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Friday, 21 June 2013 06:33

LA FIERA DI SALICE DEL ‘43

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La Fiera che si tiene in Salice, in occasione della festa della Madonna della Visitazione, ha rappresentato da sempre il momento più importante e significativo per la nostra comunità. Postanel bel mezzo dell’estate, periodo in cui avviene il raccolto di ogni tipo di derrate: dall’orzo alla biada al frumento e poi ancora i ceci, i fagioli, la tolica ed assieme ai frutti di stagione, le verdure e gli ortaggi, essa era attesa e vissuta con particolare gioia per via dell’abbondanza e varietà dei raccolti. Caratteristici e particolarmente attesi erano i fioroni: li Culummi, così dolci e nutrienti da cui prendeva il soprannome la stessa fiera: La Fera te li Culummi.

 

La Fiera in passato era talmente famosa da attirare, fino a prima della guerra, carovane di Zingari provenienti dai paesi Balcanici. Con a seguito il loro bestiame giungevano nei pressi del Convento diversi giorni prima e lì si accampavano creando un’atmosfera mista di colori e di suoni così inusuale da attirare la curiosità di noi ragazzi. Accendevano dei piccoli fuochi per “lavorare” i lunghi aghi,”le acuceddre” che servivano ai contadini per infilare le foglie di tabacco da loro coltivato oppure i ferretti per cavare la pasta fatta in casa : “li caaturi”.

La fiera del bestiame si articolava in tre giornate antecedenti il due luglio. La prima era dedicata alla compravendita delle pecore. In quel caldo torrido tutta la zona era invasa da diverse mandrie di ovini e caprini “pecure, mintuni, crape, majati e auni” dai tanti differenti belati, che procuravano un immane lavoro a mandriani e “alani” per tenere separate le une dalle altre.

La seconda era riservata ai cavalli ed asini che numerosi prendevano posto in un ampio oliveto antistante il Convento, denominato “Le ulie te la Matonna”. Quello spazio di forma quadrata iniziava da via Fontana e via Convento e si estendeva sino all’altezza dell’attuale ufficio delle Poste.

“Massari” di Martina con i loro cavalli, asini e muli, ugualmente i Baresi delle Murge, allevatori della Basilicata, zingari e compratori da tutti i paesi limitrofi si davano appuntamento quel giorno per concludere le compravendite tra il frastuono della folla, i nitriti, i ragli e l’immancabile stallone imbizzarrito dall’odore e la presenza delle giumente. Si faceva la “prova di forza”dei cavalli,costretti dalle urla dei presenti e dai colpi di scudiscio “lu scuriatu”, a trainare il carro, “lu trainu”dalle enormi ruote che venivano bloccate da funi. Tutti erano immersi in un polverone e nell’odore acre degli escrementi degli animali, mentre il venditore di acqua e le zingare con le acuceddre giravano tutto intorno.

La terza giornata era riservata ai bovini. Mucche magre, mucche grasse da latte, buoi da fatica” li mbuei”, vitelli da allevare”li scenchi” in un concerto di muggiti continuo e persistente.

Tutto intorno al Convento si svolgeva il grande mercato degli oggetti di uso domestico, e di uso agricolo. C’erano i venditori di panieri e canestri di ogni dimensione, ceste e sporte fatte coi giunchi. Artigiani di Francavilla portavano le loro sedie, altri mercanti vendevano la lana grezza in enormi balle confezionate con tela juta. Lana di prima scelta, bianca e morbida presa dal dorso del vello, e poi le altre qualità. Si vendeva il cotone grezzo “la mmace”, grandi mucchi di fiocchi di cotone sui bordi delle strade attendevano di essere acquistati dalle nostre donne che, sapientemente lo avrebbero filato e poi tessuto, facendone coperte, tovaglie o semplice stoffa per lenzuola e indumenti, capolavori dell’arte tessile, patrimonio della nostra gente. C’era di tutto: dalle “cotime” alle stoffe, alle scarpe, mentre i paesani “mmutati” in special modo le donne, con la gonnella lunga a pieghe colorata e con il corpetto variopinto sulla camicia bianca ricamata e con quel “fazzulittone” sulle spalle ed i capelli, in lunghe trecce avvolte dietro la nuca, “invadevano” assieme ai forestieri, giunti per l’occasione di buon mattino, il mercato approfittando della grande varietà di merce che la Fiera offriva . C’era un canale largo e profondo che, partendo dalla zona “Marangio” e raccogliendo le acque di quella campagna, fiancheggiava la via Fontana fino ad arrivare all’incrocio con via Maria Cristina, per proseguire verso la “ora”.     Per andare al Convento bisognava attraversare un piccolo ponte.

In Chiesa, la Madonna della Visitazione, adornata con gli abiti festivi di seta ricamati in oro, con il volto maestoso, regale, attendeva tutti. I Frati celebravano la Messa Solenne ed il popolo, accalcato in chiesa e straripante sul Sagrato, assisteva devotamente.

Quell’anno, era il terzo di guerra, tanti giovani erano al “fronte”, le loro famiglie trepidanti pregavano per l’incolumità dei loro cari, tutti per la cessazione della guerra.

Gli Americani, fino ad allora nostri nemici, compivano incursioni con i loro aerei sulle nostro suolo. Salice era disposto sulla traiettoria tra l’aeroporto di San Pancrazio e quello di Leverano. Quel giorno, il due luglio, due aerei da combattimento Americani, seguendo quella traiettoria, sorvolavano il nostro paese in pieno giorno. Hanno ricevuto l’ordine di sganciare le bombe. I piloti notando quel grande assembramento di persone decidono di farle cadere appena fuori dell’abitato.

Il fragore fu immenso, persone e animali, colti dal terrore, fuggivano in ogni direzione calpestando e danneggiando ogni cosa .Urla e scene di panico si susseguivano mentre le bestie, nella loro corsa, travolgevano tutto. Si inciampava in ogni cosa e si cadeva rovinosamente a terra. In chiesa, stracolma di fedeli per la Messa solenne, si era creata una ressa indicibile per guadagnare l’uscita dall’unica porta d’ingresso. Le donne rimaste in casa abbandonavano tutto, il sugo sul fuoco, la casa aperta. I genitori e gli anziani furono presi da angoscia per quanto poteva essere capitato ai propri figli, specialmente ai più piccoli i quali si erano smarriti nella folla.

Ci volle un bel po’ di tempo prima che passasse la paura e tornasse pian piano la calma e, con ogni difficoltà recuperare le bestie, ricomporre le bancarelle e sistemare alla meglio le mercanzie. I parenti si ritrovarono, i ragazzi tornarono a casa, placando così, l’apprensione dei propri genitori che erano ad attenderli trepidanti e in lacrime. Tutti pian piano fecero ritorno alle proprie case ed i mercanti sgombrarono la Fiera prima del previsto.  

Era impossibile non pensare alla protezione della Madonna verso Salice che l’ha amata e venerata da sempre.

Ci fu tanta paura ma nessun danno alle persone e questo i Salicesi non lo hanno mai dimenticato.

 

 

di Ciccio Innocente

 

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