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Sunday, 23 February 2014 00:08

Fondi d'investimento e commissioni di performance: un premio non sempre meritato.

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Come scrivevo qualche giorno fa nel post relativo alle polizze assicurative, conoscere bene i costi gravanti sui propri investimenti è il primo passo per renderli efficienti e puntare a conseguire buoni risultati.
 
Le insidie, infatti, non si nascondono soltanto negli strumenti assicurativi ma anche nella variegata offerta del c.d. risparmio gestito, più comunemente noto come "fondi comuni" d'investimento. 
 
Oltre alle commissioni d'ingresso/sottoscrizione che i soggetti collocatori applicano - meglio dire, possono applicare - al momento della sottoscrizione come compenso per l'attività di consulenza fornita al cliente (a breve vi comunicherò interessanti novità sul tema, anche alla luce della nuova normativa europea in materia di consulenza finanziaria) e che riducono percentualmente il valore iniziale dell'investimento, chi investe i propri risparmi in un fondo comune d'investimento paga alla Sgr una commissione di gestione, vale a dire un compenso per l'attività di gestione dei valori mobiliari del fondo che rappresenta quella percentuale del patrimonio totale del fondo stesso che la società trattiene. Essa è generalmente più alta per i fondi azionari e più bassa per i fondi obbligazionari e monetari (variano mediamente dallo 0,50% al 2%); è calcolata e trattenuta quotidianamente dalla Sgr ed è direttamente applicata al valore quotidiano della quota del fondo. In questo senso la commissione di gestione non è un costo "palese", poichè i rendimenti del fondo calcolati sull'andamento della quota Nav sono già comprensivi della stessa commissione di gestione. Dal punto di vista pratico, quindi, la commissione di gestione tende a ridurre il rendimento complessivo del fondo.
Alcuni fondi, generalmente i c.d. "fondi chiusi", possono prevedere anche delle commissioni di uscita che il sottoscrittore paga al momento del disinvestimento, specie se anticipato rispetto alla durata dell'investimento, e delle commissioni di switch quando l'investitore decide di "spostare" il suo investimento da un fondo ad un altro tra quelli proposti dalla medesima società di gestione (non tutte le società le applicano). 
 
La vera insidia, però, è rappresentata dalle commissioni di performance a cui è dedicato questo articolo. Si tratta di una commissione ulteriore che la società trattiene a fronte dei risultati conseguiti dal fondo; la percentuale è solitamente commisurata all'incremento del valore della quota rispetto all'incremento del parametro di riferimento predeterminato, il benchmark. Rappresentano un incentivo prima ed un premio poi per le performances positive che il gestore ha (eventualmente) conseguito. 
 
In realtà i meccanismi applicativi di queste commissioni sono diversi e tali che a volte possono portare a risultati diversi per il cliente e per lo stesso gestore. Accade quando, ad esempio, anzichè calcolare ed applicare la commissione a fine anno solo in presenza di una performance positiva del fondo, la società la calcola e la addebita mensilmente o trimestralmente a prescindere che ci sia stato o meno il recupero di perdite precedentemente registrate al verificarsi delle quali, "naturalmente", il cliente non ha ricevuto alcun rimborso. Così può accadere che, ipotizzando un anno in perdita, se per 5 mesi il fondo su cui avete investito è cresciuto e la crescita magari ha coperto solo le perdite precedenti, pagherete comunque un "premio" al gestore..che è un po' come assegnare uno scudetto per aver vinto il girone d'andata e pazienza se a fine stagione si è retrocessi! 

Insomma, le commissioni di performance costituiscono un costo in più a carico dell'investitore, che non sempre riceve un servizio aggiuntivo e una performance migliore, ma anche un guadagno facile e veloce per i gestori e le società di intermediazione. 

In Italia tali commissioni in Italia sono applicate da Azimut Holding Spa (120 milioni di euro nel bilancio 2012), Banca Generali, Mediolanum (171.937 milioni su un utile netto di 351 milioni, sempre bilancio 2012, di cui il 36% riconosciuto alla socia Fininvest). 
 
Di fronte a simili anomalie una domanda sorge spontanea: ma la Consob dov'è!?
 
Ps. Dimenticavo: io lavoro in Fineco!
 
Emanuele Fina
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