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Collaboratore Salic'é. Appassionato di urbanistica, di
politica, di ecologia e di tutte quelle pratiche virtuose che valorizzano
l'efficienza e la tradizione di un territorio.

BARI | L’Acquedotto Pugliese informa le famiglie pugliesi che sono stati prorogati i termini di scadenza per presentare la domanda di Bonus Idrico Puglia. Lo fa sapere con un comunicato stampa del 30/05/2014, nel quale, oltre ai termini di scadenza, vengono i ricordati i requisiti di ammissibilità già definiti in precedenza (leggi QUI). La scadenza, che era stata fissata al 31 maggio, slitterà quindi al 30 giugno prossimo.

BARI | L’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale ha fatto propria la proposta di legge presentata dal Circolo Legambiente Porto Cesareo Onlus capeggiato dall’avv. Luigi Massimiliano Aquaro, avviando l’iter che la condurrà a diventare legge della Regione Puglia, dopo l’approvazione in commissione ambiente e il sì definito in Aula.

SALICE SALENTINO | Dopo ben quattro anni di chiusura, l’Ecopiazzola Comunale tornerà ad essere funzionale.

Tuesday, 20 May 2014 20:46

Tasi, la prima rata slitta a settembre

La Tasi, come ormai dovremmo sapere tutti, è l’imposta sui servizi indivisibili prevista dalla Legge di Stabilità 2014 n. 147/2013 entrata in vigore dal primo gennaio.

Sunday, 04 May 2014 08:40

Ecotassa, tra impegno e ricorso

La minaccia dell’ecotassa ha messo alla prova un po’ tutti. Come scritto anche in un altro articolo, il concetto stesso di ecotassa è volto a stimolarci e a migliorare. È certamente un’aliquota “punitiva”, che mette su piani differenti quei Comuni che hanno investito risorse per migliorare rispetto a quelli che non hanno mai avviato politiche serie in merito alla differenziata. Un’aliquota che trasforma, quindi, una questione di carattere ambientale e sociale in un interesse di tipo economico gravante sui cittadini.

Tuesday, 29 April 2014 20:53

Salvare l’Europa riformandola

Le elezioni europee sono ormai alle porte ma l’identità europea è messa, ora come non mai, ad una dura prova di credibilità. Il rischio di deterioramento dell’UE  sta diventando sempre più reale a causa di politiche sbagliate per fronteggiare la crisi o di misure mancate per favorire l’integrazione tra gli Stati membri. Questa serie di fattori sta generando una crescente sfiducia da parte delle popolazioni europee nei confronti degli organi di Bruxelles e di Strasburgo, percepiti dalle comunità locali come un qualcosa di troppo lontano, freddo e burocratico, se non addirittura “massonico”.

La crisi sta mettendo in ginocchio interi Stati, la disoccupazione dilaga sempre più tra le popolazioni, la gioventù europea si trova senza futuro e senza prospettive e i movimenti anti-Euro e anti-Europa stanno crescendo a macchia d’olio. Dinanzi a tutto questo, la politica dei singoli Stati membri e della Commissione europea si sta purtroppo dimostrando incapace di gestire con concretezza tali problematiche.

Il leader degli European Greens, Daniel Cohn-Bendit, non usa mezzi termini quando dice che “l’Italia, la Germania o la Francia - che tra trent’anni nemmeno saranno più nel G8 - da sole non avranno mai la forza per contrattare con superpotenze come Cina e Usa, per questo serve una unione politica forte e identitaria”, a prova del fatto che i nostri singoli Stati non sono attualmente in grado di fronteggiare l’economia globale in questo modo.

Attualmente siamo politicamente troppo deboli e l’unico elemento che ci unisce è, appunto, la moneta unica. I timori del fronte anti-Euro sono in parte comprensibili, specie quando dice che abbiamo perso la nostra “sovranità monetaria” e che questa Europa non fa altro che accrescere le disparità tra Stati forti come la Germania e Stati sempre più deboli come la Grecia. Ma quella di ritornare alle vecchie sovranità nazionali e di sfasciare l’Europa, rappresenta davvero la soluzione al problema?

