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Sunday, 25 June 2017 06:40

Dopo la sconfitta il centro sinistra si riorganizza. Fina: “Voglia di ridefinire i contorni di un’area”

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Ieri sera, nella sede di Salic’è si è tenuta un’assemblea civica dei militanti dell’aerea di centrosinistra. Emanuele Fina, tra i sostenitori di quest’incontro, sottolinea che non c’è stata nessuna chiusura e che era aperta a tutti coloro volessero partecipare, PD incluso.

 

Dopo la sconfitta dell'undici giugno, cosa vi proponete di fare?

Innanzitutto colgo l'occasione per precisare che l'assemblea di ieri sera, promossa da tutti i firmatari dell'appello e non solo dal sottoscritto, era pubblica, aperta a chiunque sentisse come proprio il tema, quindi non vi è stata nessuna esclusione, come pretestuosamente alcuni stanno affermando, anche perché non sono stati fatti inviti ad personam. Tanto meno, tengo ad affermarlo, è stato escluso il PD come si è titolato erroneamente su alcuni articoli di stampa; un centrosinistra largo ed inclusivo come quello che immaginiamo non può fare a meno del principale partito del centrosinistra italiano.

Dall'assemblea è emersa una voglia diffusa di ridefinire i contorni di un'area da troppo tempo divisa partendo dai temi che riguardano il paese e, più in generale, i caratteri culturali, identitari del centrosinistra stesso, mettendo da parte gli anatemi. Un processo culturale prima ancora che politico che necessita di uno sforzo collettivo gravoso e che ci spinge a recuperare alla partecipazione attiva quanti si sono rinchiusi nelle proprie case.

Secondo te cosa ha portato alla sconfitta Ruggeri? Credi che l'inserimento in squadra di politici di lunghissimo corso abbia inciso?

Non ho titoli per esprimere un giudizio sulla composizione delle liste e osservo che il punto su cui dovremmo riflettere non riguarda “le persone” ma l’impostazione politica di fondo.

Penso che non facciamo un buon servizio al centro-sinistra se chiudiamo la discussione in una logica tutta elettoralistica e imputiamo tutti i nostri problemi a questi mesi di campagna elettorale, in cui pure degli errori si sono evidentemente commessi. Personalmente ritengo che abbiano radici più profonde e che siano riconducibili in parte ad errori antichi risalenti alla seconda metà degli anni ’90 e alle travagliate vicende precedenti le elezioni del 2007 ma, soprattutto, alle scelte politiche degli ultimi 6 anni in cui è prevalso un atteggiamento di chiusura, di esclusione e di prevaricazione con inutili prove di forza che hanno impoverito ed indebolito un gruppo in passato folto e plurale.

Ho provato a spiegarlo ieri sera rifacendomi alle riflessioni di Gramsci sul potere secondo il quale questo si basa sulla presenza di forza e consenso; se prevale la prima si ha il dominio, se prevale la seconda l’egemonia, intesa come dominio culturale e capacità di conquistare l’adesione di molti intorno ad un progetto politico.

Ecco, io penso che la sconfitta e la posizione di minoranza (non solo elettorale) siano le conseguenze di una debolezza culturale, di una difficoltà ad aggregare molti cittadini nell’elaborazione di un’idea di paese. In questi anni si è pensato che bastassero “i voti”, quindi il dominio e si è tralasciato l’aspetto più prettamente politico e culturale.

Da qui deriva anche la debolezza dell’azione amministrativa, che a mio parere ha pesato sul risultato elettorale, perché non c’è progetto che tenga senza il coinvolgimento di una larga parte dei cittadini, anche di quelli che ci stanno meno simpatici. 

E’ lo stesso schema che ha portato a rifiutare le primarie a gennaio e a celebrarle in modo rocambolesco ad aprile.

Voci non confermate, asseriscono che hai appoggiato la "parte" di sinistra della lista Rosato. Ora però ti troviamo a sostenere un'iniziativa che cerca di riunire il centro sinistra sconfitto. Qual è la tua posizione?

Quando nel 2007 fui eletto segretario del PD mi impegnai a riallacciare i rapporti con quella parte di centrosinistra che fece altre scelte rispetto alla lista che sostenemmo; in particolare cercai di recuperare quella parte di amici della Margherita in quanto cofondatori del nuovo partito e credo di poter affermare di esserci parzialmente riuscito. In seguito ho cercato di fare altrettanto con la componente socialista ma con risultati più scarsi. Ci riprovai anche nell’estate del 2011 quando mi spesi per aggregare a noi l’allora Generazione Salice (di cui faceva parte lo stesso avv. Ruggeri) prima che desse vita alla lista Primavera salicese. Un obiettivo che ho perseguito anche in questi anni da semplice militante ma che non è stato condiviso da chi aveva la responsabilità della guida politica e che a mio avviso rappresenta, per riallacciarmi alla domanda precedente, un’altra causa della sconfitta.  I fatti, quindi, dimostrano che da sempre ho ritenuto un valore l’unità del centrosinistra e continuo a pensare che in questa direzione bisogna spendere tutte le energie per recuperare coloro i quali hanno votato per i candidati di centrosinistra presenti nell’altra lista e quei 500 cittadini che hanno preferito l’astensione, molti dei quali certamente nostri elettori.

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