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Saturday, 06 July 2013 15:28

CALA IL SIPARIO SU QUESTA STORICA FIERA CON LA FESTA DEI POPOLI

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Ieri, 5 luglio 2013, cade il sipario sulla Fiera di Salice, una delle edizioni che rimarranno nella storia della Fiera e del nostro paese per la ricchezza di iniziative presenti nel programma religioso e civile. Grazie all’amministrazione che ha permesso alle associazioni, e quindi ai cittadini, di agire in prima persona per migliorare quello che è il nostro territorio, dal punto di vista culturale e artistico. Le associazioni, ognuna secondo le proprie specificità, hanno gratuitamente operato con il solo fine di migliorare l’immagine del nostro paese e di riscoprire la nostra tradizione, in pieno spirito di partecipazione democratica.

 

Ieri, la manifestazione conclusiva della Festa dei Popoli, giunta alla sua 3° Edizione ha raccolto all’interno del nostro Centro Polifunzionale una porzione abbastanza ampia della nostra popolazione che ha potuto degustare piatti tipici della tradizione culinaria Rom con Daniza, marocchina con Hakima e senegalese con Ada. L’Admo ha messo a disposizione la tipica pietanza salentina della “carne a pignata” e le specialità proposteci dalla ProLoco, sempre attiva nel nostro paese.

La manifestazione , organizzata da FucinaAsud è stata possibile anche grazie all’aiuto delle associazioni Accoglienza Sociale, Salic’è, sempre reporter di ogni manifestazione, AVIS, ADMO, AIDO, CROCE ROSSA che ha operato per l’apprendimento da parte della popolazione delle manovre di disostruzione, Casina Ripa,  Caritas Chiesa Madre, Fotofucina, Agenzia Murra Francesco Croce Gialla, Diego Bramato e Marcello Solazzo per le splendide opere d’arte, Andrea Petito, Ciclo Riciclo Creativo, Cianfrusoteca, Consulte Comunali, Commercio Equo Carlo Mileti e Amministrazione Comunale.

Numerose bancarelle di veri e propri artisti che hanno mostrato personalmente cosa significhi inventiva e creatività anche con materiali poco costosi come la carta. Disegni realizzati in tempo reale e opere fatte a mano hanno stupito i partecipanti alla manifestazione.

Fondamentale,  per la perfetta riuscita della Serata, è stata AVIS SALICE, che si è dedicandata all' allestimento del piazzale e alla preparazione della sangria, per poter poi contribuire ai costi della festa, offrendo palloncini ai bambini presenti e dando così colore e allegria all'intera serata, lavorando al fianco degli altri organizzatori fittamente per giorni prima, durante e dopo la Manifestazione!

La serata ha avuto inizio con un dibattito presentato da me medesima, Silvia Grasso, dottoressa in Sociologia, che ha cercato di porre l’attenzione sulla necessità di cambiare il nostro sistema economico capitalistico volto esclusivamente al profitto e che ha calpestato la dignità umana, promuovendo la gratuità del gesto. Il dibattito ha avuto lo scopo di proporre all’opinione pubblica la problematica dell’immigrazione, ma questa volta, non da un punto di vista paternalistico. Quando si parla di immigrati, si accende sempre il dibattito sulla loro condizione d’indigenza e di svantaggio, ma in realtà, quando si parla di essi, si parla della condizione di svantaggio del lavoratore, dell’indecenza con cui alcune imprese italiane, ma anche salentine trattano i lavoratori, ridotti ad una sorta di schiavismo colombiano, simile al trattamento ricevuto dai neri nel periodo della tratta degli schiavi. “In Africa, i neri non dormono a terra! Voi pensate che in Africa i neri dormano a Terra, ma noi abbiamo dormito a terra qui!” Così ha parlato Yvan Sagnet, uno dei relatori del dibattito. Un ragazzo che veniva dal Camerun e che aveva amato l’Italia dai campionati del ’90, quando Roberto Baggio, il suo idolo, giocava nella Nazionale. Ivan aveva raggiunto l’Italia e aveva frequentato il Politecnico di Torino, presso la Facoltà di ingegneria, lavorando regolarmente presso un supermercato. Quando dovette recarsi nel Sud Italia per continuare a mantenersi all’Università, si scontrò con la durezza dei campi di pomodori della Masseria Boncuri: “Dovetti venire in Italia per scoprire il Caporalato!”-afferma. Alla  Masseria Boncuri gli immigrati erano in  tanti e guadagnavano 3. 50 £ a cassone di pomodori per riempirlo…ma il cassone era di 6-7 quintali e per riempirlo, era necessaria un’ora e mezzo. Gli immigrati lavoravano circa 16 ore al giorno, dalle 3.00 del mattino sino alle 19.00 della sera successiva, guadagnando circa 25.00 euro. Di quei 25.00 euro, 1.50 era per il panino che i caporali, immigrati di antica generazione e avvezzi al comando, costringevano ad acquistare obbligatoriamente. Altri soldi venivano chiesti per il trasporto con i mezzi sempre dei caporali che non permettevano ai lavoratori di raggiungere il posto di lavoro con mezzi propri. In caso di malattia, il trasporto all’ospedale più vicino costava 20.00 euro. Insomma, si possono spendere 16 ore di lavoro con un salario di 10.00 euro? Questa è la domanda che Yvan si fece quando decise di guidare la rivolta degli immigrati, tutti di diversa nazionalità e lingua, ma accomunati dalla stessa situazione lavorativa.  Egli ha rischiato la propria vita a causa dei caporali che avevano minacciato più volte di ucciderlo…ma in tutto ciò, dov’erano le istituzioni? E dov’erano le forze dell’ordine? E ancora: quali erano i valori morali degli imprenditori che facevano lavorare questi ragazzi?