Per rispondere cito nuovamente Daniel Cohn-Bendit, stavolta insieme a Felix Marquardt, co-fondatori di Europeans Now Movement, che nel loro “Appello ai ragazzi d’Europa” scrivono: “Le soluzioni di oggi a questi problemi devono necessariamente essere transnazionali, o non costituiranno per nulla soluzioni reali. Dobbiamo essere consapevoli di ciò che il resto del mondo ha già riconosciuto: che possiamo essere Europei sul palcoscenico mondiale. Noi siamo, paradossalmente, gli unici a mettere ancora in dubbio il nostro stesso progetto politico. Ci lamentiamo che l’Europa sia solo un concetto astratto per i suoi cittadini, ma non abbiamo ancora approvato le leggi necessarie per creare un passaporto europeo degno di questo nome, né una struttura adeguata che consenta ad ogni europeo di abbracciare veramente il progetto Ue”.

In poche parole, il problema dell’Europa è che non è ancora realmente decollata e, per far fronte a questa situazione, ci vuole più politica. Bisogna creare un vero e proprio potere politico europeo che sappia “fronteggiare” quello economico, cioè una federazione europea maggiormente coesa, perché è proprio grazie a quest’ultima che i problemi, che oramai hanno assunto una dimensione mondiale che nessuno Stato membro può singolarmente risolvere, si affronterebbero nel giusto modo e nella giusta misura. Bisogna costituire un organo federale che sappia fronteggiare la crisi e rafforzare l’Europa nel mondo. Bisogna realizzare, in sostanza, quel progetto scritto nel “Manifesto di Ventotene” di un italianissimo come Altiero Spinelli, che parlò di Europa Federale già nel 1943, quando fondò il Movimento Federalista Europeo. Ebbene, quella attuale non è l’Europa di Spinelli. Quella di Spinelli è un’Europa unita prima politicamente e poi economicamente. L’errore di introdurre una moneta unica senza prima costituire una unità politica è stato ampiamente riconosciuto anche dai principali premi Nobel dell’economia, siano essi considerati appartenenti alla scuola monetarista o alla scuola Keynesiana, come Milton Friedman, su posizione legata al liberalismo economico o altri legati ad altre scuole economiche. Ma ciò non toglie che si può sempre rimediare. 

Anche Eugenio Scalfari la pensa in questo modo e, nel suo articolo “Qui si fa l’Europa o si muore” del 31/10/2013 pubblicato su L’Espresso, scrive appunto:

“[…] l’identità europea è ancora lontana, i popoli non la sentono e anzi regrediscono verso il razzismo, il nazionalismo, l’anarchismo, i localismi, proprio nel momento in cui la società globale si afferma nell’economia in tutto il mondo e crescono Stati che rappresentano interi continenti: la Cina, l’India, il Brasile, l’Africa meridionale, l’Indonesia e - ovviamente - il Nord America. La cultura europea, anzi occidentale, è sempre più integrata, ma l’identità politica resta del tutto inesistente e quella economica procede con passi ancora molto stentati.

[…] Dobbiamo partire dall’alto. Dobbiamo operare sulle classi dirigenti affinché costruiscano vere e proprie istituzioni europee, con successive ma rapide cessioni di sovranità da parte delle istituzioni nazionali. Oggi la sola istituzione europea dotata di poteri autonomi è la Banca centrale (Bce) sebbene i suoi poteri siano ancora limitati e il suo direttorio sia ancora nominato sulla base di accordi tra i governi nazionali. Così non va, ci vogliono istituzioni schiettamente europee, forze politiche europee, un Capo della federazione eletto da tutti i cittadini europei e così un Parlamento con i poteri che attualmente hanno i Parlamenti nazionali”.

Quindi, di questo passo la vera Europa non verrà cambiata attraverso le elezioni europee del 2014, ma cambierà solo quando la politica europea concorderà nel trasferire davvero alle istituzioni europee il potere che meritano.

Concludo usando ancora una volta le parole di Daniel Cohn-Bendit che, seppur ancora utopistiche, rendono bene l’idea degli Stati Uniti d’Europa ideali, dotati di una Costituzione europea e di un vero e proprio Governo che sappia sfruttare le virtù di ogni Stato che li costituisce:

“Lasciamo che i finlandesi ci svelino il segreto del loro sistema educativo, i francesi quello dell’assistenza sanitaria, i tedeschi del lavoro flessibile e della promozione di piccole e medie imprese di successo, gli svedesi dell’uguaglianza di genere, gli italiani della qualità del prodotto e della valorizzazione delle specificità regionali. Vantiamo un passato glorioso e monumenti meravigliosi, e rimaniamo modelli invidiati di cultura, moda e gastronomia. […] Di certo non dobbiamo abbandonare la nostra identità patriottica, ma non facciamoci più abbindolare dalla chimera autocelebrativa per cui lo Stato-Nazione sia ancora un mezzo consono ai nostri tempi.”

