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Cultura (616)

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Domenica, 03 Febbraio 2019 15:24

Cartoline portoghesi #2 Rise and shine

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È da ieri che ha smesso di piovere, precisamente da quando mi sono trasferita nella nuova casa. Mi sembra giusto, dopotutto un trasloco durato due giorni con otto valigie sotto il diluvio universale e senza nessuno che possa aiutarmi (la mia ex coinquilina ha ancora la febbre) è un'esperienza da fare almeno una volta nella vita. Anche se sono piuttosto convinta che il tassista numero due non la pensi allo stesso modo, dato che solo il tassista numero uno ha avuto la gentilezza di scendere dall'auto per accompagnarmi fino al portone, e farsi una doccia sotto la pioggia come nei migliori cliché delle commediole romantiche (di solito è il momento in cui lui capisce che non può vivere senza di lei e ritorna pentito e blablabla quelle cose lì, da film insomma). L'altro tassista è sceso dall'auto giusto per creare un incastro tra una valigia e altre quattro borse, passare tutto nelle mie mani come una staffetta e via, vai con Dio ragazza che studia cose artistiche, e l'avevo capito visto che indossi il basco bordeaux, e hai i capelli corti come una francese, e non si sa mai quando smetterà di piovere, ha detto proprio così, nella breve ma intesa conversazione che abbiamo avuto durante il tragitto.

Il risveglio è stato un po' come se fossi in una puntata di Gossip Girl a Manhattan, nella mia mente ho chiaramente sentito la voce in sottofondo che diceva “Good morning, Upper East Siders. This is your wake up call. È mattina a New York, rise and shine, è ora di svegliarsi dai brutti sogni, saltare giù dal letto e cominciare a fare programmi per un futuro radioso.” Tant'è che come vicino di stanza c'era anche un simil Nate Archibald. Così, ho sceso la scalinata in legno (senza dare il braccio a nessuno) finché non ho invece dato la mano alla donna delle pulizie che mi sono ritrovata in cucina (e che molto scioccata da ciò) mi ha fatto un sorrisone e ha detto che ho un nome bellissimo, presentandomi suo marito e suo fratello che poco prima erano nel salotto indaffarati con altre faccende. Ho continuato a bere il mio latte d'avena, gustandomi la vista fantastica dalle vetrate di questo quinto piano, convincendomi sempre di più del fatto che ci sono momenti, anche se durano attimi, che valgono tutte le prove che ho dovuto superare finora, e che probabilmente non sarei mai stata in grado di apprezzare, se le cose non fossero andate esattamente così.