La verità è che al nostro Stato fa comodo che questi lavoratori producano ricchezza “a costo zero”! Una delle soluzioni potrebbe essere quella di non acquistare “prodotti dello schiavismo”: questo potrebbe disincentivare queste produzioni. Ma non dobbiamo dimenticare neanche il ruolo dei cittadini, sempre taciti testimoni delle ingiustizie che si perpetrano nella nostra società e che non vogliono inimicarsi nessuno.

Senza parlare poi del clientelismo che ha divorato la nostra Italia, soprattutto il Sud. Le istituzioni non parlano, non perché non se ne accorgano, ma perché non vogliono mettersi contro i proprietari terrieri che probabilmente faranno perdere loro preziosi voti alle elezioni!

Sono state combattute tante battaglie e questa forse è una battaglia per cui vale la pena battersi!

Al dibattito ha partecipato anche il docente dell’Università Gaetano Bucci, che si occupa di Diritto e ha rimarcato l’importanza di modificare la costituzione per garantire i diritti di tutti i cittadini! Interessante il discorso sui CPT che sono delle vere e proprie carceri, all’interno delle quali gli immigrati vivono per circa 60 giorni dopo il loro arrivo in Italia. Nel nostro paese, appunto, chi, degli immigrati perde il lavoro, viene mandato nei CPT, a causa  del “reato di clandestinità” introdotto con la legge Bossi-Fini del 2001: “..In quale paese un uomo che perde il lavoro viene mandato in carcere?!” (Yvan Sagnet).

Prezioso l’intervento di Enzo Fina, emigrante Italiano che da circa vent’anni vive in America. Musicologo, ha avuto il pregio di associare il suono al colore. Laureato all’Accademia delle Belle Arti di Lecce. Inventore di numerosi strumenti, docente negli Stati Uniti e musico-terapeuta presso il Children Hospital di Los Angeles ha illustrato le discordanze incontrate fra la vecchia società salentina e salicese di una volta e la società americana in cui è approdato, ma anche le differenze che ha potuto constatare rispetto alla società che aveva lasciato, ritornando a Salice.

Enzo si è poi esibito in musiche popolari, anche insieme ad un altro musicista, Alessandro Girasoli, che ha costruito musica a partire dalla dodecafonia fino ad arrivare alla musica elettronica.

Subito dopo ha avuto luogo la consegna delle medaglie dei ragazzi che il 04 luglio hanno giocato  presso il Campo Sportivo Comunale con la partita denominata “Un calcio Ai Confini” con una formazione composta da ragazzi italiani e stranieri, per sottolineare lo spirito della festa! A questo proposito ad occuparsi dell’organizzazione è stato il Mister Pino Imperiale che ha ricevuto i ringraziamento anche dai ragazzi premiati. Dei ragazzi salicesi si è occupata, invece, l’Azione Cattolica Giovani San Giuseppe.

È stata la volta poi, del gruppo musicale “Mama Africa”, un gruppo di percussionisti  che ha riscaldando gli animi degli spettatori, facendoci ricordare il calore dell’Africa.

Infine, ma non in ordine di bravura, si è esibita la Workinprogress Blues Band, composta da ragazzi salicesi che si sono magistralmente esibiti con pezzi che hanno segnato la storia della musica internazionale e che tengono alto il nome del nostro paese.

Un lieto fine, direi, per la Fiera di quest’anno che ha sicuramente aperto una nuova era: quella della partecipazione popolare e della cooperazione di tutti per il nostro paese che ha proprio bisogno di tutti, perché sono “gli uomini di buona volontà” che fanno la storia!

 

Silvia Grasso

 

Foto a cura di Cecilia Leo disponibili a seguente link

http://piazza.sali-ce.it/it/manifestazioni-eventi/category/38-5-luglio-2013-festa-dei-popoli.html

 

Read 1038 times Last modified on Monday, 08 July 2013 05:28

Laureata in Educatori Socio-Ambientali presso la Facoltà di Scienze della Formazione e Specializzata in Sociologia e Ricerca Sociale, presso la Facoltà di Scienze Sociali, Politiche e del Territorio.

Si interessa di turismo ed esercita da breve tempo l’attività di Assistente Turistico come libera professionista.

Innamorata della sua terra e sempre alla scoperta di nuovi luoghi interessanti dal punto di vista storico-culturale, si dedica spesso ad attività di ricerca e di ricostruzione degli aspetti antropologici, culturali e sociali del suo territorio.  I suoi hobbies sono la danza, in particolare la Pizzica e l’equitazione.

È spesso  impegnata anche in attività di volontariato.

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