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Salice tra Arte e Cultura

Salice tra Arte e Cultura (4)

Il Convento dei Frati Minori Francescani dedicato alla “Madonna della Visitazione” fu costruito nel 1587, per opera di Giovanni Antonio Albricci, Signore, di Salice su quella che era una piccola chiesetta dedicata a Santa Maria del Soccorso. Appartenuto per tre anni ai padri Osservanti, dal 1587 al 1590, e poi passato ai padri Riformati, fu completato nel 1615 con la costruzione di tutti gli ambienti del piano terra. e l’unica ala allora già edificata del piano elevato, ultimato in seguito per volontà degli Albricci.

 

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 Esso, pur essendo stato rimaneggiato più volte nel corso dei secoli, conserva tratti evidenti di gusto rinascimentale. Al piano terra si può ammirare un meraviglioso quadriportico sul quale si affacciano le piccole finestre delle celle e quelle grandi dei corridoi. Esso si apre in cinque arcate a tutto sesto e presenta  20 colonne con capitelli in stile dorico. Al centro, è presente un caratteristico pozzo; dietro le arcate, si susseguono le campate a crociera con le loro chiavi,  impreziosite ciascuna da un bocciolo. Tra il 1668 e il 1773 padre Giuseppe Meo fece affrescare l’intero portico del chiostro. I dipinti che ne adornavano le pareti interne furono completamente coperti fra il 1969 e il 1978, da uno strato di calcina, per iniziativa di padre Bernardino Patera poiché fortemente degradati dall’umidità.

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Oggi, possiamo ammirare gli affreschi che un tempo ricoprivano le campate e il chiostro completamente restaurato e inaugurato nel corso dello scorso luglio 2015, grazie ad un finanziamento Fers, voluto dall’Amministrazione Tondo.

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È oggi possibile visitare il chiostro del Convento su prenotazione rivolgendosi al 328/0872532.

 

 

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Nel 2012 due importantissime ricorrenze: il 40° anniversario di costruzione della nostra chiesa (1972-2012) e il 35° di inaugurazione pastorale della nostra Parrocchia (1977 - 15 ottobre - 2012).

 

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Martedì, 23 Dicembre 2014 13:58

CASTELLO MONACI

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La tenuta denominata oggi Castello Monaci, compare inizialmente con il nome “Li Formosi” o “Li Formosi Seu Monaci. Solo successivamente venne chiamata XXIV Masseria Monaci, quasi sicuramente a causa della presenza sul territorio dei monaci Basiliani, sin dalla dominazione normanna.

 

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Mercoledì, 26 Novembre 2014 09:29

Convento: Madonna della Visitazione

Scritto da

L’attuale convento dei Frati Minori Francescani, “Madonna della Visitazione”, in Salice  Salentino, nasce intorno al 1587, per un caso che si potrebbe definire fortuito. L’allora signore di Salice il marchese Antonio Albricci, malato gravemente, volle convocare il suo padre confessore al fine di chiedere perdono per i suoi peccati e invocare la guarigione. Il sacerdote, però, gli consigliò di costruire, per voto, un convento sui resti di un più antico tempio dedicato alla Madonna del Soccorso. L’Albricci promise di costruirlo, ma guarì e presto dimenticò la sua promessa. L’anno successivo si ammalò nuovamente e di nuovo andò a chiamare il suo padre confessore che lo rimproverò per non aver tenuto fede al suo voto e cosi, finalmente, iniziò la costruzione del Convento che si concluse nel 1615, data segnata sul battuto dell’antico pavimento delle scale.

 Il Convento appartenne per tre anni ai padri Osservanti, dal 1587 al 1590, per passare poi, ai padri Riformati, che completarono tutti gli ambienti del piano terra e l’unica ala allora già edificata del piano elevato, ultimato in seguito per volontà degli Albricci.