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Gli ultimi giorni di gennaio mi ritrovo a vivere una sorta di purgatorio che non mi sarei mai imposta (preferisco di gran lunga l'inferno, sì, anche per il clima), per via di alcune vicissitudini che ben lungi dal dipendere da me, ormai sono accadute e bisogna farci i conti (bisogna sempre farci i conti, per lo meno con se stessi). Si avvicina la fine di un percorso, non nel modo in cui me lo sarei aspettato. Capisco soprattutto, che l'indipendenza che tanto volevo, non era altro che una ricerca di uno spazio che sarebbe dovuto essere non così soffocante, ma non così altrettanto vuoto. L'equilibrio, insomma, quello che costantemente ricerco da tutta una vita, per via (vuoi o non vuoi) anche di un'influenza astrale che ti condanna probabilmente a non trovarlo mai. Ci sono cose che non mi sarei mai aspettata di poter pensare, e non so se per questo dovrò incolpare le sovrastrutture che necessariamente sono alla base di tutte le vite coinvolte in un determinato contesto culturale, e altre che pensavo ma che adesso non penso più, rendendomi conto di quanto sia stata stupida ad averci creduto per così tanto tempo, che sarebbe stato un notevole risparmio di energie accorgersene prima. Che bisogna smetterla di fare quello che gli altri si aspettano da te, tanto non si vince nessun premio, e alla fine nessuno ti riconosce niente. Se sai il tuo valore, non puoi accontentarti di niente di meno di quello che meriti. Lo vuoi capire, per una buona volta? Lo capirai mai nella tua cazzo di vita? Che anche se tu non hai problemi nel dare, può esserci chi (ossia la maggior parte della gente che hai conosciuto, perché sei proprio una sfigata, questo va detto) riesce solo a prendere e prendere? Le persone dimenticano e fanno sempre quello che conviene per loro (e l'eccezione, mia cara, sei tu, non sono gli altri). È un insegnamento che probabilmente avrei dovuto tenere a mente negli ultimi dieci anni, ma la mia fede smisurata che prima o poi le cose potessero cambiare semplicemente perché io sono disposta a farle funzionare, beh, ecco, non è esattamente l'unica cosa che serve, o che basta. Le prime parole d'allarme riconosciute a livello mondiale dovrebbero essere "sai, non sei tu sono io", oppure “sai, è un momento difficile e tu sei splendida e io ti stimo un sacco” (questo momento difficile durava tipo da quattro anni e guarda caso è finito proprio pochi mesi dopo la mia decisione di non poterlo sopportare oltre). Oppure un'altra frase che mi resterà sempre a cuore, “al momento siamo su due rette parallele, ma chissà prima o poi riusciremo finalmente a trovare il nostro tempo (e poi no, il nostro tempo non è mai arrivato, perché non funziona che tu prendi una vita e la metti in stand-by, di tempo ne esiste solo uno, che è adesso, anche perché domani potresti crepare). Infatti poi quando dopo qualche anno, l'autore della frase è ritornato, avendo comunque vissuto tutte le sue belle storielle anche se diceva di essere emotivamente inaccessibile, insomma poi quando è tornato (sì, perché se c'è una delle certezze della vita, è che tornano tutti), io ero andata così avanti, ma così avanti, che non è che non eravamo più su due rette parallele, non eravamo proprio più sullo stesso foglio. Anche se, ad onor del vero, adesso è insieme a una persona che stimo anch'io, e quindi questo mi rincuora perché la loro felicità mi fa credere che l'amore possa esserci per tutti. (Ok, non sono illusa fino a questo livello, diciamo che l'amore esiste solo per chi ha culo, e lui già aveva dimostrato di averne conoscendomi ehehe, anche se poi la vita ha deciso che, blablabla, le solite cose che si dicono tanto per dire. Non è la vita che decide, in certi casi, siamo noi). Tutto questo comunque mi porta a riflettere di come nella mia vita abbia conosciuto per la maggior parte, persone che erano tristi, che erano problematiche, che erano stanche, che erano provate, che dicevano di non amarsi ma in realtà si amavano troppo per concedere spazio anche a qualcun altro, che non sapevano cosa volevano, che lo sapevano ma a quanto pare non ero io e comunque non riuscivano a dirmelo tenendomi in ballo in un gioco perverso che serviva solo ad appagare il loro ego, che non hanno mai voluto una relazione (che poi dopo l'hanno avuta con gente con cui io non mi ci sarei mai scambiata nemmeno per un secondo), che attraversavano un “momento” difficile, che non avevano tempo, che il tempo l'hanno avuto per raccontarmi i loro problemi e peccato, visto che avrebbero