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Rugby Civino

Rugby Civino (6)

Domenica, 28 Febbraio 2016 13:47

Un amico prezioso: IL NASTRO ISOLANTE

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Voglio aprire quest’ articolo ringraziando i 104 pazzi che durante questa prima settimana hanno seguito i miei articoli, grazie davvero di cuore. Oggi parleremo di un oggetto magico che nel borsone di ogni rugbista non può mancare: IL NASTRO ISOLANTE. Questo simpaticissimo amico viene consumato in quantità industriali per via delle fasciature più o meno utili, ma per una volta mettiamoci nei panni del nostro eroe colorato o nero che sia.

“E’ domenica mattina e riposo beatamente in fondo al borsone quando all’ improvviso vengo svegliato dal rumore della cerniera e penso: ” ODDIO”, una mano grossa e callosa mi raccoglie, mi osserva, cerca il mio inizio e lentamente inizia a grattarmi, lo ha trovato. Inizia a tirar via dal mio corpo, che lentamente si consuma, strati e strati di preziosissimo materiale colloso, sento uno strappo violento, ogni volta fa sempre più male. E  pensare che ero stato concepito per mettere in sicurezza fili e altri materiali, infatti mi vendono in ferramenta. Inizia ad attaccarmi sul polso, compie questa violenza su di me ogni domenica pomeriggio. Il peggio non è ancora arrivato; infatti ,dopo essersi fasciato i polsi, mi farà subire una tortura ben peggiore. Il mostro indossa le scarpe, nota che sono rotte da un lato e con estrema violenza usa il mio corpo per riparare il danno. Alla fine del suo incontro mi strappa via con ulteriore violenza e mi lascia li al suolo esanime. Tutto questo senza mai ringraziarmi”

Quindi cari lettori trattiamo meglio chi ogni domenica ci fa entrare in campo sembrando dei guerrieri, senza chiedere niente in cambio.

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Sabato, 13 Febbraio 2016 20:04

Rugby, caffè e schedine

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Io ed i miei amici spesso ci ritroviamo  al bar come ormai accade da diversi anni a questa parte, dopo aver sfogliato il giornale sportivo e mentre gustiamo il caffè l’ argomento ricade sulla nostra materia preferita: ilRUGBY. Prendiamo in considerazione tutto quello che siti, giornali o voci di corridoio riportano. In particolare entriamo in fermento durante i periodi di finali di campionato e sei nazioni per non parlare di quando arrivano i mondiali. La nostra mente spazia da campionati di serie C,B, Eccellenza e Pro12 fino all’ ultimo dei campionati esteri. Durante il sei nazioni se è possibile ci riuniamo, cerchiamo di guardare le partite insieme, come stiamo cercando di fare adesso con i mondiali, ma in realtà il meglio di noi lo diamo nell’ immaginare i risultati, miriadi di numeri sparati come se fossimo dei matematici alle prese con formule impossibili da risolvere. Quando cerchiamo di mettere su carta (giocando le schedine, non tantissime) ognuno di noi la pensa in maniera differente infatti c’è chi sostiene la tesi del  POCHI MA BUONI, giocando tutti i risultati più probabili, c’è chi pensa IO AZZARDO, colui il quale si destreggia tra risultati fissi, partite impossibili e handicap numerici devastanti. Poi ci sono quelli come definiti I FOLLI, che tra i risultati più semplici esagerano, giocando il quasi impossibile pareggio nel rugby; quando il rarissimo pareggio viene fuori puntualmente è sbagliato il 90% della schedina. Devo ammettere che il caffè con i miei amici è davvero una delle parti più divertenti della giornata, in particolare quando Liliana ( la mia ragazza) è con noi e ci scruta come fossimo alieni provenienti da un altro pianeta mentre discutiamo molto animatamente. Vorrei dedicare questo breve articolo scritto nell’ intervallo di Italia-Canada a tutti i miei amici invitandoli al bar domani mattina (come ogni mattina).