 A questo periodo risalgono i pochi elementi cinquecenteschi che si possono ancora osservare, come la facciata a spioventi con la sua incorniciatura a dentelli o il blasone gentilizio degli Albricci, sullo spigolo della facciata a destra e composto da  una porta di un castello sormontata da un leone. Della stessa epoca sono anche, la finestra del prospetto e quelle ai lati, nonostante il loro riadattamento in epoca barocca allo stile vigente. Un altro stemma inneggia ancora alla signoria degli Albricci: quello presente sulla volta del presbiterio e guarnito da dorature.

Anche il chiostro pur essendo stato rimaneggiato più volte nel corso dei secoli, conserva tratti evidenti di gusto rinascimentale. Al piano terra si può ammirare un meraviglioso quadriportico sul quale si affacciano le piccole finestre delle celle e quelle grandi dei corridoi. Esso presenta  venti colonne con  capitelli in stile dorico; al centro del chiostro è situato il caratteristico pozzo. Ogni lato si apre in cinque arcate a tutto sesto; dietro di esse si susseguono le campate a crociera con le loro chiavi,  impreziosite ciascuna da un bocciolo.

Nei locali del piano superiore del Convento vi è una piccola cappella di pianta quadrangolare decorata con stucchi e dipinta con vari colori, in parte persi a causa di ridipinture posteriori. Sono tutt’ora presenti tre tele raffiguranti la Vergine col  Bambino, San Giovannino, la Vergine e Sant’Anna. Le tele settecentesche di buona fattura, sono ascrivibili ad un pittore locale. Dello stesso autore è anche la tela posta sull’altare maggiore, raffigurante l’Immacolata Concezione mentre, sulla mensa, erano poggiati i sei reliquiari che Nicola Filomarino - Enriquez e la moglie Lucrezia Sacrati,  Signori di Salice, donarono al convento dopo aver ricevuto dalla Vergine la grazia della nascita di un figlio e che invece adesso, sono custoditi dall’attuale Rettore del convento.

Agli Albricci succedettero, nel 1625, gli Enriquez e Giovanni Agostino, loro capostipite, decise di mettere a disposizione del convento tutti i suoi beni permettendo, così, a padre Giuseppe Meo di procedere nella direzione dei lavori di completamento della chiesa, eseguiti fra il 1668 e il 1673 e consistenti nella costruzione di ulteriori stanze e corridoi.

Tra il 1668 e il 1773 padre Meo fece affrescare l’intero portico del chiostro. I dipinti che ne adornavano le pareti interne furono completamente coperti fra il 1969 e il 1978, da uno strato di calcina, per iniziativa di padre Bernardino Patera poiché fortemente degradati dall’umidità e che oggi sono stati riportati alla luce e presto saranno restituiti alla cittadinanza, grazie ai lavori di restauro promossi dall’Amministrazione Tondo.

 Ancora integro è invece un grande e vivace affresco che copre una parte del refettorio raffigurante la cena in Emmaus, opera di fra’ Giovanni da Brindisi, come attesta la firma in calce all’opera. L’episodio è raffigurato con il Cristo al centro della tavola imbandita con piatti e pomi d’arancia, e gli apostoli ai lati. Figure abbigliate con abiti secenteschi conferiscono alla scena quella piacevolezza popolare tipica della pittura francescana del ‘600.

Il convento e la chiesa annessa divennero subito punto di riferimento per la comunità salicese, tanto che Gabriele Agostino Enriquez, Signore di Salice, istituì attorno al 1662 un’importantissima fiera.

  Altri lavori furono realizzati nel 1772, quando padre Nicola da Guagnano volle rifinire la chiesa di consistenti decorazioni a stucco e marmo di gusto rococò.

