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Monday, 24 April 2017 17:24

Primarie del Pd, Gabriele Cagnazzo dei Giovani Democratici "Orlando per il cambiamento" Featured

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Care/i concittadine/i

Il 30 aprile si chiuderanno i lavori congressuali del Partito Democratico, avremo la possibilità di scegliere dal basso chi dovrà guidare il più grande partito dell’area riformista d’Italia.

Viviamo un’epoca di profondi cambiamenti, non possiamo farci cogliere impreparati. La frettolosa apertura dei lavori congressuali ha impedito un’analisi attenta della sconfitta in merito al referendum costituzionale. Non ci siamo interrogati lucidamente sui motivi che hanno portato tanti giovani e tante periferie a non sostenere, peggio ad opporsi, alla nostra proposta. Un partito che non si pone delle domande, che si trincera dietro l’autoreferenzialismo e denigra chi si oppone come “accozzaglia”, rischia veramente di andare a sbattere. Dobbiamo ritrovare la forza di confrontarci sui temi che, prima di tutto, ci uniscono, riscoprire il valore dello stare insieme, riportare il PD al fianco dei cittadini. Dobbiamo lottare contro le grandi disparità sociali che quotidianamente allargano il divario tra ricchi e poveri, centri e periferie del nostro Paese.

I mille giorni del Governo Renzi ci pongono, ora, davanti a un bivio: da un lato, un PD che insegue le destre ed i populismi adottandone il linguaggio; dall’altro, la pacatezza del dialogo, sia interno che col Paese, cioè il definitivo abbandono delle posizioni autoreferenziali ed “arroganti” degli ultimi anni.

Per questo vi chiedo di sostenere la candidatura di Andrea Orlando, l’unica in grado di riportare il dibattito politico su temi che sono spariti dai radar della politica e dell’opinione pubblica.

Nella sua mozione, l’attuale Ministro della Giustizia sottolinea  alcune parole-chiave per riaprire un dialogo cittadini-istituzioni che, recentemente, non pare godere di particolare salute.

L’Italia è un Paese dilaniato dalle divisioni, le periferie si sentono sempre più distanti dal centro, il Sud  soffre di un ritardo sociale ed infrastrutturale col Nord acuitosi negli ultimi decenni, gli esclusi aumentano e la forbice, tra la popolazione benestante e quella che continua a soffrire i morsi della crisi, si sta drammaticamente divaricando.

Un disegno di sviluppo- si legge nella mozione- cammina solo se è capace di mobilitare forze, energie, di coinvolgere, di includere, di far partecipare. Abbiamo agito con ritardo e le politiche messe in campo sono state percepite come l’ennesimo patto per distribuire risorse a classi dirigenti e istituzioni che appaiono distanti e inadeguate. Più che altrove, il Partito Democratico del Mezzogiorno è nelle mani degli eletti, di un notabilato locale che prolifera nel disinteresse o, peggio, nell’interesse dei gruppi dirigenti nazionali, e che non riesce ad essere inclusivo. Il difficile processo di formazione di una nuova classe dirigente al Sud, ma non solo, deve essere il nostro assillo.

Andrea Orlando segna la via dell’uguaglianza: un partito che si professa di centro-sinistra non può ignorare questi temi. Per troppo tempo non siamo riusciti a farci sentire accanto alle madri ed ai padri che combattono le difficoltà quotidiane, accanto ai disoccupati, ai giovani, al mondo del lavoro, degli operatori culturali e della scuola in particolare: è ora di invertire la rotta. Dobbiamo porre un argine allo sgretolamento della società, nella quale chi è dietro fatica persino a mantenere quella scomoda posizione! Fornire degli strumenti di inclusione sociale, che non siano bonus a pioggia, ma investimenti mirati alla valorizzazione ed al riscatto dei singoli: ricostruire lo Stato Sociale. L’Italia ha bisogno di uno sviluppo strategico, di un’iniezione di vitalità nei settori produttivi, di scuotersi dal torpore che è stato solo aggravato (seppur drammaticamente) dalla crisi. Non possiamo più permetterci di non sfruttare le grandi risorse del nostro Paese.

