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Cultura

Cultura (537)

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Venerdì, 08 Dicembre 2017 19:37

Cartoline non spedite #19 In due

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Non avevo mai contato i secondi che passano dal momento in cui l’ascensore si eleva dal piano terra fino al terzo piano. Non ci avevo neanche mai pensato che in quella scatola di ferro ed elettricità, il tempo scorresse comunque. Me l’ha fatto notare una ragazza proprio ieri sera. Diceva che nel suo ascensore passano esattamente 40 secondi (o forse erano 70, non ricordo bene) dal pianterreno al suo appartamento. E poi aveva allegato anche un aneddoto abbastanza spiacevole in cui non vedeva l’ora di uscir fuori da lì dentro e di quanto quei 40 (o 70) secondi fossero infiniti.

Mentre lei parlava ho ripensato a come non sia possibile fare una seconda prima impressione e che magari una persona che all’inizio non ti andava a genio per niente (che poi adesso che l’ho scritto – andare a genio – è un’espressione che non mi piace affatto, ma poi ho deciso di lasciarla, proprio per ricreare quell’effetto di ineluttabilità che è poi la vita, di non poter tornare indietro, di non poter cancellare con un tasto e riscrivere un’altra frase, rifare un altro gesto, comprare un biglietto e partire in tempo), insomma dicevo, che magari una persona che all’inizio non ti andava a genio per niente (ecco, avevo un’opportunità di cambiare e ho riscritto comunque la stessa espressione che odio), poi capita che dopo un po’, quella persona ti va bene. Ti va più che bene. Anche se non è mica un paio di scarpe o un cappotto, del tipo “oh sì, questa persona mi va bene, quest’altra non mi calza affatto, questa qui mi fa un difetto sulla spalla, dovrei stringerla”.

Dovrei decisamente smetterla di puntare sveglie agli albori della civiltà per poi rimanere in contemplazione di massimi sistemi per un'ora intera al caldo sotto le coperte. Inaspettatamente, davvero molto inaspettatamente, oggi non c’è tragedia nell’aria, anche se ho gli occhi rossi da un bel po’ di giorni perché non riesco a dormire. Diciamo così. Non c’è bisogno che tu sappia che io ho sempre voluto i difetti della gente per primi, e poi i pregi dopo, quelli col tempo, magari.
Alle volte succede che uno non ci arriva nemmeno ai pregi. Però quando mi hai visto per la prima volta chissà che hai pensato, io che ho sempre l’aria stanca,  i capelli fuori posto e la matita nera sbavata sotto gli occhi, tant’è che vorrei di continuo dire “aspetta, posso essere migliore di così, possiamo riprovare un attimo questa scena?” e invece improvviso sempre con quello che ho, e mi chiedo se andrà bene prima o poi.

Io che vorrei sempre una scusa per scappare via, una stacanovista senza impegno, ti direi che ho delle cose importantissime da fare, ad esempio mangiucchiare il cuoricino di una caramella gommosa, oppure ubriacarmi nelle bollicine frizzanti del nulla cosmico, e masturbarmi i pensieri, vedi che bel daffare?

Comunque ripensavo che 40 (o 70) secondi non sono poi così tanti. Anche se a me ne basterebbero due. Sì, in due secondi ti direi che mi manchi. In tre secondi magari ci ripenso. E poi io ho quasi sempre sceso le scale.

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Venerdì, 01 Dicembre 2017 15:51