I segni della restaurazione settecentesca sono riscontrabili nella facciata la cui porta d’ingresso si arricchì, ai lati, di due lesene che reggono il timpano mistilineo, entro il quale si può ancora leggere l’epigrafe con un tetrastico latino che ricorda la visita di Maria ad Elisabetta: “THETRASTICON VISITAT ELISABET VIRGO PURGATQUE IOANNEM/ CRIMINE QUO CUNCTOS NOS  MACULAVIT ADAM VISITET AC SALICES SUA SIC PROTECTIO SEMPER/ OMNE MALUM PELLAT POSCAT ET OMNE BONUM”: “La Vergine visita Elisabetta e monda Giovanni/ della gran colpa d’Adamo che tutti macchia/ venga così a visitare Salice e con la sua protezione/ faccia fuggire ogni male e apporti sempre ogni bene” . Ai lati, entro coppie di lesene, si possono osservare due nicchie vuote con decorazioni a volute.

Sul tetto il campanile a vela, realizzato nel 1673.

Del 1772 anche il dipinto di grandi dimensioni raffigurante l’entrata di Gesù  a Gerusalemme, posto sulla controfacciata e realizzato, come riferisce l’iscrizione latina posta in basso a sinistra, per volontà di padre Nicola da Guagnano. Il dipinto fu voluto allo scopo di segnare la fine dei lavori di ristrutturazione della chiesa  fortemente richiesti dallo stesso padre Nicola.

Altri elementi di notevole importanza, l’organo a canne, realizzato nei primi anni del secolo XVIII, che prese il posto del vecchio organo a canne ubicato nelle vicinanze della porta d’ingresso;  l’altare del crocifisso dove il Cristo, scolpito in legno, riporta i segni delle laceranti ferite, di ispirazione tipicamente francescana, un’arte profondamente arcaica e mirata alla predicazione che soleva mettere in risalto gli elementi emotivamente più toccanti ed eloquenti delle figure, al fine di poter esprimere, attraverso le immagini, il messaggio evangelico forte della vita e dei dolori del Cristo; l’altare dedicato all’Immacolata, sulla cui mensa è la tela raffigurante la Vergine, attribuibile al pittore napoletano De Matteis. Il quadro, secondo la teoria elaborata dallo storico Francesco Innocente, è stato ubicato al posto della tela raffigurante la Vergine con Sant’Antonio e San Francesco che ancora oggi si può ammirare nei locali della sacrestia. La tela dell’Immacolata, infatti, mostrerebbe ai lati, i segni di un riadattamento e sembrerebbe non perfettamente corrispondente alla cornice dell’altare, al contrario di quella posta in sacrestia.

Fra gli altari vi è anche quello della Visitazione che ospita il Gruppo scultoreo della Vergine e Santa Elisabetta. Le teste e le mani sono attribuibili a un maestro veneziano, ma sono state restaurate nel 2013. Quest’anno, nel 2014, si è provveduto alla sostituzione degli abiti delle due statue.

Meraviglioso l’altare dedicato a San Pasquale Baylon, ubicato sul lato sinistro della porta d’ingresso, in pieno stile barocco che presenta due serie di colonne decorate con racemi ed elementi fitomorfi, terminanti con l’Aquila bicipite con sopra la corona ducale, simbolo regale degli Albricci che, probabilmente, ne commissionarono la costruzione.

Durante il secolo XIX il convento fu soppresso due volte. La prima quando, in seguito alle riforme napoleoniche, fu destinato ad ospitare la sede del Municipio e delle scuole, ma i padri vi rientrarono fra il 1819 e il 1824; la seconda dopo che i frati furono accusati di appoggiare un circolo liberale vicino ai moti risorgimentali così che la struttura,  dal  1864 al 1867, divenne sede degli uffici pubblici del Comune,  che si accollò le spese per l’esecuzione di piccoli interventi di manutenzione. Nel 1895 il Comune cedette gli ambienti del chiostro a Orazio Greco per la durata di 29 anni, “allo scopo di ripararli e adattarli a ricovero di mendicanti e gente inabile al lavoro”.

Il beneficiario pagò un fitto di 200 lire, dopo i primi dieci anni in cui ne usufruì a titolo gratuito e poi, con atto notarile, lo stesso Greco lo trasferì a Padre Perrini che ne ricevette la cessione gratuita dal momento che i frati si erano prodigati con pesante impegno per il convento.

