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Monday, 05 November 2012 07:47

Cime tempestose

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Per dare il via a questa rubrica, il primo libro di cui voglio parlarvi è il mio romanzo preferito : “Cime Tempestose” di Emily Brontë.

 

Emily Brontë pubblicò per la prima volta il suo romanzo, con il titolo originale di Wuthering Heights, nel 1847, con lo pseudonimo maschile di Ellis Bell (era infatti una consolidata opinione quella per cui la scrittura fosse una prerogativa maschile, da qui la pratica diffusa nel XIX secolo tra alcune scrittrici, di usare pseudonimi maschili per pubblicare le proprie opere).

 

 

Presentare questo libro è sicuramente molto complesso, come complessa risulta la sua lettura: è un romanzo d’amore ma, a differenza degli altri romanzi, intrisi di buoni sentimenti e pieni di personaggi dalle più alte e nobili qualità morali, questo racconta le vicende di personaggi cupi e tetri, come i luoghi che ospitano la vicenda, la brughiera; personaggi maligni e vendicativi, che incarnano molte delle nefandezze degli uomini. Già dalle prime pagine, non ti attendi il classico lieto fine, né di certo balli a corte o intrighi amorosi: quello che ti aspetti è una tempesta, che si annuncia con tuoni e fulmini assordanti, e che si abbatte sui protagonisti della storia con irruenza inaudita.

 

TRAMA: Questa è la storia di Heathcliff, un trovatello che viene allevato da Earnshaw, già padre di due figli, Hindley e Catherine. Alla morte di Earnshaw, Hindley non perde occasione per umiliare Heathcliff, sottoponendolo ad una lunga serie di maltrattamenti e offese; tuttavia Heathcliff trova conforto in Catherine, che ha il suo stesso temperamento ardente, e se ne innamora. Ma quando la ragazza lo rifiuta per via delle sue umili origini, fugge, per ritornare ricchissimo e ritrovarla sposata a Edgar Linton, un giovane benestante del luogo. 

 

Heathcliff paga i debiti di gioco di Hindley, rileva Wuthering Heights e, per vendicarsi del tradimento di Catherine sposa la sorella di Edgar, Isabelle, pur non amandola e con il solo scopo di maltrattarla. Catherinedi nuovo innamorata di Heathcliff, muore di dolore dopo aver dato alla luce una bambina, Cathy. Muore poco tempo dopo anche Isabella, dal dolore e per i maltrattamenti subiti, dando alla luce suo figlio Linton. Per riavere le ricchezze di Cathy, Heathcliff la fa sposare con Linton, che ben presto muore. Morirà subito dopo anche il signor Linton. In questo modo, Heathcliff compie il suo progetto di impossessarsi di tutte le ricchezze dei Linton e di quelle degli Earnshaw. Cathy finisce per stabilirsi da Heathcliff, dove conosce Hareton, ultimo discendente degli Earnshaw. I due si sposano subito dopo la morte di Heathcliff, che muore ossessionato dal volere incontrare la sua amata Catherine.

 

 

 

La Brӧnte scrive queste pagine, ed ha la capacità di farti sentire parte integrante delle scene: riesci a sentire la profondità dell’amore di Cathrine per Heathcliff, un amore viscerale, una sorta di fusione di anime in una unica e tormentata, che non riesce a gestire l’imponenza di questo sentimento. Due persone che si identificano l’una nell’altro, e che arrivano ad amarsi tanto, fino quasi ad odiarsi… L’uno è il motivo per cui l’altra continua ad esistere, ma al contempo continuano ad infliggersi l’un l’altra le più grandi sofferenze, fino alla morte.

 

E quando Cathrine muore, tu sei lì, che vivi lo stesso strazio misto a rabbia che travolge Heathcliff, che da quel momento in poi continuerà ad invocare l’anima della sua amata, implorandola di non lasciarlo solo mai, di perseguitarlo, sotto qualunque forma lei voglia farlo, purché lei, la sua vita, non lo lasci senza vita.

 

 

 

 

 

Catherine Earnshaw, possa tu non trovar mai riposo fin ch ‘ io vivo! Tu dici che io ti ho uccisa: tormentami, allora. Le vittime perseguitano i loro assassini, io credo. Io so di fantasmi che hanno errato sulla terra. Sta sempre con me.. prendi qualunque forma.. rendimi pazzo! Ma non lasciarmi in questo abisso, dove non ti posso trovare! Oh Dio, è impossibile! Non posso vivere senza la mia vita, non posso vivere senza la mia anima!”

 

 

 

 

 

Il mio pensiero principale nella vita è lui. Se tutto il resto perisse e lui restasse, io continuerei ad essere; e, se tutto il resto persistesse e lui venisse annientato, l ‘universo mi diverrebbe estraneo; non mi sembrerebbe di esserne parte. Il mio amore per lui è simile alle rocce eterne ai piedi degli alberi; fonti di poca gioia visibile, ma necessarie. Io sono lui, lui è sempre, sempre nella mia mente, non come un piacere, così come io non sono sempre un piacere per me, ma come il mio stesso essere; dunque, una nostra separazione è impossibile…”

 

 

 

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