Il PD deve, inoltre,  portare l’Europa accanto ai cittadini, facilitare l’integrazione italiana nel sistema istituzionale europeo, non dipingere Bruxelles come sede di cieca ed insensibile burocrazia, ma come simbolo di un’unione di popoli e culture. Abbiamo il dovere di chiedere all’Unione maggiore attenzione verso l’area del Mediterraneo, come una maggiore condivisione degli impegni in materia di immigrazione: non possiamo più affrontare  i flussi di sbarchi come una continua emergenza, dobbiamo renderci conto che si tratta di un problema strutturale e di lunga durata.

In questi anni, purtroppo, il PD è stato un “comitato elettorale permanente”, per riportare le parole dell’ ex premier Enrico Letta, un partito che ha vissuto la politica con l’impeto frettoloso di chi deve accumulare consensi. I “pacchetti di voti” hanno contato più delle proposte, dell’opportunità di certe candidature alquanto discutibili. Per questo vi scrivo: la mozione Orlando ha come solo motore l’entusiasmo delle idee, del rinnovamento. Ci siamo apertamente schierati contro eventualità poco trasparenti, abbiamo lasciato agli altri i giochetti sulle tessere e sui numeri. Non abbiamo sindaci che si vantano di rapporti preferenziali con noi. Il cambiamento passa soprattutto dal rifiuto della vecchia politica clientelare, che attanaglia soprattutto le periferie.

Le sfide che affronteremo, quindi, saranno tantissime. La globalizzazione pone sulle spalle dei partiti, e della politica tutta, l’enorme responsabilità di far godere a tutti delle opportunità che ci vengono offerte.

Le vie per un nuovo PD, per un nuovo centrosinistra (che auspico coeso e non attento solo alle sottili differenze che lo percorrono) e per un nuovo Paese passano tutte per Andrea Orlando.

Condivido con voi uno dei passaggi conclusivi del documento di Orlando: “È giunto il momento di riaffermare la distinzione tra partito e governo, che non è una questione organizzativa, è una scelta politica. Non solo per senso del limite. È una condizione per tornare a vincere, in un contesto politico e istituzionale mutato rispetto a quello bipolare e maggioritario in cui immaginammo le nostre regole. È il segno di aver colto la lezione della sconfitta del 4 dicembre: un partito nei fatti "assorbito" nel governo non è stato in grado di coinvolgere la società e nemmeno di comunicare. Da tutto questo deriva la necessità di distinzione delle figure del candidato premier e del segretario del partito per testimoniare un modo di concepire la politica e un impegno nei confronti della nostra comunità. Il partito non è un comitato elettorale permanente. La distinzione tra partito e governo servirà a mantenere le promesse mancate: formare gruppi dirigenti nuovi e plurali e rilanciare la partecipazione attiva. Occorre dedicarsi a tempo pieno a questo Partito che ha bisogno di aprirsi, perché oggi respinge le forze civiche e sociali che pure vorrebbero o potrebbero avvicinarsi. Un partito che ha bisogno di ricostruire le sue alleanze sociali, ha bisogno di ricostruire quel centrosinistra largo, che è stato il motore di cambiamento reale in tutti i passaggi più importanti della vita della Repubblica. La stagione che viviamo è uno di questi momenti. E non possiamo più sottrarci alla sfida.”

Il 30 aprile, quindi, auspico che sia la festa che permetterà alla “base” di riappropriarsi dei propri simboli e delle proprie battaglie, la festa del dialogo costruttivo con tutto il centro sinistra (è indubbio che l’interlocutore del PD sarà importante per qualsiasi strategia futura), la festa di una rinnovata area politica progressista, democratica, socialista,laica e liberale in Italia.

 

Gabriele Cagnazzo

Comitato “Il Salento per Andrea Orlando”.

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