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Sabato, 23 Gennaio 2016 11:59

TIPI DA TRASFERTA

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Pullman, aerei, macchine e…pulmini scassati ( ebbene si, sono di un’ altra categoria),di trasferte se ne fanno e se ne faranno, alcune lunghe altre a pochissimi chilometri da casa. In questi “viaggi della speranza” esce fuori il lato più o meno oscuro di ogni rugbista che, può rendere il tragitto molto interessante  e anche molto tortuoso. Andiamo con ordine partiamo con L’ ANTICIPATARIO questa figura si presenta sul luogo del ritrovo mezz’ ora prima della partenza prevista perché…perché non si sa mai, aspetta i compagni con fare di superiorità come se fosse una gara di corsa.In contrapposizione abbiamo IL RITARDATARIO colui il quale arriva con mezz’ ora di ritardo sul luogo della partenza non curandosi minimamente di altri 30 compagni che lo aspettano, quando (con molta calma) arriva sul punto di ritrovo abbozza miliardi di scuse (inutili ed inventate) pur di far sembrare che non sia mai colpa sua. Salendo troviamo GLI SCARAMANTICI coloro i quali sono ossessionati dall’ occupare sempre lo stesso posto con gli stessi compagni vicino, a detta loro lo si fa per non creare confusione nel sedersi. Altri tre  categorie distinte ma allo stesso tempo congiunte sono : QUELLI DAVANTI, QUELLI IN MEZZO, QUELLI DIETRO. Ognuno di questi gruppi ha a sua volta diversi sotto gruppi; andando con ordine seduti ai primi posti troviamo I LUPI SOLITARI, sono coloro i quali odiano il trambusto che si staglia alle loro spalle sono perennemente armati di cuffie, cellulari e libro; Odiano conversare a detta loro li distrae dalla partita. Al loro fianco siedono spesso LE SPIE, coloro i quali sono incaricati dai giocatori a spiare il foglio gara per capire chi giocherà e chi no. Dietro di loro siedono QUELLI DI MEZZO che si dividono tra I GIOCATORI DI CARTE, coloro i quali anche se il tragitto dura pochissimi minuti danno il via a vere e proprie lotte all’ ultimo sangue a suon di scopa e di briscola, poco più dietro siedono I BURLONI, coloro i quali attuano diabolici piani per fare scherzi ai compagni tra i loro tormenti preferiti vi sono la magica sparizione di oggetti, legare insieme entrambe le scarpe e se il malcapitato si è assopito è preda di brutali urla scimmiesche. Infine negli ultimi posti siedono QUELLI DIETRO esistono varie leggende metropolitane su chi è seduto agli ultimi posti, leggenda vuole che tra loro abitino I DORMIGLIONI, QUELLI DEL BORDELLO e IL BRANCO DEI PIEDI NUDI. I primi sono quelli dal sonno talmente tanto profondo che neanche le cannonate li turberebbero, si addormentano appena saliti in pullman e si svegliano solo per pause o arrivati a destinazione, affiancati spesso a QUELLI DEL BORDELLO, una specie che si evolve di trasferta in trasferta sfoggiando casse atomiche per cellulari, atti al lancio di qualsiasi oggetto passi tra le loro mani, sono secondo me il sangue pulsante della trasferta. Ultima specie presa in analisi sono IL BRANCO DEI PIEDI NUDI, che sin dai primi minuti di viaggio tolgono le scarpe e girano in calzini appestando il pullman di un tanfo pestilenziale. Oltre a loro esistono I QUANDO CI FERMIAMO?  che sperano di fare una vera e propria via crucis tra le varie stazioni di servizio che incontrano. Insomma il mondo è bello perché è vario, molto vario, e di certo con i sopracitati elementi personalmente non mi annoio mai.

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Martedì, 12 Gennaio 2016 18:34

