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Monday, 20 March 2017 10:22

Ministero dell’Economia e delle Finanze e dichiarazione di redditi

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Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, di recente, ha pubblicato i dati fiscali contenuti nelle dichiarazioni dei redditi presentate dai Contribuenti italiani l’anno scorso, relativi al 2015, distinti per ogni singolo Comune.

Dei complessivi 5.292 contribuenti residenti a Salice Salentino, con un reddito pari, complessivamente, ad oltre 72 milioni di euro ed un gettito di imposta netta in favore dell’Erario di circa 10 milioni, ben 2.184, pari al 41,27%, hanno dichiarato, nel 2015, un reddito inferiore a 10.000 euro. Sono stati, invece, 1.026, pari al 19,39% del totale, i contribuenti che hanno dichiarato redditi compresi tra 10.000 e 15.000 euro. Coloro che hanno percepito tra i 15.000 e i 26.000 euro sono stati 1.353, pari al 25,57%, mentre ben 588 (11,11%) hanno dichiarato redditi compresi tra i 26.000 e i 55.000 euro. Ci sono stati, infine, 24 persone che hanno dichiarato entrate tra i 55.000 e i 75.000 euro, 19 che hanno avuto redditi tra i 75.000 e i 120.000 e, infine, ben 11 Salicesi che, nel 2015, hanno percepito redditi per oltre 120.000 euro. È interessante sottolineare quest’ultimo dato, soprattutto se si tiene presente che, in molti Comuni della Provincia di Lecce, anche di popolazione analoga a quella di Salice, non vi siano affatto contribuenti nella fascia di reddito più alto.

Per quanto riguarda l’imposta netta Irpef, in provincia di Lecce risulta pari in media a 3.630 euro, al di sotto della media nazionale (5.020 euro), ed è dichiarata dal 65% del totale dei contribuenti salentini. Quasi 180mila soggetti hanno un’imposta pari a zero. Si tratta prevalentemente di contribuenti con livelli reddituali compresi nelle soglie di esenzione, ovvero di coloro la cui imposta lorda si azzera per effetto delle detrazioni.

Si conferma, infine, il peso crescente delle addizionali locali Irpef, frutto di scelte fiscali e di bilancio da parte deli Enti. L’addizionale regionale Irpef ammonta nel 2015 a circa 92 milioni di euro, per una media pro capite di circa 292 euro, mentre l’addizionale comunale media ammonta a circa 152 euro, con valori che variano fortemente nella provincia da Comune a Comune.

Se ci soffermiamo sui redditi da lavoro dipendente, il 2015 è stato l’anno in cui il bonus Irpef 80 euro, introdotto inizialmente in via temporanea dall'art. 1 del D.L. n. 66/2014 (Decreto Renzi), a partire dal mese di maggio 2014 e fino al mese di dicembre 2014, è stato poi confermato "a regime", e quindi è divenuto "strutturale", dal 2015, grazie alla Legge di Stabilità 2015 (art. 1, commi 12, 13 e 15 della Legge n. 190/2014). Il bonus consiste in un credito Irpef che il datore di lavoro riconosce in busta paga ai lavoratori dipendenti con reddito complessivo non superiore a € 26.000. Dai dati pubblicati, si evince come poco meno del 10% dei soggetti che avevano ottenuto gli ottanta euro abbiano dovuto restituire integralmente il bonus in sede di dichiarazione, mentre circa il 6% dei soggetti hanno dovuto restituire solo una parte del bonus ricevuto. Per quanto riguarda i contribuenti che hanno dovuto restituire il bonus, si tratta di contribuenti titolari di ulteriori redditi rispetto a quelli presi in considerazione dal sostituto d'imposta, che li hanno portati a superare la soglia fissata per avere diritto al beneficio, oppure di contribuenti non aventi diritto al bonus perché l'imposta dovuta è risultata inferiore alle detrazioni per lavoro dipendente.

Il 2016 (periodo d’imposta 2015) è stato anche l’anno in cui ha fatto il suo debutto la dichiarazione dei redditi pre-compilata, ovverossia lo strumento tramite il quale l’Agenzia delle Entrate ha messo a disposizione dei contribuenti la dichiarazione con una serie di informazioni precaricate in base ai dati inviati all’Agenzia da soggetti esterni. L’anno scorso, per la prima volta, hanno inserito il dato delle spese sanitarie, anche se tra i dati precaricati mancavano molte voci detraibili, dagli scontrini per i farmaci da banco alle ricevute degli ottici (inviati alle Entrate solo a partire dal 2016). Tant’è vero che, secondo le statistiche riferibili al 2015, la cifra precompilata è stata rettificata nove volte su dieci, senza contare le situazioni in cui il contribuente ha aggiunto la spesa ex novo. Eppure tutto lascia pensare che la presenza di un dato, per quanto frammentario, abbia creato un incentivo al suo inserimento. Non solo tra i contribuenti che hanno inviato la dichiarazione con il fai-da-te online, ma anche tra coloro – e sono la maggioranza – che si sono appoggiati a Caf e professionisti.

In altri casi l’evoluzione dei beneficiari è legata a fattori esterni alla precompilata. Per esempio, gli interessi detraibili sui mutui per l’abitazione principale – che sono stati comunicati all’Agenzia dalle banche sia nel 2015 che nel 2016 – mostrano un calo generale che si può forse ricondurre alla contrazione delle erogazioni, e al conseguente calo delle compravendite. Non a caso l’utilizzo dell’agevolazione aumenta tra i contribuenti con un reddito annuo oltre i 75mila euro, in genere più “bancabili”.

 

Dr. Daniel Cannoletta - Dottore Commercialista

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