potuto usarlo per conoscermi, che non sapevano distinguere le cose brutte dalle cose belle, che non ci hanno tenuto abbastanza, che fondamentalmente hanno deciso di mostrarmi tutto il loro lato peggiore, e che io come una scema pensavo che l'amore fosse quello, mentre chirurgicamente rimuovevo tutti i miei problemi, semplicemente perché sceglievo di portare nella vita degli altri prevalentemente quello che di buono c'era in me, perché sì, credo che una relazione serva a portare alla luce la parte migliore di noi stessi. E ancora, sì, le persone hanno sempre un vissuto complesso, io stessa sono così complessa che ci riesco a malapena a decifrarmi, ma non ho mai chiesto che lo facesse nessun altro, perché non ce ne sarebbe stato bisogno. Ci sono dolori così interiori che non possiamo raccontare a nessuno, ma non è quello che voglio fare nella mia vita, l'unica cosa che conta è che non mi sono arresa, e che ho riservato alle persone che ho amato i miei sorrisi migliori, nonostante tutto. O ci ho provato almeno, anche se non è stato abbastanza, visto che non c'è un'altra mano che tiene la mia. Mi taglio i capelli, cammino sotto la pioggia con un ombrello rotto, perché quando presti qualcosa a qualcuno, non la custodisce mai con la stessa cura che useresti tu, e ti ritorna indietro sempre sconquassata (soprattutto il cuore). Imparo anche questo, ma non smetto di voler dare, altrimenti sarei una persona triste, altrimenti non sarei io. Sono tristi le persone che non riescono a dare, a darsi. Ho gli occhi di terra e cerco il mare. Ho una coda di pesce, per scivolare via quando non posso restare. Penso che sia meglio andare, andare senza scappare. Semplicemente andare. Con le scarpe strette su una strada d'inchiostro. Non voglio più essere una clandestina nella vita degli altri. Non voglio che mi nascondano, non voglio che mi lascino annegare nelle mie lacrime mute. Non voglio perdermi nei silenzi degli altri. Ho sempre dato un peso alle parole che ho pronunciato, ci ho costruito la mia casa, quella vera, non quella in cui dormo per far passare un altro giorno. Quella che mi serve per uscire fuori e andare a incontrare il mondo. Mi piacciono le cose semplici, ma non quelle facili, le più complesse da trovare. Le sole cose per cui valga la pena continuare a fare questo viaggio che è la vita. Tutti mi hanno sempre detto cos'è che non volevano loro, nessuno si è mai fermato a chiedermi cos'è che volessi io, per questo ora lo so, che è più importante di tutto il resto. Continuo a sorprendermi, se ci sono 19 gradi a gennaio, purtroppo mi avevano fatto credere che esiste solo la pioggia, e il temporale, e la grandine, e poi vediamo, e poi chissà, e poi magari col tempo, e poi domani, e poi tra un anno, e poi ci penserà la vita. E invece no, un'altra stagione è possibile, anche adesso, in questo momento. In Brasile è estate. Cerco ancora, ora so cosa voglio. Ho trovato coraggio. Faccio scendere dal piedistallo tutte le persone che ci avevo messo, e mi ci tolgo anch'io. Non voglio consumare i miei giorni ad aspettare il momento giusto, perché pensa che bella fregatura se quel momento giusto non arrivasse mai. Sulla carta igienica che ho comprato qui, ci sono impressi tanti piccoli fantasmini. Forse è davvero quello il posto giusto per le persone assenti, per quelle che non hanno saputo esserci, per quelle che non c'erano neanche quando ci sono state, per quelle che mi hanno fatto credere che avrebbero voluto esserci ma che poi sai, chissà, eh vediamo, eh ma, eh però, eh boh, e non si sono fatte sentire più; per le paure che ho anch'io e che non racconto a nessuno, le tengo per me, anche se mi tengono sveglia la notte e mi fanno realizzare che io in una casa vuota non ci voglio stare. Che la libertà è bellissima ed inviolabile, e in alcuni momenti necessaria, ma condividere è molto più divertente e ti arricchisce su un livello proprio superiore. A volte la vita ha un modo molto pratico per illuminarmi, pensa tu, un rotolo di carta igienica con dei fantasmini. 
Esco, è uscito il sole. La vita mi passa accanto, proprio qui, ora. Forse ci sarà qualcuno che saprà sorridere insieme a me, che non avrà vergogna a tenermi per mano, a cui non dovrò mai chiedere di esserci, perché sarà una cosa naturale, chissà, chissà, non importa. Le coppiette innamorate, si baciano nel parco, e mi fanno credere che per alcuni è una cosa possibile. Magari non esiste per tutti, però ecco, l'amore esiste. Questa è una cosa bella, rincuorante. Chissà, chissà, però intanto che bello questo sole. 