Vita da panchina

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Oggi parleremo di coloro i quali il campo lo vedono poco, pochissimo I PANCHINARI. Ne esistono diverse tipologie ognuna delle quali ha un tratto unico se non distintivo che rende quel micromondo un luogo dove nascono miti e leggende di ogni genere. Partiamo con ordine e premettiamo che in ogni sport di squadra vi è una panchina, ma avendo giocato a rugby, per tanto tempo e a causa della dovuta gavetta ho fatto anche tanta panchina, infondo tutti noi giocatori a qualsiasi livello lo abbiamo fatto sarebbe ipocrita dire il contrario. Ora andremo ad analizzare alcune delle infinitesimali categorie esistenti, spero che questo post vi faccia scappare almeno un sorriso. La prima categoria che voglio analizzare è quella del MI RISCALDO? questa figura sin dai primi secondi del match inizia a tormentare allenatore e colleghi con il suo andirivieni ed estenuanti esercizi, che distolgono l’attenzione dalla partita, quando entrano in campo sono più morti di chi è in campo già dal primo minuto. Contrapposti a questa categoria vi sono I PIGRI, coloro i quali la sera prima della partita sapendo di essere in panchina hanno fatto le sei del mattino e si presentano con la stessa voglia di giocare di un bradipo, rimangono il nell’ ultima sedia della panchina muti nascosti come vampiri e non bisogna mai disturbarli; quando entrano in campo pregano che ogni secondo sia l’ ultimo,per poi tornare a casa e dormire. Altra categoria presente su ogni panchina di ogni sport ad ogni livello è il QUANDO ENTRO?  questa figura spesso va a braccetto con il mi riscaldo? Molto spesso vivono in simbiosi. Dal primo minuto ammorba chiunque spettatori compresi: “di quando entro?, mi fai entrare?”, una categoria da eliminare e sterminare,quando mettono piede sul campo sono talmente tanto carichi da uscire circa 10 secondi dopo per un fallo da espulsione. Categoria opposta sono i TANTO IO NON GIOCO, persone che già dalla prima giornata sono rassegnate al fatto che loro il campo non lo vedranno mai e quindi tendono a essere tristi e musoni come un tapiro per tutta la durata della partita. Ma al momento del loro ingresso in campo danno il 100%  anche l’ anima pur di dimostrare che sono vivi e vegeti e non solo dei nomi sul foglio gara. Altra categoria ignobile è IL GUFO, il suo posto non dovrebbe essere in panchina ma sulla panchina. Un mix di cattiveria, pessimismo e malaugurio; se lui non è in campo augura sciagure infinite a chiunque pur di entrare lui, malefico a tal punto di augurare la sconfitta alla propria squadra, somiglia più ad becchino che ad un giocatore. Quando entra in genere minaccia di mandare all’ ospedale  chiunque con un legamento rotto o una spalla slogata, quando ci riesce esulta come se avesse vinto il mondiale. Per contrapporsi al gufo il karma ha creato IL POSITIVO, una personaggio che stimola e incita i compagni fino all’ ultimo anche se il punteggio è 100 a 0, una macchina da guerra che quando entra in campo da pacche a tutti, anche all’ avversario. Non può mancare all’ appello IL MARPIONE colui il quale con la scusa di riscaldarsi ci prova con tutte le ragazze della tribuna, quando entra e segna una meta la dedica a tutte le ragazze presenti perché lui è fatto così dentro e fuori dal campo. Ultima categoria è IL CAPITANO DELLA PANCHINA, giocatore dalle discrete qualità e volontà che conosce ogni singolo schema a memoria ( anche meglio di chi è in campo o dello stesso allenatore) sempre il primo a portare l’ acqua ai propri compagni in campo o a soccorrerli in caso di infortunio. Quando entra, anche se solo per un minuto, è una vera e propria mina vagante è in ogni ruck, maul, su ogni pallone ha la voglia e lo spirito per essere il futuro leader della squadra. Concludendo possiamo dire che il momento di entrare arriva per tutti l’ importante è sempre farsi trovare pronti.

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Venerdì, 25 Dicembre 2015 20:11

Mamma voglio un abbraccio!

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Chi di noi non lo ha mai detto, in fondo è il gesto più naturale del mondo, anche se ad una certa età può sembrare infantile. Chi gioca a rugby lo fa, nella maniera più naturale possibile, può sembrare solo un pochino più crudo e brutale e non si chiama abbraccio bensì PLACCAGGIO. 

Oggi non narreremo di placcaggi samoani ( a braccio aperto), di buste di immondizia o placcatori dalla già ben nota fama, vorrei soffermarmi sul come si arriva a tutto questo. I Bambini che ho conosciuto allenando il mini rugby avevano una paura matta di placcare e di essere placcati, principalmente perché è un gesto atletico molto innaturale quindi in principio lo sviluppo psicomotorio del neo atleta non ha ancora percepito bene quali muscoli deve coordinare per eseguirlo, poi, ma molto più importante, la paura di farsi male.

Mi è stato sempre insegnato che chi non riesce a placcare bene nella vita ha sempre avuto carenze di affetto, ho cercato di capirlo attraverso il vissuto dei bambini che ho allenato ed in effetti in alcuni casi era vero. Notavo che alcuni bambini erano più  propensi all’ atto del placcare di altri e per colmare il divario come si fa? Mi venne in soccorso il mio vecchio allenatore dicendomi: “trattali come se fossi loro zio sii severo ma non fargli mancare il tuo affetto”, decisi di essere più partecipe delle loro vite, mi informavo dei loro rendimenti scolastici, cercavo di capire come interagissero tra di loro al di fuori del rettangolo di gioco e notai con mio sommo piacere che chi di loro era carente nel gesto atletico iniziava ad abbracciarmi e sul campo iniziava a migliorare ovviamente le ramanzine e le “punizioni” non mancavano.

