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Sunday, 01 December 2013 22:36

MONDOVISIONE: IL MONDO ACCARTOCCIATO VISTO DA UNA PROSPETTIVA "POPOLARE"

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Quando esce un nuovo lavoro di un artista "popolare" come Ligabue, critici, appassionati, fan e detrattori si scatenano nella corsa alla recensione, dalla glorificazione più o meno interessata, alla stroncatura più o meno dettata da pregiudizio. "Popolare": aggettivo che spesso nell'ambito musicale è usato con un intento dispregiativo, come se un prodotto fruibile da un vasto pubblico fosse necessariamente di scarso valore (se così fosse,  nulla da Verdi a Vasco Rossi, passando per Battisti, avrebbe dignità artistica, solo per restare nel nostro Paese). Ma questo è un tema che andrebbe affrontato a parte.

 

Mondovisione è un album compatto, sia musicalmente che in relazione ai temi trattati, attraversato da un fil rouge di chitarre e amarezza. Anche l'ostinato invito a sperare in qualcosa di migliore ("Sono sempre i sogni a fare forma al mondo", canzone di chiusura del disco) ha il valore di una speranza, ma di una speranza che è sì luce, ma uno spiraglio, ben altra cosa rispetto a "Il meglio deve ancora venire" di appena tre anni fa.

Il disco si apre con una bella sequenza di brani (secondo me i più riusciti) che chiariscono bene la prospettiva "narrativa" di Ligabue: non è una visione del mondo dalla torre d'avorio, non sono distillate verità, non vengono affrontati temi universali e massimi sistemi. Tutt'altro. Il punto di vista è quello di un uomo maturo, disilluso, indignato, che riflette "dal basso" su ciò che gli accade intorno e trova una via di fuga nei sentimenti, dall'amore alla rabbia.

Emblematica è "La neve se ne frega", pezzo scritto in punta di penna, di rara bellezza: "parlami davvero, sciogli questo gelo, sentimi davvero ,che spegniamo il buio". Spesso, d'altronde, un "cerino sfregato nel buio fa più luce di quanto vediamo", come Ligabue canta  nel rabbioso pezzo di apertura "Il muro nel suono".

Pezzo di apertura che insieme a "Il sale della terra" presenta l'indignazione per un'Italia allo sfascio, per una classe politica colpevole ma immune, per un tessuto sociale in disfacimento. Si tratta di due brani potenti, efficaci per la metrica e le figure retoriche usate, spesso ricercate e per nulla banali, brani in cui testo e musica sono ben congegnati, cosa non facile in pezzi ruvidi e veloci.

Non manca, poi, la sfera più personale del rocker emiliano: dalla dichiarazione alla moglie del  singolo "Tu sei lei", al rapporto con il dolore e la sofferenza di "Ciò che rimane di noi" ( "quando sai com'è l'abisso non sei più lo stesso, sai solo andare avanti per come sei adesso"), alle evocazioni del passato di "Per sempre", in cui, oltre al ricordo, c'è il lato commovente dell'Italia onesta e lavoratrice ("mia madre che prepara la cena cantando Sanremo, carezza la testa a mio padre, gli dice - vedrai, ce la faremo!").

Se c'è una canzone, però, che più di tutte riassume lo spirito dell'album, questa è "La terra trema, amore mio", in cui tra le macerie del terremoto si sopravvive tenendo in braccio i propri figli e stringendosi a chi si ha di fronte, cercando un futuro che negli occhi di chi si ama si fa più vicino.

Complessivamente "Mondovisione" ci presenta un Ligabue amaro e poetico, ma comunque misurato e prudente, caratteristiche, queste ultime, sintomo per chi lo ama di affidabilità e buon senso, visto il seguito da "capo popolo", per chi lo odia di pavidità artistica. Non mancano le innovazioni, tanto quanto non mancano le conferme. Non mancano citazioni letterarie (ma non è casuale la scelta di citare i versi più popolari dei poeti più popolari e più facilmente riconoscibili: Dante e Carducci), non mancano gli "stereotipi ligabuiani" (conti da pagare, vampiri succhiasangue, ecc.). Ci sono riflessioni mature e profonde, ma non mancano i pezzi che strizzano l'occhio al pubblico più giovane.

 "Nati per vivere (adesso e qui)", ad esempio, ha un testo "secco" e un sound punk che fa molto Green Day , risultando, però, meno credibile rispetto al resto, pur se nell'ottica dell'album è un episodio che offre una distensione opportuna.

Da un punto di vista musicale, il cambio di produzione (affidata a Luciano Luisi) si sente. Ci sono più tastiere e più contaminazioni: dalle atmosfere morriconiane palesate nel breve omaggio "Il suono, il brutto e il cattivo" (secondo breve strumentale dopo "Capo Spartivento") all'uso del bouzuki.

Morale della favola: Mondovisione è un bel disco, intenso, complesso, non "da primo ascolto", pur essendo di genere pop-rock (cantautorale, aggiungo io). Che dietro ci sia un gran lavoro (e di qualità) si sente. E si vede anche. Merita un plauso il progetto grafico di Paolo De Francesco, così come lo meritano le splendide foto di Chico de Luigi e Iarno Iotti, che impreziosiscono il corposo booklet.

In definitiva, che piaccia oppure no, non è un caso che Ligabue sia al top da ormai più di vent'anni, artista colto E popolare.

P.S. Tipico esercizio di chi commenta un disco è quello di individuare (sulla base di un giudizio assolutamente personale, anche quando così non si vuole che appaia) i "pezzi forti" e quelli meno. Non volendo essere da meno,  anche io vi infliggo le mie preferenze.

BRANI MIGLIORI: "La neve se ne frega", "Il volume delle tue bugie", "La terra trema, amore mio", "Il muro del suono"

NON CONVINCONO PIENAMENTE: "Nati per vivere (adesso e qui)", "Con la scusa del rock'n'roll"

Read 2633 times Last modified on Monday, 02 December 2013 19:43

Laureato in Giurisprudenza, iscritto alla Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali dell'Università del Salento. Collabora con lo studio legale Capaldo-Pellegrino. Appassionato di teatro, politica, musica e cinema.

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