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Monday, 13 March 2017 15:54

INTERVISTA A EMANUELE FINA, EX SEGRETARIO DEL PD DI SALICE

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Si continua con le interviste ai volti noti della politica salicese. Questa volta a darci notizie riguardo quello che sta accadendo a Salice è Emanuele Fina, ex segretario del Partito Democratico. Su nostra richiesta si è reso disponibile per un'analisi tecnico politica e per dei chiarimenti in merito a situazioni che hanno coinvolto il nostro paese.

 

Da quello che è possibile sapere, lei non scenderà nelle prossime amministrative, per quale motivo? Si potrebbe riconoscere in uno dei tre progetti presenti attualmente?

Per il momento non ho accettato le richieste di candidatura che mi sono pervenute per ragioni attinenti tanto la sfera personale quanto quella politica. Per ciò che concerne quest’ultima, pur non riconoscendomi nell’esperienza amministrativa che sta chiudendosi, insieme ad altri amici e compagni, abbiamo provato a dare il nostro contributo affinchè il centrosinistra ritrovasse le ragioni dell’unità e il PD si facesse promotore e perno di un’alleanza ampia che andasse oltre il perimetro ristretto della maggioranza uscente. Purtroppo, come a livello nazionale, anche a Salice è prevalsa una certa presunzione di autosufficienza che ci consegna un PD piuttosto isolato e debole oltre che un centrosinistra diviso in due e con esponenti candidati anche nella lista “Uniti per Salice”. In questa situazione abbiamo ritenuto che, per il momento, non ci sono le condizioni per esprimere una candidatura del nostro gruppo in una delle tre liste ma questo non significa defilarsi né tanto meno disinteressarsi del confronto politico se questo riguarda Salice e i suoi problemi. Del resto per fare politica non bisogna necessariamente essere candidati e come diceva Eleanor Roosevelt “grandi menti parlano di idee,menti mediocri parlano di fatti, menti piccole parlano di persone”.

 

Cosa sta accadendo nel PD a livello nazionale ma in particolar modo in quello di Salice? Perchè a tuo parere le primarie si sarebbero dovute fare? Avrebbero comportato dei miglioramenti nell'area di centro-sinistra?

A livello nazionale credo che sia in atto una trasformazione del partito che rinnega le ragioni fondative del PD. La segreteria di Matteo Renzi ha impresso una torsione leaderistica esasperata e ha trasformato quello che doveva essere un Partito in grado di rappresentare le migliori culture del riformismo italiano, quella socialista e quella cattolico-democratica, nel Partito di Renzi dove la cultura della sinistra italiana e, più in generale, i punti di vista differenti come fardelli di cui liberarsi al punto di riuscirci con la scissione che Renzi ha provocato. In questo senso, la cultura del “giovanilismo” e della “rottamazione” sono la massima espressione sebbene quest’ultima sia stata portata avanti solo verso alcuni esponenti giacchè tutta la vecchia classe dirigente di DS e Margherita è poi salita sul carro renziano. Ciò che resta è un partito senza un profilo politico e culturale chiaro, destrutturato, composto da un insieme di correnti preoccupate di garantirsi qualche posto in lista e pezzi di potere. Per il resto, la bocciatura del referendum costituzionale dal 60% degli italiani, il jobs act sottoposto a referendum dalla CGIL, la buona scuola bocciata dall’interno mondo scolastico, la riforma delle banche popolari bloccata dal Consiglio di Stato, la riforma Madia bocciata dalla Consulta, il livello di crescita economica più basso in Europa costituiscono un bottino piuttosto magro di tre anni di renzismo.