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Lunedì, 31 Dicembre 2018 20:39

Cartoline non spedite #58 Unico proposito

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Ho notato che in aeroporto, mentre sono in fila al gate, i ragazzi controllano tinder, e pure mentre l'aereo sta per decollare, nei minuti prima di spegnere il cellulare: sì, no, questa mah, questa si può fare, questa mmh vabé dai sì, tanto chi se ne fotte. Una signora dietro di me, aveva invece la certezza assoluta che i migliori mariti del mondo fossero gli inglesi, o al massimo gli spagnoli. Gli italiani categoricamente no e poi no. Parole sue. E le amiche, cinquantenni, le davano ragione. (Non ho capito perché nessuno abbia menzionato i francesi, o i portoghesi). Di scenari così ne ho visti almeno dodici negli ultimi quattro mesi. Cambiano i luoghi, ma si parla sempre d'amore. I bambini che strillano, io che mi copro ben bene le guance con la sciarpa, per evitare la pioggerellina sulla pista poco prima del decollo. Lì per lì mi sembra un gesto scontato, e anche meccanico, ma ora che ci rifletto, anche quello è un gesto d'amore. Un modo per prendersi cura di sé.
Per questo mi sono detta, per il nuovo anno, unico proposito: fare caso ai gesti d'amore. Ma non a quelli che facciamo per gli altri, che tanto lo sappiamo che la maggior parte sono a fondo perduto. Fare tanti, tantissimi, gesti d'amore per sé, che queste mie gambe più snelle e più scattanti, non ci vanno mica lontano se non mi amo. E dire che può sembrare egoista, ma in realtà è tutto l'opposto, perché solo chi ha cura di sé, può prendersi cura degli altri. Mica è un caso se durante un volo, e la pressione si riduce, è importante far mettere la maschera d'ossigeno prima agli adulti e dopo ai bambini! – sì, lo so che sono cose a cui nessuno fa attenzione, che tutti stanno mandando gli ultimi messaggi di saluto, eppure dicono proprio così: prima agli adulti e dopo ai bambini. Insomma alla fine è questo, amarsi per poter amare. E per assurdo è la cosa più difficile del mondo. Riuscire ad accettare tutti i miei difetti, i passi falsi, smetterla di voler sembrare sempre impeccabile a tutti i costi (chi lo è in fondo?), i colpi di testa che ho rimosso perché me ne vergogno troppo, e quelli che rifarei ancora e ancora, per sempre (grazie); le cicatrici, visibili e interiori, quello che non ho mai raccontato e quello che ho fatto credere, quello per cui mi sento ancora in colpa, e quello per cui non smetterò mai di essere orgogliosa. E se non me lo riconosco io, nessuno lo farà mai. La propria storia, che è la storia di tutti, ma anche infinitamente diversa e comprensibile solo a pochi. A tutti i fortunati coscienti di avermi incontrata, e a tutti i fortunati che non se ne sono mai resi conto. Io quest'anno, forse davvero per la prima volta, mi sono guardata e sono riuscita a non odiarmi, a provare perfino tenerezza. Quella tenerezza con cui si guarda chi pensa di essere molto meno forte di quello che è. E invece. Meno male che ci sono io con me. Dovrebbe essere una frase da ripetersi sempre prima di addormentarsi, che questo è tutto, alla fine.

Sarà un anno difficile per chi non si ama.

Abbi cura di te (altrimenti come si fa a ricominciare ogni volta?)

