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Sunday, 09 June 2019 10:37

Cartoline portoghesi #9 Mondego Featured

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Una delle cose più divertenti del vivere in un altro paese è entrare in un supermercato per cercare di capire come sono strutturati gli alimenti sugli scaffali, e quali sono i prodotti più acquistati dalle gente del posto. È una cosa che aiuta molto ad entrare in contatto con le abitudini degli indigeni e le loro tendenze. Ebbene, uno dei prodotti che non può mai ma proprio mai mancare nel frigorifero dei portoghesi non è il baccalà o le sardine, sebbene siano vendute in tutti i luoghi, in tutti i laghi, le zuppe e la tasquinhe. No. Il prodotto per eccellenza che non può mancare è il burro salato. Manteiga lo chiamano loro, che già solo a vedere la quantità che ne spalmano sulla fetta di pane per poter fare la torrada al mattino per la prima colazione, le arterie si rifiutano e non ti riprendi più. Ho detto burro salato perché il burro normale, quella senza sale, senza sapore per intenderci, insomma quello che usiamo noi in Italia è una rarità. Evviva la ritenzione idrica. Ancora mi chiedo come facciano ad essere così magri, probabilmente saranno le mille salite e discese, i gradini infiniti delle scale monumentali. Ovviamente subito dopo il burro c’è la fila per accaparrarsi il pane in cassetta – pão de forma – che all’inizio comprai pensando erroneamente fosse un tipo di pane dietetico, per poi scoprire solo dopo che la forma che intendono loro, chiamandolo così, è quella del quadrato. C’è in realtà anche la tipologia speciale per la torrada. E potevo non comprarla? La caratteristica di questa fetta di pane è che il bordo è il doppio di quella normale, giusto per dare uno schiaffo alle calorie. Comunque, essendo un’italiana atipica (non bevo caffè, e le mie coinquiline portoghesi o brasiliane che siano, mangiano molta più pasta di quanta ne mangi io) sono stata incuriosita dalla marmellata di pomodori. Ok, lo so che letta così lascia abbastanza perplessi, ma posso giurare che è addirittura più buona di quella alle fragole (ho sempre pensato che fosse troppo sopravvalutata). Facendo lo slalom tra le nonnine portoghesi (che certe volte, c’è da dire hanno più sprint dei ventenni del posto), mi ritrovo tra distese di bacalhau, sentendomi in colpa per ignorarlo (anche se dato il suo odore è abbastanza difficile), dirigendomi piuttosto al reparto dei surgelati, dove tra verdure abbastanza comuni, patatine, petti di pollo panati, rissois di camarrão, bolinhas de bacalhau (ancora) e coxinhas de frango, spicca lei, l’irreprensibile pizza con ananas e prosciutto. Per non parlare della versione pronta da mangiare, al reparto “ristorante”, arricchita con bellissimi sfilaccetti di pollo. Ananas e pollo. Sì. 
Penso che posso dirigermi verso la cassa, e grazie a uno scivolo fatto di SuperBock, Sagres (le loro birre tipiche), sidre di mele, Fanta all’uva,mango e maracuja (influenze brasiliane), atterro su dei sofficissimi pães de deus, e apro l’ombrello per pararmi dai pastel de nata confezionati in pacchi da otto. Ma un olezzo fortissimo mi costringe ad aprire gli occhi, perché la verità è che se non metti nel carrello almeno una ventina di denti d’aglio non sei nessuno. E men che meno un portoghese.

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