Anche Salice non fa eccezione, il circolo del PD è stato per 5 anni appiattito sulle posizioni dell’Amministrazione, sul piano amministrativo e su quello politico, dal momento che la stessa ha rappresentato un ostacolo all’allargamento della coalizione, verso Primavera Salicese prima e verso le altre forze politiche in questi ultimi giorni. Quanto affermo trova conferme nelle parole dell’amico Alessandro Ruggeri quando dichiara che noi volevamo aprire le Primarie ai rappresentanti dell’opposizione mentre loro preferivano circoscriverle a chi si riconosceva nell’attuale Amministrazione. In realtà le Primarie sono un momento di partecipazione democratica dell’intero centrosinistra e pertanto noi sostenevamo che fosse giusto aprirle a chiunque si riconoscesse in questo perché, come è accaduto a Leverano, avrebbero potuto essere uno strumento di ricomposizione di un’area oggi divisa in più parti. Tra l’altro, il sig. Ianne ha fatto parte di questa maggioranza fino a due anni fa e per altri 5 di quella De Mitri dunque trovo stravaganti le giustificazioni addotte. Sorprende che il PD, il cui Statuto all’Art. 18.1 sancisce che “I candidati alla carica di Sindaco, Presidente di Provincia e Presidente di Regione vengono scelti attraverso il ricorso alle primarie di coalizione.”, abbia accettato i diktat della maggioranza facendosi artefice principale della frattura all’interno del centrosinistra quando dovrebbe essere soggetto aggregante.

 

Dopo 5 anni di amministrazione di questa maggioranza cosa si sente di dire in proposito, visto che fanno parte della sua stessa area di interessi? Cosa hanno creato di produttivo per il paese?

Il bilancio mi sembra piuttosto deludente ed ho l’impressione che ne siano consapevoli, come testimoniano il Sindaco che decide di non ricandidarsi all’ultimo momento e i tentativi maldestri di rinnovamento finalizzati a dare l’impressione di una discontinuità con l’Amministrazione uscente del cui operato dovranno pur rispondere. Il Forum Giovani è stato chiuso così come il Consiglio Comunale dei Ragazzi, Vernice Fresca e PiediBus altrettanto, il Parco Giochi versa in stato di abbandono così come il campo sportivo, il verde pubblico e il centro storico, i Servizi sociali sono stati gestiti “d’ufficio” senza alcuna impronta politica, nessun investimento in formazione e/o intervento di riorganizzazione del Personale comunale che anzi è stato spesso ingiustamente additato come causa dei problemi, la capacità di intercettare finanziamenti assai ridotta e potrei continuare.

Tuttavia, ritengo che il fallimento più grosso risieda nel non aver saputo immaginare un ruolo per Salice nelle dinamiche di sviluppo locale nonostante le opportunità offerte dal Gal Terre d’Arneo aumentando il divario con i Comuni limitrofi con i quali non abbiamo saputo costruire sinergie e collaborazioni. Guagnano può vantare il Premio Terre del Negroamaro, Novoli la Focara, Campi la Città del Libro, Trepuzzi la rassegna Bande a Sud, Leverano la Festa del Vino novello eventi che attraggono migliaia di presenze. Noi, invece, abbiamo persino “appaltato” il Festival del Jazz sul quale il Comune avrebbe dovuto investire per farlo crescere ed innovarlo e farne un evento rappresentativo di due punti di forza del nostro paese, vale a dire il vino e la musica.

In sostanza, credo che una politica che vuole fare la differenza deve essere in grado di andare oltre l’ordinaria amministrazione. Va bene il rifacimento delle strade, seppur con un mutuo di 500.000€, ma a poco serve se non un solo turista o forestiero le calpesteranno.

Durante l'amministrazione De Mitri, lei era segretario del Partito Democratico di Salice e nel 2011 avete contratto un prestito della cifra di 750.000 euro per la riqualificazione di alcune aree del paese. Qual era la vostra idea? La riqualificazione di queste aree è da attribuire all'amministrazione De Mitri o all'attuale amministrazione, di cui si sta prendendo i meriti?

Nel 2008, per alcuni giorni, Salice fu un set cinematografico, si girarono alcune scene del film “Le Ali” ambientato a Mogadiscio, capitale della Somalia. Le riprese avvennero nel cuore del nostro centro storico, nella c.d. “zona Trisolino”.