Cartoline non spedite #18 Sospensioni

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Tutte le promesse che non abbiamo mantenuto e che tornano all'improvviso, quando per caso, ti guarda un ragazzo con gli occhi neri. Un ragazzo in divisa che fa da guardia all'altare della patria. Qual è la nostra casa? Qual è la nostra patria? Quella per cui abbiamo combattuto, profonda, intima e personalissima patria, sempre pronta a risorgere e ad essere difesa. Tra le mille interruzioni che ci vengono imposte, le distanze, le pause non richieste e quelle volute e necessarie, c'è l' adattarsi ad un passo che non è il nostro.
Ho sempre pensato che ci voglia una fiducia spropositata per essere al mondo e che su questa fiducia non abbiamo nessun controllo diretto; non può essere controllata o decisa a tavolino, solo incanalata nel verso giusto, quando c'è. Così alcune pause ti fanno ricordare il motivo per cui avevi iniziato a dire quello che stavi dicendo e a fare quello che stavi facendo.
La vicinanza e la costanza sono due caratteristiche che probabilmente non saranno mai del tutto incondizionate, nè mi apparterranno totalmente, in quella volontà di essere sempre altrove. Eppure nella mia enorme sfiducia verso il genere umano ci ho sempre visto una grande voglia di abbandono. Un il desiderio di essere smentita almeno una volta. Almeno una.
Ci vuole un gran coraggio a credere che tutto sia ingiusto e spento, e che il nostro corso sia già scritto. Ogni volta che mi sono fidata non è mai stato semplice e poi i fatti, ma soprattutto le persone, mi hanno dato ragione, e Dio solo sa (e alcuni altri pochi veri amici) quanto avrei voluto sbagliarmi.
Per questo ho sviluppato una sorta di passo svelto, un passo che è mio e personale, e quindi tu che mi sei accanto o ti adegui, se sei più lento, oppure mi tieni testa e mi dimostri che in fondo non sono l'unica a credere in quello che credo. Che poi mica lo so davvero quello in cui credo, o meglio io lo so ma poi ogni giorno le persone mi convincono che le cose vanno totalmente in direzioni diverse e che tutto è fallace e fragile come la pioggia che è caduta in questa mattina autunnale, all'improvviso, durante un passeggiata col sole ( e per fortuna avevo l'ombrello nello zaino).
Le foglie che cadono sull'acqua sono più fortunate rispetto a quelle che cadono per terra, almeno possono galleggiare. Però chi l'ha deciso che alcune foglie debbano cadere sull'acqua e altre debbano cadere per terra. Io non lo so e non posso pensare che non ci sia un ordine naturale delle cose. Un ordine che rende bello quello che è bello senza bisogno di sforzarsi, senza che ci sia bisogno di violentare gli equilibri.
Ho sempre pensato che ci voglia un gran coraggio per credere che tutte le persone agiscano sempre e soltanto prima per un proprio interesse. A voler credere ciò, occorre un grande dispendio di energie nel cercare di migliorare se stessi.
A volte sei costretto a ritrovare un'armonia che ti viene imposta dall'alto o dal basso (dipende sempre da come si vogliono vedere le cose), ma in questa interruzione involontaria o meno ci si rende conto di quanto sia difficile adeguarsi e di come ogni giorno sia una grande prova d'amore e di coraggio verso l'altro, che in fondo potrebbe anche non esserci e che in molti casi non c'è.
In un mercatino vintage ho trovato un libro dal titolo "una moglie" e l'ho preso perché dovevo fare un regalo ad una persona speciale anche se ci siamo viste solo per due giorni. Non penso che siamo destinati a dedicare tutto il nostro tempo a qualcuno ma penso che possiamo dedicare una buona parte solo a pochissimi, senza nulla togliere agli altri. Si tratta sempre di una tacita relazione reciproca e sì che nelle cose importanti non c'è mai davvero troppo bisogno delle parole (nonostante io le ami e le tema con la stessa riverenza).
In questo parco pieno di foglie autunnali, in cui mi ritrovo adesso, ci sta una vecchietta con un cappotto rosso che ha lasciato delle buste sotto un albero e si è messa al centro. Adesso fa un monologo per degli spettatori invisibili e conta con le dita numeri senza ordine e probabilmente dice cose che se potessi sentire non avrebbero molto senso.
Ha scelto questa vita lei, ma non tutte le vite sono per tutti ed è inutile prendersi in giro con questa stronzata da sognatori poco realistici. Credo che ci voglia un grande coraggio a credere nel male del mondo perché è lì che si diventa sognatori concreti, quelli che poi il mondo cercano di cambiarlo per davvero quando possono.
Per esempio, anche adesso il mio flusso di pensieri è stato interrotto, mi son detta 'c'è un tempo per tutto' e va bene così. Niente è mai abbastanza, ma a volte quello di cui si ha bisogno è necessario e può bastare.