SALICE SALENTINO | Dopo ben tre anni di attesa, il giardino del Convento “Madonna delle Visitazione” può finalmente vedere la luce e aggiungersi alle aree verdi attrezzate del nostro comune.

 

“Dare sostegno alle amministrazioni comunali in Campania, Calabria, Sicilia e Puglia nella pianificazione della Smart City”. È l’obiettivo del bando Efisio, finanziare città intelligenti fortemente voluto dall’Osservatorio nazionale Smart City Anci.

Il bando rientra nell’ambito del progetto EPAS ed è finanziato dal Progrmma Operativo Nazionale Governance e Azioni di Sistema (PON GAS FSE). Possono presentare domanda le Amministrazioni comunali delle Regioni Italiane Obiettivo Convergenza (cioè quelle prima citate), in forma singola o congiunta, le Unioni di Comuni e altre forme associative di Enti Locali formalmente riconosciute, come Fusioni, Convenzioni e Consorzi. Per la presentazione delle candidature c’è tempo fino alle ore 13;00 del 30 maggio 2014.

 

Ma cosa è una Smart City? È un modello di città intelligente, è la green economy dell’innovazione energetica, della mobilità sostenibile, della valorizzazione del paesaggio, del riciclo dei rifiuti, della riqualificazione delle periferie e dei centri storici, un modello di sviluppo capace di produrre ricchezza e di generare lavoro.

Una definizione piuttosto condivisa di Smart City è quella proposta dal Forumpa 2010, secondo cui i criteri principali che identificano una città “smart” sarebbero cinque:

 

Mobilità. Una città smart è una città in cui gli spostamenti sono agevoli, che garantisce una buona disponibilità di trasporto pubblico innovativo e sostenibile e che promuove l’uso di mezzi a basso impatto ecologico.

 

Ambiente. Una città smart promuove uno sviluppo sostenibile che ha come paradigmi la riduzione dell’ammontare dei rifiuti, la differenziazione della loro raccolta, la loro valorizzazione economica; la riduzione drastica delle emissioni di gas serra tramite la limitazione del traffico privato, l’ottimizzazione delle emissioni industriali, la razionalizzazione dell’edilizia così da abbattere l’impatto del riscaldamento e della climatizzazione; la razionalizzazione dell’illuminazione pubblica; la promozione, protezione e gestione del verde pubblico; lo sviluppo urbanistico basato sul “risparmio di suolo”, la bonifica delle aree dismesse.

 

Turismo e Cultura. Una città smart promuove una buona immagine turistica con una presenza intelligente sul web; virtualizza il proprio patrimonio culturale e le proprie tradizioni e le restituisce in rete come “bene comune” per i propri cittadini e i propri visitatori; usa tecniche avanzate per creare percorsi e “mappature” tematiche della città e per renderle facilmente fruibili; promuove un’offerta coordinata ed intelligente della propria offerta turistica in internet; offre ai turisti un facile accesso alla rete dei servizi online in linea con le loro esigenze.

 

Economia della conoscenza e tolleranza. Una città smart è un luogo di apprendimento continuo che promuove percorsi formativi profilati sulle necessità di ciascuno; una città smart offre un ambiente adeguato alla creatività e la promuove incentivando le innovazioni e le sperimentazioni nell’arte, nella cultura, nello spettacolo; si percepisce e si rappresenta come un laboratorio di nuove idee; privilegia la costruzione di una rete di reti non gerarchica, ma inclusiva, in cui i vari portatori di interesse e le loro comunità possano avere cittadinanza e voce; sviluppa alleanze con le università, ma anche con le agenzie formative informali; dà spazio alla libera conoscenza e privilegia tutte le forme in cui il sapere è libero e diffuso.

