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Martedì, 23 Dicembre 2014 13:58

CASTELLO MONACI

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La tenuta denominata oggi Castello Monaci, compare inizialmente con il nome “Li Formosi” o “Li Formosi Seu Monaci. Solo successivamente venne chiamata XXIV Masseria Monaci, quasi sicuramente a causa della presenza sul territorio dei monaci Basiliani, sin dalla dominazione normanna.

 

I Basiliani possedevano su queste contrade diverse masserie, tutte dipendenti dalla grande abbazia di Cerrate, oramai di proprietà della Santa Sede. Quando però furono scacciati, i loro beni furono ridistribuiti ai diversi ordini religiosi tra i quali i Benedettini e gli Ospitalieri di San Giovanni, ma una parte dei territori rimase di potestà regia o demaniale. Appartenuta nel 1748, al Venerabile Collegio dei padri Gesuiti di Lecce, alla Real Azienda di Lecce, nel 1773 e, ovviamente, al Regno di Napoli, essa consisteva  in corti, case, capanne, forno, molino in ordine ed atto a macinare.

 

Passata poi alla contessa Lucrezia Filomarino e venduta a Don Giuseppe Como e alla moglie donna Marianna Lucci di Napoli nel 1842, passò al Barone De Martino, subendo una fase di totale  trasformazione che non conservò che poche cose della struttura iniziale.

La struttura fu presto trasformata in elegante Magione, imponente nell’esuberanza dei suoi caratteri monumentali, la rendono in apparenza, un vero e proprio castello. Vengono realizzate le due torri laterali, la merlatura e, quasi sicuramente, anche il piano nobile. La facciata d’impostazione dell’asse balcone-portale ne qualifica il prospetto nello stile e nel linguaggio moderno. Quest’imponente fabbricata monumentale non è altro che un gioco, ben fatto, dell’eclettismo. In pianta, alcuni elementi  rimandano al tema architettonico della villa: due grandi corpi di fabbrica in asse ortogonale con il corpo centrale, creano sul retro lo spazio ad una “corte” rivolta verso il giardino, abbracciato dalla monumentale scala esterna di tipo veneto. Lo stile si dimostra, invece, baroccheggiante. Il tema medievale del castello è accentuato dall’impostazione quadrangolare, con angoli chiusi da elementi turrili.

Purtroppo, però la morte del De Martino sfocerà nell’alienazione del castello monaci e di altri beni. Giuseppe Provenzano acquisterà i beni nello stato in cui si trovano, compresi i fabbricati, la mobilia e quant’altro in essi contenuto. Egli apporterà numerose modifiche, rendendola più elegante con la presenza di curati giardini risalenti al periodo della ristrutturazione del De Martino. Si riscontra nella costruzione l’influenza dello stile Liberty, in cui la masseria locale diventa l’emblema della società signorile, in quanto tesa a valorizzare la struttura rurale con al piano terra capannoni e ambienti per il personale che mantengono la propria immagine semplice e squadrata.

I torrioni angolari cilindrici, sono coronati da due corpi che ricordano le guardiole. La tenuta di Castello Monaci, oggi di proprietà della famiglia Provenzano - Memmo, si presenta immersa nel verde con un grandioso parco antistante la facciata e circondata da un bosco, fatto ripristinare nel 1937, dal sig. Provenzano Giuseppe, il quale suggerì le tipologie di Piante Arboree da impuntare in modo da ripristinare l’ormai scomparso manto boschivo della foresta oritana o del più recente bosco di Guagnano.

Alla tenuta si accede attraverso un lungo viale Alberto che dalla Statale Sette TER (Lecce-Taranto) si immette verso quella struttura, oggi imponente nell’esuberanza di caratteri monumentali. Nel Castello si insedia un’azienda di tipo agrituristico attrezzata per lo svolgimento di congressi, meeting, ricevimenti.

CANTINA

 

I vigneti del castello si estendono su 200 ettari di terreno e beneficiano dell’innovativa viticoltura del Salento.

È possibile effettuare un’interessante Wine Experience con tour guidata che prevede visite a vigneti e uliveti. La Tenuta Castello Monaci, possiede, infatti, 3000 piante di ulivi.

Una Bianca cantina di tufo, edificata dalla famiglia Memmo negli anni ’70, è provvista di un sistema refrigerato di pigiatura, con serbatoi termo-condizionati  in acciaio e le curate tecnologie di vinificazione si coniugano all’area dedicata all’invecchiamento dei vini: una barricaia scenografica scavata nel tufo, isolante termico naturale , in cui si trovano 1000 barriques e 18 botti di rovere francese. I nomi dei vini rimandano agli eroi della leggenda messapica, quali Artas, Aiace, Medos, Kreos, Piluna, Maru.

MUSEO MERUM

 

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Lo stabilimento, oggi ospita il Museo Merum, realizzato negli anni ’30 del ‘900, raccoglie testimonianze della vita agricola, dell’attività di produzione del vino e delle funzioni e usanze della vita domestica nella tipica casa del Salento.

Si tratta di una galleria fotografica e di un percorso didattico illustrato che documenta il cammino dal Caucaso al Mediterraneo.

L’iter presenta i vari vitigni autoctoni e la storia del “vino da taglio”, prima che i vini acquisissero fama internazionale.

Pannelli illustrati documentano le parole utilizzate per designare il vino nel tipico linguaggio dialettale. Una particolare attenzione è dedicata ai linguaggi del bere e alle tecniche di produzione delle ceramiche.

È inoltre presente una galleria fotografica del fotografo Giuseppe Palumbo, risalente al 1909-1932 conservata nel Museo Provinciale di Lecce.

Crf. Regione Puglia CRSEC LE/37 – Campi Salentina, Salice Salentino, Emergenze Storico-Artistiche, Campi Salentina, 2004

 

Foto e testo di Silvia Grasso

Letto 6173 volte Ultima modifica il Mercoledì, 24 Dicembre 2014 10:10

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Silvia Grasso

Laureata in Educatori Socio-Ambientali presso la Facoltà di Scienze della Formazione e Specializzata in Sociologia e Ricerca Sociale, presso la Facoltà di Scienze Sociali, Politiche e del Territorio.

Si interessa di turismo ed esercita da breve tempo l’attività di Assistente Turistico come libera professionista.

Innamorata della sua terra e sempre alla scoperta di nuovi luoghi interessanti dal punto di vista storico-culturale, si dedica spesso ad attività di ricerca e di ricostruzione degli aspetti antropologici, culturali e sociali del suo territorio.  I suoi hobbies sono la danza, in particolare la Pizzica e l’equitazione.

È spesso  impegnata anche in attività di volontariato.

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