Oggi, grazie al progetto della passata Amministrazione, quella zona è stata riqualificata e restituita alla collettività. Penso si sia trattato di uno degli interventi migliori di quell’esperienza amministrativa insieme alla riqualificazione del Convento e del giardino annesso, grazie ai finanziamenti ottenuti con il progetto “Ricomincio da tre” fondi FESR 2007/2013 e ad un impiego intelligente delle risorse derivanti dalla realizzazione di alcuni impianti fotovoltaici. L’idea era quella di riqualificare il centro storico lungo una linea immaginaria che congiungesse Piazza Plebiscito, zona Trisolino, Convento e Centro polifunzionale.

E’ facile, quindi, capire di chi sia “la paternità” di questi progetti come del resto dimostrano le delibere. L’attuale Amministrazione ha ultimato i lavori ma ritengo che avrebbe potuto fare di più per “mettere in moto” queste opere e trasformarle in spazi vivi di aggregazione e sviluppo.

 

Cosa ci potrebbe dire in merito alle tre liste, da quanto saputo e fino a prova contraria, che scenderanno per Salice?

 

Non spetta a me dare giudizi e, in ogni caso, è bene aspettare che siano ufficializzate. Ritengo che ai cittadini, più che il gossip sulle candidature, interessi il confronto sui problemi che riguardano la nostra collettività.

Per quanto riguarda la mia area politica, il centrosinistra, mi ha molto colpito l’affermazione “largo ai giovani” utilizzata tanto dal Sindaco uscente quanto dal candidato sindaco perché delineano un’impostazione politico-culturale che non condivido. Diffido, infatti, da chi, come Tondo, si accorge dei giovani a tre mesi dalle elezioni e li lancia nella mischia con tanta spregiudicatezza poiché l’impegno politico è una cosa seria, richiede un investimento paziente nel tempo, tanto dal punto di vista della formazione politica quanto da quello della costruzione del consenso. Diversamente si scade in quel “giovanilismo” di stampo renziano che non ha prodotto nulla di buono a causa della fragilità politica e culturale di alcune nuove leve. Del resto, è stato lo stesso Ruggeri ad ammettere che solo al termine del suo mandato “ha iniziato a capire come funziona la macchina amministrativa”. Ad Alessandro che afferma “tutti i vecchi politici hanno dato il loro contributo alla comunità, è giunto il momento che si mettano da parte”, con l’occasione, vorrei ricordare sommessamente le parole di Antonio Gramsci quando afferma che “una generazione vitale e forte, che si propone di lavorare e di affermarsi, tende invece a sopravalutare la generazione precedente perché la propria energia le dà la sicurezza che andrà anche più oltre” e dunque sente l’esigenza di confrontarsi e non di archiviarla. L’esperienza e la saggezza, del resto, non si acquistano ma si tramandano.

 

Cosa pensi del modus operandi della politica Salicese, è più una politica del fare o basate sui numeri?

 

Penso che sia ingeneroso affermare che tutti coloro i quali ci hanno preceduto nel corso dei decenni si siano preoccupati solo dei numeri e non anche di fare; significherebbe condividere quella descrizione di comodo, secondo la quale a Salice non c’è nulla che funzioni, tutto vada male, tutto è rifare.

Io penso, invece, che Salice abbia delle potenzialità enormi che devono essere tirate fuori con il contributo di tutti ed anche un pizzico di orgoglio. E’ indubbio che la politica sia anche consenso il punto è come lo si ottiene: lo si può racimolare guardando la parentela di un candidato, non vedendo altre logiche al di là di quella clientelare oppure costruendo un progetto politico robusto, in grado di appassionare e coinvolgere la gente, facendo sentire ciascuno responsabile del paese in cui vive, dunque cittadino e non solo elettore perché, canterebbe De Gregori, “la storia siamo noi, nessuno si senta escluso”. 

Read 1521 times Last modified on Tuesday, 14 March 2017 10:29

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