Sempre nell’Ottocento accadde un episodio realmente sconcertante: l’antica tela raffigurante la Visitazione, posta sull’altare maggiore e donata da Antonio Albricci, attribuita a maestranze venete, andò distrutta a causa di un incendio nel giorno del 29 luglio 1895 e fu poi sostituita da una copia realizzata due anni dopo dal pittore Montefusco. Non è possibile, però, stabilire esattamente  se la tela fosse realmente veneta o meno. Va considerato che nelle copie esistenti il taglio diagonale della composizione e  lo slancio verticale delle colonne, siano elementi tipici, proprio della pittura veneta.

Secondo una leggenda, il pittore che stava dipingendo il volto di Maria nella tela scomparsa, appisolatosi stanco, prima di terminare l’opera, si risvegliò e vide il  volto della Vergine miracolosamente ultimato.

 Sempre sull’altare maggiore, ai lati dello stemma gentilizio posto sulla volta, nei pennacchi, il colletta ha raffigurato quattro evangelisti. Sulle pareti sono le quattro tele raffiguranti scene dell’antico testamento: Mosè sul Monte Sinai, Noè che esce dall’Arca; Isacco morente; David che suona l’arpa davanti a Saul. Opere di mediocre qualità sono da riferire ad un pittore locale del secolo XVIII.

In alto la navata ha tre tele raffiguranti rispettivamente San Giovanni da Capestrano, l’Assunzione e San Francesco d’Assisi; quest’ultima fu ridipinta in epoca recente dal Colletta. Nei locali della sagrestia le volte sono completamente decorate ed hanno, al centro, lo stemma francescano. Nella stanza situata dietro il presbiterio è ancora conservato il coro ligneo, opera secentesca di intagliatori francescani dell’èquipe di frate Francesco Maria da Lequile. Maldestre operazioni di pulitura susseguitesi nei secoli ne avevano alterato l’aspetto originario, coprendo le pirografie.

Durante il secolo XIX la chiesa continuò ad essere aperta anche in seguito alle soppressioni napoleoniche e postunitarie, continuando ad essere un punto di riferimento per i fedeli salicesi.

Nel 1915 altri lavori di restauro permisero il consolidamento delle volte.

Nella prima metà del ‘900 si costituì una confraternita numerosissima che provvede ad affiancare i frati nelle funzioni religiose e che possiede una cappella mortuaria.

L’interno, ad aula unica e a pianta quadrangolare, è voltato a vela e decorato con numerosi stucchi e marmi policromi.

Opere recenti sono l’ultima cena che decora il paliotto dell’altare maggiore opera di Bruno Ortes di Venezia, il tabernacolo e l’ambone, opera di Fortunato Cappello di San Cesario di Lecce.

Non si può non annoverare il Coro ligneo, posto nella stanza alle spalle dell’altare maggiore e formato da 20 stalli divisi da lesene ornate da racemi e decorato con pirografie che raffigurano motivi floreali. In lato, lungo il fregio, è il distico latino che invitava i frati alla preghiera: “ANTE DEUM STANTES NE SITIS CORDE VACANTES ET SI COR NON ORAT IN VANUM LINGUA LABORAT” e cioè: “Stando davanti a Dio, non siate distratti perché se il cuore non prega, la lingua parla invano”.

Crf.  R. de Giuseppe, F. Leone, F. Riezzo, A. Scarcella, Salice Salentino, Emergenze Storico-Artistiche, Campi Salentina, Regione Puglia CRSEC LE/37 , 2004

Crf. AA. VV. Il Salice, Quaderno della Biblioteca Comunale di Salice Salentino, Dicembre 1998.

Intervista ai Testimoni Francesco Innocente e Francesco Grasso.

Foto di Silvia Grasso.

Consulenza Scientifica di Giuseppe Tafuro.

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