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Sarà presentato sabato 2 dicembre presso il Convento Madonna della Visitazione a  Salice Salentino (Via Umberto I) il romanzo “Incantesimo Salentino” di Antonio Di Muzio (Ed. Ricerche&Redazioni). Dialogherà con l’autore Valentina Perrone, giornalista e scrittrice, interverrà Cosimo Faggiano, docente di Lettere. Porgeranno il loro saluto il sindaco di Salice Tonino Rosato e il Rettore del Convento  Madonna della Visitazione Frà Sebastiano Sabato.

Evento organizzato dal Comune di Salice Salentino.

Start ore 18, ingresso libero.

Il libro.

Davide Tommasi, giornalista, parte per le ferie in Salento, ma la sua sarà una vacanza di lavoro: il terribile caporedattore Tony Gaslini lo incarica di preparare una serie di servizi giornalistici sulla parte più meridionale della Puglia, terra di bellezze e di magie. Il viaggio di Davide si trasformerà ben presto in un viaggio nel mistero dove realtà e immaginazione si alterneranno con un ritmo serrato. Il ritrovamento di un busto della Dea Minerva a Castro Marina e l’incontro con Daria, vecchia compagna di studi di cui aveva perso le tracce, saranno le chiavi di volta di un mondo sconosciuto e affascinante. Minerva, Daria e il Salento lo trascineranno in un incantesimo che cambierà per sempre la sua vita.

Antonio Di Muzio (L’Aquila, 1964), sposato con la leccese Elisabetta Desirée  Bezzi, vive e lavora a Pescara. Giornalista del quotidiano “Il Messaggero” dal 1986, si laurea in Storia delle Arti e dello Spettacolo presso l’Università degli studi dell’Aquila. Nel 1995 la Provincia dell’Aquila gli attribuisce il riconoscimento come “Giornalista più vicino ai temi della cultura”. Nel 2002 è tra i fondatori – con l’Università dell’Aquila, il  Cgs Arcobaleno e l’associazione Il Brucaliffo – della “Casa del teatro”, laboratorio di ricerca teatrale. Dal 2003 al 2009 ha collaborato con la cattedra di Studi teatrali dell’Università dell’Aquila, partecipando all’organizzazione degli eventi teatrali e cinematografici curati dal professor Ferdinando Taviani e dalla professoressa Mirella Schino. Tra le sue pubblicazioni: Crederci piano piano… - Il quinto scudetto dell’Aquila Rugby (con Roberto Grillo, Paolo Pacitti, Roberto Castri), L’Aquila, Gte Edizioni, 1994; Dario Argento – Autore Cahiers, (a cura di Gabrielle Lucantonio), L’Aquila,  Ed. Textus, 1999; Teatro come terra degli incontri (autore del dialogo introduttivo), Scilla, Università degli studi dell’Aquila, 2003; Il teatro all’Aquila e in Abruzzo – Tsa, cronaca e storia, Teramo, Ricerche&Redazioni, 2015. Incantesimo Salentino,  Teramo, Ricerche&Redazioni, 2017.

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Venerdì, 24 Novembre 2017 18:59

Cartoline non spedite #17 Giochi di mano

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C'è un ponte. C'è un viaggio. C'è un vuoto da riempire, anche se non ho mai capito di quale sostanza. Al risveglio mi guardo sempre le mani, non so se sia fatto di proposito oppure fine a se stesso. Non taglio le unghie della mano sinistra da almeno due mesi eppure non ho avuto mai l'occasione di graffiarti. Ci hai pensato tu, ma non con le unghie, ovviamente, neanche con le parole. Una ferita che non ha ancora sanguinato. Come sei riuscito a penetrare nel substrato più profondo della mia pelle? Io volevo parlarti davvero, io che dico tante cose ma mai quello che penso, volevo parlarti col silenzio. Un silenzio pieno di movimenti e gesti non calcolati e voraci. Ho capito che tante cose le ho sempre sbagliate e le continuerò a sbagliare per sempre, perché non esiste mai una vera guarigione, davvero mai. Esistono nuove vite, quelle sì, ed è tutto un altrove sperato, di coste azzurre e zaffiri infiniti.

