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Monday, 20 March 2017 23:01

Incontro sul bullismo e cyberbullismo, "La conoscenza come strumento per combattere il bullismo" Featured

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Al Centro Sociale Parrocchiale "Don Mario Melendugno" di Salice Salentino, per parlare di bullismo e cyberbullismo.

 

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 “Non solo la vittima è quella bullizzata”. Chiaro e diretto uno dei temi portanti dell’incontro “Bullismo e Cyberbullismo”, promosso dal Comune di Salice Salentino. Gli esempi riportati in sala dal moderatore Antonio Soleti, davanti al pubblico presente, lasciano ben poco spazio alla fantasia, se si tiene in considerazione che di solito un bullo a 14 anni, lo si ritrova poi a 24 anni con minimo 3 altri reati commessi, come ha potuto confermare in seguito, la criminologa Barbara Rodio, paragonando l’immagine a cui siamo abituati nell’abitudinario di Cappuccetto Rosso e il lupo cattivo, ad una ragazzina tra gli undici e sedici anni con un pedofilo che si nasconde dall’altro lato del pc.
L’esempio tangibile riportato è stato poi quello di Carolina Picchio, suicidatasi a 14 anni poiché vittima del cyber bullismo, inconsapevole protagonista di filmati girati contro la sua volontà e contro il suo volere diffusi in rete, che ha dato il via all’inizio di un disegno di legge, già approvato dal senato, proprio sulla spinta della sua professoressa Elena Ferrara che è divenuta in seguito senatrice del PD.

Questo fenomeno, sia fisico che telematico, è in crescita in modo preoccupante se si pensa che dal 2016 al 2017 vi è stato un aumento del 30% circa, delle vittime tra i 14 e 18 anni. Vittime che, se non arrivano a compiere l’estremo gesto del suicidio e quindi ad una morte fisica, entrano comunque in una realtà fatta di autolesionismo e depressione, una vera e propria atarassia, una mancanza di emozioni e legami con il mondo circostante. Ancora più preoccupante del bullismo è il cyberbullismo, come ha poi evidenziato la relatrice Barbara Rodio, poiché per essere definito in questo modo ha bisogno di un perpetuarsi nel tempo, non solo per giorni o mesi, ma addirittura anni; inoltre non ha limiti, basti pensare alle condivisioni in frazioni di secondi, e al fatto che molto spesso non si sa chi si nasconde dietro al nickname del profilo Facebook o Instagram, (per citare i più noti).  
La colpa è del genitore che non sorveglia” ha detto nell’intervento di chiusura, l’ingegnere Luigina Quarta, CTU della Procura di Lecce, che ha scelto volontariamente di evitare la registrazione a qualsiasi tipo di social, sfatando il mito delle famiglie con meno cultura che danno l’inizio a questi fenomeni. “Sono le famiglie più agiate che poi non hanno il tempo per stare accanto ai loro ragazzi” ha concluso.
Tra i saluti, il vicesindaco Alessandro Ruggeri ha espresso una nota di rammarico per la scarsa partecipazione dei genitori, “La famiglia è da considerarsi il nucleo basilare su cui si dovrebbe fondare la formazione dell’individuo, forse questo non è un argomento tale da suscitare interesse, comunque noi non ci scoraggiamo perché siamo promotori di cultura, ed anche un passaparola può essere spunto di riflessione. Lo scopo non è cambiare la forma mentis di ognuno di noi, ma far nascere un germe, un punto d’osservazione affinché le cose possano andar meglio.”   
Lo ha sostenuto anche l’assessore alle politiche sociali Margherita D’amoneNoi siamo da collante, vogliamo fare da ponte tra le famiglie, le scuole e le istituzioni. Gli insegnanti possono fare il loro dovere ma se non viene data continuità all’interno delle famiglie, tutto viene a scemare. Mi dispiace la mancanza dei genitori in questo percorso di formazione davvero importante.”

Read 1864 times Last modified on Tuesday, 21 March 2017 11:13

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