 

Trasformazioni urbane per la qualità della vita. Una città smart ha una visione strategica del proprio sviluppo e sa definire in base a queste scelte e linee di azione; considera centrale la manutenzione del suo patrimonio immobiliare e la sua efficiente gestione e usa tecnologie avanzate per questo obiettivo; fonda la propria crescita sul rispetto della sua storia e della sua identità e privilegia in questo senso il riuso e la valorizzazione dell’esistente in un rinnovamento che si basa sulla conservazione; nel suo sviluppo fisico crea le condizioni per promuovere la coesione e l’inclusione sociale ed elimina le barriere che ne impediscono la sua completa accessibilità per tutti i cittadini.

L’idee di Smart City e di Smart Village si stanno ormai diffondendo sempre più negli ultimi anni. Le iniziative a livello italiano ed europeo crescono di anno in anno e puntano ad una economia che genera ricchezza e dà lavoro senza dissipare risorse naturali e senza far crescere l’inquinamento, anzi contribuendo a risolvere i problemi ambientali legati all’urbanizzazione. Lo studio e l’implementazione dei modelli Smart City coinvolgono diverse figure professionali e diverse discipline, dall’urbanistica all’ingegneria, dalle scienze ambientali all’agricoltura, passando per la scienza e l’economia. È il nuovo sistema di pianificazione territoriale delle città, che tiene conto degli aspetti economici legati all’ambiente e degli sviluppi futuri.

 

Insomma, fino a qualche anno fa l’ambiente evocava soprattutto un concetto morale e civico, era il valore che caratterizzava solo i cittadini più sensibili, ma era, al tempo stesso, il terreno di un conflitto ricorrente  tra la ragione ambientale e la ragione economica di un territorio.

Oggi l’ambiente è ancora, certo, un valore e un bisogno primario, un bene comune da difendere e che non può essere  ridotto a merce ma che, se concepito con intelligenza e pragmatismo, può coinvolgere rilevantissimi interessi economici, diventando il simbolo ed è il motore di una nuova economia che si dimostra particolarmente efficace come antidoto alla crisi. 

Ormai lo sappiamo bene. Lo sappiamo fin dalla nascita che siamo nati in una terra che ha vissuto per tanti anni di agricoltura. La maggior parte di noi avrà sicuramente un terreno ereditato da nonni o da parenti, le cui colture venivano trattate con cura e con passione, quasi come una tradizione da tramandare da generazione in generazione.

Il problema attuale, però, è che al giorno d’oggi non c’è più una vera e propria economia agricola, una filiera competitiva nel mercato che si avvale di specialisti e che faccia rilanciare un settore che, come è noto, è assolutamente indipendente dalla crisi globale di questi anni. La maggior parte delle attività salentine connesse all’agricoltura è rappresentata da piccole proprietà fondiarie a conduzione familiare, “polverizzate” da crescenti e ripetuti frazionamenti ereditari. Della coltivazione di questi campi spesso si occupano gli anziani, ormai pensionati, o altri familiari, mentre le produzioni che si ottengono sono sostanzialmente destinate all’autoconsumo.

Questi fenomeni hanno indubbiamente portato ad una svalutazione dei nostri terreni agricoli che, ormai privi di una qualsiasi forma imprenditoriale volta al mercato, diventano economicamente sempre più insostenibili e, conseguentemente, delle ‘prede’ sempre più facili per chi decide di investire su campi fotovoltaici o in speculazioni di altro genere.

Secondo quanto definito da diverse fonti (dai Gruppi di Azione Locale, da Coldiretti, Confagricoltura, ecc.), il metodo più adeguato per rilanciare il settore agricolo risulta essere quello dell’agricoltura di eccellenza, intesa come filiera di produzione di tipo industriale associata al settore turistico e alla valorizzazione dell’ambiente e degli elementi caratteristici della tradizione contadina. Tale sistema, però, necessita di validi progetti di Business Plan, di forme di finanziamento comunitario (ce ne sono tanti e in svariate forme, come quelli definiti dalla PAC per giovani imprenditori, i PSL, ecc.) e deve avvalersi di adeguati specialisti del settore, come tecnici o dottori agronomi. Nasce da qui l’esigenza di una Facoltà di Agraria nel Salento.