Nessuno guarda nessuno, nessuno sorride, nessuno scambia sguardi d’intesa, tutti posano i loro occhi opachi e stanchi su tutto, come se non ci fosse differenza tra la chiazza di vomito lasciata a morire di qualche ubriaco della notte prima e una studentessa che mormora in silenzio del suo esame. Si ondeggia con la spalla, si pensa fra sé e sé, si collega il cellulare agli auricolari e si raccolgono le speranze. Io avevo sorriso con insuccesso ad un uomo ed ero rimasta ferita dalla sua indifferenza, selezionavo le foto da cancellare sulla Canon con la testa appoggiata alla parete del vagone ad angolo. E di lì ho visto una cosa bella, una cosa bella davvero che stava succedendo nel vagone accanto al mio, che non ho fotografato chissà perché, eppure sarebbe stata una foto meravigliosa.
Si è fatto tardi e non sono ancora a letto, anche le mie mani non afferrano, né graffiano, sono una carezza mancata. Invano cercheranno tra le lenzuola, povere mani.

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Ho un po’ paura della gente che parla di cose ad alto contenuto sociale, quegli argomenti condivisi da tutti per intenderci, o per la stragrande maggioranza. Ad esempio, potrebbe mai esserci qualcuno in disaccordo con l’idea che nel mondo ci sia bisogno di pace? No, in teoria no, però se vai a chiedere, magari anche a queste persone stesse, un modo semplice per spiegare questa pace, com’è, cos’è, se si potrebbe raggiungere mai davvero, poi non ti sanno quasi mai rispondere. È più l’idea astratta, il concetto di valore universale che l’idea concreta e attuabile quella che propagandano; non che ci sia nulla di male, ovviamente, ben venga che si parli di concetti positivi. Però, sai com’è. Ecco.
Ho un po’ paura perché son le stesse persone che poi cancellano i post che non hanno ottenuto un numero sufficiente di like su fb per essere considerati delle persone con un’opinione che conta, e immagino che potrebbero essere i genitori del domani, quelli capaci di abbandonare un figlio solo perché deformato o problematico.
Ho un po’ paura delle persone che vogliono proclamarsi giuste in ogni caso per essere amate e celebrate, perché di solito son quelle che in primis non amano nessuno e ci ho pensato perché non ne conosco quasi più di diverse, e probabilmente hanno tutti un death note segreto. 
Io non so se sarei in grado di avere un death note perché sono quel tipo di persona che quando sta scrivendo una cosa e si accorge di aver sbagliato, anziché correggere e starsi zitta e finire tutto là, pensa che è troppo pigra per correggere la prima frase, quindi ne scrive una seconda per dire che non ha corretto perché è troppo pigra per correggere, ed infine sì, ne scrive anche una terza (che è effettivamente quella corretta). Perciò il mio death note sarebbe in realtà pieno di correzioni su correzioni, e rimarrebbe poco e niente di concreto. Sarebbe tutto un chiedersi il perché e il per come, e il quando e il dove, e infatti mi sono ricordata di un episodio (tra gli altri) accaduto qualche tempo fa.
Stavo passeggiando con i miei amici, e tutti i negozi erano aperti, anche un fruttivendolo, che aveva fuori gli ortaggi in esposizione. Io, che mentre cammino mi guardo sempre intorno, anche quando mi parlano, ho riconosciuto le patate zuccherine, ho interrotto tutti (probabilmente era un discorso noioso), e ho catalizzato l’attenzione dicendo “Wooah, ma cosa sono quelle?”, cosicché due amici hanno risposto “Patate dolci!”, aggiungendoci altre cose, come ad esempio, che sono buonissime e non molto caloriche ed anche le ricette che prepara la loro mamma, ed ancora dei ricordi legati a quei piatti. Ho detto di non averle mai assaggiate, anche se per finta, quindi ho dovuto accettare di ascoltare anche tantissime frasi come “Non è possibile! Devi per forza” e altre cose così. Era bello vedere le loro reazioni da spettatrice cosciente e consapevole.
Mi diverto a raccontare le cose, ma si verificano alcuni periodi in cui preferisco far parlare gli altri, perché sono troppo pigra. Mi va bene essere al centro dell’attenzione, ma solo quando è funzionale a un qualcosa. Ultimamente ricerco delle storie che non siano mie, magari migliori. Voglio riuscire sempre a stupirmi, che altrimenti dicono che faccio la maestrina e ogni cosa la so già, gnegnegne.
Non mi ricordo come sono arrivata a questo punto, ma sono sicura che probabilmente qualcun altro abbia già detto quello che volevo esprimere ed anche meglio. Per l’appunto, proprio adesso mi viene in mente la scena di un film, in cui il protagonista dice così:

“Questa era lei, sembrava più pigra che saggia, ma era saggia, era più avanti, verso la fine di questa storia mentre stavo per perderla. Le dirò una cosa importante, le dirò “d’ora in poi di tutto quello che dirai, ti chiederò perché?” vedrete come mi risponderà, quando ci arriverete, e capirete cosa intendo.

Era la A di Atlantide, la A dell’Africa e dell’Australia, degli Atolli, degli Aviatori, dell’Amazzonia, dell’Argento; era la A lenta e oscillante dell’Amaca, era tutte le A più emozionanti del mondo, tranne una.

[…] e di colpo senza che c’avessi mai pensato prima, mi venne in mente una buona cosa da dirle, la migliore, mi parve, per cercare di raggiungerla, o almeno di avvicinarla un po’, così avanti com’era, “d’ora in poile dissi, “di tutto quello che dirai, ti chiederò perché” ma lei era avanti e sorrise, e rispose “perché?”    

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Scade il prossimo 15 novembre il termine per la presentazione delle domande di fruizione dei permessi per il diritto allo studio per l’anno solare 2018, ai sensi dell’art. 3 del D.P.R. n.395 del 323/08/1988.

Possono produrre domanda i docenti, compresi quelli di religione cattolica,  ed il personale A.T.A.  (Amministrativo, Tecnico ed Ausiliario) della scuola, assunto sia con contratto a tempo indeterminato che determinato, a tempo pieno o part-time.

La domanda, indirizzata all’Ufficio Scolastico Provinciale, va presentata, però, per l’inoltro, al dirigente scolastico della scuola di servizio, che autenticherà la firma del richiedente.

I permessi, per la complessiva durata di 150 ore, decorrono dal 1 gennaio al 31 dicembre 2018.

Possono essere richiesti per la frequenza di corsi finalizzati al conseguimento di:

-titolo di studio proprio della qualifica di  appartenenza;

-titolo di studio per l’accesso alla qualifica superiore, di istruzione secondaria di 1° e 2° grado, di un diploma di laurea triennale di primo livello (L) o di una laurea specialistica (LS) ovvero di in diploma di laurea previsto dal vecchio or5dinamento (DL);

-titolo di studio, di qualifica professionale, di attestati di qualificazione professionale riconosciuti dall’ordinamento pubblico, compresi  i corsi abilitanti all’insegnamento e i corsi di specializzazione per l’insegnamento su posti di sostegno;

-titoli di studio post-universitari; 

-altro titolo di studio di grado pari a quello già posseduto.

I corsi, infine, possono riferirsi:

-al piano di formazione per lo sviluppo delle competenze linguistico-comunicative e metodologiche didattiche dei docenti di scuola primaria;

-alla formazione linguistica e metodologica per l’insegnamento delle discipline non linguistiche in lingua straniera secondo la metodologia CLIL.

L’Ufficio Scolastico Provinciale ha così determinato il numero dei permessi concedibili rapportati al numero del personale della dotazione organica di ciascuna area professionale:

1)personale docente,compreso sostegno e insegnanti di religione cattolica: n. 343 permessi (dotazione organica 11.457);

2)personale ATA: n. 74 (2487).