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Martedì, 25 Dicembre 2018 20:41

Cartoline non spedite #57 Speciale Natale

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Se mi chiedessero: ora che sei tornata per Natale, come ci si sente ad essere sempre tu quella che prende e va via? Come ci si sente a vedere da lontano i luoghi in cui sei vissuta per ventisette anni e che ti rassicuravano, immutati nel tempo, ma orfani della tua presenza? Come ci si sente ad osservare intorno a te, i rapporti degli altri che si solidificano, che creano una famiglia e mettono le basi per un futuro, mentre i tuoi svaniscono nei “ci sentiremo” e i “ti vengo a trovare”? Sinceramente non lo so. Ho sempre creduto che ogni scelta avesse un prezzo da pagare, e non c'è differenza nell'atto di scegliere e quello di rinunciare (cit.), sì insomma, non si può avere tutto nella vita. Il costo per riempirmi ogni volta gli occhi di cose nuove – e bellissime, il prezzo per la vita che al momento ho scelto, è quello di non avere una casa, ma di essere la propria casa. Nell'ultimo mese ho dormito in quattro letti diversi e ne sto già cercando un altro per il nuovo anno. Mi sono fermata un attimo a pensare su quale potesse essere il senso di tutto questo, ma le cose si possono capire solo con tanta distanza nel mezzo, guardandole con quel distacco che permette l'obiettività. Non è questo il momento per farsi delle domande, soprattutto se è il tempo delle risposte. Così mi capita per caso di rivedere un'amica dell'adolescenza che mi racconta di come poco tempo fa, rispolverando tra i ricordi, abbia trovato dei temi scritti durante la scuola elementare, a dieci anni o poco più, e che alla domanda “se potessi fare un viaggio dove vorresti andare?” io avessi risposto in Portogallo, senza probabilmente avere neanche idea di dove si trovasse, all'epoca. E guarda le risposte della vita, quando ormai abbiamo dimenticato anche le domande. Che poi in realtà, questa sarebbe dovuta essere una cartolina speciale, a tema natalizio, ma se devo essere sincera a me il periodo natalizio non è che abbia mai fatto impazzire. Nel senso che un po' di ipocrisia c'è sempre, diciamolo. Fare gli auguri a gente che per tutto l'anno non hai minimamente sentito, cercare il buono ad ogni costo solo in questo periodo e poi dimenticarsene il giorno dopo. In effetti il Natale non fa per me, che ho sempre cercato il buono giorno dopo giorno, e che vorrei sentire chi ho sentito tutto l'anno, e che invece, proprio adesso non può esserci.

Quindi per ritornare alla domanda iniziale, se mi chiedessero, come ci si sente e blablabla, io direi: ma non puoi fare come tutte le persone normali, e dirmi “Auguri di buon Natale”? Così potrei rispondere – anche a te e in famiglia e stop. Ecco.
(Naah, probabilmente direi suppergiù le cose che ho scritto qui, l'unico problema è che nessuno fa mai le domande giuste. Cioè, sì, ci sono le persone che le fanno, ma non a Natale, perché bisogna finire il giro dei numeri di tutta la rubrica, mica hanno tempo da perdere. E auguri!)

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A grande richiesta ritorna a Salice Salentino, in occasione delle festività natalizie, il lungometraggio “Il Miracolo di Marcellino”.

Un importante lavoro realizzato da Giuseppe Verdesca,  che ripropone "la storia che ha emozionato il mondo intero",  realizzato in chiave moderna affinchè potesse giungere anche ai più piccoli, una proiezione non nuova per la comunità salicese che lo ha già apprezzato lo scorso anno, lo ha vissuto e richiesto a gran voce anche quest'anno.

Nel lungometraggio è possibile riconoscere luoghi molto noti ai salicesi come ad esempio il Convento Madonna della Visitazione, la Tenuta San Giovanni e “Lu Palummarieddru” (un feudo di Salice Salentino) ripresi tutti dall’occhio attento di Cristian Scarciglia (Foto retrò di Guagnano). 

Oltre duecento le persone che sono state coinvolte nel film, con la partecipazione di alcuni facenti parte della compagnia teatrale salicese “Il teatro delle Giaccùre Stritte” tra cui Francesco Verdesca, Lucia Ricciato e Antonio Leuzzi, anche se, senza dubbio il protagonista indiscusso è il piccolo Yari Verdesca nel ruolo di Marcellino.

