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Tuesday, 22 January 2013 09:09

DALI’ Salvador ( 1904 – 1989 ) - “ Metamorfosi di Narciso “ ( 1937. Olio su tela, 50x78 cm. Tate Gallery, Londra ).

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DALI’ Salvador ( 1904 – 1989 ) - “ Metamorfosi di Narciso “ ( 1937. Olio su tela, 50x78 cm. Tate Gallery, Londra ).

Questo è il primo quadro in cui utilizza del tutto il suo metodo “critico-paranoico”, che consiste nel guardare un oggetto e vederne, e quindi dipingerne, un altro. L’immagine si presenta divisa a metà, questa suddivisione dipende sia dai colori, sia dalla trasformazione della figura, che avviene da sinistra verso destra. L’ispirazione per quest’opera, deriva dal viaggio di Dalì, in Italia, nel 1936: lo si può notare per la scelta iconografica, e per le figure di nudi, sullo sfondo, che ci riportano a pose classiche e atteggiamenti formali tipici del manierismo e del rinascimento. L’immagine è presentata come un ambigua relazione tra illusione e realtà, in un complesso intreccio di verità e inganno, desiderio e sentimento, infatti il corpo di Narciso, accucciato quasi in posizione fetale ( che quindi riconduce alla ricerca di Narciso della solitudine che vi è nel grembo materno, prima di nascere) si presenta come un enorme figura, quasi rocciosa, immersa in una calda ed aurea luminescenza, che giganteggia sul lato sinistro dell’opera, si vede il riflesso di questo volume nell’acqua dentro cui siede; la trasformazione, che si può notare sul lato destro del quadro, fa diventare Narciso una mano, con la stessa sua sagoma, dai colori più spenti, che però fanno acquistare realtà alla figura: la mano stringe un uovo crepato, dalla crepa nasce l’omonimo fiore. La mano potrebbe star ad indicare l’atto della masturbazione, elemento già riscontrato in altri dipinti daliniani, oppure, che è più probabile, quello della morte. L’elemento omoerotico è sempre stato caratterizzante nella rappresentazione di Narciso. Questa presentazione della figura doppia o dell’immagine ribaltata è tipica di Dalì, in quanto lui riteneva che attraverso dei passaggi nettamente paranoici, fosse possibile ottenere due figure anatomicamente e figurativamente identiche, eppure essendo rappresentazioni di oggetti assolutamente diversi. E per di più riteneva che ci fosse uno stretto collegamento tra il significato implicito della morte e la sua interpretazione di narcisismo. La decisione di applicarla anche a quest’opera è avvenuta verso la fine, in quanto nei disegni preparatori, non è presente nulla di questo genere. Sulla base del pollice, si possono notare delle formiche, che si trovano spesso nelle sue opere, e stanno a rappresentare la decomposizione e la caducità dell’esistenza e della vita. A rafforzare questo significato, si nota sulla destra, uno sciacallo che divora una carogna. Sullo sfondo, si può notare, su di un piedistallo, la statua di narciso, prima della trasformazione, e questo ci riporta al rinascimento, tendenza verso cui Dalì si dirige spesso, anche se in modo personale e ambiguo. L’intera opera fa indossare all’osservatore i panni di Narciso, grazie all’immagine rappresentata e al suo richiamo. Dalì fa in modo che per lo spettatore, Narciso scompaia a poco a poco, fino a raggiungere la sua massima metamorfosi.

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