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Mercoledì 15 novembre 2017 alle ore 17.30, presso la Libreria Camera a Sud (Largo Otranto 1) a Brindisi (Le), si svolgerà la presentazione del libro della blogger Paola Bisconti, “Sulle strade dei libri. Viaggio nei mondi della lettura”, (Ed. Esperidi). A dialogare con l’autrice illustrandone le “peripezie letterarie” sarà Lida Musciacco del Circolo Nucleo 2000.

Il libro.

Il libro di Paola Bisconti accende i riflettori sulla situazione culturale del salento leccese, per quanto riguarda il mondo della lettura. Chi legge? E perché? Chi compra libri? E dove? Chi vende libri?

Tante sono le domande alle quali questo libro cerca di rispondere. L’autrice ci prova, narrando con toni appassionanti le sue avventure tra le librerie indipendenti e le biblioteche scolastiche, tra una lettura in un parco vicino ad una “Free little Library” e in uno studio medico, o ancora in mezzo alla movida del sabato sera. Paola Bisconti crede nel potere salvifico e aggregante della lettura, ci regala le sue esperienze, ci invita a seguirla nei suoi percorsi di carta e parole, armati solo di tanta voglia di leggere!

Scrive il giornalista Antonio Errico nella prefazione: “La libreria è il luogo del rammarico: perché quei libri vorresti comprarli tutti, possederli tutti. Ce ne sono alcuni intorno ai quali giri e rigiri per più giorni. Risparmi su altre cose e poi li compri, con la convinzione che poche sono le cose essenziali e fra queste poche ci sono il pane e i libri. Paola Bisconti ci fa provare ancora questo rammarico, ci ricorda questa essenzialità”. Aggiunge nell’introduzione Fabiana Renzo: “Questo di Paola Bisconti è un libro fatto di sogni, sogni che hanno radici e germogliano, sfogliatene le pagine con cura, lasciatevi cullare dalle sue parole, è un libro da gustare piano, se sarà il caso perdetevi, perché sarà dolcissimo l’incanto di vedere questi sogni fiorire”. Conclude Giuliana Coppola nella postfazione: “Paola racconta la storia delle “Little free Library” ma racconta la sua, di storia, che poi è anche quella della sua famiglia allegra, complice, sorridente; del marito Manuele che crea e costruisce mini biblioteche, della grande famiglia di amici che accompagnano la sua energia e si muovono insieme a lei”. In copertina: per gentile concessione di Giorgio Milani: Babele 2005, (assemblaggio di caratteri tipografici di legno cm h 67 x ø 60).

 

L’autrice. Paola Bisconti (Lecce, 1984), blogger, opera da circa dieci anni nel settore culturale con energia, entusiasmo e creatività avviando una serie di progetti che mirano a portare la lettura in contesti insoliti. Aderendo al movimento delle “Little free Library” ha installato nel Salento e non solo circa trenta mini biblioteche contribuendo ad avvicinare le persone ai libri. Certa del principio secondo il quale la cultura è di tutti e per tutti, nel 2015 la Bisconti ha inventato il “Vagabondaggio Letterario”, momenti di lettura nelle periferie dei paesi con le persone sole o emarginate, o con i ragazzi della “movida”. Scrivendo versi sulle vetrine dei negozi, Paola ha dato vita al cosiddetto “Assalto poetico” mentre, leggendo alle donne in dolce attesa nelle sale d’aspetto degli studi medici, è nato il “Sottofondo Letterario”. Altra appassionante iniziativa è “Il TG dei Bambini” condotto dai suoi figli. Già vicedirettrice di Salento in linea, ha collaborato con varie testate tra cui Articolo21, La Perfetta Letizia, L’Ora del Salento. Attualmente Paola Bisconti cura un blog su Linkiesta e ha condotto una rubrica culturale settimanale sull’emittente televisiva siciliana “Telejato”. È coautrice, con Roberta Natalini, del libro “Le rose d’acciaio” (Pubblicazioni Italiane) che raccoglie le testimonianze delle donne “dell’Ilva” di Taranto. Instancabile organizzatrice di eventi culturali e artistici, attenta alle tematiche inerenti la legalità e l’uguaglianza, ha curato la prefazione di romanzi e raccolte poetiche. La sua ultima creatura è il blog sullestradedeilibri.it.