L'emozionante storia, fortemente voluta dalla Parrocchia Santa Maria Assunta, verrà proiettata nella Rettoria Santa Maria delle Grazie di Salice Salentino il 28 dicembre alle ore 19.00.

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Nel magico periodo del Natale, molte volte ci si chiede chi mai potrebbe allietare l'atmosfera, trasferendo a tutti "note" di  serenità,  forse di incantesimo... effimero, ma pur  sempre incantesimo!

E' proprio in occasione delle feste natalizie che la corale polifonica Don Mario Melendugno della Chiesa matrice S.Maria Assunta di Salice Salentino, diretta da Giuseppe Fantastico e accompagnata dal maestro Luigi Mazzotta, propone "Once Upon a Christmas Night": brani eseguiti all'organo, una manifestazione in grado di coinvolgere grandi e piccini con un repertorio tutto da seguire e assaporare.

Dopo aver preso un anno di pausa per organizzare al meglio la buona riuscita delle sue prossime esibizioni e supportata dall'enorme disponibilità e spirito collaborativo del parroco  Mons. Massimo Alemanno, la compagnia di coristi  si è avvalsa della partecipazione dei ragazzi del coro parrocchiale, di alcuni membri di due diverse compagnie teatrali, di un cantante esterno al gruppo della stessa corale (il quale esibirà un suggestivo brano dei Pentatonix "That's Christmas to me") per realizzare un grande spettacolo.

Senza nulla chiedere oltre che alla presenza di coloro che avranno il piacere di vedere e "sentire" questo teatrale concerto, il gruppo si propone come obiettivo quello di donare un bel messaggio ristoratore  al cuore di tutti, donare quella "calda carezza" che a volte occorre nei momenti in cui ne si avrebbe bisogno.  Ognuno di noi attribuisce al Natale un significato diverso ma in fondo che Natale sarebbe se, almeno negli occhi dei bimbi, non brillasse la luce della felicità e se la parte più avara e dispettosa di tutti noi non ritrovasse il proprio innato lato buono? Natale è gioia dentro. Basta cercarla,riconoscerla e..seguirla!

 

 

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Mercatino, Grotta della Natività e Casa di Babbo Natale: due serate all’insegna della meraviglia natalizia, in un’atmosfera resa ancora più magica dalle splendide luminarie made in Salento

La magia del Natale accende Guagnano. L’8 e il 9 dicembre torna “So this is Christmas”, la manifestazione natalizia ideata e promossa dalla Pro Loco Guagnano ‘93, giunta alla sua terza edizione, uno degli appuntamenti più attesi non soltanto dalla comunità locale, ma anche dai tanti visitatori, grandi e piccini, che ogni anno giungono dai paesi limitrofi per lasciarsi inebriare dalla bellezza natalizia realizzata e curata nei minimi dettagli dai volontari della Pro Loco capitanati dal presidente Antonio Congedo.

L’edizione 2018, realizzata in collaborazione con L’Edicola, Tacelli Tipografia, Foto Rètro e con il patrocinio del Comune di Guagnano, si arricchisce di due grandi novità. Per la prima volta l’evento, che coinvolgerà come da tradizione luoghi noti del centro storico quali Largo Ceino, via Castello e il Museo del Negramaro, si svolgerà in due serate consecutive. Ma non è tutto. Saranno parte preziosa della manifestazione i fantastici allestimenti natalizi, su via Castello, delle ditte di luminarie più prestigiose del Salento, protagoniste del progetto “Angoli di luce” curato da Salvatore Marcucci. La magia dei giochi di luce prenderà forma grazie alla partecipazione straordinaria delle aziende Marianolight di L. Mariano, Luminarie De Cagna di G. De Cagna & Figli, Luminarie Perrotta di A. Perrotta.

