’entra nulla. Puoi essere una donna cogliona e puoi essere un uomo coglione, non fa differenza. Allora sì, magari rivendichiamo questo diritto asessuato. Tutte quelle battaglie – per carità, ammirevoli in certi casi – a favore di un sesso piuttosto che di un altro, e poi arriva una deficiente (o un deficiente) a farti capire che proprio no, il sesso non c’entra niente. È tutta una questione di mente. Di ogni singola mente. Così come la morte è parte integrante della vita, anche l’essere coglioni è parte integrante della libertà. Lo scopro tardi. Che bella la libertà, ho potuto scrivere “coglione” per cinque volte in meno di dieci righe, e non sto neanche a preoccuparmi se questo possa essere considerato volgare o meno. Dopotutto anche Leopardi lo usava nei suoi scritti: “Amami, caro Brighenti, e ridiamo insieme alle spalle di questi coglioni che possiedono l'orbe terracqueo. Il mondo è fatto al rovescio come quei dannati di Dante che avevano il culo dinanzi ed il petto di dietro”.  Ti avverto, non sfidarmi al gioco degli sguardi, io so reggere, ne usciresti perdente.

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Venerdì, 23 Febbraio 2018 20:29

Cartoline non spedite #30 Rosa

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Abbiamo trovato il giusto equilibrio. Ci manchiamo, ma non ci manchiamo. Sappiamo esserci quando è necessario. E quotidianamente non è necessario, ma un’abitudine. Fino a qualche anno fa giravo con una parrucca rosa nella borsa, e mi fermavo nelle librerie a leggere libri che per principio non avrei mai comprato. Ora la parrucca ce l’ho nel cassetto della scrivania e sfoglio qualche pagina svogliatamente dei libri che non comprerò mai.
Il tempo che passa, ti rende capace di selezionare quello per cui vale la pena, ma non sempre. Proprio due giorni fa, infatti, mi sono seduta in una di quelle poltrone ampie che si trovano tra gli scaffali, e permettono ai visitatori di una libreria, possibili acquirenti, di rendersi conto se la spesa varrà la lettura. C’è questo romanzo che mi perseguita da mesi, dal titolo molto ambiguo e intrigante, e allora mi sono messa comoda a leggerne almeno una ventina di pagine. Avevo un impegno improrogabile subito dopo, altrimenti mi sarei fermata e avrei continuato la lettura a oltranza. La corrispondenza di emozioni e l’empatia sono due delle cause che mi porteranno alla rovina. Alla completa rovina. Mi sono ricordata del senso, quello che mi avevi chiesto, mi dicevi che a te sfuggiva, e che a tutti i costi avresti voluto sapere. Che t’importa?, t’ho detto. Certi affreschi uno se li deve godere sul momento, che siano fatti di colori dipinti o di parole messe in fila. Ora mi rendo conto di quanto in realtà io sia la prima a ricercare sempre il significato delle cose, nell’estrema razionalità che mi caratterizza, anche se invano cerco di perdermi tra ballate di frivolezze ed estraniamenti. Fuori da te, mi ripete qualcuno, lascia andare tutta la voce che trattieni e che torna indietro; ti si vede in faccia quando non lo fai per bene. Si raggrinzano le rughe della fronte, e il naso s’arriccia, ma non a comando, in modo naturale e ineluttabile. Tu vorresti sfondare il muro invisibile che ti separa da tutto, che ti separa dal resto, e c’è quest’arma potentissima che è la voce, solo che ancora stai cercando di capire come funziona, per non sembrare ridicola. Sì, ridicola, perché non riesci proprio a non giudicarti. Quanto più non te ne frega niente di catalogare le azioni degli altri, tanto più passi in rassegna le tue, e le analizzi, e ci fai un quadro clinico poco rassicurante. Ho pianto guardando un film. Vorrei rimproverare le mie aspettative, con un tono dapprima greve e poi suadente. Pour moi, tu es très important, mon cher, mais tu ne parles pas français. Sorridi comunque, per non apparire scortese. Anche se ti senti come una virgola collocata nel posto sbagliato all'interno di una frase bellissima. Ed io odio le virgole che si trovano nel posto sbagliato. Forse dovrei rimettere la parrucca rosa nella borsa.

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Venerdì, 22 Marzo 2019 23:29

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