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Allora (sì, lo so che non si inizia così), dicevo, allora, caro tipo che sei lassù (se ci sei), vorrei usare le tue capacità per qualcosa di più appropriato. Ad esempio, non è granché soddisfacente il fatto che stamattina io abbia fatto colazione con il porridge d'avena, mandorle, latte di riso e semi di chia, e mentre lo preparavo c'era il sole e quando ho iniziato a mangiarlo è scoppiato un temporale assurdo, durato giusto il tempo che io finissi di mangiarlo, così, tanto per adeguare anche il clima alla mia colazione russa, ok? Cioè è bello l'impegno, per carità, e va premiato, però ti pregherei di concentrarti su cose più serie, grazie.
Io che guardo col naso spiaccicato alla finestra questo temporale, non è uno spettacolo così gradevole (intendo me medesima, a differenza della pioggia), però il vento che è invisibile ma sa farsi notare è alquanto affascinante.
Mi fa uno strano effetto riconoscermi in un elemento, l'aria, che se la gioca benissimo con gli altri tre, e quando s'unisce all'acqua, crea strane danze e controlla il moto di questa pioggia che dà vita ad uno scompiglio generale tra le tende da sole. E quando fa cadere per terra i vasi di fiori dai balconi, nessuna paura o sgomento, solo calma e meraviglia; sì, la mamma è venuta a fare visita, caos e distruzione casuale, ha spostato a destra e poi a sinistra. La corrente che ti sposta dove sa, dove può, dove vuole. Decide lei e non si lascia governare. Ciao mamma, da quanto ti aspettavo, e che bella questa calma. Finalmente, dico finalmente. Mi mancavi, volevo tanto riconoscermi in qualcosa.  
La tranquillità che è sempre in mezzo al caos.
Sai, ultimamente per te ho solo domande (che non ti faccio, ovviamente), curioso come poi sia io a non rispondere più.
In generale non sono mai stata una grande bevitrice di caffè, eppure nell’arco di mezza giornata ne ho bevuti già quattro e gli occhi si chiudono da soli, nonostante tutto, sarà il cielo grigio che piove e spiove, sarà che gli esami son sempre alle porte, e queste porte io non sono mai stata brava a chiuderle, ho aspettato sempre che me le sbattessero in faccia.
 Il veleno è nella coda, m’hai detto, e forse è per questo che si deve sempre abbandonare e ricominciare.
Ti vorrei chiamare ora, ma poi che dirti, adesso non se ne parla, soffierò nel momento opportuno, e non t’importunerò.
A me la frase “when you lose something you can’t replace” di quella canzone molto famosa, ha sempre fatto uno strano effetto. Mi capita di riflettere se davvero non si possa sostituire qualcosa di rotto, perduto, difettoso (come le persone s'intende, mica come le cose) e poi di solito come conseguenza naturale penso a quelli che l'hanno fatto con me e allora sì, credo proprio che siamo tutti sostituibili e magari da qualcuno pure migliore. 

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Il 26 novembre, la guagnanese Valentina Perrone, riceverà la Menzione d’Onore del Premio Letterario Nazionale Bari Città Aperta per il suo “Memorie di Negroamaro”, edito da Esperidi.