A sollevare la questione sono stati in molti: da Cosimo Durante, capogruppo Pd al Consiglio Provinciale e presidente del GAL Terra d’Arneo, a Gigi Pedone, ex Assessore Provinciale all’Agricoltura e attualmente membro dell’esecutivo di Claai Puglia, da Salvatore Negro, capogruppo regionale Udc che porterà un OdG sulla questione in Consiglio Regionale, a Paolo Pagliaro, fondatore del Movimento Regione Salento e sostenitore di tale battaglia (inclusa nelle dieci battaglie di TeleRama).

L’entusiasmo per una Facoltà in Agraria è in crescente ascesa, tant’è che è vista di buon occhio anche dal preside dell’istituto tecnico agrario “Presta-Columella” di Lecce, dalla preside dell’istituto tecnico e professionale “Lanoce” di Maglie e dal preside dell’istituto Alberghiero di Ugento.

A rincarare la dose, una petizione destinata al Rettore dell’Università del Salento, prof. Vincenzo Zara, e sottoscritta dallo stesso Pedone in collaborazione con il regista cinematografico Edoardo Winspeare. Si riportano qui di seguito i tratti più significativi della lettera:


“[…]A cavallo dei due secoli trascorsi, solo poche eccezioni di produttori illuminati […] seppero apportare nelle loro proprietà fondiarie profonde innovazioni, mentre tutto il resto dell’agricoltura salentina, polverizzata e con contratti di conduzione arcaici, rimaneva come si era caratterizzata dal Medio Evo […]. Da qui, nel Salento, lo spopolamento della campagna e l’abbandono con un vero e proprio esodo emigratorio […].  

Insomma, intorno alla campagna salentina, tutto sembrava immutabile - per fortuna così è stato anche  per il paesaggio rurale - mentre crescevano a dismisura le fabbriche delle produzioni conto /terzi […]. 
La riscoperta e l’affermarsi del gusto e dei piaceri di un tempo sulle tavole italiane […] ha indotto anche alcuni cambiamenti nell’agricoltura salentina, cambiamenti che ora possono essere presi a modello da leve più giovani, muniti delle conoscenze tecnico-colturali minime. […]
Nessuno immagina un’ agricoltura bucolica! Perché vi è urgente bisogno di affermare una nuova concezione del comparto primario, del suo ruolo, della sua collocazione nella nuova divisione del lavoro e nella riscoperta dei suoi valori, ragionando proprio in un’ottica di filiera. Innovata e fortemente integrata, e orientata al mercato, un settore capace di recuperare tutto quel plus che fino ad ora si è perso, una filiera che sappia essere anche tutela del paesaggio e dei suoi valori più autentici, ma non arcaici.

[…]
Per fare questo, le aziende agricole salentine hanno bisogno dell’innesto di giovani leve, non solo fresche negli anni, ma nella mente e nel loro modo di apprendere e mettere in pratica le loro acquisizioni, sapendo che il sapere non è dato una volta per sempre, e richiede tanta formazione continua. Perché il moderno analfabeta non è più chi non sa né leggere né scrivere, ma è colui, che ha smesso di imparare!
Ecco perché urge istituire e avviare presso l’Università del Grande Salento un primo esperimento […]. Un corso di laurea per i tecnici della filiera agricola-enogastromico-turistica, ma anche tecnici ed esperti indispensabili all’agricoltura dei Paesi a noi dirimpettai […].”


Nel corso di questi giorni, inoltre, c’è stata anche una riunione, convocata dal Presidente della Provincia Antonio Gabellone, volta ad affrontare con più pragmatismo le possibilità di una nuova facoltà e che ha visto la presenza del rettore Zara e di altre figure favorevoli all’idea.

Insomma, la proposta di una Facoltà di Agraria non è di certo nuova, ma mai come ora si sta assistendo ad una ondata di entusiasmo e di speranza attorno a quella che sembra essere la nuova esigenza economica e formativa.

SALICE SALENTINO | Anche l’associazione culturale Itaca affronta l’attuale tematica inerente alla gestione dei rifiuti. Lo fa attraverso un forum tematico, tenutosi venerdì 11 aprile, su raccolta differenziata, tutela e promozione del territorio salicese e norme di buon comportamento, dal titolo “… anche il gesto più piccolo, può fare le DIFFERENZA”.

Come location è stata scelta la neo sede di Salic’è che, come sappiamo, è a disposizione di chiunque voglia realizzare manifestazioni culturali e/o convegni.

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