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Wednesday, 20 March 2013 09:57

SANZIO Raffaello ( 1483 – 1520 ) - “ Deposizione Borghese “ ( 1507. Olio su tavola, 184x176 cm. Galleria Borghese a Roma ).

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La pala d'altare, stando alle notizie riportate da Vasari, venne commissionata da Atalanta Baglioni, appartenente alla celebre famiglia perugina. Il soggetto della pala centrale, la Deposizione di Cristo, piuttosto inconsueto, venne dettato dalla volontà di omaggiare il figlio della donna, Grifonetto, assassinato nel corso di alcuni fatti di sangue interni alla stessa famiglia per il dominio di Perugia nel 1500.

Grifonetto aveva infatti ucciso nel sonno con la spada tutti i parenti maschi rivali, in occasione delle nozze "di sangue" di suo cugino Astorre Baglioni con Lavinia Colonna, il 15 luglio. Abbandonato dai suoi stessi familiari, compresa la madre inorridita per l'accaduto, era tornato a Perugia dove Giampaolo Baglioni, miracolosamente scampato alla strage fuggendo per tempo a Marciano, lo raggiunse e fece uccidere, in Corso Vannucci. Poco prima di morire però Grifonetto venne raggiunto dalla madre e dalla moglie, Zenobia, che riuscirono a fargli perdonare i suoi assassini: ormai incapace di parlare, il moribondo toccò la mano della madre in segno di assenso al perdono. I vestiti insanguinati dell'uomo vennero quindi trasporti da Atalanta lungo la via pubblica, e arrivato sui grandini del Duomo ve li gettò pronunciando solennemente: «Che questo sia l'ultimo sangue che scorre su Perugia». La figura della Vergine nel dipinto quindi doveva rispecchiare il dolore materno della donna, mentre nella Maddalena sarebbe ritratta la moglie Zenobia. La pala ebbe una lunga elaborazione, testimoniata da una straordinaria serie di disegni e studi in larga parte conservati: ben sedici, oggi ripartiti in musei italiani ed esteri. Il soggetto venne gradualmente mutato dal Compianto sul Cristo morto alla Deposizione nel sepolcro, fondendo più spunti. L'opera venne collocata nella cappella della famiglia nella chiesa di San Francesco al Prato, dove si trovava già da qualche anno la Pala degli Oddi, sempre di Raffaello. Il successo della pala aprì le porte di Roma a Raffaello, che l'anno dopo venne chiamato da Giulio II. Il Trasporto si ispirò alle scene antiche del Trasporto di Melagro e alla scena nello sfondo della Cappellina dei Corpi Santi nel Duomo di Orvieto, affrescata da Luca Signorelli. Altri modelli furono una Deposizione a stampa di Andrea Mantegna e alcune opere di Michelangelo, per gli atteggiamenti di alcune figure.
Tre uomini stanno portando il corpo morto di Cristo nel sepolcro a sinistra. Essi sono rappresentati inarcati dallo sforzo di trascinare il pesante corpo senza vita e sono ritratti con espedienti che amplificano il senso del movimento (come l'espediente di far salire i gradini alle figure di sinistra) e le espressioni concitate. In particolare spicca il giovane al centro della composizione, da alcuni indicato come un ritratto di Grifonetto Baglioni. Dietro spunta san Giovanni con le mani giunte (ispirato a figure di Perugino), mentre al centro di questo gruppo spicca Maria Maddalena dolente, con i capelli al vento, colta nel pietoso gesto di tenere la mano di Gesù accompagnandolo al sepolcro. A destra si trova il gruppo delle pie donne che sostengono la Vergine svenuta, tenuta alla vita dalla donna dietro di lei, mentre una le regge il capo reclinato sulla spalla e l'altra inginocchiata allunga le braccia per sostenerla. Quella in ginocchio ha un movimento "a serpentina", ispirato al Tondo Doni di Michelangelo. Altri echi michelangioleschi si colgono nel corpo abbandonato di Gesù, simile a quello della Pietà vaticana e nel trasportatore vestito di giallo e verde, che si ispirò alla torsione dell'incompiuto San Matteo del Buonarroti. I due gruppi principali sono raccordati dal giovane trasportatore, che si proietta all'indietro. Lo straordinario paesaggio asseconda ritmicamente la composizione: se l'oscuro sepolcro nella roccia aiuta a stagliare i personaggi a sinistra, a destra le figure sono davanti alla collina del Golgota, mentre al centro la veduta si apre con ampio respiro su una veduta di colline punteggiate dalla presenza umana, con l'immancabile specchio d'acqua e con lontane montagne azzurrine, velate di foschia. In primo piano le pianticelle rappresentate con cura rimandano all'esempio di Leonardo da Vinci. Straordinaria è la ricchezza dei colori, quasi smaltati, così come la plasticità data dal forte chiaroscuro, che dà alle figure una monumentalità statuaria, e la concatenazione di gesti, sguardi e attitudini, che ne fanno uno dei capolavori dell'artista. Di grande effetto è la resa dei corpi umani nelle svariate posizioni, con attenzione alla resa anatomica, ma anche all'armonia e alla varietà.

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