Tutto ovviamente era anche condito da buone dosi di allenamento sul placcaggio, purtroppo bisogna dire che qui si ha la sfortuna che quei pochi ragazzini che giocano iniziano in under 14 quindi bisogna recuperare anche tutti gap che ci si è persi durante le varie fasi della crescita rugbistica. In pochi mesi quei bambini iniziarono a placcare sempre con più sicurezza non solo grazie all’ allenamento, grazie anche al fatto che la loro carenza di affetto si stava colmando, crescevano e crescono come fratelli, perché la squadra è come una famiglia e mi sento orgoglioso quando nonostante siano passati diversi anni quando mi incontrano dicono :” ciao zio” e mi abbracciano.

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Mercoledì, 16 Dicembre 2015 12:00

Il rugby visto dal basso

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Buongiorno, eh già perché quando ci si presenta non può mancare, sono Giacomo e apro questo blog per scommessa più che per farmi conoscere. Dubito che queste mie parole verranno mai lette e figuriamoci trasposte. Il mio obiettivo è descrivere ,almeno per il momento, come ci si sente ad essere un rugbista italiano che gioca in categorie minori e che di certo non arriverà mai in alto; (Pur avendo militato per due anni nella serie B nazionale). Noto che qui dalle mie parti il movimento fatica molto a crescere, problemi? ovvio, come in tutto il mondo del resto, ma qui al sud è sempre tutto rivestito da un tocco melodrammatico e stucchevolmente indigesto. Il perché va ricercato alle basi del movimento, dove mangi tu devo mangiare anche io, eh già come al solito ci si riduce sempre ad un fattore economico oramai per passione e spirito di sacrificio si fa ben poco. Apro una piccola parentesi : nel mondiale che si sta svolgendo in questi due mesi nel Regno Unito vi è una piccola nazionale l’ URUGUAY che attraverso mille spareggi e mille peripezie è arrivata a disputare il sopracitato mondiale, ma in quella nazionale nessuno di loro si indigna perché vuole uno stipendio più alto o un gettone di presenza esorbitante, loro sono lì per spirito di sacrificio e per dimostrare che il movimento uruguaiano di rugby qualcosa di buono la fa, senza percepire la benché minima ricompensa. Tornando a noi nelle mie zone le società combattono quasi in maniera infantile su chi sia più importante di chi o chi faccia cosa e non si riesce mai a trovare un punto comune per poter organizzare una squadra forte e competitiva. Mentre al nord della mia regione nascono sempre nuove realtà, collaborazioni o franchigie che forse qualcosa di buono la realizzano. Il problema fondamentale è che nelle mie terre la palla ovale si mastica poco o niente, si preferisce un pallone rotondo; qualcosa è nato, qualcos’ altro sta nascendo o nascerà. Il problema è sempre uno I SOLDI. Sono rare, quasi introvabili le persone disposte a darti una mano per questo sport ; si preferisce sovvenzionare squadre di calcio che talvolta non arrivano al fine della stagione. Questo non vale solo per il Rugby, ma per tante altre piccole realtà che faticano a crescere, perché non trovano chi è realmente disposto a sovvenzionare mondi diversi da quelli che il tubo catodico/digitale impone. Almeno qui vi risparmio la pubblicità degradante su chi ha la champions legue e chi no. Quando finalmente si trova qualcuno che crede nel progetto bisogna tenerlo stretto e far in modo che la sua fiducia non vacilli mai. Tutto qui? NOOOOO non siamo mica il Veneto noi, I BAMBINI, eh già la fonte di sostegno per la continuità del club o della società. Purtroppo se si avvicina ad un bambino e si chiede cos’ è il rugby? o non saprà rispondervi o vi risponderà : “DOVE CI SONO QUELLI TUTTI NERI HUKACHAKA HUKACHAKA” successo realmente in una scuola (ndr). Portare a giocare un bambino a rugby da queste parti è molto difficile per diversi motivi, alcuni lo ritengono uno sport molto aggressivo e violento, altri sono più portati per altri sport, ma la categoria peggiore è quella del ” PICCOLO MARADONA“. Intere generazioni di sportivi di ogni genere buttate al vento solo perché un genitore era convinto di avere il nuovo messia del giuoco del calcio (non è un errore è il termine arcaico) nelle mura domestiche. Si tende inoltre a dire che il rugby lo fanno i “ciccioni” non è così  è uno sport per tutti, come tutti gli sport sono per tutti, quindi lasciamo praticare ai bambini ciò che realmente vogliono senza obbligazioni o costrizioni in fondo per loro è tutto un gioco.

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Martedì, 17 Ottobre 2017 22:32

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