Si parte sabato 8 dicembre alle 17 con il taglio del nastro e l’apertura ufficiale del Mercatino di Natale: piccoli artigiani e creativi esporranno i loro lavori lungo via Castello vestita a festa, pronta a rievocare al meglio la magia del Natale emozionando grandi e bambini con la meraviglia inconfondibile del periodo più bello dell’anno. Alle 19, in Largo Ceino, ci sarà una breve presentazione della manifestazione unita all'augurio di buon inizio delle festività, poi la benedizione della Grotta della Natività realizzata dai volontari della Pro Loco in collaborazione con la ditta “Brunetti Alberto & Figlio”. Interverranno, oltre al parroco don Giovanni Prete, anche alcuni rappresentanti istituzionali e il presidente Antonio Congedo. A condurre sarà la giornalista e scrittrice Valentina Perrone. Al termine si ritornerà su via Castello, dove alle 19:30 ci sarà la suggestiva esibizione, rigorosamente a tema, del Gospel Miracle Choir diretto dal maestro Emanuele Martellotti. Seguirà, alle 20, il momento più atteso dai bambini: l’apertura della Casa di Babbo Natale, nel Museo del Negroamaro, dove il vecchio più famoso del mondo aspetterà tutti i bambini per ricevere le loro letterine.

Domenica 9 dicembre la festa sarà su via Castello e nel Museo del Negramaro: alle 17 l’apertura del Mercatino di Natale, si potrà visitare la Casa di Babbo Natale e alle 18 ci sarà il concerto di musica natalizia a cura degli allievi dell’Associazione Culturale Musicale Suonjimprovvisi diretta dal maestro Andrea Sabatino.

Durante le due serate, ci saranno artisti di stradagiochi e divertentismo per bambini a cura de Il Paese dei Balocchi. E non mancherà la neve. Tanta, tantissima neve.

«Siamo felici di ritrovarci anche quest’anno – dice il presidente Congedo - ad avviare le festività natalizie attraverso un evento realizzato solo con le nostre forze e grazie alle aziende che ci hanno sostenuto. Edizione dopo edizione aumentano le collaborazioni, nuove idee prendono forma e la manifestazione, di fatto, cresce. Vedere così tante persone riunirsi in occasione dell’evento, la gente incontrarsi e i bambini sorridere, è il grazie più grande che ripaga tutto il lavoro di noi volontari. E che vale ancora di più quando tutto questo accade nel periodo più bello e più atteso dell’anno».

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"Tra odio e amore non so quale sia il male peggiore" è il dilemma e che ha fatto nascere l'ultimo video musicale del rapper salentino Cosimo Ponti in arte ASTER.

Classe 1998, Mino (così è conosciuto fra gli amici) ha sempre avuto sin da piccolo la passione per la break-dance, di cui ne è istruttore da qualche anno. I suoi primi testi, scritti in età adolescenziale, hanno incontrato la musica ed hanno così raccontato, a suon di rap, pensieri, riflessioni, passioni e paure.

E' proprio in "Tempo Perso", l'ultimo pezzo del giovane salentino, che troviamo due salicesi: Cecilia Leo e Ludovica Scardia che danzano sulle loro scarpette rosa. 

Cecilia e Ludovica studiano da anni danza classica presso la scuola di danza "Spazio Danza Due" di Barbara Vullo sostenendo esami che permettono loro di avanzare di grado di volta in volta: la danza, per loro, è passione ma anche tanto sacrificio.

"La bellezza dell'arte sta nel fatto che le sue varie espressioni possono fondersi e dare vita ad un prodotto bello quanto completo. Sono contenta che le mie ragazze abbiano danzato sulle punte nel video del giovane rapper: questo dimostra quanto discipline diverse possano essere in armonia tra loro." dice l'insegnante delle giovani ballerine, Barbara Vullo.

Da tempo il Salento si fa strada, affermandosi sempre più, nel mondo della musica e della danza. Nel video che vi proponiamo di seguito ecco ciò di cui vi abbiamo parlato.

 

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Domenica, 11 Novembre 2018 17:45

Spazio Danza Due: nuovi corsi e stage in arrivo

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Periodo intenso per Spazio Danza Due, la scuola di danza di Barbara Vullo, che in questo periodo si vede impegnata nella formazione delle sue giovani allieve attraverso corsi e stage.