Il libro, si legge sul comunicato, “racconta la storia di Alessandra, docente salentina che si trasferisce a Milano per insegnare in un liceo. La sua nuova vita, accanto al compagno Paolo, viene interrotta da una telefonata: poche parole del tutto inattese la riportano nella sua terra natia, per risvegliare, in una manciata di giorni, un passato da cui credeva di essere guarita e per il quale perderà, forse, pezzi del suo presente. Una storia forte che intreccia vite e destini, che racconta il Salento fatto grande dalla sua gente, dai suoi profumi, dai suoi frutti, da ogni frammento che lo rende punto fermo nel cuore di chi, in esso, vede le sue radici”. L’autrice, pedagogista e giornalista del Nuovo Quotidiano di Puglia e Affaritaliani.it è una scrittrice ormai affermata e pluripremiata, infatti, si ricordano “Un Caffè in ghiaccio con latte di mandorla" (I classificato al Concorso Letterario Nazionale “Versi Tra Due Mari” 2016, III classificato al Premio Letterario Nazionale “Il Tombolo” 2016, finalista al Premio Letterario Internazionale “Nabokov” 2016).

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Venerdì, 03 Novembre 2017 17:22

Cartoline non spedite #14 Se non vuoi

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"Siamo sempre più soli” è stata la frase d’esordio di un passeggero col marcato accento romano che è salito sul pullman questo pomeriggio. Senza dire ciao o altro si è rivolto così all’autista e alla signora bionda in prima fila, con cui di sicuro aveva molta più confidenza di me che ero seduta al quinto posto, rigorosamente dal lato del finestrino. L’odore intenso di umido era molto fastidioso e in un certo senso mi disgustava quasi come la piega che aveva preso il discorso di questi tre signori, dopo che alla fermata successiva ne era salito un altro, sulla quarantina. Lui ha detto "Lasciatemi stare. Oggi non voglio parlare con nessuno, mi è saltato tutto." Allora gli altri, che presumo sapessero tutta la storia nascosta dietro, gli hanno detto che non può comportarsi in questo modo ogni volta e mandare tutto a puttane. Lui ha farneticato qualcosa e si è messo le mani nei capelli, così la signora bionda ne ha approfittato per rimproverarlo di quella pettinatura un po' demodè che ricordava i Beatles, secondo lei, e ha rincarato la dose anche l'autista. Allora l'uomo imputato ha ribattuto dicendo "Ma magari fossi uno di loro, ma magari. Non sarei costretto ad essere qui. Mannaggia la vita." A me l'odore di umido dava sempre più fastidio non riuscivo ad abituarmi e stavo iniziando anche a sentirmi i vestiti bagnati, non so, forse per suggestione. 

"Quei capelli te li farò tagliare, sappilo. Tra l'altro, proprio ieri ho sbloccato un cellulare alla 548esima combinazione, ti dico questo per farti capire che non mi arrenderò finché non avrai tagliato i capelli." In realtà non so come, ma poi sono tornati a parlare di questa storia che non si è capita totalmente fino in fondo (almeno io). Mi pareva si trattasse di un matrimonio combinato però saltato all'ultimo momento, per via di un cambiamento d'idea da parte della metà femminile. "Devi uscire di più o fare un po' di vita mondana, non puoi mica farti combinare le storie dagli amici." Più o meno si sono ripetuti questi commenti senza fantasia al povero imputato. Ricordati che sei un uomo e hai un'età in cui puoi divertirti, ha detto la signora bionda (ho capito dopo, che fosse sposata, ma non felicemente). Ricordati che devi morire, ha detto l'autista in uno slancio di simpatia citazionista. Io non lo so, se saranno stati di più i discorsi qualunquisti o la puzza di umido che ormai mi torturava profondamente, ma volevo solo scendere al più presto e non sentire più quelle frasi che mi facevano venire davvero la nausea. Cosa significa "se tornassi indietro non mi sposerei"? Cosa significa "esistono più coppie divorziate che coppie sposate felici"? Non credo che vi abbiano mai puntato una pistola alla testa per farvi prendere questa decisione - discutibile o meno. "Voi parlate così perché siete sposati ed è più facile" ha concluso il quarantenne prima di scendere alla sua fermata. "Ma che ne sa" hanno detto l'autista e la signora bionda, ormai soli (se si esclude me, fuori dalla conversazione).
Probabilmente non lo sa lui, e non lo so io, e non lo sa nessuno, ma sono convinta di una cosa, se non vuoi fare, non fai. E così sono scesa finalmente alla mia fermata, perché dovevo e perché volevo. 

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