Sarà proprio la sede della scuola, ubicata in via Umberto I, che ospiterà la MAESTRA Patrizia Campassi (Direttrice artistica di Artes diplomata presso “Teatro Alla Scala” e docente presso la scuola di ballo “Accademia Teatro Alla Scala” di Milano) il 24 ed il 25 novembre per uno stage formativo di tecnica classica accademica. 

All'evento parteciperanno anche le scuole di danza A.S.D PROGETTO DANZA di Giuliana Perrone e CASA DUENDE di Enza Curto con le quali si è condivisa l'organizzazione.

Ma le novità non finiscono qui: l'1 ed il 2 dicembre presso la scuola di danza, sede Welldance dell'Ambassador Cecilia Leo,  saranno tenute delle classi di formazione e aggiornamento per tutta la provincia di Lecce da Annarosa Petri, ideatrice della disciplina di fitness WellDance.

Sabato 1 Dicembre, dalle 12:30 alle 17:00, si terrà la formazione pratica per ottenere la licenza di TEACHER WELLDANCE mentre domenica 2 Dicembre, dalle 10.00 alle 14.00, si terrà un MASTER COREOGRAFICO.

Appuntamenti da non perdere per tutti gli appassionati di danza e fitness: stay tuned!

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Appuntamento stasera alle ore 20 presso il Centro Polifunzionale “P. Benigno Perrone” con la Compagnia IL TEATRO DELLE GIACCURE STRITTE la quale, patrocinata dal Comune di Salice Salentino, ha organizzato una serata teatrale finalizzata alla raccolta fondi a favore dell’Associazione TRIACORDA onlus per il Polo Pediatrico del Salento.

Scopo della serata è quello di mantenere vivo il ricordo di Walter Scalpello, giovane salicese scomparso prematuramente dieci anni fa, a cui molti salicesi ripensano con affetto per le doti umane e artistiche che lo caratterizzavano.
Sarà la Commedia dell’Arte “IL SERVITORE DI DUE PADRONI” di C. Goldoni, nell’adattamento in vernacolo di Mimino Perrone che ne cura anche la regia, ad andare in scena con gli attori teatrali Antonio Leuzzi, Anna Innocente, Loredana Persano, Ilaria Giannotta, Lucia Ricciato, Franco Verdesca, Luigi Palazzo, Gabriele Cagnazzo, Francesco Bosco e Alessandro Marinaci. La direzione di scena è affidata a Patrizia Dell’Anna.

Abbiamo voluto ricordare Walter con la riedizione di questo testo Goldoniano, in quanto a mio parere è stato il suo capolavoro interpretativo quando nel lontano 2004 fu messo in scena per la prima volta con lui protagonista. In quell’occasione Walter si cucì addosso il personaggio del Servitore un po’ scaltro e al tempo stesso ingenuo, a metà tra Arlecchino e Pulcinella e con la sua mimica, i suoi movimenti scenici, il suo dinamismo recitativo fece allora divertire grandi e piccoli in molte platee del salento. Aggiungo poi che dal lato umano, Walter era l’amico di tutti: sempre pronto a spendersi a favore degli altri, grande organizzatore di eventi e manifestazioni soprattutto per far divertire i bambini e molto attivo nel campo del volontariato

La Compagnia “Il Teatro delle Giàccure Stritte” nata nel lontano 1991 grazie alla felice intuizione di Salvatore Scalpello, oggi presieduta da Franco Verdesca e diretta da Mimino Perrone, ha nel suo curriculum più di 280 spettacoli realizzati con opere in lingua di vari autori tra i quali Martoglio, Pirandello, Agatha Christie, N.Simon, Goldoni, Scarpetta, Aristofane, De Santis etc. e varie opere in vernacolo autoprodotte.

Nel corso degli anni ha vinto importanti premi e conseguito prestigiosi riconoscimenti in tante rassegne teatrali.

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